Visualizzazione post con etichetta sondaggione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sondaggione. Mostra tutti i post

sabato 5 luglio 2014

Inviato speciale nella terra di mezzo.

È il velleitario che vi scrive; in questo momento lui dorme e son riuscito a raggiungere la tastiera. In questo periodo è lui che domina e mi manda a fare corse di 7km intorno agli isolati. Dovete aiutarmi! Se potessi fare le prossime follie anche per conto vostro, lui dovrebbe ascoltarci. Inoltre mi sentirei “assecondato” e sarei meno solo lì all'inferno. Allora vi chiedo: di quale avventura vi piacerebbe sentir raccontare? Magari una che avreste sempre voluto fare ma non avete avuto il coraggio, o che avete già affrontato e vi piacerebbe rivivere nel mio racconto.
Ecco qualche sfida che mi attira ma lui, da solo, non me le farebbe mai fare:
  • Triathlon distanza ironman – Già fatto, ma resta sempre una sfida formidabile. Per renderlo più appetitoso potrei puntare a scendere sotto le 10 ore o a guadagnare la mitica “slot”
  • 100km su strada – È difficile. Non per niente ho fallito 2 volte. Non riesco a concepire l'idea di camminare per ore su strada asfaltata, sarebbe troppo noioso. Allora dovrei correre per tutti i 100km ed è impegnativo dal punto di vista fisico e mentale, per me una vera sfida.
  • Un vero mitico ultratrail – Ultratrail veri non ne ho mai affrontati. I 100km con 4km di dislivello di Lanusei erano divisi in 3 giorni. In un vero ultratrail si tratterebbe di fare tutto di fila. Rispetto alla corsa su strada è più impegnativo ma il ritmo sarebbe più rilassante, non sentirei l'obbligo di correre sempre e avrei la natura al mio fianco.
  • Finire una maratona in 2 ore più l'età – Questo è un obiettivo completamente diverso. L'ho sfiorato 2 anni fa con le 2h48 di Roma a 47 anni di età. Ora mi basterebbe un 2h49 che comunque vuol dire un passo di 4' al km. Forse questa lui me la farebbe provare …
  • Altro – Accetto suggerimenti, purché velleitari!
  • Riposati che sei vecchio – Ecco, come temevo lui si è svegliato ...

Perché non mi date una spintarella? Basta un clic nel sondaggio in alto a destra!  

venerdì 4 luglio 2014

Clicca che ti passa: risultati definitivi

A 4 giorni dalla chiusura del sondaggio “clicca che ti passa” è finalmente finito lo spoglio delle schede e posso pubblicare i risultati definitivi.
Con l'aiuto del tempo e dei magici clic, gli infortuni sono ormai guariti e dimenticati. Resta questa raccolta dati, che, grazie all'affluenza record di ben 32 votanti, ha la significatività statistica dei “grandi numeri”. 32 è un grande numero? Supera il numero delle dita di mani e piedi, quindi secondo il primo principio dell'aritmetica digitale, è addirittura incommensurabile. Rientra solo nelle matematiche superiori, come l'aritmetica del pallottoliere.
Insomma, è statisticamente provato che il tallone, con le sue 11 preferenze è la bestia nera dei lettori del blog. Non è chiarissima la correlazione fra la lettura del blog e l'infortunio al tallone ma sospetto che abbia a che fare con balzi dalla sedia o cadute fuggendo dal computer. Molto più chiara è la correlazione fra la lettura del blog e gli infortuni alla testa che però arriva solo al secondo posto con 7 preferenze. La classifica segue con: 5 piede, 4 ginocchio, 4 altro (il sesto arto?), uno nessuno (e centomila).

Ora che questo sondaggio è chiuso, posso finalmente aprirne un altro che se no faceva corrente …

giovedì 13 marzo 2014

L'uscita dei polli – clicca che ti passa.

A circa tre mesi dalla chiusura delle votazioni per il sondaggioCliccache ti passa. Dov'è il tuo tendine preferito?” ecco i primi exit polls.
I votanti sono stati ben 22 per ora con un'affluenza che già supera del 70% quella della precedente tornata elettorale.
In questo mondo capovolto, è in testa il mio amato tallone con 10 voti. E la testa, è in giù, come in una verticale, al secondo posto, con 5 voti. Dopo queste inutili sporgenze, troviamo finalmente il ginocchio con 4, il piede con 1, e nessuno con nessuno. 2 voti per “altro” che temo possa essere il sesto arto.

