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martedì 2 luglio 2019

Sputi - Obiettivi e ostacoli

"L'ostacolo, per definizione, è un impedimento che rallenta la corsa, e la tecnica di passaggio mira a danneggiare il meno possibile la velocità orizzontale dell'atleta"
Quando, andando verso un obiettivo si incontra un ostacolo, bisognerebbe guardare oltre, puntando lo sguardo sull'obiettivo mentre si cerca di passare l'ostacolo, superandolo, eliminandolo o aggirandolo. Non ci si dovrebbe concentrare sull'ostacolo, 1, perché guardandolo fisso gli si dà troppa importanza e l'ostacolo cresce almeno nella percezione; 2, perché affrontarlo frontalmente non è necessariamente il modo migliore per passarlo e 3, perché così facendo si finisce presto col perdere di vista l'obiettivo.

Detto questo, secondo me lì fuori c'è qualcuno che sbaglia.

Obiettivo: vivere bene; ostacolo: PD (5 stelle)
Obiettivo: vivere bene; ostacolo: immigrazione (lega)
Obiettivo: vivere bene; ostacolo: Salvini (sinistre)
L'obiettivo “vivere bene” l'ho dovuto inventare io perché non se ne parla; credo siano tutti troppo concentrati sugli ostacoli.

domenica 30 giugno 2019

Sputi – La verità vera sulla “sea-watch”

L'affaire sea-watch è un teatrino degno del grand guignol. C'è il capitano che dà bastonate alla capitana, ci sono arlecchino, pulcinella, i carabinieri e le motovedette dei finanzieri e se le danno tutti di santa ragione. Il pubblico è lì che guarda appassionato; parteggia, urla, sbraita, insulta, tira pietre e pomodori marci.
Fuori dal teatrino, intanto c'è l'invasione. Centinaia di piccole imbarcazioni approfittano del fatto che tutte le motovedette sono al teatrino per sbarcare indisturbate orde di africani, che si aggirano per il palco, neri, lontani dai riflettori, senza che nessuno li noti. Neanche questa è la realtà. Il teatrino, infatti, è installato sul palco del grande teatro dell'opera dove sta andando in scena lo spettacolo dell'invasione barbarica.
Intanto, fuori dal teatro, due magnati della finanza stanno discutendo fra di loro. “Cosa ne facciamo degli italiani? Docili consumatori o produttori schiavi?” “Non vedi che sono tutti a teatro? Facciamone produttori schiavi che non se ne accorgono neanche”.

venerdì 4 agosto 2017

Sputi – Una questione bioetica

La notizia del giorno è di quelle bomba, anche se ben nascosta fra quella del principe d'Inghilterra che va in pensione dopo aver dovuto fare ben 22000 atti pubblici (saluti con la mano, pranzi ed altre epiche fatiche) e quella appassionante della Boldrini che espelle Diba dalla camera, con relativa fantasmagorica reazione dei 5stelle.

L'esperimento, avvenuto negli Stati Uniti e coordinato dall'Oregon Health and Science University, ha impiegato la nuova e potentissima tecnica Crispr-Cas9 per correggere un gene responsabile di una malattia cardiaca. Lo sviluppo degli embrioni è stato bloccato dopo pochi giorni: le questioni etiche di fronte all'eventuale nascita di bambini Ogm sono troppo scottanti. Ma se la gravidanza fosse stata portata a termine, non solo sarebbero nati dei bambini sani. Anche i loro figli sarebbero stati al riparo dalla mutazione genetica pericolosa. (link)

le questioni etiche di fronte all'eventuale nascita di bambini OGM sono troppo scottanti.”
Quei bambini avrebbero potuto correre liberamente senza rischiare di cadere per terra e restarci, vittime di un arresto cardiaco. Dov'è il male? Qualcuno immagina un futuro popolato da eserciti di George Clooney e di Charlize Theron e si copre gli occhi con raccapriccio; altri, a quell'immagine, si leccano i baffi e si chiedono “perché no?” Finché si cambia solo un gene e solo per problemi di salute è accettabile? Qual è il limite e perché?

