martedì 23 dicembre 2014

Errare è umano …

In fondo errare mi piace: errare, vagare senza fine e senza meta. Girovagare intorno al punto di partenza o peregrinare in una direzione precisa; verso est come facevano gli antichi romani: “errare humanum est” (l'uomo vaga verso est) o, come gli antichi fiorentini, verso nord-est: “errare humanum nord-est” e da Firenze andavano a finire in Romagna, spesso a Faenza.
Forse questa storia l'avete già letta su questo blog. La storia dell'asino errante che insiste a voler correre per 100 km consecutivi, per 9 ore senza sosta ma che, errando, non ci riesce. E ci riprova più volte dimenticando l'incubo di quell'infinita striscia d'asfalto, di quella salita interminabile che porta solo all'inizio di una discesa ancora più lunga; dimenticando, o fingendo di dimenticare, le ore di tortura, le continue percosse dell'asfalto sui muscoli  martoriati delle cosce. Destinato ad un ineluttabile fallimento; in una parola: velleitario.


Il 30 maggio 2015, sarò a Firenze, alla partenza della 100 km del passatore e la finirò in 9 ore, senza soffrire.