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sabato 17 novembre 2018

Seconda edizione del terzo trail di Capoterra – Scorrerà birra a is cioffus.

Dopo una gara, sull'onda dell'entusiasmo, si comincia a pensare alla successiva. Come sa bene chi ha appena terminato una gara impegnativa, dopo qualche momento di saggezza in cui lo sfinimento fa pensare “mai più”, resta una sensazione di euforia che spinge l'immaginazione già alla prossima fatica. Lo stesso fenomeno succede anche quando si organizza. La fine di un impegno completo, totalizzante, lascia, insieme ad una rilassante forma di appagamento, anche un senso di vuoto. Si fatica a smettere di colpo e allora, sfruttando l'onda dell'euforia è un buon momento per mettere le basi per una prossima edizione, ancora più bella.
Si parte da un'idea. Al di là della bontà dell'organizzazione e della tipologia del percorso, il valore intrinseco di un trail è dato dal territorio. Un bel territorio è condizione necessaria per fare un bel trail e questo già l'avevamo ma se si trovasse un posto inconfondibile, caratterizzante, davvero unico in cui passare, il trail diventerebbe impagabile.
Nel basso sulcis, c'è la meravigliosa gola di is cioffus, un monumento che oltre ad essere affascinante e selvaggio, è anche inconfondibile. Dopo un lungo corridoio sempre più stretto ed inquietante, ci si trova davanti ad un maestoso portone di roccia che introduce ad un luogo incantato, sospeso fra paradiso ed inferno, dove il tempo si è fermato. L'impatto visivo è tale che forse è il posto che più di ogni altro in zona si può definire “unico”; è quindi da qui che, in un modo o nell'altro, dovremo passare. Non è di facilissimo accesso, per cui bisogna studiare bene per trovare un percorso adatto.

Trovata l'idea, si comincia a guardarla dall'alto. Comincia una delle fasi che mi piacciono di più: lo studio delle mappe, l'esplorazione virtuale del territorio che culmina con l'invenzione di percorsi teorici.
20 anni fa studiavo le cartine IGM, vagando con la mente fra curve di livello e seguendo sottili linee tratteggiate, colorando con la fantasia quel mondo simbolico in bianco e nero. Ora, invece, mi metto a cavalcioni di un satellite e, da lì su, osservo il territorio, le rocce, le strade; cerco tracce di sentiero, immagino passaggi. È una fase bellissima, piena di fantasia. La vista dall'alto è affascinante; zoom in e out per picchiate verso il suolo e veloci risalite …via via il desktop si riempie di finestre aperte su viste aeree piene di verde da cui entrano folate fresche di aspettative. Non vedo l'ora di atterrare lì, fra quelle file di roccia, per vedere se è magnifico come sembra.

Poi, ogni sabato, arriva il momento tanto atteso di scendere sulla terra, di toccare con mano, di bagnarsi i piedi nella realtà ... ma questa è tutta un'altra storia.

domenica 4 novembre 2018

40 centesimi al km - Bilancio gara del “trail di Capoterra”.

1 euro al chilometro o anche più. Ormai questo è il prezzo delle manifestazioni podistiche e spesso non include neanche il pranzo. 1 euro al chilometro; si fa così e il “mercato” lo accetta: i trail vendono bene. L'entusiasmo di alcuni podisti, però, comincia a scontrarsi con il peso del portafogli e la partecipazione allo sport più democratico del mondo rischia di diventare elitaria, riservata a chi ha disponibilità economica, lasciando fuori chi non se lo può permettere, con il divano pronto ad accoglierli con il suo abbraccio mortale.
Per noi, il trail non è merce da vendere un tanto al chilo. Il territorio non l'abbiamo fatto noi. L'abbiamo trovato così e ci piace condividerne la conoscenza con TUTTI. Allora, “si fa così” ma noi abbiamo fatto diversamente: 15 e 30 chilometri, tutti a 12 euro, pranzo e birra inclusi! La lunga costava la metà delle patate: 40 centesimi al chilo.

