martedì 19 novembre 2013

Il segno

Fiacca, stanchezza, jet lag all'intestino. A New York Maria si è preoccupata perché sono andato a correre solo 2 volte in una settimana. Anch'io un po' mi preoccupo. Per non uscire a correre cerco scuse come Francesco quando non vuole andare a scuola: lo zaino è troppo pesante, la professoressa mi bullizza, ieri abbiamo bullizzato i bidelli percui oggi faranno sicuramente sciopero e non ci faranno entrare, c'è freddo, sono stanco, ho mal di pancia ... la strada è troppo dura,  il pantaloncino non si intona con la maglietta, le miglia sono troppo lunghe, gli scoiattoli mi faranno inciampare ... quando me lo dice lui non attacca ma se me lo dico io da solo ci casco sempre.  
 Forse avrei bisogno di essere trascinato da qualcuno, di avere delle tabelle da seguire, di una maestra che mi dia le note o di un padre che non creda alle mie scuse ma forse, più semplicemente, ho solo bisogno di un altro po' di riposo. Intanto fuori vanno tutti come treni, le mezze sono gioiosamente affollate, la gente corre e si diverte.
Io invece aspetto: un segnale dalle gambe o un segno. Stasera, dopo una giornata davvero buia e tempestosa, tornando a casa in macchina, ho visto un arcobaleno lunare. Non mi era mai capitato: era flebile e i colori si percepivano appena ma la sorpresa e la meraviglia mi hanno fatto trasalire; quando, arrivato a casa di corsa, sono uscito con Francesco per farglielo vedere, era già sparito. Era solo per me. Un segno dal cielo. Lo dovevo solo interpretare. Un arcobaleno, la luna. Forse era in codice. Freccia, balena, notte. Cavoli, non si capisce niente. Ora tuona di nuovo, la palpebra scende e il mio segno è ormai sparito per sempre incompreso e inutile. Domani pioverà, l'asfalto sarà troppo duro e la testa troppo molle per correre. Dovrò aspettare il prossimo segno, sperando che sia più chiaro.