giovedì 3 dicembre 2015

Sinis nature running - La sabbia di is arenas

La sabbia mi prende i piedi, provo a sfuggirle cercando traiettorie inesplorate … forse dovrei superare il confine del bagnato. Invento passi leggeri: vorrei liberarmi dal peso, spostandolo indietro, poi davanti ma senza esito. Quando il piede arriva al suolo cercando il principio di azione-reazione, i maledetti granelli si spostano lasciandomi sprofondare. Sergio e Damaso che poco prima, sul duro, pensavo di aver staccato definitivamente, mi superano e scappano via. Anche Francesco nonostante i zig zag che spesso superano il confine dell'acqua si sta allontanando. Dietro c'è uno che si avvicina.
Un brivido mi corre per la schiena … guardo meglio … non è Teo, tranquillo, non è Teo. Una decina di chilometri prima, nell'altro tratto in cui ero piantato nelle sabbie mobili, mi aveva raggiunto e superato ma, appena il suolo era tornato compatto, avevo ripreso a fare l'andatura e si era staccato. Ora sono di nuovo su queste maledette sabbie mobili. Un milione di granelli di sabbia, tutti contro di me; mi si aggrappano addosso, si infilano nelle scarpe, vorrebbero risalirmi le gambe e poi la schiena per seppellirmi ma li scrollo via.
Si soffre, sì, ma non mi posso lamentare. Sarebbe un po' come lamentarsi che il pane integrale fa cagare. Sì, è vero, fa cagare ma è fatto apposta. Ci sono le fibre che stimolano l'intestino, lo buttano giù dal letto a frustate e tutto ciò che segue. Questa sofferenza è fatta apposta per essere vissuta e poi raccontata e loro, questi maledetti lillipuziani di pietra sono solo lo strumento, sono le fibre indigeste che infestano la mia corsa.
La mia tecnica di corsa è annullata. Come in un incubo cerco di scappare ma le gambe non rispondono e restano piantate. Sembra infinito questo ultimo chilometro di spiaggia ma ecco le bandiere; mi sono svegliato, l'incubo è finito: la sabbia tiene e finalmente arrivo.
Corsa anomala, divertente, fra pini, dune e tracce di prato che tentano di conquistare il deserto. Si corre alla continua ricerca del suolo compatto, con Teo, Damaso e Sergio alle calcagna e Francesco poco avanti; ero convinto di poter puntare al quinto posto … poi quell'ultimo chilometro d'inferno.

Ieri sono tornato a correre in montagna per 17 km. I piedi a circa metà percorso hanno cominciato a bruciare; ho sentito una strana sensazione di sfregamento e i primi vagiti di una piccola vescica crescere sull'alluce destro. Quando, nella doccia, ho tolto la scarpa e sfilato la calza, li ho finalmente trovati; erano lì, fra le dita dei piedi. Ancora loro, i maledetti granelli di is arenas. Si erano nascosti in qualche piega della scarpa per farmi soffrire ancora, anche in montagna.