venerdì 9 ottobre 2015

Ironman di Mallorca – outtro

Dichiarazioni. Dopo l'arrivo Francesco e Andrea: “mai più, troppo duro”. La sera Francesco e Federico: “l'anno prossimo se non mi prendono al Norseman, facciamo quello di Lanzarote”.
Numeri. L'ho finita in 11h02'43”, 4' in meno di Roth ma ben 50' in più di Klagenfurt. Come già detto, visti i problemi fisici (infiammazione al tallone, antibiotici …) non mi aspettavo niente di meglio. 3h43'22 nella maratona, poi, è quasi il record mondiale della salita al calvario. 42esimo di categoria (la slot sarà per la prossima volta ) e 543simo assoluto; non male, peccato solo che Andrea sia arrivato 542simo (maledetto, per un pelo!), per non parlare di Francesco 332esimo in 10h33. Magno l'ha chiusa in 11h33, nonostante la rottura della catena e Federico in 12h20 nonostante in bici sembrava che stesse andando a comprare il latte (guarda la figura qui sotto).

La quarta frazione. Durante la dolorosa frazione di corsa, sognavo un tuffo nell'acqua fresca e un lungo riposo aspettando Federico, sfinendomi di cibo e birra al ristoro finale. Insomma, speravo fosse finita.
Del tuffo simbolico ho già parlato e per il resto non c'è tempo. Alle 20 chiude il negozio e dobbiamo restituire le bici! Con Francesco ci trasciniamo per un chilometro circa fino alla zona cambio. Recuperiamo le borse e la bici ma troviamo il negozio già chiuso. Ormai non ci resta che tornare all'hotel e con una decina di chili di borse appese alle spalle in modo estremamente precario, ci avviamo in bici a fare i tre km del rientro. Un po' nel traffico, un po' sui marciapiede, con le borse che si spostano improvvisamente rischiando di finire fra i raggi, e con la salita finale, questa quarta frazione imprevista è stata proprio dura.
Relax. In hotel dopo la doccia, alle 21.30 troviamo aperto solo il buffet. Anche lo spillatore è chiuso ma me lo faccio aprire e ci passerò parecchie volte. Arriva anche Federico e ci lanciamo sul cibo. Più tardi, al bar, niente camomilla questa volta, ma un'altra birra.
Il giorno dopo, indossiamo tutti e tre la maglia da finisher, non per gloriarcene (almeno io) ma perché era l'unica pulita. Federico è il più fiero e per un pelo, anche se non lo confessa, non si ftatuare il marchio “IM” sul polpaccio. Riportiamo le bici, mangiamo un'ottima paella, e poi in hotel approfittiamo della Spa per un po' di sani idromassaggi, bagno turco, terapia del freddo …

Ritorno alla realtà. Lunedì, la sveglia è alle 4 ma ci svegliamo prima con Francesco in preda ad una fortissima gastroenterite. Lo trasciniamo al taxi e poi da un aeroporto all'altro. Il viaggio penoso finisce dopo le 20 e ci riporta alla realtà, quella della vera sofferenza e dei problemi da risolvere. Anch'io, ora che sono nel mondo reale, ricomincio a pensare alle questioni che erano rimaste sospese in questi giorni magici.