lunedì 6 giugno 2016

Nel regno dei bruchi

Mercoledì mi ha chiamato Stefano per chiedermi se avessi voglia di accompagnare lui e K a fare un allenamento di una cinquantina di chilometri in montagna. “Certo che voglio; vi accompagno molto volentieri attraverso il “mio” Sulcis”. Poi ripenso ai 50 km con quasi 2000 metri di dislivello. Loro stanno preparando la mitica Lavaredo Ultra Trail, 120 chilometri di sentieri dolomitici … ma io cosa ci faccio? Non sarà sicuramente una gita di piacere, è molto che non corro distanze e dislivelli comparabili; allora sarà un allenamento … ma per cosa? 50 km e 2000 metri di dislivello come primo allenamento hanno senso solo se la gara sarà molto più lunga. Oddio … in che guaio mi sono messo!
Intanto però mi fa piacere condividere con due amici appassionati e fortissimi come Stefano e K il gusto forte, aspro di questi monti, i piccoli tesori scoperti durante le mie uscite solitarie, i roccioni granitici, le picchiate verso il mare, le lunghe spiagge di sabbia finissima, i sentieri costieri, il caldo senza vento di certe giornate di tarda primavera e i bruchi. I lymantria dispar – i bruchi che stanno infestando i boschi del sulcis – mangiano le foglie degli alberi e poi si calano a mezz'altezza attaccati ad un filo aspettando che il vento o qualche podista sperso nei boschi li porti in giro. Pare infatti che le farfalle femmine di questa specie siano obese e inadatte al volo e tocca quindi ai bruchi chiedere un passaggio per spostarsi ad infestare altrove. Condividere i bruchi vuol dire fare a turno con Stefano ad aprire il sentiero prendendosi i fili e i bruchi in faccia e nei capelli. Quando si entra nel regno dei bruchi, prima si cerca di evitarli poi, come ragazzini, si fa la prova di coraggio di spazzare le ragnatele con la faccia continuando a sorridere.

50 chilometri. Tante ore al caldo; per buona parte del giorno la temperatura supera i 30 gradi, il sole è a picco e non soffia neanche un filo di vento. Nonostante mi porti appresso borracce di acqua e gatorade, mi sto prosciugando. I due tuffi nell'acqua freschissima e trasparente del mare abbassano la temperatura corporea di qualche grado, per qualche decina di minuti, poi torno a rosolare. Quando, al 35o chilometro, si ricomincia a salire trovo le gambe sorprendentemente reattive nonostante la mancanza di allenamento a questo tipo di sforzo prolungato. Sono leggero, seccato dalle 7 ore di sole e caldo e quando si rientra nel regno dei bruchi sono io in testa al gruppo e li spazzo via con la faccia senza quasi provare fastidio. Sono il re dei bruchi. Sul sentiero sono tantissimi; in qualche punto li vedo ammucchiati a centinaia uno sopra l'altro e si lasciano calpestare dal loro re senza reagire. Quando mi fermo ad aspettare gli altri, cominciano a salirmi sulle scarpe. La casetta della forestale ha le pareti annerite da bruchi alla ricerca di un piccolo spazio per imbozzolarsi ed è la fine che farei anche io se restassi fermo ancora un po'. Ma ecco K, è stanchissima ma si riparte subito e senza scorciatoie: dobbiamo arrivare a 50. Sono stanco anche io e me ne accorgo soprattutto negli ultimi 4 chilometri di discesa: ho le gambe pesanti, mi sento rigido, quasi legato … per fortuna presto mi trasformerò in una bellissima farfalla!