Ora, per convincere chi non lo avesse ancora fatto a votare, vorrei pubblicare le testimonianze di chi è guarito con un solo clic del mouse (e qualche pillola di tempo1). Comincio con quella di un buon atleta (1h18 nella mezza, 2h48 nella maratona, 10h12 nell'ironman) che rischiava di dover appendere le scarpe al chiodo alla tenera età di 48 anni.
“Beh che dire, avevo questo cazzo di dolore al tallone che non passava, le ho provate tutte, il ghiaccio, la bici, il nuoto, ho perfino cambiato le scarpe … il riposo? Ma che, vi sembro scemo? … ho navigato tanto su internet fino ad avere il mal di mare … un ortopedico? Ma che, vi sembro scemo? … finché finalmente, a pagina 2315 di google, ho trovato il sito di una specie di mago “il velleitario”, roba di fantasmi, che offre la guarigione con un semplice tocco di mouse, una specie di pranoterapia in remoto; ero convinto che cliccando mi avrebbe chiesto il numero della carta di credito ma invece è tutto gratis, forse perché ero il primo cliente e non funzionava ancora bene l'applicazione paypal … comunque nel giro d'un mese da quel clic m'è passato tutto. Davvero, funziona. Provate anche voi. Ora corro, come la vispa teresa a calpestar farfalle”
Un'altra testimonianza è quella di Fausto, che troppo audacemente aveva cliccato su “NESSUNO” e, da allora, ha cominciato ad avere problemi. Non sfidate la magia, usatela!
E a te è passato? Scrivi un commento con la tua testimonianza. Non hai ancora votato? Clicca che ti passa!

Note:

1Il tempo è quasi sempre la medicina migliore. Ricordo che quando i miei figli erano piccoli e si facevano male, li prendevo in braccio e gli offrivo dosi di tempo. “Fa molto male? Allora ti do un dieci” e cominciavo a contare lentamente fino a 10. Al 2, di solito, già smettevano di piangere. Il 10 è la dose massima per non causare assuefazione, che, se ci si assuefà al tempo, la vita finisce subito.

martedì 14 gennaio 2014

La testa

L'uomo ha 5 arti (tacciamo, pudicamente, del sesto1) e 7 arti. Farebbero 12 ma le 7 arti femmine stanno sempre lì a chiacchierare, disegnare o suonare: tutta apparenza e poca sostanza2. Considero perciò solo gli arti maschi. In ordine di importanza, abbiamo:
Le 2 gambe.
Le 2 braccia che si limitano a funzioni accessorie come coadiuvare l'equilibrio, d'emergenza come arrancare carponi, o di supporto come firmare assegni.
Infine la testa la cui funzione è ancora misteriosa. Perfino come zavorra è inutile, perché non ce ne si può liberare facilmente per alleggerirsi. Oltre all'inutile peso, è sovente causa d'intralci: dal lieve macchimelofaffare fino al terribile blocco motivazionale.
La testa è l'unico fra gli arti maschi, insieme, forse, al fantomatico sesto, ad apprezzare veramente le arti femmine; in particolare, quando corre, si fa spesso accompagnare da una di queste, musica, portandosela attaccata alle orecchie. In queste condizioni è innocua e si lascia trasportare passivamente ondeggiando lievemente al ritmo del passo.
Purtroppo, a volte, esce dal torpore istituzionale ed esercita il diritto di veto. Con la scusa di “togliere qualche sassolino dalla scarpa”, blocca tutto e pretende che le siano fornite le “motivazioni” dell'azione da intraprendere. In assenza di motivazioni, applica il veto: fa appoggiare il sedere, suo fedelissimo alleato, disattivando in tal modo le gambe.

Vi capita mai il blocco motivazionale descritto qui sopra? Se sì, forse potete liberarvene a la Robespierre, oppure cliccando “testa” nel sondaggio in alto a destra. Clicca che ti passa!

Note:
1 Se ne parla nel film “Il sesto arto” film di genere porno sovrannaturale, prossimamente nei migliori cinema.
2 E' solo uno stupido gioco di parole. Donne, non sto parlando di voi.

Voci correlate:

mercoledì 8 gennaio 2014

Il tallone

Il tallone, quando si corre, non va appoggiato; i kenioti non lo fanno. Se lo appoggi, sei un tapascione; il solo fruscìo del tallone che sfiora il suolo fa rabbrividire qualsiasi allenatore.
In bicicletta è ancora più inutile e resta, come un peso morto, appeso al blocco funzionale piede/pedale. E allora a cosa serve? Solo quando siamo fermi davanti al buffet, ci aiuta a non cadere ma basterebbe una sedia e ne potremmo fare a meno.
Chi ha la possibilità di progettare un piede, lo omette. Non c'è traccia di tallone nelle gambe artificiali di Pistorius.
Proprio per questo l'amiamo: è inutile come un panda, soffre inutilmente e, prima o poi, con l'evoluzione, si staccherà come un'unghia pesta.
Fin dall'antichità si parla del problema. Achille, è risaputo, aveva, come noi, problemi al tallone. Si è dovuto fermare e non ha mai raggiunto la tartaruga. Fine della storia. Altro che paradosso: era una banale tendinite.

