venerdì 16 settembre 2016

Una passeggiata speciale

Sono passati 5 anni.
Oggi il cielo è limpidissimo; il Monte Bianco splende sopra di noi senza la sbavatura di una nuvola. Allora invece era una giornata infernale e la pioggia non smetteva di scendere. Insieme a me, ai miei fratelli e a mia madre, amici e parenti, giovani e anziani, ci accompagnano nel percorso e nel ricordo. Ogni tanto qualcuno sparisce fra le pietre, con una nuvoletta di polvere. Nessuno si farà male davvero, oggi è giorno di pace. Mi soffermo sul ponticello. Il torrente Fresney, alimentato dallo sciogliersi dei ghiacciai, scorre con meraviglioso impeto sotto di me ma non fa paura. Guardo i cavi che ancorano saldamente il ponte a due massi enormi e sembra impossibile che 5 anni fa il torrente lo abbia potuto trascinare a valle impedendo a mio padre Cesare e mia madre Flavia di rientrare all'auto per ripararsi dal maltempo. Risaliamo il torrente ripercorrendo grossomodo il tragitto che Cesare e Flavia avevano fatto 5 anni fa per cercare un possibile guado, fino al grande masso dov'era successo l'incidente. Ora su quel masso ci sono due foto e una targa: “qui è morto Cesare e ovunque qui intorno giace” in riferimento alle polveri di Cesare restituite lì, in segno di pace, a quella natura rabbiosa. Scendo al torrente, mi tolgo i sandali e ci entro immergendomi fino alla coscia. Lo sento amico: l'acqua fresca mi massaggia piacevolmente. Cerco di immaginare come potesse essere quel giorno, durante quella piena improvvisa. Immagino Cesare: il passo imprudente, la scivolata, la sosta miracolosa sul masso circondato dai flutti, il cenno di saluto con la mano, forse a dire “sto bene” o forse “addio”, poi il salto.
Ricordo, quella sera, la telefonata di Marco e come mi tremava la voce mentre riportavo la notizia ai ragazzi. Ora è pace; la natura non chiede mai scusa ma si fa amare sorridendo benevola col suo fascino immenso.
Dopo pranzo, piacevolmente brilli, sotto un tiepido sole che carezza la pelle, ci fermiamo a guardare il monte Bianco di fronte a noi. Un rumore sordo in lontananza, una frana di ghiaccio e pietre sul bordo del ghiacciaio, come un respiro: il monte è vivo. Courmayeur è addobbata a festa con gli striscioni del “Tor De Geants”. Sono tutte cose belle; solo cose belle.