giovedì 6 agosto 2015

Un tritleta a … London.

Prima di partire ero un triatleta. Sono riuscito a infilare nel bagaglio ryanair perfino le palette da piscina – che non uso da due anni – dovendo così rinunciare ad una maglia a maniche lunghe.
Arrivato a Londra, mi preoccupo per avere dimenticato la cuffietta. Come si dice cuffietta in inglese? La venderanno in piscina?
Dopo un primo giorno di acclimatazione, la sera comincio a studiare sul serio. Hyde park o regent park? Domani si corre.
Mi sveglio alle 6, vado in bagno, mi vesto da corsa … non trovo le chiavi, ho un dolorino al tallone, mi sdraio un secondo nel letto e mi risveglio alle 9. Faccio colazione, tolgo i vestiti da corsa e torno turista. Domani ritento.
L'indomani alle 6 sono sveglio, mi cambio, faccio un po' di riscaldamento in bagno (l'unica stanza dove si può correre senza far scricchiolare il pavimento) per capire se il tallone mi lascerà correre, prendo le chiavi ed esco. Non sono ancora le 7 ma in giro c'è già gente. I marciapiedi sono larghi e non ancora pieni e si corre bene. Un po' d'imbarazzo ai semafori rossi, dove non capisco da dove arriveranno le auto, ma sopravvivo fino al parco. I podisti sono relativamente pochi. La maggior parte di essi corrono con uno zainetto da cui deduco che usano la corsa come mezzo di trasporto per andare al lavoro; miscredenti, non sanno che la corsa è sacra. I parchi sono grandi e offrono diverse opzioni: percorsi in asfalto, piste sterrate per i cavalli (e per me), grandi prati da calpestare con gusto … mancano solo dislivelli degni di nota e la corsa resta un po' piatta. Dopo un'oretta di corsa, contento ma un po' indolenzito, torno a casa.
Il dolore al tallone però aumenta, alimentato dalle camminate turistiche sull'asfalto e, nei giorni successivi, devo rinunciare a ulteriori corse. L'unica attività pseudo sportiva è un trasferimento di mezz'ora ad andare e mezz'ora al ritorno in city bike per il museo di scienze naturali. All'andata sono con i figli e si va pianino: a loro non piace infilarsi fra automobili e bus nel traffico caotico e all'incontrario; vogliono sopravvivere, dicono. Al ritorno sono solo e finalmente, inserendo il rapportone (il numero 3 della bike) e frullando i pedali a 120 giri al minuto, riesco a far salire i battiti producendomi in sfide epiche con ragazze e vecchietti. Ho qualche difficoltà nelle svolte a destra per cui mi ritrovo fuori rotta ben oltre casa, ma non importa, almeno, per qualche minuto, sono tornato ciclista.
Dal battello, con la giacca ben chiusa per evitare la micidiale arietta, osservo il coraggioso che nuota in mezzo al Tamigi e lo invidio.