sabato 8 ottobre 2016

UTSS. Il giro dei bar – prima parte

Piazzale della chiesa di Santa Maria Navarrese, di notte; colonna sonora degli AC/DC. Alle 6 in punto un'orda di una cinquantina di zombie con zainetto sulle spalle e lampada in fronte parte all'inseguimento di qualcuno o qualcosa. Sto ancora sognando? Non svegliatemi; questa gara la voglio fare in anestesia totale, per soffrire di meno. Il gruppo si allunga subito sulla leggera salita che porta alla parte alta di Santa Maria Navarrese. Una decina di atleti si avvantaggia e quando arrivo al sentiero non li vedo già più; solo di tanto in tanto ne vedrò ancora la traccia spettrale che si allontana sotto forma di striscia di luce nel buio della notte; in quel punto luminoso c'è la gara con Pajusco e Bassi che tirano e gli amici Enrico e Stefano che proveranno a resistere; io oggi sono già lontano e dovrò cercare altre motivazioni per faticare e soffrire verso il traguardo. Oggi mi farò il giro dei bar
Pedra longa e la striscia di luce. Foto di Fabio Moro    
Il sentiero che da Santa Maria porta a pedra longa è pulitissimo. Me lo avevano anticipato su FB: “la prima parte è pulitissima, così l'impatto col calcare sarà meno brusco” “un po' come darsi martellate sui coglioni cominciando piano piano” avevo risposto. Ma è davvero bello, martellarsi dolcemente correndo su quei saliscendi con la guglia di pedra longa che prende forme sempre meglio definite con le prime luci dell'alba. Sto correndo dietro a Giuseppe Taras e K.. “Non mi piace stare in fila. Preferisco avere spazio davanti. Voglio la libertà del vento in faccia, dello spazio libero, del passo libero, della visuale libera per vedere i panorami ed evitare gli ostacoli sul sentiero” con questi pensieri in testa inciampo e cado lungo in terra sporcandomi di terra e di uno schizzetto di sangue.
Poco dopo pedra longa inizia la salita vera. Spengo la frontale sperando, invano, di non doverla riaccendere quando scenderà la sera: mi aspetta invece una lunghissima giornata! K e Giuseppe, avanti a me hanno raggiunto altri due atleti e uno ci ha raggiunti da dietro. Mi trovo a disagio dietro al gruppetto. Potrei superarli ma il cuore traballa e mi consiglia di non farlo. Allora con la scusa di mettere la lampada nello zainetto, mi lascio sfilare riguadagnando spazio libero davanti e vento in faccia. Intanto si continua a salire e la visuale aumenta al quadrato col prodotto della luce per l'altezza. Di fronte a noi si staglia, sempre più maestosa, una parete verticale di 4 -500 metri. Quasi per caso, mi rendo conto che sto correndo su una cengia e anche sotto di me ci sono centinaia di metri di vuoto: che meraviglia!
Sulla cengia Giradili - foto di Fabio Moro  
All'undicesimo chilometro, primo ristoro, prima festa; c'è anche la birra fresca! Mi trattengo; sono le 7:30 del mattino, è ancora presto, al bar dell'ovile è ora di colazione.
Ormai siamo sull'altopiano del supramonte. Il tracciato prosegue su una carrozzabile prima in dolce salita e poi in discesa. Una freccia ci fa tornare su sentiero che ora scende veloce fino ad innestarsi su un altro sentiero. Questo lo riconosco: è quello che risale da cala goloritzé. Mi volto per cercare lo spettacolo della guglia e mi sembra di intravederla fra gli alberi ma il tracciato risale fra rocce e lecci maestosi e primitivi ricoveri per animali. Mi rendo conto di avere una piccola vescica sotto la pianta del piede destro. Cazzo è troppo presto per iniziare a soffrire! Mancano ancora più di 70 chilometri. Maledico le calze nuove e stringo la scarpa per ridurre il movimento del piede e il dolore.
Al ventunesimo chilometro ecco il secondo bar. Ora sono quasi le 9 e una birretta ci sta.
Seguendo un'indicazione turistica, con una brevissima deviazione dal percorso di gara mi affaccio su una voragine dantesca: su sterru. Impressionante. Sembra il culo del mondo!
Saltellando su pietroni per recuperare la strada, ecco la seconda caduta della mia via crucis. Mi rialzo con finta disinvoltura e inseguo il gruppetto che mi aveva superato approfittando della mia deviazione.
Altra freccia. Lasciamo la comoda carrabile che porterebbe direttamente a cala Sisine per un sentiero pietroso molto tecnico. Iniziano le vere martellate. Presto capisco il motivo della deviazione. Sento le urla di entusiasmo di Giuseppe poco avanti a me. Stiamo arrivando sul bordo del supramonte, su un terrazzo che si affaccia a picco verso il mare. Cerco il posto migliore per fare una pisciata panoramica, 200 metri di getto: la pisciata del niagara! Queste sono soddisfazioni! Mezz'ora dopo Gianni appoggerà il suo zainetto proprio lì e, sono sicuro, farà una pisciata (o almeno mezza) anche lui.
Lo zainetto di Gianni
Scendendo per una pietraia, si ritorna sulla carrozzabile lasciata in precedenza che segue la larga e lunghissima codula di sisine, correndo sinuosamente fra pareti verticali piene di buchi e di alberi in posizioni impossibili, fino a raggiungere il mare. Si corre bene, anche se la vescica del piede destro ha ora una sorellina sotto il sinistro e la spallina sinistra dello zaino ad ogni passo picchia dolorosamente contro un'abrazione alla base del collo. Poco prima delle 11 arrivo al bar di Cala Sisine, al km 37. “Come va?” “È tutto molto bello ma sono stanco” “Non puoi essere stanco, il duro deve ancora cominciare”. Bevo una birra al limone, mangio una peretta freschissima e dolce di un albero della cala, un'altra la prendo in mano per il viaggio e riparto. Al di là della bellissima spiaggia riprende il sentiero che risale un fitto bosco. Raggiungo Giuseppe che è praticamente fermo, bloccato da una crisi di fame. Cerco di incoraggiarlo raccontandogli di riprese miracolose come quella di Enrico alla Trans d'Havet ma la salita è ancora lunga, ogni tanto sembra finire ma poi riprende; sembra interminabile a me che sto relativamente bene e capisco che lui non riuscirà ad arrivare. Finalmente si scende lungo un bellissimo sentiero a tratti liscio e veloce. Dopo un tornante, cala luna si svela magnifica come una striscia bianca fra la laguna verde e il mare celeste. È mezzogiorno passato, il caldo comincia a diventare opprimente e sogno di buttarmi in mare. Dopo un ultimo tratto di discesa più pietrosa, alle 12:40 arrivo al bar della cala.
Ho corso 48 km con almeno 2km di dislivello dopo essermi svegliato alle 4 e mezza. Le motivazioni che mi hanno portato fin qui, correndo per quasi 7 ore e che mi porteranno a fare altrettanto per arrivare al traguardo devono essere davvero forti e profonde … “potrei avere una birra?”