La vita sul pianeta
avanza in equilibrio fra respirazione e sintesi clorofilliana.
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Tutte le foto sono di Tore! |
Si respira forte anche di
sabato. È il giorno della montagna. Priamo vorrebbe fare 30 km per
provare la forza delle sue caviglie in vista del trail di Iglesias.
Tore ha in mente una grande escursione sul Lattias con pranzo finale
e vuole fare le prove. Metto insieme le due esigenze e dopo un'ora di
prologo con Priamo, saliamo con Tore e Giuseppe in cima al
meraviglioso Lattias. Cagliari respira, noi di più. Il respiro del
bosco, l'ampio respiro delle visuali, erezioni granitiche e
querciose, fino a restare senza fiato, per la bellezza, per l'asma
di Tore, per la salita.
Ma dopo il sabato viene la
domenica.
Per respirare, bisogna
alternare in modo preciso inspirazioni ed espirazioni che se si
inspira dimenticandosi di espirare, si rischia di esplodere.
Vado a Cagliari più per
socialità che per voglia di correre ma, visto che sono lì, mi
iscrivo alla non competitiva di 6 km. L'anno scorso, mancando
malauguratamente la prima deviazione, ne avevo fatti 10, oggi non so
davvero come andrà a finire.
Le gambe sono stanche. Ieri,
seppure con calma, ho fatto più di 1000 metri di dislivello su
sentieri non semplici. La schiena è indolenzita, l'asfalto è duro e
piatto, le scarpe sono rotte e le calze sono riciclate e puzzano.
Ieri avevo messo insieme le uniche due calze senza buchi rimaste, una
di lana, l'altra di cotone e oggi, se voglio correre, non mi resta
che pescare nel cesto dei panni sporchi.
È in questo stato fisico,
chimico e mentale che mi presento al ritrovo ma ho letto che c'è
musica dal vivo: andiamo ad ascoltarla.
Si parte dietro. Dietro le
mamme con bimbi in carrozzina, dietro quelli che fanno 100 metri
correndo e poi si fermano stravolti. Mi sento anch'io uno di loro e
invece di slalomare agguerrito, mi adeguo al passo dominante. Poi la
strada si allarga e il passo si allunga in modo del tutto naturale e
il mio moto relativo mi fa avanzare lungo il serpentone incontrando
gente sempre diversa. Vado 1-2 km all'ora più veloce del serpente e
il respiro è agevole, quindi, quando supero qualcuno che conosco,
c'è tutto il tempo di salutarsi e scambiare due parole; 10 – 15
secondi, non di più; le eventuali chiacchiere si perdono nella
distanza.
Il secondo bivio mi
sorprende troppo presto e lo manco. Mi dicono di stare a destra ma le
gambe vanno a sinistra. Volevo poi sentire la musica dal vivo e ne ho
trovata poca. Mi aspetto che il meglio debba ancora arrivare e non mi
sbaglio. Il poetto è un continuo di band e quando il rock è potente
non posso fare a meno di muovere il passo al ritmo della batteria. E
poi si vola. È questo l'effetto che mi fa la musica dal vivo mentre
corro.
Mal di schiena e rigidità
pian piano si sciolgono e a parità di sforzo vado più veloce e
continuo ad avanzare lungo il serpentone, superare e salutare. Ora il
gesto di correre mi fa davvero piacere. Non sono allenato ad andare
veloce e non spingo più di tanto; non devo poi scordarmi di essere
cardiopatico! Però questo è correre: i piedi che si fanno molla e
spingono quasi senza sforzo, i polmoni che alternano inspirazioni ed
espirazioni, il cuore che, ogni tanto, batte un colpo … sto
andando a 4.15, non di più, ma è una bellissima sensazione. Si
entra al molentargius; il gruppo dell'ora e quaranta occupa tutta la
strada e mi rallenta un po', poi trovo spazio e torno a respirare
intensamente. Il clima è gradevole, il vento soffia sempre a favore,
sembra tutto perfetto ma quando, dal quindicesimo chilometro, dopo
mille metri, si è passati al diciassettesimo, si è creato un certo
sconcerto. I podisti sono precisi, stanno attenti ai 2, 3 secondi al
chilometro che corrispondono a circa 10 metri. Vedere sparire un
intero chilometro è stato scioccante. Che fine ha fatto il
sedicesimo? Mi aspettavo di ritrovarlo più avanti; magari aveva
deciso di crescere e superare il 18 … forse si nascondeva nel
ventesimo chilometro che infatti risultava lungo 1600 metri … non è
più ricomparso e l'arrivo ha sorpreso un po' tutti, ancora in cerca
del sedicesimo chilometro; credo che i sommozzatori lo stiano ancora
cercando nei canali del molentargius ma, probabilmente è fuggito
altrove, forse ai caraibi. Comunque, dovendo fare 6 chilometri, il
sedicesimo era fuori dal mio territorio e non mi posso certo
lamentare. Gli auguro il meglio, davvero, lo andrò a trovare.
Considerato che sono partito
dietro a tutti gli 800 e oltre e che all'arrivo ne avevo davanti 250,
ho superato quasi 600 atleti considerando solo quelli della mezza
maratona. Un bel modo di socializzare, di respirare, di vivere.