Il limite lo decide la natura. In caso di eccessiva similarità fra i patrimoni genetici genitori, le innumerevoli piccole ma terribili patologie rare messe a tacere dal loro carattere recessivo, potrebbero esprimersi, com'è successo fra i mormoni o in “nobili” dinastie, in cui i matrimoni fra consanguinei erano la regola. L'inseguimento di un “DNA perfetto” porterebbe alla probabile estinzione della specie.
Il mondo è bello perché è vario. L'unico DNA perfetto è quello diverso (o diversamente uguale). Lo dicono anche gli ormoni che si lasciano attrarre da chi possiede patrimoni differenti dal nostro (fascino dello straniero). Gli eventuali tatuaggi genetici dovranno perciò rimanere unici o rari o estremamente diversificati. Quando questo fosse chiaro e si preservasse la varietà del DNA umano come un'estrema ricchezza, non si correrebbe più alcun rischio e resterebbero solo i vantaggi di questo ulteriore passo dell'uomo verso il progresso, il sopravvivere e il vivere bene.

SPAZIO PUBBLICITARIO. Ne approfitto per rilanciare verso l'alto, con uno sputo particolare, il mio seme, ultimamente in forte ribasso. Contiene DNA col microbollino blu “100% bioetico” e garantito “diversamente uguale”!

domenica 9 luglio 2017

Sputi – Non abbiamo il dovere morale …


Avevo scritto che non mi sarei confrontato con le dichiarazioni di Renzi &C ma è lui che mi ha evocato scrivendo la parola “morale”.

Il principio etico del “vivere bene” si può enunciare così: “dato un insieme A, un'azione è buona se come conseguenza di questa azione il benessere medio degli elementi di A aumenta”. Questo principio vale a molti livelli. L'insieme A può essere il singolo individuo, la famiglia, la nazione, l'umanità … Ovviamente esiste una scala di valori: l'insieme successivo contiene tutti quelli che lo precedono rendendo, ad ogni passo, il principio sempre più generale. Salendo la scala dei livelli, si va dalla meschineria del livello individuale alla grandezza di quello umano.
Questo sistema di scatole cinesi si ripropone logicamente come sistema d'organizzazione sociale. L'individuo cerca di vivere il meglio possibile –> rispettando le regole di un'organizzazione familiare volta a rendere la vita migliore ai componenti della famiglia –> rispettando il regolamento del condominio in cui vivono che massimizza il benessere dei condomini –> nel rispetto delle leggi dello stato che dovrebbero garantire la miglior vita possibile ai cittadini della nazione –> nel rispetto delle decisioni di un'organizzazione mondiale che dovrebbe garantire che sia l'umanità nel suo complesso a stare bene. Purtroppo nel nostro pianeta, il livello più alto non esiste o, meglio, è come se non esistesse in quanto non è propriamente democratico e non ha i mezzi per far rispettare le proprie decisioni. Quindi, se è vero che chi governa una nazione dovrebbe agire per ottimizzare il livello di vita dei suoi cittadini (elettori), l'insufficienza del livello superiore di controllo pone un problema etico - sociale importantissimo.
La soluzione, ovvia, sarebbe creare un governo mondiale in grado di decidere democraticamente per il bene di tutti e in grado di far rispettare le sue decisioni. Questo, secondo me, andrebbe fatto con ogni sforzo e il prima possibile; ne va della salvezza del pianeta. Invece ci si barcamena con frasucce ambigue.
Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo.
Dipende. Se tu fossi un UOMO, il dovere morale di contribuire al benessere di altri UOMINI lo avresti. Se invece appartieni al sottogruppo degli “uomini italiani” tale dovere non sussiste più se non nei confronti di altri “uomini italiani” ma è una piccineria. Limitare così l'insieme di riferimento, distinguendo fra “noi” e “loro”, è lo stesso ragionamento che usano per giustificare le teorie razziali. Dal punto di vista dell'interesse politico e dell'organizzazione sociale, il discorso è diverso, come discusso sopra, ma come “morale” risulta di livello piuttosto basso e questa volta credo che Francesco sia d'accordo con me.
Poi ci sarebbe anche molto da dire su “aiutarli davvero a casa loro”; eh sì che ne avrei da dire! Ma ho la gola secca, la saliva mi serve e mi devo trattenere da ulteriori sputi.

mercoledì 28 giugno 2017

Sputi - Il lavoro.

