mercoledì 26 ottobre 2016

Io mi e me all'ultimo trail di Capoterra

Foto di Paolo Melis
Personaggi
  • Io – Osservatore e “blogger” di fama inter-rionale sempre in cerca di qualcosa da raccontare
  • Mi – Presidente della società organizzatrice. Vive di sorrisi e complimenti e combatte spiriti buromalefici
  • Me – Atleta partecipante. Vecchio animale da corsa, ormai un po' arrugginito ma sempre pieno di agonismo. È lui quello che mangia, che se mangiassimo tutti e tre ingrasseremmo.
  • Lo spirito buromalefico di A. che aleggia
Sabato, la vigilia. Alle 9 del mattino mi preparo ad andare al campo di gara per gli ultimi preparativi. Prima di uscire leggo le-mail e scopro che il comune di A. non ha ancora concesso l'autorizzazione alla gara. Nel castello di A. gli impiegati solerti hanno lavorato settimane a passarsi il nostro plico con senso del dovere e spirito di responsabilità e, proprio l'ultimo giorno, dopo avere pronunciato il “tutto a posto” si sono accorti che il plico doveva tornare all'ufficio di partenza per ulteriori studi ed approfondimenti.
Gli uffici oggi sono chiusi e Di Majo è proprio oggi in visita al castello col re di A., forse per partecipare anche lui alla visione dei nostri documenti e decidere con un sondaggio in rete se concedere o meno il nulla osta alla nostra gara; intanto, dopo avere chiesto aiuto al sindaco di Capoterra e al presidente regionale della FIDAL, andiamo avanti con i preparativi, prima sfiduciati, poi più combattivi e, piano piano, mi matura l'idea di prendermi la responsabilità di fare disputare la gara comunque.
Io intanto osservo stupefatto come rimbalzi burocratici fra uffici comunali possano intralciare una manifestazione che, a costo zero, porta benefici alla cittadinanza e al territorio mentre me si lamenta solo di non avere avuto il tempo di fare neanche oggi neanche un passo di corsa dopo la 60 km di Macomer
In tre che siamo, dimentichiamo la chiave dell'auto infilata nella portiera, in centro al paese. Anzi, il problema è proprio che in tre abbiamo un cervello solo e, chi ha infilato la chiave, quando è il momento di toglierla potrebbe non avere più accesso alla memoria ram. E poi è anche colpa dello spirito buromalefico di A. che ha distratto la nostra già deficitaria attenzione. A sera, intanto, il sindaco di Capoterra è riuscito a sentire quello di A. e ci dice “tutto a posto” che tradotto in latino significa “nulla osta” e un lungo soffio di sollievo fa sventolare i nastri segnaletici sul percorso. Non trovando la chiave dell'auto nelle tasche, mi faccio accompagnare a casa da Gavino.
Domenica mattina, io, vedo allo specchio mi e me con i capelli dritti, penso a quante foto con quei capelli dritti all'insù verranno scattate e pubblicate oggi su FB, e che forse il mondo sarebbe più bello senza ma dopo due passate con la mano a rastrello capisco che è una battaglia persa.
Mi preparo le birre da portare nella borsa frigo poi mi ricordo di avere dovuto lasciare l'auto in paese e prendo la bici lasciando, ahinoi, le birre a casa. In compenso il casco schiaccia i miei capelli dritti e il mondo diventa più bello. Quando arrivo alla macchina e trovo la chiave sulla portiera venti ore dopo averla lasciata, penso a quanto è buono questo mondo e che un solo paese del campidano e un ciuffo di capelli ribelli, non riusciranno a rovinarlo. O forse la mia auto è così brutta che nessuno l'ha voluta prendere.
Lo spirito di A., imperterrito, si materializza di nuovo sotto forma di barracelli che, non avendo ricevuto comunicazioni riguardo l'autorizzazione, hanno pensato che fosse loro dovere alzarsi presto la domenica mattina apposta per rompere i coglioni e rovinare una festa. Grande senso del dovere. Per fortuna il sindaco di Capoterra interviene di nuovo e se ne vanno via delusi, portandosi dietro un senso del dovere incompiuto e la sonnolenza della domenica mattina.
D'ora in avanti, tutto procede liscio. Intorno ho una vera squadra che gira senza un cigolio. Qualsiasi cosa ci sia da fare c'è sempre qualcuno disposto a farla. Gli atleti arrivano e il ritrovo si anima di un allegro brusio.
Io, il blogger, sono ormai più popolare di me, l'atleta in declino, anche se oggi sono mi, l'organizzatore, quello più salutato. Comunque io mi e me condividiamo molti amici ed è un vero piacere vedere in quanti sono venuti a trovarci.
Me - foto di Benedetto.
Traccio la linea di partenza come facevo da bambino, strisciando col calcagno sulla terra. Tutti dietro e allo sparo si parte. Enrico parte come un razzo verso la vittoria, me come una lumaca. Non ho avuto tempo di fare riscaldamento e ritrovo le stesse gambe che ho lasciato alla fine di 60 km di domenica scorsa. Non corro certo per vincere ma per vivere da dentro la gara che ho organizzato, per vedere se le segnalazioni sono sufficienti, per imprecarmi contro arrampicando su per il muro, per godere dei panorami, sudare, scendere a capofitto e poi dare tutto sugli ultimi divertenti saliscendi; sono stupito, è stato davvero bello, divertente e segnato benissimo; mi complimento da solo e poi lo estendo immediatamente a tutti i collaboratori che non solo hanno eseguito il compito ma, di loro iniziativa, l'hanno migliorato con piccoli accorgimenti. Arrivo settimo e terzo di categoria, posizione che soddisfa me. Dopo  mi reco vicino al traguardo ad aspettare i “vaffanculo” degli atleti stremati dalla salita del muro ma arrivano solo complimenti.
Alle premiazioni, io mi vedo che rifiuto di dare a me il premio di terzo di categoria SM50 consegnandolo al quarto. Oggi è il giorno di mi, che non vuole premi ma sorrisi e complimenti. Me, che è un po' sacchettaro, non gradisce e borbotta: “e cosa porto da mangiare a casa? Sorrisi? Non era meglio un bel pezzo di pecorino?”
A fine giornata, io, mi e me siamo stanchi ma molto soddisfatti. Ognuno ha raggiunto il suo obiettivo: io ho una storia da raccontare, la gara è riuscita davvero bene e mi sono riempito di sorrisi e complimenti e infine me la sono goduta correndo e mangiando con gusto.
Ci facciamo i complimenti. Ma non eravamo soli; non è stato il solito “menage a trois” interiore. C'era il mondo fuori, buono e bello, pieno di amici che hanno collaborato e di atleti che hanno voluto essere presenti.
Questo era "l'ultimo" trail di Capoterra ma visto il successo, io e me stiamo cercando di convincere mi ad organizzare almeno un "prequel".