lunedì 28 gennaio 2013

Cadute di "stile"

Sabato sono caduto in bici.
Di solito non sono volgare, ma mentre cado mi viene sempre da dire una parolaccia (caduta di stile). Se ho un po' di tempo prima dell'impatto, dico un bel ... di quattro sillabe; quando invece la caduta è improvvisa e non c'è tempo, mi limito a due sillabe secche. Insomma, se dovessi morire in un incidente, le mie ultime parole famose sarebbero davvero poco edificanti; speriamo di no, preferirei mormorare qualche sentenza memorabile disteso su un bel letto comodo.
Quando cado sul duro, nei primi istanti dopo l'impatto, il dolore mi paralizza; nessun lamento, dalla bocca mi esce solo un "ma che deficiente" rivolto a me stesso e assolutamente meritato. Poi piano piano i dolori si localizzano e posso fare una prima diagnosi: testa OK, ginocchio sbucciato, costato contuso ... ; finora non mi sono mai rotto niente, solo contusioni e abrasioni; non ho mai neanche sbattuto la testa, non so se sia fortuna o, modestamente, un certo stile nella caduta (caduta di stile), continuamente affinato grazie alla pratica.
Poi mi rialzo, dolorante, e, se mi restano almeno una mano per tenere il manubrio e una gamba per pedalare, mi rimetto in bici e riparto.
Sabato ero in compagnia, e, mentre cadevo, non ho potuto esprimermi liberamente e ho solo pensato "bum". L'asfalto mi ha lasciato la sua impronta sull'anca e sul gomito ma senza, per fortuna, condizionare troppo le mie capacità deambulatorie. E così, dopo una notte un po' sofferta, il mattino dopo ho potuto partecipare alla gara di corsa campestre di San Sperate ...