Bene, diamo un po' di soddisfazione a quest'inutile sporgenza callosa: votiamola. E' già in netto vantaggio e vaneggia di rottamare gli altri pezzi: pensate, un tallone senza piede, utopia al contrario come piace oggi. Avanti talloniani, sgretoliamo il sistema! Clicca che ti passa!

lunedì 6 gennaio 2014

Il piede

Il piede è un appoggio. Si distingue dal sedere perché è più piccolo e inutilmente complicato. E' infatti pieno di atavismi, retaggi fossili di un passato ormai lontano. Ci sono le dita, con cui non solo non si riesce a prendere niente, ma è anche difficile suonare il piano o comporre un numero di cellulare. Per non parlare delle unghie, il cui unico scopo è diventare blu quando si corre troppo. Per noi corridori, basterebbe una base morbida, un sederino con due cuscinetti su cui appoggiare il peso ammortizzando l'impatto col suolo. Invece è pieno di tendini frustrati che non accettando supinamente il ruolo passivo di cuscinetti, spesso protestano infiammandosi.
Quando mi parlano di fasciti plantari, infiammazioni al calcagno e simili, inizialmente mi sorprendo che esista qualcosa di infiammabile là sotto, poi ricordo un episodio del passato.
Avevo un piede. Bello, sano, giovane. Un giorno, esasperato dal miagolio continuo e querulo di una gatta viziata, le diedi un calcio attraverso il vetro di una portafinestra. Ovviamente ero scalzo. Forse non avevo visto il vetro o, forse, volevo solo fare il gesto del calcio per spaventare la gatta. Non ricordo. Comunque il vetro si ruppe, la gatta imparò a miagolare sottovoce ed io mi ritrovai con un bel taglio sotto la pianta del piede. Quando la ferita si rimarginò, per un po' mi rimase una sensazione di corpo estraneo ma presto dimenticai l'accaduto. Ricominciai a correre e iniziai a fare le prime gare: mezze maratone, poi maratone, triathlon … ogni tanto sentivo dei dolorini sotto la pianta, si infiammava gonfiandosi ma dopo qualche giorno di riposo, passava. Anni dopo, feci una radiografia per una sospetta frattura in seguito ad una caduta. Ricordo ancora il radiologo, radioso, con un sorriso ai raggi x; era davvero contento; dopo una giornata noiosa, finalmente aveva trovato qualcosa di interessante: un bel pezzo di vetro conficcato nell'osso sotto la pianta. Per qualche mese ho continuato a correrci ma la consapevolezza di correre sopra un vetro mi infastidiva; non sono un fachiro e preferisco sempre la morbida terra a braci, chiodi o vetri. Me lo feci togliere e lo conservo ancora in un barattolo. Da allora, il piede non mi ha più dato problemi.
E voi? Anche voi avete una gatta?
Se avete il piede infiammato, non riuscite a metterlo in congelatore e non avete voglia di fermarvi, fate come quel genio di Amundsen, che per risolvere la sua fascite plantare è andato a cercare la più grande borsa del ghiaccio del mondo – il pack antartico – e ci ha corso sopra.
O, se anche questo non dovesse funzionare, quando tornate dal polo sud selezionate la casella “piede” del sondaggio in alto a destra: clicca che ti passa!


