lunedì 16 febbraio 2015

L'incubo del giorno dopo

Ieri, mentre a Cagliari si correvano i 30 km della "Karalis 30: Corriamo insieme ... liberi dal dolore" ho corso a Santa Lucia i 30 km della "Incubo del giorno dopo: Corriamo da soli ... pieni di dolori".
Li ho corsi piano piano, fermandomi a chiacchierare e a bere nei torrenti ma 30 km sono pur sempre 30 km e vanno fatti. Può sembrare una banalità ma in realtà … sono ben due banalità. La prima: 30 km sono sempre 30 km1. La seconda: per fare 30 km i 30 km vanno fatti. Comunque, sommando due banalità si ottiene una verità inconfutabile.
L'idea – sembra figa – era quella di provare a correre con le gambe massacrate dal trail del giorno prima. Un allenamento di testa per il passatore, direbbe qualcuno. Più precisamente, direi che ho portato a spasso il mio zombie, visto che sarà lui a dover correre la seconda metà del passatore.

Comunque ce l'ho fatta. Sono partito un po' rigido, tipo, appunto, zombie, e piano piano mi sono sciolto, tipo marshmallow. La foresta del Sulcis intorno a me ha fatto da sedativo e dopo 2 ore e 40 minuti sono tornato alla macchina. Appena in tempo: stava suonando la campanella che annunciava la fine dell'ora d'aria della mia casa di riposo.

Note:

1 se non ci si avvicina troppo alla velocità della luce. Altrimenti varrebbe: 30km = 30km*sqrt[1-(v/c)2]. La velocità della luce comunque ieri era sufficientemente lontana da far valere l'approssimazione non relativistica.

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