mercoledì 11 settembre 2013

Il sacchettaro

Il sacchettaro fa credere al coniuge che lo scopo degli allenamenti e delle lunghe trasferte domenicali sia quello di vincere qualcosa da mangiare da portare ai bambini. Poi ci crede lui stesso e in gara difende il cibo dei suoi bambini col coltello fra i denti da chi glielo vorrebbe portare via.
Fa credere ai figli che conquistare il terzo posto alla marcialonga del carciofo sia come vincere una medaglia olimpica. Poi ci crede lui stesso e in gara si esibisce in sprint all'ultimo sangue.
Il sacchettaro quando legge il programma di gara, evidenzia subito il numero dei premi di categoria. Il suo obiettivo di gara sarà infatti arrivare ultimo dei premiati, per portare a casa il sacchetto facendo la minor fatica possibile. Se c'è un elenco dei partenti, lo studia con molta attenzione evidenziando quelli della sua categoria, mettendo un punto esclamativo accanto a quelli forti, suoi concorrenti per il sacchetto, un punto interrogativo accanto a quelli un po' meno forti ma comunque da tenere sotto controllo e un triplo punto interrogativo accanto al nome degli sconosciuti.
Prima della partenza, con la scusa di scaldarsi, si aggira alla ricerca degli avversari diretti; controlla se ci siano o no, e, se ci sono, gli chiede con apparente nonchalance come stiano. La risposta però e scontata: un sacchettaro che ha rinunciato al sacchetto per problemi fisici o per obiettivi di allenamento lo ammette sempre volentieri; quasi sempre però, anche chi punta seriamente al sacchetto finge problemi per cercare di sviare l'attenzione.
Il sacchettaro deterministico, alla partenza, cerca di mettersi in prima fila, anche a rischio di essere travolto. Parte sempre veloce per avere completa padronanza della sua posizione nel gruppo. Poi assesta l'andatura e comincia la fase di controllo: ad ogni sorpasso deve verificare l'identità di chi passa. Se non lo conosce guarda il colore dei capelli per capire se può essere un avversario diretto - il sacchettaro odia i runners pelati - e, nel caso, chiede "e quello chi è?" O, direttamente a lui: "di che categoria sei?"
Un sacchettaro fuori sede non può controllare in modo deterministico la sua posizione di categoria e deve allora usare tecniche di controllo stocastiche. Guardando la posizione nella classifica assoluta dell'ultimo premiato della sua categoria nelle ultime 5 edizioni della gara, calcolando media e varianza, interpolando con una gaussiana e integrandola fino a ottenere 0.9, può identificare la posizione assoluta che gli darebbe una probabilità del 90% di entrare in premiazione.
E' facile arrivare primi, basta stare davanti a tutti. Arrivare quinti di categoria è un'impresa che richiede doti finissime di controllo e, se non la laurea, almeno un diploma di ragioneria.
Io? Non riesco quasi mai a partire davanti e perdo quindi subito il controllo della situazione. Sono piuttosto bravo invece nelle tecniche stocastiche, che spesso però, per avere un margine sufficiente di sicurezza, mi spingono ad arrivare troppo avanti; talvolta primo di categoria o, dio non voglia, addirittura nei premi assoluti, ottenendo, invece del sacchetto, quella piccolissima busta con dentro, al posto del pecorino, solo qualche immangiabile foglietto di carta. Sacchettaro sì e cestinaro anche, ma bustaro proprio no!
Il test: sei un sacchettaro?
  • Festeggi il capodanno ogni 5 anni? (Gli unici capodanni importanti sono quelli che portano ad un passaggio di categoria, gli altri ti fanno diventare solo un po' più vecchio)
  • Quando vedi il programma della gara, vai mai a guardare il numero di premi della tua categoria?
  • In gara, hai mai chiesto a qualcuno di che categoria fosse?

Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, congratulazioni, sei un sacchettaro. Attento a non finire nella mia categoria! Puoi cliccare sul tasto corrispondente nel sondaggione in alto a destra.