La scelta “politica” di organizzare una bella gara di trail con pochi soldi era una scommessa. Abbiamo scommesso sulla passione e sul volontariato come motori sociali alternativi al denaro.
L'Atletica Capoterra, il gruppo scout AGES, il GRUSAP, l'Assoraider, i colleghi del CRS4, la Società Cooperativa di Poggio dei Pini, la Protezione Civile, l'associazione Misericordia, gli sponsor, i “ragazzi di piazza Repubblica”, … hanno tutti, volontariamente, contribuito alla riuscita della manifestazione.
Se invece di un'agenzia pubblicitaria ti trovi Tore, che chiama uno ad uno i suoi amici per cercare di convincerli a venire;
se invece di un'azienda di catering ti trovi Priamo che regge sulle sue spalle da gigante buona parte del peso dell'organizzazione pratica, dalla logistica al lavoro manuale;
se invece di guide alpine, ti trovi i montanari di Capoterra a pulire e mettere in sicurezza il percorso come nella tradizione locale;
se invece di uno studio di design, ti trovi Gavino o Marco, disposti a passare ore della notte a fare disegnini al computer;
se invece di un medico di gara ti trovi Stefano che, oltre a curare corpi, dà un grande contributo d'idee;
se invece d'ingaggiare grandi atleti di richiamo, richiami atleti considerandoli, ognuno a suo modo, tutti “grandi” ...
se fai tutte queste cose, riesci a contenere i costi della manifestazione al minimo e ad andare in pari anche con costi d'iscrizione molto ridotti. A dimostrazione di ciò, ecco il bilancio:

Entrate:

Sponsor: 780
Tanti piccoli sponsor hanno dato un contributo finanziario alla manifestazione e tanti amici e collaboratori hanno contribuito a convincerli.

Iscrizione Atleti: 1344
112 atleti partenti per 12 euro di tassa d'iscrizione. Pagamento sul posto, senza contributi aggiuntivi da versare a gestori informatici.

Pranzo accompagnatori: 497
71 non-atleti hanno partecipato alla passeggiata e al pranzo pagando un contributo di 7 euro.

Contributi pubblici: Promesse …

Totale entrate 2621+Promesse …

Uscite

Tasse gara: 536
3 euro per ogni atleta + 200 euro di tassa gara. Tutto alla federazione che non fa sconti.

Iscrizione gara collaboratori: 120
Iscrizione offerta a 10 atleti che hanno collaborato all'organizzazione.

Pranzo: 656
200 pasti con malloreddus alla campidanese e salsiccia, acqua e bicchiere di vino. Quando la salsiccia è buona davvero e cucinata con perizia, si può offrire un pranzo di buona qualità e abbondanza (bis libero) spendendo poco. Sempre grazie al lavoro dei volontari del GRUSAP in cucina e ai “ragazzi di piazza Repubblica” per la preparazione della sala.

Birra: 284
100 litri per 112 atleti. Birra buona e a volontà per riempire le tazze ricevute come pacco gara all'arrivo. L'ultimo fusto ha dissetato anche volontari e accompagnatori ed è finito giusto giusto alla fine della manifestazione.

Pacchi gara e medaglie: 700
Nessuna maglietta tecnica ma una bella tazza magica, che si riempie di birra e non si svuota mai, preparata dai ragazzi del Raid Karalis su disegno di Gavino. Volontari e altri volontari per un bell'oggetto originale.

Premi: 217
Bottiglia di vino e barattolino di crema di pecorino. Un premio non ricco ma gradevole, rimpinguato da regali vari offerti dagli sponsor.

Varie: 106
Ristori, nastri ...
c
Totale uscite 2619

Bilancio netto: 2621-2619= 2

Ci sono avanzati 2 euro. Aspettiamo ora i soldi promessi dal Comune per distribuirli alle associazioni di volontari che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione per arrivare ad un bilancio finanziario perfettamente a zero.
Ma non è solo una questione economica. Le cose fatte con passione possono essere imperfette ma hanno una vitalità e un'anima che manca a molti lavori professionali. E le imperfezioni sono state davvero tante ma anche la vitalità credo che fosse percepibile in tutto, nei sentieri, puliti ma vivi, nel profumo del bosco, nel colore dei corbezzoli, nel sapore dei malloreddus, nelle tazze e nel loro contenuto, nel clima di festa.
L'altro bilancio, quello più importante, il bilancio sociale e sportivo che si calcola sottraendo la fatica e il lavoro fatto alla soddisfazione nostra e degli atleti, alla salute pubblica e alla promozione del territorio, è stato ampiamente positivo!

martedì 30 ottobre 2018

Terzo trail di Capoterra – Cronache dal coma.

