venerdì 1 novembre 2013

Riposo

Dopo la sardinia ultramarathon, dopo un mese di allenamenti corsi in equilibrio sul limite fra il molto e il troppo, dopo il triathlon medio del forte village, ho promesso alle mie gambe un periodo indefinito di riposo. Ho annullato provvisoriamente tutti gli obiettivi futuri e detto no a chi mi proponeva di iscrivermi a gare.
Il concetto di riposo però ha tante sfaccettature
Per me riposo vuol dire fare un'uscitina tranquilla in bici. Per Alessandro, mio compagno di pedalate, un'uscitina tranquilla in bici sono 50km con 500m di dislivello, raggiungendo, nel finale i 52.8km/h in pianura. Ieri, mentre riposavo, ho sfiorato i 53km/h in bici in pianura.
Per me riposo vuol dire correre sul fondo morbido della pineta. La pineta però è adagiata sulla montagna. Oggi, mentre riposavo, ho corso più di 200m di dislivello.
Domani, dovrei riposare facendo un giro rilassante in bici. Se non piove, farò, con Alessandro, lo stesso giro del percorso di gara di domenica: 90 km 1000m di dislivello tranquilli tranquilli  come piace a lui. Io mi metto a ruota che tanto a ruota ci si riposa e riposare in un giro così riposante è come farsi un sonnellino. Metterò un po' di caffè nella borraccia per non cadere addormentato.
Oltre alle gare, evito le competizioni con me stesso che di solito mi spingono a forzare su percorsi noti. Mi lascio superare da me stesso senza reagire e anzi mi guardo passare con un sorrisetto ironico  sussurrando "vai, vai, ammazzati di fatica solo per battere me stesso: io domenica ne ho superati di avversari forti, oggi a te mi lascio andare" (gestire la schizofrenia dal punto di vista grammaticale è arduo, manca un pronome per individuare gli altri ego). I miei io del passato che mi superano sono tantissimi ma non mi servono confronti, sono ancora pieno delle certezze di domenica scorsa e di quella passata: oggi posso arrivare ultimo.
Insomma, per me riposo, non vuol dire immobilità, che l'immobilità è stancante; vuol dire agio, facilità, vuol dire carezzare i pedali o il terreno senza pestarli con cattiveria, vuol dire avere il lusso di potersi fermarsi se passa la voglia o appena le gambe me lo chiedono, vuol dire guardare il garmin per controllare di non andare troppo veloce o, meglio ancora, non portarlo, vuol dire non buttarsi in mare se ci sono le alghe, rimettersi a dormire se il cielo è troppo grigio.
E così facendo, con leggerezza, aspetto. Fra una settimana, 10 giorni, un mese, arriverà il momento che le gambe mi daranno un segnale di "via libera". E allora fisserò nuovi obiettivi, ricomincerò a calpestare fango e funghi poi fiori e farfalle, spiaccicherò moscerini fra le palpebre, mi lascerò spruzzare dall'acqua sporca della strada tirata su dalla ruota della bici, farò deliranti sfide all'ultimo respiro con me stesso, arriverò a casa sudato, congelato, sfiancato, sbucciato, infangato, fradicio ... insomma ricomincerò a divertirmi sul serio.