sabato 23 dicembre 2017

Una notte all'inferno

Mi sveglio per pisciare ma la vescica è vuota e quel fastidioso stimolo non passa. Mentre mi aggiro preoccupato fra bagno, cucina e sala inizio a sentire un fastidio al rene sinistro che aumenta progressivamente fino a diventare dolore e poi continua ad acuirsi, sempre più forte. Penso che sia una colica renale. Faccio giusto in tempo a prepararmi una borsa dell'acqua calda prima di sprofondare.
Crollo sul divano della sala. È l'una e mezza di notte e non voglio disturbare. Si tratta di aspettare poche ore prima che si svegli Maria ed eventualmente mi porti al pronto soccorso. Intanto lascio dormire lei e i medici; se devo soffrire, preferisco farlo da solo e che nessuno veda la mia espressione e l'orrore di quegli occhi che ogni volta che passo davanti allo specchio dopo aver vomitato sono sempre più scavati dalla sofferenza. Ogni volta 5 anni in più. Ormai ho superato i 70. Quanto potrò andare avanti ancora?
Il tempo non passa mai. Ogni minuto è pieno di lunghissimi secondi di sofferenza. Non sopporto più di stare sdraiato, fermo con quel dolore acuto e continuo; so che alzandomi il dolore aumenterebbe ma sono arrivato al punto che preferisco alzarmi aumentando consapevolmente il dolore piuttosto che continuare a soffrire sempre nello stesso modo. Le coliche non finiscono? Vorrei fare una ricerca google ma lo studio è troppo lontano e arrivato a metà strada, devo tornare a sdraiarmi. E se fosse un tumore? Manca lucidità e senza google tutto diventa possibile. Quando si sveglierà Maria dovrò dirle che non possiamo partire, perché siamo bloccati qui all'inferno per l'eternità.
La tv è spenta davanti a me. Guardo lo schermo nero. Non la accendo. Non servirebbe. È impossibile distrarmi; non vedrei niente con lo sguardo rivolto di dentro, verso quell'impulso nerissimo che sovrasta e oscura tutto il resto.
Dopo 3 ore di sofferenza incessante comincio a pormi domande assurde. Vale la pena vivere così? Mi butterei di sotto? A parte che mi trovo al piano terra e la sola idea di salire le scale mi sembra improponibile, constato che l'idea proprio non mi attrae per niente. La risposta, per fortuna, è chiara. Mi spaventa l'idea di essermi posto la domanda. Ma era interesse puramente teorico. Almeno credo.
Verso le 5 e 30, dopo 4 ore all'inferno, il dolore cala quel tanto da lasciarmi cadere stremato nel sonno.
Mi sveglio con lo stomaco nel caos ma il dolore al fianco è cessato quasi del tutto.
In questi momenti ci si sente rinascere e si apprezza, con ogni minuscola cellula, la bellezza di essere vivi. Semplicemente. Vivi, con quel magico tepore che ci nasce dentro ad ogni respiro.