Non scrivo di politica, dicevo. Inutile allora che mi confronti con le dichiarazioni quotidiane dei vari Renzi, Dibba, Salvini, Gasparri … . Del resto, se davvero voglio avere un futuro come papa, quando si libererà un posto, è con Lui che mi devo confrontare, con il grande Francesco. Questo sì che è stimolante!
Ecco ciò che ha detto ieri: “stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa”.
Scrive invece il velleitario: “L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Sarebbe allora il lavoro il principio? Immaginate un pianeta in cui frutti succosissimi pendono dagli alberi, alieni carini ci fanno le carezze e ci nutrono con ciotole piene di leccornie; dovremmo passare quattro ore al giorno a scavare buche e altre quattro a riempirle per essere dei buoni cittadini? Secondo me no. Il lavoro è un ottimo mezzo di organizzazione sociale, una scala per il progresso ma non può essere un principio. Il progresso stesso non è una necessità quando si è in paradiso. In paradiso non si lavora, si va direttamente in pensione.” cit. http://pisanilorenzo.blogspot.it/2014/01/rivelazioni-prima-puntata.html

Ma passiamo dall'utopia all'analisi della realtà.
Lavoro = attività di utilità sociale = (tradotto dai miei princìpi) produzione di benessere e mantenimento della vita.

Quando, come accade ora, una buona parte delle attività di utilità sociale (produttive, informative, …) è svolta da macchine, il concetto e l'organizzazione del lavoro andrebbero rivisti. È davvero necessario un “posto di lavoro” per tutti nel senso tradizionale? Non si rischia di fare attività improduttive come le buche citate qui sopra o magari, invece, di produrre molto più del necessario anche a discapito delle risorse limitate di questo pianeta? Se, per esempio, ci fossero in giro già troppe automobili, sarebbe socialmente utile fabbricarne altre e costringere con pressioni psicologiche (pubblicità) qualcuno a comprarsele? No, anzi, sarebbe dannoso. Il consumatore perfetto è eternamente insoddisfatto altrimenti smetterebbe di comprare; ciò che serve al “mercato” per produrre lavoro è gente scontenta, altro che benessere. Sarebbe socialmente molto più utile raccontare storie, far crescere bambini, organizzare attività all'aria aperta … .
E i soldi? Se proprio si vuole continuare col sistema del denaro, basterebbe monetizzare le suddette attività sociali.
Dice il papa: stolto far lavorare così a lungo gli anziani mentre i giovani sono a casa.
Dico io: stolto far lavorare così a lungo gli anziani … e basta. Non dico che passare da una “Repubblica fondata sul lavoro” a una “Repubblica fondata sul benessere” sia una transizione facile ma mi sembra maledettamente necessaria.
Questo è il mio sputo, questa volta bello grosso e succoso.

domenica 25 giugno 2017

Sputi - Il caso Fazio

Mi piacerebbe scrivere di politica ma non posso. È troppo complicata, andrebbe seguita e io non ne ho il tempo e quindi non la capisco. Scrivo perciò solo di etica. Ho elaborato due princìpi semplici semplici che mi permettono di ragionare in modo quasi scientifico sulle questioni di attualità. A partire da essi, porto avanti l'analisi fino al punto a cui riesco ad arrivare; a causa della mia ignoranza, non sempre arrivo alla risposta delle questioni; il più delle volte mi devo fermare prima. Quello che mi sorprende però è che questo punto d'arrivo, raggiunto a partire da princìpi semplici e con ragionamenti quasi banali, e che quindi dovrebbe risultare ovvio, spesso invece è controverso e contrario a quello di molti dei chiacchieratori da dibattito televisivo. La ragione? Credo che loro, invece di partire dai princìpi, partano dalle conclusioni che vogliono sostenere per opportunità politica o personale e poi ci appiccichino qualcosa che somiglia ad un ragionamento o forse, più semplicemente, non sanno neanche cosa sia un “principio”.
Tutto qui.
Finché avrò voglia di scrivere, scriverò e se voi avrete voglia di leggere ciò che avrò scritto, mi farà piacere ma non mi chiedete di scrivere di politica, che non ne capisco nulla. Di etica sì. Forse più che come politico, ho un futuro come “papa”.