Disclaimer: “no animals were harmed in the making of this post, except myself

domenica 5 gennaio 2014

Clicca che ti passa

Anno nuovo, sondaggio nuovo. 6 mesi di tempo per provare a superare l'altissima affluenza del sondaggio vecchio, ben 13 votanti e quorum infranto e infartato.
A grande maggioranza, 9/13 siamo “forrest gump”, niente ci può fermare … o forse sì? Possibile che i tendini di Forrest non abbiano mai protestato?
Il chiacchiericcio che precede la partenza di una gara per me è terapeutico. Anche se mi sento mezzo rotto, infortunato o infiammato, dopo pochi minuti scopro di essere il più sano di tutti. Qualsiasi sia il tendine che mi duole, lo indico dicendo: “quello lì” e tutti lo conoscono per nome, cognome, anatomia e carattere, l'hanno ecografato, risuonato, manipolato, infiltrato o perfino operato.
Allora mi è venuta la curiosità. Qual'è il più bastar... ops … qual'è il vostro tendine preferito? Quello a cui fate le coccole, mettete il ghiaccetto, cantate la ninnananna? Siccome esiste una quantità spropositata di tendini e quasi tutti con mania di protagonismo, per semplicità (e per ignoranza) li raggruppo geograficamente in ginocchio, tallone, piede, testa (sì, testa, perché? non vi capita mai di non riuscire ad alzarvi o di dovervi fermare per tendinite motivazionale acuta?) altro, e NESSUNO. Se siete così fortunati da cliccare “nessuno” avrete poi sei mesi di tempo per cambiare risposta …
Io preferisco il tallone, lo dico piano per non ingelosire il ginocchio, l'ho più caro forse perché è l'ultimo e spero che con questo clic si senta appagato e mi lasci correre tranquillo. Fallo anche tu: clicca che ti passa.
A breve, per chi non sapesse di cosa sto parlando, una breve descrizione anatomico-sentimentale dei vari pezzi. Comincio col ginocchio, riprendendo un estratto della descrizione che avevo scritto lo scorso aprile, quando era il mio preferito.

Ginocchio

Noi, gli stessi che il giorno prima si lanciavano giù di corsa per sentieri sconnessi saltando agilmente radici e sassi, la mattina, scendiamo la scala interna di casa appesi alla ringhiera per alleggerire il carico sulle gambe, facendo due passi per ogni gradino e facendo la conta per decidere quale sarà la gamba che dovrà scendere per prima il prossimo. Di solito, sono solo i muscoli un po' cristallizzati dal riposo notturno e basta scaldarli un minutino al microonde perché si sciolgano e ricomincino a funzionare.
Qualche volta, però, i fastidi non spariscono con il riscaldamento e se provate a usare il grill e cominciate a sentire odore di pollo arrosto, state solo peggiorando la situazione. Se va bene è un risentimento muscolare, se va male è un tendine se va peggio è il ginocchio.
Comunque, "fra il sapere e il non sapere", come disse una volta il genio del villaggio, "se il caldo non funziona proviamo col freddo". Lui stesso, dopo lunghe riflessioni, capì che mettere il ginocchio in frigo era troppo complicato. E allora scoprì il ghiaccio!
E invece quell'altro, lo scemo, diceva: "se correre fa male, il riposo fa bene". Non aveva capito niente. Se correre fa male ... si va in bici!

martedì 15 ottobre 2013

Il sondaggione - L'uscita dei polli (exit polls)

Lo so, la tensione si può quasi palpeggiare, è ormai vicina al limite di rottura e vi sta per dare uno schiaffone, l'attesa per i risultati del sondaggione è spasmodica e trepidante allora, per ragioni di ordine pubblico, in attesa della chiusura definitiva delle urne prevista per fine anno, sono costretto a darvi qualche anticipazione. E allora usciamoli questi polli! 
Il numero di voti spogliati finora (8), a dire il vero non ha una rilevanza statistica significativa e qualche deviazione sarà possibile nei risultati definitivi.
Statistica misera, dicevo, ma ho visto di peggio. Anni fa, mi occupavo di campi elettromagnetici e mi incuriosiva il processo a carico delle antenne di radio vaticana. Quando avevo letto che l'accusa aveva portato una perizia per dimostrare che l'inferenza statistica di una certa malattia era maggiore nella zona intorno alle antenne, ero andato a vedere il documento per scoprire che era basato su UN singolo caso. Avevano tracciato un cerchio intorno all'antenna che comprendeva giusto giusto quel caso … se avessero fatto il cerchio appena più piccolo avrebbero avuto 0 casi ed avrebbero potuto usare lo stesso documento come prova in un processo di beatificazione: intorno alle antenne la probabilità di quella malattia si riduce a zero! Miracolo! Insomma, in confronto 8 è già un bel numero. Se presentassi questi risultati ad una rivista di fisica, mi sputerebbero metaforicamente in un occhio e uno sputo metaforico puo' essere peggio di uno reale: non si asciuga, una rivista di medicina potrebbe quasi accettarli, anche se i medici un po' di statistica stanno iniziando a padroneggiarla; se li presentassi ad una rivista di giurisprudenza, rischierei il premio Nobel!
Inutile dire che uno degli 8 sono io! E il mio voto vale quindi ben il 12.5%. E' una bella soddisfazione, mi fa sentire importante ... come mi piacerebbe avere lo stesso peso quando voto per le elezioni politiche!
Bando alle ciance, veniamo ai risultati:

sacchettaro 1 (12%) (e sono io!)

buffettaro 2 (25%) (possibile che solo il 25% dei runners sia buffettaro? Avete mai visto la ressa ai buffet post gara? Tutti buffettari inconsapevoli? Su dai, confessate e mettetevi l'anima in pace)

collezionista 1 (12%)

masochista 2 (25%)

forrest gump 5 (62%) (qui abbiamo un probabile vincitore! Maggioranza assoluta, niente inciuci)

tapascione 2 (25%)

altro 0 (0%) (nessun wellrunnessaro là fuori? Dai, non mi arrabbio!) 

