lunedì 8 dicembre 2014

Cagliari Respira

Domenica mattina; allo specchio ho visto una faccia spiegazzata. Facendo la barba speravo di togliermi quell'espressione stropicciata. Ho continuato a passare il rasoio per 15 minuti ma non se ne andava; non era colpa dei peli, era nella pelle o forse anche più giù. Ero stropicciato dentro.
Nelle settimane prima della gara, la forma, dopo una serie di su e giù, si era stabilizzata su un livello di discreta mediocrità. Basandomi sulle prove fatte in allenamento, avrei forse potuto puntare a migliorare il mio record annuale sulla distanza, l'allora deludente 1h22'47” di marzo ad Oristano. Dovevo puntare alla cieca però. Con i polsi liberi da qualsiasi strumento di misura, gli unici riferimenti sarebbero state le sensazioni trasmesse al cervello da gambe, cuore e polmoni. Pure pulsioni sensoriali, nessun calcolo razionale, la mente completamente libera e inconsapevole come quella di un adolescente, anche se un po' stropicciata dal tempo. L'anno scorso mi avevano assegnato il bollino rosso, non per le mie attività di pornostar ma per poter accedere alla griglia dei più forti. Quest'anno invece sono stato giustamente retrocesso nel mucchio indistinto della plebe podistica in lotta corpo a corpo per una buona posizione di partenza. Purtroppo mi son ritrovato nell'area post cagotto, non alleggerito per aver espletato funzioni corporali ma appesantito da funzioni presidenziali dell'ultimo minuto e nonostante i trattati studiati e scritti sull'argomento, non ho saputo far meglio che raggiungere le ultime posizioni dell'area esperti. Davanti a me, un migliaio di podisti. Partendo da dietro, però avrei potuto controllare quelli che sorpassavo … dov'era Francesco? E Teo? In partenza ho impiegato mezzo minuto per passare sulla linea di partenza. Lungo tutto il primo chilometro poi è stato piuttosto difficile districarsi fra centinaia di podisti lenti. Senza farmi prendere dalla frenesia, mi sono liberato abbastanza presto, cominciando a correre veloce verso il centro di Cagliari. Poi la breve salita di Largo Carlo Felice, la discesa lungo il Corso, il passaggio nel mercato e i primi 5 chilometri sono passati piacevolmente nel centro città. Ho raggiunto due colleghi ultra-top: Stefano ed Enrico, che hanno fatto un po' di strada con me. La gente a bordo strada era numerosa ma ognuno incitava solo i suoi atleti personali; per me ce n'erano pochi, in compenso ho notato che Stefano è molto popolare in città. Il percorso ci ha ricondotti al punto di partenza e poi oltre, verso il poetto. Le gambe giravano bene e continuavo ad andare ad una buona anche se misteriosa andatura, superando atleti anche forti. Enrico intanto si era staccato mentre Stefano mi seguiva senza problemi. Anche la distanza mi restava ignota per lunghi tratti in quanto molti dei cartelli chilometrici giacevano buttati per terra.
Davanti a me, più di una volta mi era parso di scorgere Francesco ma non era mai lui. Anche lui, come mi ha poi raccontato, si voltava a guardare quelli che lo stavano raggiungendo con l'incubo di vedermi passare dicendo “ehilà Francesco, come stai?” come al triathlon del Forte Village. Dopo il lungomare del poetto, il percorso si inoltrava nel parco delle saline lungo un breve tratto di strada sterrata controvento. Ho accelerato per raggiungere il gruppetto davanti e restare al riparo dal vento e poi accelerato di nuovo per star dietro a gente più veloce. Le gambe rispondevano bene e appena la strada ha girato perpendicolare al vento, mi sono messo io a fare l'andatura.
Intorno al quattordicesimo chilometro, finalmente ho raggiunto Teo. Sta diventando sempre più forte e riuscire a raggiungerlo è stata una bella soddisfazione e un sollievo. Al diciassettesimo chilometro il percorso seguiva la pista ciclabile che costeggia un canale fino al porticciolo di Su Siccu. La stanchezza cominciava a farsi sentire ma non mancava molto e come ormai so bene, gli ultimi chilometri si deve solo resistere. Dopo essersi staccato leggermente nel passaggio alle saline, Stefano era di nuovo dietro di me. Ho rallentato un po' e finalmente mi ha superato. In una salitella intorno all'ultimo chilometro mi ha anche staccato leggermente ma poco dopo l'ingresso in pista per gli ultimi 300 metri sono riuscito a riaccodarmi a lui. Nel rettilineo finale, una giovane atleta, appena superata, ci ha reso il favore con una bellissima sparata. Non mi è scattata la molla della cattiveria (una donna e un amico) e mi sono docilmente limitato a seguirli. L'orologio all'arrivo segnava 1h23'17. Finalmente ho visto Francesco, fresco e sorridente; era contentissimo di avermi battuto … almeno così credevamo … e gli ho concesso l'onore delle armi.
Appena arrivato a casa mi sono seduto al computer a controllare i risultati ufficiali. Tenendo conto del ritardo alla partenza, la correzione del “real time” mi ha dato 1h22'47”, esattamente come ad Oristano! Voglio immaginare di essermi migliorato di frazioni di secondo – tutto il resto sarebbe stata fatica sprecata – e che quindi, andando puramente a sensazione, ho fatto molto meglio che con i mille calcoli di Torino. Controllo i “real time” di Francesco e di Stefano: 1h22'49 e 1h22'51 e mi prendo una rivincita sia pure risicata e postuma. Cosa faccio? Chiamo Francesco? Forse più tardi, c'è tempo.

Mi guardo allo specchio con un sorriso: le pieghe si sono spianate.