A un certo punto, i neuroni finiscono; resta allora la speranza di essere arrivato ad un punto in cui tutto possa andare avanti anche senza di te. I miei sono finiti alle 22 della vigilia del giorno di gara.
La sveglia suona alle 6, proprio nel momento in cui sono seduto sul water. Non mi preoccupo che possa svegliare qualcuno perché è già da un'ora che sto facendo rumore, stampando fogli per la spunta e due zoom della mappa del percorso …mi sono svegliato con questi pensieri; penso al briefing per i volontari sul percorso e prendo qualche appunto per quello che dovrò dire agli atleti prima della partenza su un foglio che scomparirà nei grovigli del caos; ormai è da ieri sera che navigo a vista. Avrei potuto svegliarmi con pensieri diversi o non svegliarmi affatto. Il foglio delle “cose da fare domani” è fermo a quel fatidico momento in cui l'ultimo neurone mi ha lasciato e oggi è già domani.
Ricordo il momento in cui se n'è andato. Dopo che Corrado, ieri pomeriggio, aveva casualmente scoperto che qualcuno aveva spostato i segni dal percorso per indicare molto bene una strada sbagliata, il piccolo neurone ha trovato la soluzione per sistemarli e ha lasciato il campo disfatto. Ora tutto sembra un miracolo. La pretesa di avere tutto sotto controllo è un'illusione. Senza quella scoperta casuale, avrebbero tutti sbagliato strada e sarebbe finita come la prima edizione, nel caos assoluto. La mano che ha spostato il nastro potrebbe essere la stessa di 3 anni fa o forse è una coincidenza. Cosa importa? La fortuna è con noi, non resta che lei e la si segue ad occhi chiusi e con l'encefalogramma piatto.
Il tempo passa inesorabile e mi immergo, ebete, nel mare di atleti, amici, sorrisi e piacevoli chiacchiere. I piccoli problemi organizzativi mi passano attraverso e li cedo, irrisolti, al primo collaboratore che mi passa accanto.
Ecco anche i 3 “ragazzi di piazza Repubblica” che invece di trascorrere la giornata seduti sulle panchine della piazza a chiacchierare, si sono offerti di aiutare e li guardo lavorare senza sosta con l'occhio paterno quasi commosso.
Il briefing dei volontari sul percorso segue tracce di pensiero fossile, quello per gli atleti anche.
Sono partiti! Lo sparo dello starter non mi sveglia ma non importa.
A un certo punto i neuroni finiscono ma il motore ormai è avviato e lo guardo girare con aria ebete.
I controlli sul percorso funzionano bene. Sono tutti bravi e ben istruiti. Anche qui, nella zona di partenza e arrivo, sono tutti bravi. Manca la bombola, ci pensa Gavino. Mancano i buoni pasto, c'è Carlo. Loro hanno ancora qualche neurone in vita e sanno cosa fare. Un'atleta compare dal nulla. Un errore di percorso l'ha rimandata all'arrivo anzitempo. È solo una, per fortuna. Ricordo ancora la prima edizione quando 5 minuti dopo la partenza hanno cominciato a spuntare atleti da tutte le parti, ognuno col suo percorso personale. Oggi no, la fortuna ci sta guidando bene.
Mi chiama Checco. Qualcuno ha spostato dei nastri, invitando ad entrare nel vecchio percorso, distrutto dalle ultime piogge. Non credo ai complotti. Immagino che un atleta che aveva fatto la prova percorso sul vecchio tracciato abbia voluto, in buona fede, indicare bene quello che lui era convinto che fosse il percorso giusto. Ecco, nel foglio del briefing perso nei grovigli del caos c'era scritto di avvertire gli atleti che il percorso era stato modificato dopo l'ultima alluvione. Maledetti neuroni, perché siete scappati? Checco rimuove i nastri e col suo aiuto e qualche disagio si sistema anche questa.
L'unico momento di vero panico è arrivato quando, finito il primo fusto di birra, non si riusciva a svitarlo per attaccare il secondo. Ma è sempre Priamo che risolve. Intanto gli atleti continuano ad arrivare e la festa sale di tono; i fusti non oppongono più resistenza e si lasciano sfilare uno dopo l'altro. Sono tutti felici e io mi lascio cullare dai loro sorrisi.
Lascio in giro buste piene di soldi e Stefano, attento, me le recupera. Lascio in giro anche il bellissimo libro che mi aveva appena regalato Matteo e anche quello, dopo una breve latitanza, tornerà alla base. In auto, trovo i buoni regalo che avrei dovuto mettere nelle buste dei premi e a casa trovo lo striscione che avrei dovuto appendere sopra la linea dell'arrivo. Ma chi se ne importa? A un certo punto i neuroni finiscono ma il mondo va avanti benissimo da solo.

domenica 23 settembre 2018

Trail di Capoterra - Seconda prova percorso

Questa volta, mi spiace, ma ho perso il conto.

