lunedì 20 marzo 2017

Pocket coffee, scarpe nuove e passione per il territorio - Sea trail Porto Corallo

Le ultime gare – la ronda ghibellina e il trail del marganai – mi hanno soddisfatto solo parzialmente: non per il risultato né per la qualità del percorso o dell'organizzazione ma perché mi hanno lasciato la sensazione che mi sarei potuto divertire di più. I crampi nel finale e le incertezze in discesa – un tempo uno dei miei terreni preferiti – che si sono ripetute identiche nelle due gare mi hanno convinto che devo provare a cambiare qualcosa in vista dei 75 km della gara del Garda.
Quando, alla cassa del supermercato, ho visto i pocket coffee, mi sono ricordato che una ventina di anni prima, durante una gita al monte Genis, gli amici mi chiedevano se avessi portato il pranzo e io risposi di sì; non avendo io lo zaino, mi guardavano stupiti. Nel momento in cui tutti gli altri stavano tirando fuori i panini dallo zaino, io infilai una mano in tasca e tirai fuori una confezione di pocket coffee. All'epoca era il mio unico alimento outdoor, necessario e sufficiente come una condizione matematica, e ho deciso di riprovarlo come integratore miracoloso.
Per recuperare sicurezza in discesa, ho deciso invece di cambiare scarpe e riprovare con la morbidezza delle Hoka in attesa della nuova linea tenderly.
Scarpe nuove ai piedi, pocket coffee in tasca e sono pronto per confrontarmi con i forti amici trailer lungo le sterrate e i sentieri del percorso che Matteo, Gianfranco e i loro amici stanno finendo di preparare in vista del sea trail di Porto Corallo di inizio maggio.
Noto subito che sono animati da vera passione per il loro territorio e dal desiderio di promuoverlo. Per una promozione perfetta, il territorio prima si gira poi si presenta a tavola. Infatti si parte già con la concreta prospettiva del pranzo.
La Sardegna offre una grande varietà di territori di grande interesse naturalistico. La straordinaria varietà di colori della macchia primaverile e delle panadas di verdure, il blu del mare, il giallo della focaccia di cipolle, per esempio, si compongono in un'armonia perfetta e sono espressione della zona di Porto Corallo.
Sul primo tratto di sentiero in ripida salita non riesco a seguire Stefano ed Enrico ma nel finale, dopo due pocket coffee, il miracolo si compie e mi sembra di essere io il più forte.
In discesa, con le scarpe nuove, mi sento di nuovo sciolto e, non avendo paura dei contraccolpi su schiena e ginocchia, mi diverto molto e per qualche decina di metri, provo perfino a seguire Francesco a capofitto nella ripidissima discesa.
Per la maggior parte, il percorso è veloce e si snoda su sterrate che percorrono in saliscendi le colline che costeggiano il mare. Si arriva in spiaggia, il mare turchese mi fa l'occhiolino. Quando le ondine lambiscono la sabbia fanno schiuma come birra. È irresistibile e mi ci butto dentro. Quando vi dicono che il blu è un colore freddo, credeteci; vi garantisco che è vero. È un freddo frizzante, che solletica piacevolmente la pelle accaldata come birra in una gola secca. Avrete capito cosa stavo desiderando e le birre non mancheranno!
Difficile non provare piacere per un territorio quando viene presentato con tanta passione e in Sardegna, nella sua parte migliore, questo desiderio di condivisione si sposa con la tradizionale ospitalità svelando tanti tesori. Oggi Porto Corallo, due settimane fa il Marganai, la settimana prossima Crabarissa, poi Villacidro, Isili, Ogliastra, Baunei, Macomer …

Rientro in auto, ascoltando Mark Laneghan cantare “I hit the city”. La sua voce mi sgranchisce le budella. Mark è uno che se anche ripetesse solo “minchia cazzo, minchia cazzo” resteresti a bocca aperta per come lo dice bene. Sono i titoli di coda che sugellano un'altra giornata di piena soddisfazione.