lunedì 9 settembre 2013

Scusa, Cesare.


La mia carriera di buffettaro ha ormai travalicato i limiti dei "buffet post gara". Sono venuto a Torino in occasione di un workshop organizzato dall'università in onore di mio padre. Non ero iscritto ai lavori ma, per curiosità, mi sono presentato la mattina alle 9 in tempo per il primo intervento. Avevo messo i calzini sotto i sandali per camuffarmi da scienziato tedesco ma ero l'unico così vestito e probabilmente sembravo più un prete che uno scienziato. Nonostante questo, sono riuscito ad imbucarmi per cercare di carpire gratuitamente i segreti della chimica quantistica dello stato solido. Era chiaramente un tentativo velleitario ma volevo provare, con la mia presenza, ad onorare il ricordo di mio padre. Vent'anni prima avevo lavorato su argomenti simili ma, dopo i primi minuti di riscaldamento, il mio cervello ha cominciato ad arrancare cercando di decifrare sigle sconosciute, grafici poco leggibili e formule incomprensibili. 2 ore di conferenza sono state più faticose e più inutili di una maratona; allora, con la nuova consapevolezza di non essere più uno scienziato ma ormai solo un buffettaro, ho deciso di ritirarmi e, di soppiatto come ero entrato, sono uscito deciso a tornare solo la sera per il buffet finale, sperando, almeno lì, di farmi onore. Mio padre stimava le mie qualità scientifiche e sportive, ne andava fiero. Nonostante la sua benevolenza, non credo che avrebbe apprezzato questa deriva buffettara. Scusa Cesare.