Ho perso il conto di quanti eravamo. C'erano quelli della squadra, venuti per dare una mano ma soprattutto per correre e divertirsi tanto che ho capito subito che il servizio “ristori e ritiri” oggi sarebbe toccato a me. C'erano quelli che avevano già provato percorso, testimoniando con la loro presenza meglio che a parole quanto fosse loro piaciuto. Amici e gente nuova. Chi è venuto a provare il percorso per prendere le misure per la gara, chi lo ha provato perché in gara non potrà esserci e chi, semplicemente, per passare una bella giornata nella natura in buona compagnia … potrei provare a contarli ma, quando credessi di avere finito, me ne sbucherebbe un altro dai meandri della mente evocandomi un sorriso – “vero, c'era anche lui!”
Ho perso il conto dei momenti di passione. Ricordo il ginocchio girato di Carlo, il terribile crampo di Corrado che faceva male solo a guardarlo; il magnifico aspetto dell'infiammazione tendinea di Sonia che, invece, non avrei invece mai smesso di guardare; la pelle di Tore usata per ripulire il sentiero dalle spine … ma restano altre innumerevoli tracce di sangue e gocce di sudore che hanno riempito la giornata di passione.
Ho perso il conto dei sorrisi; ricordo solo che hanno sovrastato i momenti di passione. Chi sorrideva per la compagnia chi per la bellezza del paesaggio, chi perché pensava che non ce l'avrebbe fatta e invece ha superato i suoi limiti… sorrisi magnifici, addolciti dalla fatica e dalle birre.
Ho perso il conto delle birre che ho bevuto. Ricordo bene la prima, quella che ho bevuto a s'enna sa craba mentre cercavo di rintracciare Nicola per sapere dove avesse nascosto la chiave dell'auto ristoro. Mi ricordo della seconda che ho bevuto guidando (è vietato bere prima di mettersi alla guida ma durante?) mentre scendevo con l'auto dei ritiri con il solo Carlo, l'unico ritirato a causa di un brutto infortunio al ginocchio. Ricordo poi la birra dopo l'ultima birra, ordinata solo perché, dopo avere finito di bere, ci siamo accorti d'esserci scordati di fare la foto con la birra in mano e quella ancora dopo, che non ricordo più perché. In mezzo, chiaramente, ho bevuto qualche birra; facendo servizio ristoro, ho corso poco e dovevo compensare con qualche birra in più ma non ricordo più quante.
Ho perso il conto, ho scritto. Potrei provare a ricostruire e trovare i numeri esatti ma ce ne sarebbe sempre uno in più e poi mi piace questa sensazione di abbondanza, di quantità innumerevole, di giornata piena di vita e ricca di particolari che mi ha lasciato questa bellissima giornata. Sono sicuro che l'avete provata anche voi.
Grazie a tutti, ci vediamo alla gara!

sabato 15 settembre 2018

Trail di Capoterra - Sperimentazione clinica

Dopo aver portato decine di topi sui sentieri del trail di Capoterra, ora siamo alla “fase 2”, quella in cui prima di essere messo in commercio, il prodotto dev'essere provato su esseri umani consenzienti per valutarne l'efficacia ed eventuali effetti collaterali. Hanno risposto all'annuncio una decina di cavie: Maria Cristina, Marta, Alessandra, Caterina, Silvia, Tiziano, Pompeo, Efisio, Roberto e Stefano, che saranno accompagnate lungo tutto il protocollo di studio da noi dell'istituto nazionale d'atletica Capoterra: io, Marco, Lello, Nello, Bruno, Carlo, Luca e Tonino e da due cavie sopravvissute alla “fase 1”: Tore e Checco.
L'esperimento consiste nel portare i volontari lungo le varie fasi del protocollo di studio per registrarne le reazioni, studiare gli effetti del percorso sul corpo e sulla mente umana e trovare la posologia ottimale: 15 o 30?

Single su e giù dall'Osservatorio

Sui primi saliscendi si notano i primi effetti collaterali su due portatrici sane di suola liscia, Cristina e Marta. Prendo nota di ciò che mi sembrava ovvio ma non lo è: raccomandare calzature adeguate o esperienza equivalente. Solo con un cervello risuolato in vibram da lunga esperienza di montagna, si può, infatti, fare a meno della tacchettatura della suola, come ben dimostra Checco sempre a suo agio con i sandaletti.

La casa bianca dov'è previsto il ristoro, pur essendo l'unica costruzione nel giro di molti km, non è proprio bianca bianca e Bruno, a bordo dell'auto ristoro non si ferma. Prendo nota di ciò. Dovremo passare una mano di bianco per evitare che l'equivoco si ripeta in gara.
Tore riesce a convincere Pompeo, Efisio e Silvia a provare il dosaggio massimo e a seguirci lungo il percorso della “30 km”.

