domenica 24 luglio 2016

Trans d'Havet - intro

Le ragioni sono due. Come fanno due ragioni a fare una follia? Ve lo spiego.
La prima. Le ultime sfide mi sembravano davvero velleitarie ma le ho superate con successo. Allora, per non essere costretto a cambiare il nome di questo blog in qualcosa tipo "il realismo di Lorenzo Pisani", mi serviva una sfida che non sarei riuscito a superare. La seconda. Un mese e mezzo fa per accompagnare Stefano e K in un allenamento per la LUT, ho corso 50 km in montagna con quasi 2000 m D+. Dovevo dare un senso comprensibile a tutti a questo allenamento, altrimenti mi avrebbero preso per folle. Quindi, quando 3 settimane fa Enrico di Cosimo mi ha fatto sapere che avrebbe partecipato alla TdH con Enrico Zaccheddu e Teo, ho cominciato a pensarci seriamente. Arrivare in 3 settimane a correre 83 km con 5500 m di dislivello, ecco una vera sfida impossibile.
I racconti di chi aveva partecipato alle passate edizioni sono pieni di fulmini. In queste 3 settimane, allora, oltre ad allenarmi, seguo con interesse l'evoluzione del meteo sul web. Non ho idea di cosa succeda sopra la mia testa, ho gli occhi puntati sul cielo sopra Valdagno. In particolare mi interessano le nuvolette con i fulmini rossi. Giorno dopo giorno si spostano. Una settimana prima della gara, i "temporali con grandine" sono proprio la notte fra venerdì e sabato, poi osservo le nubi del web che passano lasciando spazio alla luna. Tutto bene, parrebbe, almeno fino al pomeriggio dopo.
L'organizzazione del viaggio di Enrico&Enrico è perfetta. Si parte venerdì in tarda mattinata e si rientra sabato sera con voli diretti Cagliari Verona. Paghiamo 80 euro, pasti compresi, per una notte nel miglior albergo del mondo: hotel Trans d'Havet con infinite viste panoramiche sulle piccole dolomiti. Devo solo rimodulare i cancelli orari per arrivare entro il tempo limite per non perdere l'aereo: 18 ore invece delle 24 previste dall'organizzazione. Enrico mi aveva tranquillizzato: "io ed Enrico dovremmo finirla in 13-14 ore, tu dovresti farcela in 15" "Ah sì?" Enrico non lo sapeva ma aveva lanciato una sfida. Intanto, prima Teo poi Enrico Zaccheddu hanno rinunciato per problemi fisici. Restiamo io e lui.
Venerdì, poco prima delle 5 del mattino mi sveglia un crampo al polpaccio. Non vedono l'ora di uscire a mordere muscoli questi maledetti. "Non è ancora arrivato il vostro momento, non potete aspettare 24 ore?" Per il resto, parto con dolorini vari - residui di una preparazione molto affrettata - e molti dubbi. Non penso di riuscire ad arrivare, ma non importa. Partire a mezzanotte per un mitico ultratrail, correre tutta la notte, fare 3000 m di dislivello e visitare le gallerie del Pasubio saranno esperienze nuove che varranno comunque il viaggio. Obiettivo minimo quindi fissato al 42o chilometro, a Pian delle Fugazze, poi si vedrà.
Verso le 11 arrivo all'aeroporto. Enrico mi sta già aspettando. Faccio la fila al check-in con in mano la carta d'imbarco piegata nel passaporto, come al solito. Quando è il mio turno, apro la carta d'imbarco e mi accorgo che è l'altimetria della Trans d'Havet. La hostess dice che non è valida per imbarcarsi e mi fermo a lato per un paio di minuti a cercarla nelle varie tasche della borsa. Enrico mi guarda con aria stupefatta, non sapeva ancora in che compagnia era capitato. Poco dopo mi rendo conto di aver lasciato il cellulare in auto all'aeroporto ma aspetto a dirglielo per non sconvolgerlo.
Dopo un breve viaggio su auto a noleggio, arriviamo a Valdagno. Enrico ha lavorato di notte e viaggia con un materassino gonfiabile pronto a stendersi quasi ovunque: un'oretta al parco, un'oretta sulle gradinate del palalido ed è a posto. Io invece mi metto a riposare su un lettino dei massaggi negli spogliatoi, comodo, tranquillo e con l'aria condizionata. Più che dormire, navigo fra coscienza ed incoscienza; ad un certo punto mi appare un'immagine del mare trasparente ... ho staccato del tutto e me la godo in quelle acque limpidissime. Enrico viene a svegliarmi. "Davvero mi devo alzare? Tu vai, ti aspetto qui al mare. Ci vediamo domani".
Il materiale obbligatorio è tutto pronto nello zainetto. Fischietto, telo termico, giacca, maglia a maniche lunghe di ricambio. Il cellulare fortunatamente è facoltativo. L'unica cosa che non porterò sono i pantaloni sotto al ginocchio, del resto con questo caldo sicuramente non saranno fiscali e quasi nessuno li porterà ... durante il briefing, il direttore di gara cita proprio - credo appositamente - i pantaloni sotto al ginocchio come esempio di materiale da portare con sé - pena squalifica. Sono uno dei primi della lunga fila di atleti al deposito borse per recuperare un paio di pantaloni lunghi da mettere nello zainetto. Dopo il briefing, saliamo sui pullman diretti a Piovane per la partenza. Mi siedo accanto a Marco Pajusco, che ha vinto la scorsa edizione, e approfitto della sua disponibilità per farmi descrivere il percorso e della sua amicizia per farmi incoraggiare. "Se parti con l'idea di ritirarti, ti ritirerai. La crisi arriverà", mi assicura, "dovrai solo trovare la forza di superarla." E così sarà.