martedì 19 luglio 2016

Tonara, corsa dei quattro rioni - il minimo sindacale

In pieno furore atletico, alimentato dal terrore della Trans d'Havet che incombe e dall'ansia di poter dire “ho fatto tutto il possibile … che era possibile fare in due settimane", negli ultimi sette giorni il tom tom ha registrato 156 km con 7000 metri di dislivello; mille al giorno: il “minimo sindacale”.
Quando le tabelle non funzionano o non esistono, non mi resta, infatti, che adottare il terribile “minimo sindacale”. Il principio è semplice: se devo fare una gara di "tot" km o con "tot" dislivello e finirla in condizioni decenti, devo poter fare una frazione di un quarto o un quinto di "tot" in totale scioltezza, in qualsiasi condizione. Per esempio, non è pensabile finire bene una maratona se non si riescono a fare 10 km al ritmo gara anche quando il giorno prima si è fatto un allenamento pesante. Allo stesso modo, per fare una gara con 5500 metri di dislivello, si deve riuscire a farne almeno 1000 sventolando le mani.  Per realizzare questa condizione, allora, fisso un “minimo sindacale” e, ogni giorno – anche dopo un lungo o una gara impegnativa – mi impegno a portarlo a termine; deve diventare una sorta di rumore di sottofondo, una routine quotidiana da fare in scioltezza, come il sudoku di repubblica o la cagata del mattino.
Venerdì, a conclusione di questa settimana di fuoco, ho corso per 51 km con 2000 di dislivello, per un totale di 6 ore di corsa, finite al fresco delle 14.30 di un 15 luglio nella sardegna del sud.
Sabato, arrivo a Tonara nel primissimo pomeriggio; muscoli, schiena, ginocchia, pianta e unghie dei piedi sono a pezzi, indolenziti al punto che alzare la gamba destra per infilare le mutande è una tortura. Sono le condizioni ideali per praticare con efficacia il “minimo sindacale”. Informo Checco delle mie intenzioni e mi accompagna su per un bellissimo percorso trail, fra il fresco dei boschi e delle innumerevoli fonti, fino in cima al monte Mugianeddu da dove si riesce a vedere più di metà Sardegna e la sensazione di dominio che si gode da lassù vale più di qualsiasi mal di gambe. Rientriamo dopo le 20; il tom tom registra 17-18 km e oltre 700m di dislivello che uniti ai 100 fatti per raggiungere la pizzeria in cima al paese, mi fanno arrivare quasi al minimo sindacale: neanche oggi sarò licenziato.
La sera, con tanti amici, si fa a gara a chi ha fatto lo scarico pre-gara più dissennato. Pensavo di non avere rivali ma Francesco, con i 10 km della gara di nuoto del mattino e i 130 in bici per raggiungere Tonara, mi batte anche questa volta. Pazienza, non mi resta che cercare la rivincita sulla strada. Il mattino dopo infatti si corre la gara podistica per la quale siamo venuti: poco meno di 10 km tutti su asfalto che, seguendo il giro del postino, percorre tutti i rioni del paese, infilandosi nei vicoli più stretti e tortuosi in un continuo e divertente saliscendi. Il dislivello è di soli 400 metri, per cui sono costretto a rimodulare il minimo sindacale: non farsi male, vincere qualche torrone e battere Francesco Puddu.
Sulla linea di partenza sono in quarta o quinta fila. Parto piano come promesso alle mie gambe. I primi non li vedo neanche, Francesco invece è lì, qualche decina di metri avanti a me. Si sale, si scende, supero atleti ma lui è sempre lì, alla stessa distanza a provocarmi con la schiena. Lo perdo di vista solo quando il percorso si infila nei vicoli ma lo ritrovo appena si ritorna sulla strada larga lungo i 3 km di salita; vorrei andare più piano, ma come faccio? Supera un concorrente e poco dopo lo supero anche io. E poi un altro. Al primo passaggio sulla linea del traguardo lo speaker fa il mio nome. Ora, anche se non si è mai voltato, sa sicuramente anche lui che sono poco distante ma non succede niente, la distanza resta immutata. 
Sugli ultimi divertenti strappi nei vicoli del centro, superiamo un concorrente che, dall'aspetto potrebbe essere della mia categoria. Anche lui ha lo stesso sospetto e mi si attacca dietro. Mi tocca forzare un po' per essere sicuro di vincere i torroni in premio e su una bella discesa aumento l'andatura; lo stimolo del sacchettaro è decisivo anche per raggiungere Francesco. Lo invito a seguirmi ma gli manca la voglia e arrivo al traguardo tredicesimo e primo di categoria. Sono proprio sodisfatto e stupito. Resta infatti un mistero: come fa uno che non riesce ad infilarsi le mutande senza smorfie di dolore ad arrivare primo di categoria? La risposta forse è scritta sulla schiena di Francesco anche se non sono riuscito a leggerla. 
Nonostante abbia fatto solo il minimo sindacale, sono proprio stanco. Nonostante la stanchezza, è stato per me un bellissimo fine settimana. Grazie a Checco e famiglia per l'ospitalità e Antonello e Alessandra per avermi riportato a casa, tutti con una gentilezza talmente naturale da indurmi ad accettare senza la minima esitazione.       
Foto di Arnaldo Aru