giovedì 28 novembre 2013

Il cornicione – versione deluxe

Ho accolto con entusiasmo l'invito di Stefano La Cara a contribuire all'e-magazine di triathlon Zona Cambio (http://www.zonacambio.com/ ve lo consiglio: è bello, sembra vero ed è GRATIS). La mia rubrica è intitolata "ho fatto cose che voi umani ..." in cui mi do un po' di arie da sopravvissuto. Per l'occasione, ho riscritto l'episodio della passeggiata sul cornicione riesumando anche un mio vecchio acquarello, un po' pasticciato ma rende l'idea.

Ho fatto cose che voi umani ... ovvero: come sono arrivato a 48 anni ad affrontare il primo ironman quasi come fosse una passeggiata.
Disclaimer: Non è un programma di allenamento, sono solo esperienze personali e si può, anzi si deve, arrivare ad affrontare un ironman in modo diverso – NON FATE LE RIPETUTE SUL CORNICIONE!

Il senso della sfida, lo spirito di avventura, la voglia di uscire dalla zona di comfort, di provare nuove sensazioni, insomma quell'insieme di qualità che chi non le possiede definisce come “follia” ma che in realtà è solo “curiosità” – quella curiosità che ci spinge ad uscire fuori di testa per vedere cosa c'è ed a rimanerci perché là fuori è bello – sono doti quasi indispensabili per chi vuole affrontare un impegno duro come un ironman. C'è chi se le deve guadagnare forzando la sua natura di amante della vita comoda e chi invece le ha innate. Io, modestamente, “curioso” ci nacqui e, a testimonianza di ciò, vi racconto un episodio della mia infanzia.
Il cornicione. Ho esordito negli sport estremi a 5 anni con un'uscita di alpinismo urbano, uno sport che allora, nel 1970, era praticato solo da ladri di appartamento. All'epoca vivevo a Torino, in un appartamento all'ultimo dei 5 piani di un palazzo di via Saluzzo, vicino alla stazione di Porta Nuova. All'esterno della casa, proprio sotto le nostre finestre, passava il cornicione, una striscia di lamiera larga poco più di mezzo metro, inclinata verso l'esterno per convogliare l'acqua piovana in una canalina orizzontale e poi giù alla gronda. Il cornicione faceva il giro esterno del palazzo, unendo, come una sorta di via ferrata, tutte le finestre lato strada. Nella mia mente di cinquenne "curioso", quella pista sospesa era un passaggio segreto fantastico fra una stanza e l'altra.
Un giorno che i miei genitori erano fuori casa, con mio fratello Claudio che all'epoca aveva 3 anni, decidemmo di provare l'avventura. Per salire sul davanzale bastava una sedia; abbiamo aperto la finestra e con un passo ... hop siamo scesi sul cornicione. Ricordo che non mi sentivo molto a mio agio: l'inclinazione verso l'esterno mi dava l'impressione di poter scivolare giù; vedere la strada 20 metri più in basso e sentire il rumore metallico della lamiera che si deformava sotto il peso dei miei passi mi rendeva inquieto ed esitante; Claudio invece era tranquillo e passo passo si stava avviando verso l'altra finestra. All'improvviso si sentì un urlo agghiacciante. Ero ancora di fronte alla finestra e la baby sitter, che non sapevo fosse in casa (o che forse consideravo una presenza irrilevante), mi aveva visto ed aveva iniziato ad urlare isterica. Urlava così forte che mi sembrava pazza; ricordo che le urlai: “sei una scema!”
La mia prima uscita sportiva finì con un indecoroso ritiro. Dovemmo rientrare e sorbirci una bella sgridata. Non ricordo cosa mi dissero i miei genitori ma furono convincenti e non ci riprovammo più.
Quella baby sitter non è più tornata da noi, credo anzi che abbia cambiato mestiere.
Se ripenso a mio fratello Claudio là fuori, a 3 anni, mi vengono ancora i brividi. Io invece non credo di avere rischiato molto, perché, a modo mio certo, ero stato prudente. Avevo fatto solo 2 o 3 passi. Ancora non lo sapevo ma erano i primi passi verso l'ironman.