Insomma, risultati di grande interesse anche se molto parziali. Se non avete ancora votato, non esitate: i polli ormai sono "fuori" e ridono come polli e con i polli ed il loro riso ci facciamo un bel piatto indiano! 

martedì 1 ottobre 2013

Il buffettaro




Il buffettaro è pragmatico: mangiare è necessario, correre no. È facile allora definire le priorità: correre per mangiare ha senso, mangiare per correre no. Allora le gambe sono solo un “mezzo” di trasporto per raggiungere il “fine” buffet. Puro sillogismo. Lo stomaco comanda, le gambe eseguono.
Il buffettaro è razionale; dividendo il costo dell'iscrizione per la differenza calorie entranti – calorie uscenti, ottiene il prezzo in euro per caloria netta e lo confronta con i prezzi di mercato. Quando il risultato è troppo elevato, pensa: “mi conveniva andare al ristorante” e l'anno dopo va al ristorante.
Usa la matematica anche per il conto dei giri. Cerca sempre di evitare che il numero di giri del buffet sia inferiore al numero di giri del percorso di gara e sostiene che, per la legge di conservazione dei giri, se ha saltato un giro del percorso deve compensare con un giro in più del buffet.
Io? Sono buffettaro dentro ma anche forrest gump. Godo a fare tanti chilometri per poi abbuffettarmi come un maiale. Quest'anno, correndo gli ultratrail, ho scoperto che si può anticipare il buffet, cominciando ad abbuffarsi anche durante la gara, bevendo birra e mangiando di tutto ai ristori, arrivando così alla congiunzione perfetta: mangiare per correre e correre per mangiare corto-circuitano in uno scoppio di vita ... è questo la felicità?
Il test: sei un buffettaro?
  • Prima di decidere se partecipare ad una competizione, consulti la “guida buffet” del velleitario?
  • Tornando a casa dopo una trasferta “sportiva” ti capita di pesare più di quando eri partito?
  • Quando parli di “integratore” ti riferisci a maialetto e birra?

Se hai risposto “sì” ad almeno due delle tre domande, mi spiace ma neanche tu sei wellrunnessaro. Sei un povero buffettaro e devi beccarti gli insulti di Albanesi e cercare di convertirti al più presto se non vuoi rischiare di finire i tuoi giorni mangiando anziché correndo. Non scordarti di schiacciare il pulsante corrispondente nel sondaggio in alto a destra!




.
Il mio palmares alla 60km di Macomer:
Nel 2010 5h13, 5 birre 
Nel 2011 4h59, 7 birre
Nel 2012 4h43, 10 birre


sabato 21 settembre 2013

Il tapascione

È una giornata umida, l'asfalto è ricoperto da un velo d'acqua. Uno strano rumore risuona in lontananza, poi sempre più vicino finché si ode distintamente: “tapash – tapash”; è il rumore tipico del passo "tallone-pianta": sta arrivando un tapascione. I perfezionisti del running storcono il naso a sentire il suono di quel passo, è poco efficiente. A lui però non interessa correre veloce. Partecipa alle competizioni per stare in compagnia e se corresse troppo veloce, gli mancherebbe il fiato per chiacchierare.
In gara, preferisce correre in compagnia di amici e, se non ne trova, cerca di fare amicizia con gente sconosciuta. A volte, il tapascione maschio di mezzetà-avanzata, si posiziona dietro a giovani donne dalle natiche ridenti; racconterà poi: "giuro, quel culo mi ha sorriso!” e con quella scusa, attacca bottone anche con loro.
Quasi sempre, alla vista dal traguardo il suo spirito agonistico si risveglia dal torpore e lo spinge a disputare lo sprint per la centordicesima posizione ed è sempre uno sprint epico che verrà raccontato nel dopo gara con gran dovizia di dettagli. È bello ascoltarlo, sentire la passione che lo pervade e vedere come si trova a suo agio fra centinaia di persone. Improvvisamente il silenzio, qualcosa di ancora più importante ha attirato la sua attenzione: è arrivato il cibo! Ma questa è un'altra storia ...