Lo sputo della settimana è dedicato a Fabio Fazio e al caso del rinnovo del suo contratto con la RAI.
Lui, come i calciatori o i grandi manager, in teoria entra nel gioco della concorrenza: per un'azienda, avere nel libro paga uno di questi personaggi porterebbe (in entrate pubblicitarie, diritti, gestione delle risorse ... ) un vantaggio economico che giustificherebbe la spesa; le aziende rivali potrebbero essere disposte a pagare di più e il protagonista si mette all'asta fino a raggiungere la massima offerta. Nel caso specifico, io non so quanto questo vantaggio sia reale e se la RAI possa entrare legittimamente in un gioco di concorrenza. Sono questioni politiche. Però, dal punto di vista etico, la situazione mi è chiara.
Consideriamo il principio del massimo benessere. “Un'azione è buona se, come conseguenza di essa, il benessere medio aumenta”
Il benessere è indubbiamente legato alle risorse (soldi). Se questo legame fosse lineare, la distribuzione delle risorse non sarebbe un problema, basterebbe massimizzare la ricchezza “nazionale” che in media, aumenterebbe il benessere “nazionale”. In realtà non è così. La relazione che lega il benessere alle risorse non è lineare ma logaritmica. Mi spiego. Con 100 euro al mese un uomo può sopravvivere dormendo per strada e mangiando 3 euro al giorno di pane. Con 200 euro al mese potrebbe pagarsi un letto in un dormitorio e non morire di freddo di notte. Con 400 euro al mese, potrebbe mangiare a sufficienza e non soffrire più la fame. Con 800 euro al mese si potrebbe permettere tutta la privacy e i comfort di un monolocale e pensare ad una famiglia. Con 1600 euro può avere famiglia, auto e qualche svago; con 3200 euro … . In pratica, per raggiungere un livello migliore di vita bisogna, ogni volta, raddoppiare le risorse. I cento euro in più che permetterebbero di passare dal livello 1 al livello 2 e non soffrire il freddo, non porterebbero nessun vantaggio sostanziale a chi ne avesse già, per esempio, 1600. Per non parlare di chi già guadagnasse i milioni di Fazio. Quindi, non basta che una nazione sia ricca perché il suo benessere sia elevato in quanto è altrettanto importante sapere come tali risorse siano distribuite.
Quindi:
1. La libera concorrenza del mercato è felicità per i soldi ma non necessariamente per gli uomini (e quindi, come principio, fa schifo).
2. Tutte le persone che perseguono accumuli di denaro perdono la mia simpatia, anche se hanno un larghissimo sorriso.

Ecco, questo era il mio sputo benedetto; andate in pace.

