lunedì 16 marzo 2015

Ultratraill dei cervi

Quando penso a “soldi spesi bene”, non posso non pensare alla vaselina. Con un tubetto da un euro, si possono risparmiare decine di ore di sofferenza. E la “non sofferenza”, per chi soffre, è pura goduria. Decine di ore di goduria: sapreste spendere meglio un euro?
Questo pensierino mi serve per introdurre il trail dei cervi, corso ieri mattina. Si parla infatti di sfregamenti di parti delicate, corse lunghe, ultratrail, sofferenza e di soldi spesi bene. Ultratrail per un pelo, perché supera i fatidici 42196 solo di qualche centinaio di metri ma se consideriamo anche i 4 km in verticale, 2 a salire e 2 a scendere, direi che merita in pieno il superlativo. Vero gambe?

La settimana scorsa, alla gran fondo del Sulcis, avevo avvertito Filippo Salaris che avrei fatto il percorso lungo e che quindi, se aveva paura di me, era meglio che si iscrivesse al corto. Non l'ha fatto ma in gara il suo timore era evidente. Scappava, l'ho visto bene. Aveva talmente paura di me che è arrivato mezz'ora prima.

Lasciamo andare Filippo e torniamo su questo pianeta. Si lotta per il secondo posto assoluto e primo fra gli umani.

Dopo 2, 3 chilometri sono terzo. Salaris è già sparito oltre i mutevoli orizzonti, Francesco Puddu è invece vicino, va alla mia stessa velocità e lo seguo a 50-100 metri. Mi avevano promesso pioggia e mi ritrovo fradicio ma del mio stesso sudore. Mi devo fermare per togliere la giacca. Forse avrei dovuto fermarmi prima, che tutti quei sali persi mi avrebbero fatto comodo nel finale. Durante la sosta mi superano Enrico Zaccheddu e Stefano Gervasoni. Eccoci qua. È contro questi amici che farò la corsa per il secondo posto. Forzando un po' il passo torno terzo e, dopo qualche chilometro di lentissimo avvicinamento, supero anche Francesco e mi ritrovo solo al secondo posto. Sono a un quarto di gara e avverto già qualche segno di stanchezza; non so se riuscirò ad arrivare in fondo ma intanto me la godo. Controllo il passo per non strafare e sto attento a non perdermi. Non ho orologio e il solo riferimento che ho è quel poco che mi ricordo del roadbook.
Al km 15. Foto di Antonio Cuccu
Dopo una bella e lunga discesa, ecco finalmente il pittoresco villaggio di San Gregorio; so di essere al 15esimo km. Al ristoro mi fermo a mangiare un mostacciolo e riparto. Si ricomincia a salire. Ogni tanto mi volto senza vedere nessuno. Arrivo ai bei sentieri del parco dei sette fratelli. La stanchezza aumenta ma ora il percorso è davvero piacevole e più di metà è alle mie spalle. Tutto bene … o quasi. Intorno al venticinquesimo chilometro, arrivo ad un trivio di strade sterrate e non vedo nessun segno. Mi fermo. Guardo bene, niente. Allargo le braccia e dico una parolaccia. Proseguo per una cinquantina di metri lungo la strada più bassa ma non vedo niente. Torno indietro e aspetto. Sono stanco e demoralizzato, non voglio correre a caso rischiando di stancarmi inutilmente. Dopo qualche minuto arrivano Stefano ed Enrico. Neanche loro conoscono la strada. Ne percorriamo una che sale senza trovare segni, torniamo indietro e ripartiamo piano piano per quella che avevo provato per prima. Finalmente, un centinaio di metri più in là, vedo una fettuccia di segnalazione per terra. La leghiamo su un albero e ripartiamo. In quei pochi minuti ho perso il vantaggio e l'ottimismo. Le gambe sono stanche e i miei compagni sembrano freschi. Il piacere della compagnia però compensa la delusione agonistica. Poco dopo inizia la parte più tecnica. Il percorso è tracciato sul fianco di un monte, seguendo passaggi naturali fra macchia e rocce; sono davanti e forzo l'andatura per non intralciare gli altri e, perché no, per provarne la tenuta. Mi seguono come veri amici. Solo nel tratto più ripido Stefano si lascia staccare e resto solo con Enrico. Dopo un bellissimo tratto di corsa libera con passaggi sotto rocce spettacolari e accanto ad un nuraghe, si torna sulla strada. All'ultimo ristoro, mi fermo a mangiare un biscotto mentre Enrico prosegue. Dopo una breve rincorsa lungo una facile discesa, lo raggiungo e continuo col mio passo. Non mi segue. Sono di nuovo solo al secondo posto, mancano poco più di dieci km e sono quasi tutti in discesa.
Arrivo sofferente. Foto di Antonio Cuccu
Sembra perfetto ma qualcosa di strano succede nel mio fisico. I muscoli si stanno ribellando! Io gli dico di fare una cosa e loro ne fanno un'altra, contraendosi a caso! Sembra la “corsa stocastica” che avevo teorizzato per ridurre la velocità di un fattore radice di due. Dieci chilometri non sono tanti ma con l'anarchia muscolare diventano 14. Accorcio i passi e rallento cercando di riprendere il controllo. Basta però una piccola variazione di pendenza, un appoggio sbagliato o un passo troppo lungo per provocare contrazioni dolorose a cosce e polpacci. Intanto ciuccio dal camelback sperando, con un po' di sali, di ripristinare la catena di controllo neuromuscolare. Raggiungo un compromesso con le parti in rivolta ottenendo il minimo sindacale. Ecco i termini dell'accordo: per i cinquantenni, rivendicano, sono previsti passetti lunghi non oltre 70 cm, velocità non superiore ai 10 chilometri orari e salita al passo. Insomma, è sciopero bianco. Il traguardo non è lontano ma con tutti questi vincoli sindacali, si avvicina troppo lentamente. Infatti, quando manca poco più di un chilometro all'arrivo, sento rumori dietro. Mi volto e vedo arrivare Stefano come un falco. Sta scendendo davvero veloce e non posso fare altro che spostarmi per lasciarlo passare. Mi distraggo un attimo e inciampo su una pietra. Per non cadere devo fare un brusco movimento che mi provoca un crampo grosso. Mi devo fermare per scioglierlo ma riesco comunque a ripartire e conservare il terzo posto fino all'arrivo. Enrico arriva poco dopo. Peccato: senza i miei errori di abbigliamento e quell'incrocio non segnato, quasi sicuramente sarei arrivato secondo. Ma sono contento. L'accoglienza è davvero bella e festosa e poi è podio. Un bel podio, perché quasi tutti gli atleti sardi più forti sono qui. E fra loro c'è anche un anziano velleitario canuto.
Un canuto sul podio, foto di Tore Orrù