Io? Non sono certo un chiacchierone e in gara più di 5-6 sillabe alla volta non le dico mai. Il fiato che mi resta lo uso per correre. Sono un buon ascoltatore però e all'arrivo mi piace farmi circondare da tapascioni che, a loro volta, sono contenti di poter parlare con qualcuno che non li interrompe.

Il test: sei un tapascione?
  • In gara chiacchieri? (Per rigore scientifico, ecco la definizione di “chiacchiera”: con dieci sillabe si può comunicare qualsiasi cosa, se ne pronunci di più stai chiacchierando!)
  • Quando, in gara, raggiungi un amico, invece di accelerare per asfaltarlo meglio, rallenti per metterti al suo passo?
  • “A3” per te è la Napoli-Reggio Calabria o sono scarpe da gara?
Se hai risposto "sì" ad almeno 2 delle 3 domande, hai lo spirito del tapascione! Puoi infilare la freccetta nel quadratino corrispondente del sondaggio in alto a destra e pigiare il tasto sinistro del mouse.

mercoledì 18 settembre 2013

categoria altra - i wellrunnessari

Oggi, cercando in rete una definizione precisa di "tapascione", mi sono imbattuto in un articolo di Albanesi, in cui definisce categorie di runners in base alle motivazioni che li inducono a correre. Mi ha dato un po' fastidio leggerlo, perché, oltre ad essere un plagio preventivo (si dice così?) della mia classificazione (oltre al tapascione c'è il sacchettaro, il collezionista viene chiamato "visibile"), è anche cattivello. Io, quando descrivo un corridore, metto ironia ma anche amore perché in fondo parlo sempre anche di me e io mi amo; lui invece vuole dimostrare che l'unico runner che va bene è quello che ha inventato lui (ha perfino registrato il marchio!) ovvero quello che persegue il "wellrunness" cioè "la pratica della corsa con lo scopo di correre fino alla fine dei propri giorni."
Omette però di specificare se questa fine dei giorni è anticipata o posticipata dalla pratica del "wellrunness". A pensarci bene, infatti, anche correre verso un burrone rientra nella definizione di "wellrunness" riportata qui sopra.
Va beh: qui c'è l'articolo (link). Se vi sentite "wellrunnessari" pigiate "altro" nel sondaggione in alto a destra.

lunedì 16 settembre 2013

Il masochista

Il masochista all'agonismo preferisce l'agonia: non gareggia contro gli altri, ma contro sé stesso e lo fa senza esclusione di colpi. In allenamento non corre mai più dei 2/3 della distanza di gara, “tanto l'ultimo terzo si fa con la testa” dice, e completa l'allenamento facendo un tuffo fra le ortiche per allenare la testa alla lotta contro gli arti ribelli.
Al nostro masochista piace soffrire ma non tutte le sofferenze sono uguali, altrimenti se la caverebbe con una semplice martellata sui genitali. Lui predilige le sofferenze lunghe e sottili. Lo possiamo immaginare il venerdì sera che decide cosa fare durante il week-end: “potrei andare a passare la notte sdraiato nudo su quelle rocce appuntite erose dal vento … no, troppo poco doloroso … forse allora potrei invitare tutti gli amici e i compagni dei miei figli per una grande festa, facendo scegliere la musica a loro … no, va bene soffrire ma non esageriamo; ecco, trovato: correrò un'ultramaratona!”
Io? Non sono masochista anche se, a dire il vero, spesso finisco per soffrire. Faccio esperienze che a volte finiscono male e non vorrei ripeterle ma che colpa ne ho se la sofferenza nei ricordi si trasforma in gloria? Parto sempre con la ferma intenzione di non soffrire ma che colpa ne ho se sono velleitario? Insomma, forse sono masochista a livello inconscio ma più probabilmente sono solo solo un po' tonto. E voi?
Il test: sei masochista?
  • Ti sei mai puntato il pettorale direttamente sul petto?
  • Hai mai partecipato ad una gara con la quasi certezza di soffrire?
  • Secondo te, c'è qualcosa di eroico o di bello o almeno di dignitoso o anche solo di non troppo stupido nel soffrire come cani per portare a termine una gara?
Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, rallegramenti! Sei un runner masochista e puoi selezionare la casella corrispondente nel sondaggione in alto a destra.

domenica 15 settembre 2013

Forrest gump

Forrest gump corre perché correre è bello; fa respirare a pieni polmoni e battere il cuore veloce, fa vivere un po' più forte, insomma. Forrest gump corre perché correndo può andare lontano e poi ancora più in là, a scoprire cosa c'è dietro una curva o al di là di una montagna. Forrest gump corre perché correre lo fa sentire libero.
Quando ha qualcuno davanti, forrest gump lo supera, non per arrivare prima di lui ma per avere la visuale libera e vedere gli alberi e la montagna piuttosto che la sua schiena sudata e traballante e per avere il passo libero piuttosto che seguire quello di qualcun altro. E se qualcuno gli fa osservare che così prende più vento in faccia, lui replica che il vento in faccia è una delle ragioni per cui corre.

