domenica 6 settembre 2015

Un autoeroe al mare

Non pensavo ci fosse questo vento. Le onde non sono alte ma, dalla cima, spruzzano una schiumetta che quando trova una bocca aperta a respirare, ci si infila superando agevolmente la diga del labbro. L'acqua vicino alla riva è intorbidita da residui organici trasportati a riva dalle onde e, a parte due bambini che giocano sul bagnasciuga sotto l'occhio attento dei genitori, per tutto il chilometro della spiaggia, nessuno è in acqua. Sono venuto qui per nuotare, la mamma non è qui per dirmi di non entrare, il bagnino è distratto e non voglio rinunciare per una piccola difficoltà meteorologica, sarebbe come rinunciare ad andare oltre quando in bici si incontra una salita; anzi, la prendo come una sfida: se riesco a nuotare oggi, la mia confidenza con il mare potrebbe diventare vera amicizia. Metto gli occhialini, li schiaccio contro il viso per fare effetto ventosa e tenere i flutti fuori dagli occhi e mi tuffo.
Quando si nuota “controonda”, la velocità dell'onda e quella del nuotatore, si sommano aumentando notevolmente la frequenza dei picchi; il mare sembra rugoso, sconnesso e le crestine schiumose si susseguono rapide. Dopo un brevissimo disagio iniziale, mi abituo al sapore salato dell'acqua. Qui al largo è trasparente e posso vedere che, molto lentamente, ma mi sto muovendo. Per aumentare le difficoltà, decido di fare un esercizio: respiro ogni 5 bracciate per 6 volte consecutive, poi ogni 3 bracciate quanto basta per rifiatare, poi ogni 7 bracciate per 4 volte consecutive … e così via per 5 volte. È un esercizio da piscina, dove durante le respirazioni della serie da 7 bracciate si è sicuri di inspirare aria e non acqua. Qui invece ogni respirazione è a sorpresa e se entra acqua bisogna chiudere immediatamente la bocca e sperare in miglior fortuna dopo altre sette bracciate. Fatto così, l'esercizio serve a dimostrare che respirare è un optional per mollaccioni. Mi sto divertendo davvero molto ad annaspare ma una linea di boe mi induce a ritornare indietro.
Con l'onda a favore invece le velocità dell'onda e del nuotatore si sottraggono e il mare si alliscia. Gli incontri con le creste d'onda sono molto meno frequenti ma durano più a lungo aumentando il volume delle sorsate; però, complessivamente, si nuota più facilmente. Forse troppo. Decido allora di fare un altro esercizio: una cinquantina di metri a tutta (facendo molti schizzi), un recupero tranquillo e poi si ripete. I 50 metri li misuro così: quando non ce la faccio più, faccio ancora 4 bracciate a tutta poi altre due e infine rallento stremato. Mi accorgo che quando nuoto veloce non bevo, è come se mi sollevassi di qualche centimetro, tipo hovercraft; in compenso, appena rallento e mi adagio stravolto a pelo d'acqua, arriva la solita ondina a riempirmi la bocca. Dopo 4 o 5 ripetizioni veloci, mi ritrovo davanti all'asciugamano. Sono proprio stanco. Per oggi potrebbe bastare, penso, ma con un impeto di autoeroismo, mi costringo a continuare per qualche centinaio di metri.
Quando esco dall'acqua, mi guardo intorno in cerca di pubblica ammirazione ma nessuno mi guarda anche perché il sole è calato e in spiaggia non c'è più nessuno. Non importa. Ho nuotato un paio di chilometri in poco meno di un'ora ma ho bevuto tanta di quell'acqua che mi sento un eroe.