lunedì 18 agosto 2014

Mi comincio a stufare di non respirare

Cronache dal pianeta trentino
Appunti di viaggio fisico e mentale.

3. Mi comincio a stufare di non respirare

Corsa. Prima ai lariceti, attraverso il parco dove andavo tutti i giorni quando, bambino, passavo qui pezzi d'estate. Ricordo l'altalena con le aste in metallo, rigide, che se spingevo abbastanza, mi portava a piedi per aria, sempre più su, finché le aste andavano a sbattere contro la sbarra superiore dov'erano imperniate con uno scossone che faceva tremare le mani. Allora mi sedevo e mi preparavo al lancio per cercare di superare la radice dei record. Da circa 30 anni è stata sostituita da un'altalena molliccia con le catene. Ho già il fiatone; poi salgo su attraverso nuovi sentieri nel bosco pestando tappeti di aghi e terra molle fino alla predaia, la bella distesa prativa con panorama sulle dolomiti di Brenta. Mi affanno inerpicandomi senza sentiero quasi immerso nell'erba bagnata, sembra di nuotare: respiro ogni tre ma non trovo l'aria. Poi di nuovo nel bosco. Non c'è respiro, si sale sempre più su, fino a raggiungere la cresta e vedere la val d'Adige a precipizio dall'altra parte: visione mozzafiato che mi impressiona come ognuna delle cento volte che son stato qua ma ho il fiato mozzato. Non c'è respiro.
Forse è l'atmosfera di questo pianeta, satura d'acqua, e la bombola scarica o forse è solo questa maledetta salita.

Comincia la discesa. Veloce e ripida. La gravità è seria e mi attira giù con serietà grave. Finisce l'affanno ma la discesa continua lunga e pesante. L'erba alta è morbida e mi ricorda quando da bambino scendevo volando a rotta di collo lungo quei ripidi pendii ma ora nasconde trappole che mandano i piedi fuoritempo pestando duramente i talloni. Scarpe bagnate, corpo pesante. “Sciak sciak” l'asfalto schiaffeggia rumorosamente le gambe. Il cemento colpisce ancora più duro e pesante. Forse è l'accelerazione gravitazionale che in questo pianeta supera i 10g o forse è solo questa maledetta discesa.