Io? Sono sicuramente forrest gump. Ho cominciato a correre, andare in bici e nuotare in mare decenni prima di pensare alle gare o alla salute e già da bambino, quando andavo a camminare in montagna con la famiglia, non sopportavo la vista delle schiene traballanti, me lo ricordo bene, volevo passare avanti, non per agonismo ma per voglia di libertà. Adesso, durante le gare mi trasformo quasi sempre in sacchettaro e, soprattutto in bici, non disdegno la vista delle schiene ma il piacere di correre è sempre quello e si sublima quando corro da solo nella natura.
Il test: sei un forrest gump?
  • Correre, ti piace più mentre corri che quando hai finito?
  • Se sono previste due distanze di gara, scegli la lunga?
  • Mentre corri ti dà fastidio avere qualcuno davanti?
Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, complimenti, sei un forrest gump: se riesci a fermarti un attimo, puoi cliccare sul tasto corrispondente nel sondaggione in alto a destra.

giovedì 12 settembre 2013

Il collezionista

L'obiettivo principale del collezionista è arrivare al traguardo della gara per prendere la medaglia, aggiungerla alla collezione e aggiornare il curriculum podistico. Come, nel curriculum di un ricercatore, conta più il numero di pubblicazioni che la loro effettiva qualità, anche il nostro collezionista non si preoccupa di finire fra gli ultimi, tanto la medaglia l'avrà lo stesso. L'esito effettivo della gara svanirà presto nell'oblio mentre la medaglia resterà lì, luccicante, a ricordare, a tutti ma soprattutto a sé stesso, la conquista di quel traguardo.
Collezionisti non si nasce, si diventa; è, di solito, uno degli ultimi stadi della carriera di un podista: arriva un giorno in cui il nostro podista tira fuori dai cassetti le vecchie medaglie e comincia a guardarle una per una, passandoci sopra la manica come per lucidarle, rievocando le sensazioni di quegli arrivi, quelle sofferenze, quel sentirsi a metà fra l'eroico e lo stupido. Una lacrima indugia affacciandosi sul ciglio di un ciglio. Da quel momento, le medaglie saranno per lui la principale motivazione per correre e sarà diventato collezionista.
Io? Anch'io vado fiero delle mie gare. Ne trattengo a lungo i ricordi in un angolo del cervello finché cominciano a fermentare e con i gas prodotti mi si gonfia l'ego. A volte, il mio ego è così gonfio che mi sfiata dal culo; l'orgoglio gorgoglia e poi esce formando un alone di gloria un po' puzzolente. Però non do importanza ai simboli e le mie medaglie giacciono dimenticate in vari sacchetti sparsi negli armadi di casa. A dire il vero, da un annetto a questa parte, ogni volta che le guardo mi fanno l'occhiolino ma io mi volto ostentando indifferenza e passo oltre prima che risveglino emozioni sopite. E poi, non ho passato il test qui sotto e quindi non sono collezionista. Non ancora, per lo meno ... e tu?
Il test: sei un collezionista?
  • Quando leggi il programma di una gara, vai a guardare se danno la medaglia?
  • Le medaglie le tieni con cura e le coccoli con baci o carezze?
  • Guardando le medaglie conquistate ti si gonfia l'ego?
Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, congratulazioni, sei un collezionista e puoi cliccare sul tasto corrispondente nel sondaggione in alto a sinistra.

