lunedì 16 settembre 2013

Il masochista

Il masochista all'agonismo preferisce l'agonia: non gareggia contro gli altri, ma contro sé stesso e lo fa senza esclusione di colpi. In allenamento non corre mai più dei 2/3 della distanza di gara, “tanto l'ultimo terzo si fa con la testa” dice, e completa l'allenamento facendo un tuffo fra le ortiche per allenare la testa alla lotta contro gli arti ribelli.
Al nostro masochista piace soffrire ma non tutte le sofferenze sono uguali, altrimenti se la caverebbe con una semplice martellata sui genitali. Lui predilige le sofferenze lunghe e sottili. Lo possiamo immaginare il venerdì sera che decide cosa fare durante il week-end: “potrei andare a passare la notte sdraiato nudo su quelle rocce appuntite erose dal vento … no, troppo poco doloroso … forse allora potrei invitare tutti gli amici e i compagni dei miei figli per una grande festa, facendo scegliere la musica a loro … no, va bene soffrire ma non esageriamo; ecco, trovato: correrò un'ultramaratona!”
Io? Non sono masochista anche se, a dire il vero, spesso finisco per soffrire. Faccio esperienze che a volte finiscono male e non vorrei ripeterle ma che colpa ne ho se la sofferenza nei ricordi si trasforma in gloria? Parto sempre con la ferma intenzione di non soffrire ma che colpa ne ho se sono velleitario? Insomma, forse sono masochista a livello inconscio ma più probabilmente sono solo solo un po' tonto. E voi?
Il test: sei masochista?
  • Ti sei mai puntato il pettorale direttamente sul petto?
  • Hai mai partecipato ad una gara con la quasi certezza di soffrire?
  • Secondo te, c'è qualcosa di eroico o di bello o almeno di dignitoso o anche solo di non troppo stupido nel soffrire come cani per portare a termine una gara?
Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, rallegramenti! Sei un runner masochista e puoi selezionare la casella corrispondente nel sondaggione in alto a destra.