venerdì 1 gennaio 2016

Rivelazioni – quarta puntata

Se i “pollici” sono una frazione dei “piedi”, non sarebbe meglio chiamarli “alluci”?

Riassunto delle puntate precedenti. Fate clic su “rivelazioni” nel menù “percorsi” qui a destra. Vi verranno fuori le 3 paginette delle puntate precedenti. Qui metto solo un promemoria formale:

Il vecchio: Principio di conservazione ha come unico scopo la sopravvivenza, la conservazione della specie:
dato un insieme I e un'azione A sugli elementi di I, A è buona se aumenta il numero di elementi dell'insieme I, cattiva se li riduce”.

Il ragazzino: Principio di massimo benessere ha per unico scopo il progresso, per vivere il meglio possibile.
dato un insieme I, un'azione A sugli elementi di I, e definita una quantità misurabile chiamata benessere B, A è buona se aumenta il valor medio di B sugli elementi dell'insieme I, cattiva se lo riduce

Sopravvivere e vivere bene, conservazione e progresso. Sono in continuo contrasto. Come possono stare insieme in armonia o, almeno, litigare costruttivamente?

I due principi dalle parole erano passati ai fatti e il vecchio principio di conservazione stava avendo la meglio sul ragazzino che pur di non prendere botte e soffrire o darne e creare sofferenza, se ne stava andando a capo chino. La verità lo ferma … “non andartene, non arrenderti come al solito a barbari e fondamentalisti; per vivere bene abbiamo bisogno anche di te1. Per mettervi insieme e dialogare costruttivamente avete bisogno di una “misura”. Per confrontare il vivere bene e la sopravvivenza bisogna infatti che essi siano commensurabili.”  
Facciamo un esempio. Potremmo misurare il benessere guardando le facce:
La metrica delle facce sorridenti. Quando il numero di pianti supera il numero di risate o il numero di facce corrucciate supera il numero di sorrisi il benessere diventa malessere e assume valori negativi. Allora potremmo definire:
Benessere = (numero di risate - numero di pianti)*3 + numero di sorrisi – numero di smorfie di sofferenza.
Per confrontare sopravvivenza e benessere, a questo punto basta rispondere alla domanda: quanti pianti senza nessuna risata sono necessari a dire che non vale più la pena vivere?
"Infiniti” esclama il vecchio “la vita vale più di tutto”.
"Ne basta uno” ribatte il giovane “non vale mai la pena vivere soffrendo”.
Stanno per ricominciare a litigare e la verità si mette in mezzo, anzi, sta nel mezzo come si suol dire, e aggiunge: “supponiamo che questo valore sia di 100 pianti. Allora ogni nascita varrebbe 100 risate ed ogni morte 100 pianti, che andrebbero ad aggiungersi a quelli di parenti ed amici”.
Ed ecco che grazie alla verità, i due principi apparentemente inconciliabili si sono ritrovati ad essere i due estremi di una stessa scala di valori. La scala del valore della vita.
La verità sta nel mezzo, dà una mano al vecchio e l'altra al ragazzino formando così il principio unificato:
dato un insieme I e un'azione A sugli elementi di I, definiamo la quantità misurabile B chiamata benessere, il valore V chiamato “valore della vita” commensurabile con B e il numero n di elementi di I, allora A è buona se aumenta il valor medio di B+nV sugli elementi dell'insieme I, cattiva se lo riduce.”
Ecco qua. Questo principio unifica gli altri due: quando V vale 0 o n non varia, si riduce al “principio del massimo benessere”. Quando V vale infinito, diventa invece il “principio di conservazione”.
Questa è l'etica. In tre righe c'è tutto. Il bene, il male, il valore della vita, conservazione e benessere. Semplice? Sicuramente sintetico, semplice forse no. Come scegliamo l'insieme I? il singolo, la famiglia, lo stato, l'umanità, i mammiferi … e i cetrioli? Forse anche i cetrioli hanno diritto a vivere bene. Cos'è B e qual'è il modo migliore di misurarlo? La metrica delle facce2 è davvero la migliore o il benessere si misura meglio con i soldi? Quanto vale V? E la religione? Destra e sinistra?
C'è tutto. Non la soluzione ma il mezzo per affrontare i dilemmi etici in modo razionale, puntando tutti al sopravvivere e al vivere bene e non uno alla libertà, un altro ad un testo sacro ed un terzo a guadagnare voti. E non è poco, mi pare. Almeno in questo bar si discuterà costruttivamente (fino alla terza birra, poi non garantisco più).
Il dibattito continua, la ricerca del giusto valore della vita, della misura del benessere … non sono per niente banali; ma tranquilli: piano piano, birra dopo birra, nelle prossime puntate, vi svelerò tutto.

Note:

1. L'umanità avanza a fatica perché il progresso non è incline a conservare sé stesso; per non sporcarsi le mani di sangue, si lascia sopraffare dalla barbarie e, ogni volta, ci tocca ricominciare da capo.
2. Invece di contare semplicemente il numero di sorrisi, gli esperti dell'accademia del bar di fronte sostengono che sarebbe più preciso misurare di quanti centimetri si alzano gli angoli delle bocche. In questo caso la misura si esprime in unità di lunghezza, centimetri, metri … anche se gli anglosassoni, con poco gusto, si ostinano a misurare la felicità in “pollici”3. “L'arrivo di John, ha generato quasi 2 piedi di felicità” o “La partenza di Giovanni ha generato 60 centimetri di felicità”.

3. Se i “pollici” sono una frazione dei “piedi”, non sarebbe meglio chiamarli “alluci”?