mercoledì 11 settembre 2013

Il sacchettaro

Il sacchettaro fa credere al coniuge che lo scopo degli allenamenti e delle lunghe trasferte domenicali sia quello di vincere qualcosa da mangiare da portare ai bambini. Poi ci crede lui stesso e in gara difende il cibo dei suoi bambini col coltello fra i denti da chi glielo vorrebbe portare via.
Fa credere ai figli che conquistare il terzo posto alla marcialonga del carciofo sia come vincere una medaglia olimpica. Poi ci crede lui stesso e in gara si esibisce in sprint all'ultimo sangue.
Il sacchettaro quando legge il programma di gara, evidenzia subito il numero dei premi di categoria. Il suo obiettivo di gara sarà infatti arrivare ultimo dei premiati, per portare a casa il sacchetto facendo la minor fatica possibile. Se c'è un elenco dei partenti, lo studia con molta attenzione evidenziando quelli della sua categoria, mettendo un punto esclamativo accanto a quelli forti, suoi concorrenti per il sacchetto, un punto interrogativo accanto a quelli un po' meno forti ma comunque da tenere sotto controllo e un triplo punto interrogativo accanto al nome degli sconosciuti.
Prima della partenza, con la scusa di scaldarsi, si aggira alla ricerca degli avversari diretti; controlla se ci siano o no, e, se ci sono, gli chiede con apparente nonchalance come stiano. La risposta però e scontata: un sacchettaro che ha rinunciato al sacchetto per problemi fisici o per obiettivi di allenamento lo ammette sempre volentieri; quasi sempre però, anche chi punta seriamente al sacchetto finge problemi per cercare di sviare l'attenzione.
Il sacchettaro deterministico, alla partenza, cerca di mettersi in prima fila, anche a rischio di essere travolto. Parte sempre veloce per avere completa padronanza della sua posizione nel gruppo. Poi assesta l'andatura e comincia la fase di controllo: ad ogni sorpasso deve verificare l'identità di chi passa. Se non lo conosce guarda il colore dei capelli per capire se può essere un avversario diretto - il sacchettaro odia i runners pelati - e, nel caso, chiede "e quello chi è?" O, direttamente a lui: "di che categoria sei?"
Un sacchettaro fuori sede non può controllare in modo deterministico la sua posizione di categoria e deve allora usare tecniche di controllo stocastiche. Guardando la posizione nella classifica assoluta dell'ultimo premiato della sua categoria nelle ultime 5 edizioni della gara, calcolando media e varianza, interpolando con una gaussiana e integrandola fino a ottenere 0.9, può identificare la posizione assoluta che gli darebbe una probabilità del 90% di entrare in premiazione.
E' facile arrivare primi, basta stare davanti a tutti. Arrivare quinti di categoria è un'impresa che richiede doti finissime di controllo e, se non la laurea, almeno un diploma di ragioneria.
Io? Non riesco quasi mai a partire davanti e perdo quindi subito il controllo della situazione. Sono piuttosto bravo invece nelle tecniche stocastiche, che spesso però, per avere un margine sufficiente di sicurezza, mi spingono ad arrivare troppo avanti; talvolta primo di categoria o, dio non voglia, addirittura nei premi assoluti, ottenendo, invece del sacchetto, quella piccolissima busta con dentro, al posto del pecorino, solo qualche immangiabile foglietto di carta. Sacchettaro sì e cestinaro anche, ma bustaro proprio no!
Il test: sei un sacchettaro?
  • Festeggi il capodanno ogni 5 anni? (Gli unici capodanni importanti sono quelli che portano ad un passaggio di categoria, gli altri ti fanno diventare solo un po' più vecchio)
  • Quando vedi il programma della gara, vai mai a guardare il numero di premi della tua categoria?
  • In gara, hai mai chiesto a qualcuno di che categoria fosse?

Se hai risposto "sì" ad almeno due delle tre domande, congratulazioni, sei un sacchettaro. Attento a non finire nella mia categoria! Puoi cliccare sul tasto corrispondente nel sondaggione in alto a destra.

martedì 10 settembre 2013

Il sondaggione

Per provare a rendere questo blog più vivace, interattivo, intergalattico ecc. lancio la nuova iniziativa del sondaggione: “a quale categoria di runner appartieni?”
Per semplicità ho limitato il numero di categorie a 6: sacchettaro, buffettaro, collezionista, masochista, forrest gump e tapascione.
Se non vi sentite rappresentati in nessuna di queste 6, potete rispondere altro.
In questo caso, mi farebbe molto piacere sapere in quali categorie vi sentireste rappresentati.
Fra altro per esempio ci sono i modaioli - quelli che corrono solo la maratona di New York - anche se forse potrebbero essere considerati a modo loro dei collezionisti selettivi. Oppure gli agonisti - quelli che magari vorrebbero addirittura vincere le gare - anche se forse, in fondo, potrebbero essere catalogati come sacchettari atipici.
Si possono dare risposte multiple: io per esempio mi sento, nell'ordine, sacchettaro, buffettaro e forrest gump, in minor misura, per cui non l'ho segnato, sarei anche masochista, talvolta tapascione e un minimo pure collezionista.
Se non sapete in quale categoria mettervi, aspettate. Nei prossimi giorni, illustrerò le varie categorie e se riesco metterò anche dei test che vi aiuteranno a collocarvi nelle categorie appropriate in modo scientifico.
Che il sondaggione abbia inizio!