lunedì 19 giugno 2017

Sputi – immigrazione e ius soli

Petto villoso e q.i. sono molto fuori moda. Pensavo di depilarmi il q.i. ma poi ho deciso di lasciar perdere e depilarmi dentro, radendo i villi intestinali e i peli dello stomaco. Col q.i. peloso ma senza peli sullo stomaco sono pronto a sputare benzina su un tema caldo.
Gli aspetti interessanti sul tema dell'immigrazione sono davvero tanti. Oggi mi limito ad esaminarne uno, quello culturale.
Il principio di conservazione vale a molti livelli diversi: da quello individuale (morire il meno possibile) a quello della specie (vietato estinguersi). Fra i livelli intermedi, il più importante è sicuramente quello della conservazione della cultura. Per intenderci, una cultura che porti i valori del benessere senza quelli della conservazione è quasi sicuramente destinata ad essere sopraffatta da culture più “barbare”. Per fare un esempio attuale, potrebbe essere pericoloso accogliere tutti se poi non si è in grado di insegnare la cultura dell'accoglienza e della tolleranza a coloro che vengono accolti. Però, rinunciare alla civiltà diventando barbari (razzisti-xenofobi-cattivi come bestie che fiutano il pericolo) per difendere la civiltà dai barbari sarebbe idiota come suicidarsi per non morire. Si deve allora proprio scegliere se diventare peggio degli estremisti islamici o lasciarsi estinguere con dignità? Secondo me, no.
Ricordiamo il principio di conservazione: “dato un insieme A, un'azione è buona quando, come conseguenza di questa azione, il numero di elementi di A aumenta”. Quando A è una cultura, per aumentarne gli elementi e conservarla ci sono due vie: la via demografica e quella dell'integrazione. In particolare, se A è la “cultura umanista occidentale”, la via demografica è intransitabile già da qualche decennio. L'unica strada rimasta è quindi quella dell'integrazione culturale, in cui si recepiscono le parti positive della cultura di chi arriva, arricchendo così quella di chi ospita (penso, per esempio, a cucina, arte, … ) restando fermi sui princìpi fondamentali dell'etica umanista velleitaria ovvero sulla cultura del “vivere bene”.
Come questo possa essere realizzato in pratica, non lo so bene. Integrare i bambini con l'istruzione scolastica e il senso di appartenenza sociale – anche attraverso la cittadinanza dello ius soli – è così ovvio che non vedo chi possa sostenere il contrario. Il problema potrebbero essere gli adulti, soprattutto quando i flussi migratori sono così importanti. Dare esempio di civiltà è sicuramente più efficace che dare esempio di inciviltà, come fanno molti buzzurri, e potrebbe servire ad isolare gli estremisti ma potrebbe non bastare quando si hanno di fronte culture aggressive e con alta capacità di penetrazione. È un tema difficile ma è su questo che dovrebbe concentrarsi l'attenzione e il dibattito. Il resto è ciancia.
Ecco. Ho sputato. A proposito, qualcuno si lamenta che gli immigrati sputano troppo … beh non più di me!

lunedì 12 giugno 2017

Sputi – Eutanasia

Sarebbe meglio tenersi il Q.I. ben nascosto nelle mutande, che ostentarlo è scandaloso. Sarebbe meglio tenersi l'intestino ben nascosto nel diametro definito dalla larghezza del bacino anche se le sporgenze intestinali sono considerate socialmente più accettabili di quelle del Q.I. (solo in spiaggia sono severamente vietate entrambe, insieme al gioco della palla). Io, però, non mi vergogno delle mie sporgenze, non ho paura dello scandalo.
In tram, in filobus e in littorina, è anche vietato sputare sentenze sul pavimento e si ricorda che la bestemmia è reato. Qui, invece, lo sputo è libero, tanto, prima o poi, si secca. E allora, con il ventre ben in evidenza e il Q.I. di fuori, continuo a sputare sentenze sul pavimento di questa sputacchiera.

Sono velleitariamente convinto di possedere la “verità” ovvero i princìpi universali che permettono di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, il bianco dal nero, il dritto dal rovescio. In sostanza i princìpi sono due: il principio di conservazione e il principio del massimo benessere: sopravvivere e vivere bene, conservazione e progresso … . Due princìpi possono essere troppi e occorre trovare il giusto equilibrio che, in estrema sintesi, si può enunciare così: “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere” oppure “sopravvivere è una condizione necessaria (ma non sufficiente) per vivere bene”.
Per convincere il mondo, a partire da me stesso, della validità e utilità di questo approccio teorico, sto provando ad applicare questi princìpi, nel modo più rigoroso possibile, agli eventi di attualità. Questa settimana il mio sputo si indirizzerà sul dilemma dell'eutanasia. La morte dolce deve restare una specialità svizzera come il cioccolato fondente o può essere esportata? Olio di palma o burro di cacao? Sarebbe un bene o un male? Scopritelo con me.
La conservazione della specie si affida a due concetti fondamentali: riprodursi come conigli e non morire. L'aspetto riproduttivo lo esamineremo in tutti i suoi dettagli, anche i più scabrosi, in altre puntate. È una promessa. Qui, invece, ci concentreremo sul “non morire”.
Le tradizioni portano chiari i valori della conservazione; è inevitabile, altrimenti non si sarebbero conservate fino a noi – la religione che invitava al suicidio collettivo è sparita il giorno stesso in cui il loro Dio si è manifestato esaudendo il desiderio degli adepti.
Per esempio la religione cattolica su questo è chiarissima: il suicidio è peccato mortale. Seguendo questa linea di pensiero, i conservatori britannici stanno considerando di proporre la pena di morte per i suicidi. Il fatto che la morte sia un tabù, qualcosa da temere come la morte, fa sì che si cerchi di starle lontana e che ci si conservi il più a lungo possibile. Se invece la morte fosse considerata come un'opzione, una scelta certamente definitiva ma non necessariamente brutta o dolorosa, anche dolce, magari più dolce della vita che si prospetta, potrebbe avere delle conseguenze anche importanti sul futuro dell' “homo sapiens” o anche solo della cultura che trasmetta questi valori.
Allora? Bisogna tenere conto di questi aspetti per evitare il pericolo dell'estinzione ma sicuramente, entro questi limiti, evitare sofferenze croniche e ridurre la paura della morte, significherebbe migliorare in modo sostanziale la qualità media della vita. Un controllo su base statistica potrebbe essere sufficiente a controllare pericolosi abusi e “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere”.
Vivere senza paura della morte, morire senza soffrire, vorrebbe dire vivere meglio. La morte, forse, diventerebbe un'opzione ma non la sceglierebbe quasi nessuno.
Ecco, ho sputato.

martedì 6 giugno 2017

Sputi – La possibile scarcerazione di Riina.

La pancia cresce e, con essa, cresce il peso della mia autorevolezza. Dall'alto dei miei 67kg non somiglio ancora ad un Buddha ma posso cominciare a sputare sentenze dalla poltrona, raccoglierle in questa sputacchiera e provare a vedere se qualcuno mi ascolta.
Sono velleitariamente convinto di possedere la “verità” ovvero i princìpi universali che permettono di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, il bianco dal nero, il dritto dal rovescio. Ne ho scritto su questo blog nei post con il tag “rivelazioni”. In sostanza i princìpi sono due: il principio di conservazione e il principio del massimo benessere: sopravvivere e vivere bene, conservazione e progresso … . Due princìpi possono essere troppi e occorre trovare il giusto equilibrio che, in estrema sintesi, si può enunciare così: “vivere il meglio possibile senza scordarsi di sopravvivere” oppure “sopravvivere è una condizione necessaria per vivere bene”.
Per convincere il mondo, a partire da me stesso, della validità e utilità di questo approccio teorico, voglio provare ad applicare questi princìpi, nel modo più rigoroso possibile, agli eventi di attualità. Questa settimana il mio sputo si indirizzerà sull'ipotesi di scarcerazione di Totò Riina. Sarebbe un bene o un male? Scopritelo con me.


Il principio del benessere dice che “un'azione è buona quando, come conseguenza di essa, il benessere medio aumenta”. Rilasciare Riina, assicurandogli “il diritto a morire dignitosamente”, sicuramente aumenta il benessere del mafioso e questo è positivo. Molti si oppongono alla liberazione con la motivazione che “le persone che ha ucciso non hanno avuto una morte dignitosa”; li posso capire, soprattutto se sono parenti delle vittime ma, razionalmente, è una motivazione che non approvo. La vendetta, col fine unico di fare soffrire, non è buona perché non fa altro che peggiorare il benessere medio e va quindi chiaramente contro il principio. Le funzioni della pena detentiva sono però altre:
1) proteggere la società, impedendo all'individuo di commettere altri reati;
2) disincentivare il compimento del reato con la prospettiva della pena.
Insieme al benessere del povero vecchietto, bisogna considerare anche queste funzioni e le conseguenze che la sua liberazione avrebbe sul benessere del resto della società.
1) Siamo sicuri che il vecchietto, dal letto di morte, non dia, con un gesto della dentiera, l'ordine di commettere qualche altro crimine?
2) Siamo sicuri che, mostrando un gesto umanitario nei confronti del peggior criminale, non si contribuisca ad incentivare il crimine?
Su un piatto della bilancia abbiamo il benessere del vecchietto; sull'altro piatto abbiamo queste questioni piuttosto pesanti. Io, in mancanza di risposte precise in merito, non correrei il rischio. E voi? Ecco, ho sputato.