Single della catena o “is callonisi”

Ci dividiamo. Mentre gli altri tagliano per la “15 km”, io, Tore, Nello, Luca e Checco ci infiliamo con i 3 volontari, nel single della catena. Non registro nessuna protesta. Nessuna reazione neanche quando dopo 3 km di single ci troviamo a 200 metri da dov'eravamo passati 4 km prima. Perfino Nello si astiene dal pronunciare l'atteso “is callonisi”. Pare quindi che girare a vuoto negli anfratti dei monti piaccia.
Quando usciamo a s'enna, troviamo Carlo e Bruno con l'auto-ristoro. Lì la strada è chiusa da una sbarra, non potevano sbagliare oltre.

Single di Pala Niedda

Al di là di s'enna sa craba si entra nel mondo selvaggio. Si perde di vista il mare, Cagliari, ogni traccia di civiltà … non si vede altro che alberi e rocce. Si deve lasciare perfino la sicurezza della copertura telefonica, che è la copertina di Linus dell'uomo moderno ma questo distacco è proprio uno dei princìpi attivi della terapia. Si arriva al punto più alto di tutto il percorso. L'effetto euforizzante di vedere il mondo ai propri piedi ricompensa la fatica di salire. La foto ricordo ne prolungherà l'effetto. Le cavie sono contente. Funziona!

Single di Scillaras o della “nostalgia”

“La distanza si fa sentire” mi dice Nello. Probabilmente ha nostalgia di casa. Dopo 20 km si comincia a pensare alla distanza, alla strada percorsa e quella che manca a casa. Le gambe sentono nostalgia del divano, lo stomaco di una bella pastasciutta di quelle che faceva la mamma con acqua e farina e della birra ichnusa senza schiuma. L'abbraccio del bosco però è affettuoso e consolatorio si sostituisce a quello della mamma e, una volta tornati a s'enna, nessuno approfitta dei comodi sedili imbottiti per scendere con la mia auto, a parte Luca, ma solo perché l'auto non voleva scendere da sola. Nessuna cavia vuole scendere dalla ruota! Forse non sanno bene quello che li aspetta … Ma che brave cavie che ci sono capitate!

Single Inferno o sinfonia

Le discese sono musica. Bisogna imparare a suonarle. Ogni discesa ha il suo ritmo, la sua armonia. I nostri passi pigiano sul terreno come le dita sui tasti di un pianoforte, anche se, qualcuno prova a suonarlo col sedere. Lo spartito è lì, con le pietre, le variazioni di direzione e di pendenza. La discesa lungo il single “inferno” è una sinfonia.
Liscio, sassoso, ripido e meno ripido, … , si alternano tempi “andante con moto” e “allegro con brio”. Ognuno però ne dà un'interpretazione personale: Nello, per esempio, lo interpreta come una “marcia funebre”, Tore, invece, come un ”allegro furioso”.
Ai buoni interpreti della corsa in discesa piacerà da morire. Gli altri potranno almeno intuirne la bellezza … Chissà perché i ciclisti chiamano questa sinfonia “inferno”. Guardo Silvia e capisco. Provo ad immaginare Maria Cristina e Marta con le loro suole lisce e la poca familiarità con lo strumento e mi viene un brivido. Per fortuna sono con Marco, Lello e Tonino; sicuramente saranno scortate a dovere. Poi con loro c'è Stefano che, ammesso che sopravviva, è medico.

Single delle maledizioni

L'asfalto non è un'opzione. Il protocollo è chiaro. Sarà un trail caratterizzato dai single track e i penultimi 500 metri in asfalto possono essere evitati benissimo con un divertente single che costeggia, su e giù, il perimetro delle case. L'asfalto col suo liscio piattume schifoso non è un'opzione. La mancanza di opzioni semplici è uno dei punti più controversi della terapia: di sicura efficacia presenta però alto rischio di effetti collaterali. Ecco infatti che quegli strappetti al 20% al trentesimo chilometro sembrano una punizione eccessiva per i peccati commessi, la medicina sembra troppo amara e partono le maledizioni. Ne sono consapevole. Sono pronto a raccoglierle con un sorriso. Sono io il responsabile! L'asfalto però non è un'opzione. Ormai siamo alla fine e non ha senso tornare indietro. Una maledizione e via fino al traguardo. Vi aspetterò lì con un sorriso e una birra per voi.
Tutte le foto sono di Tore Orrù. Grazie!


La birra finale

L'ebrezza del traguardo, poi, soprattutto se alimentata con un paio di birre fresche, cancella tutti i pensieri negativi. Stanchezza, difficoltà tecniche, maledizioni …, dopo la prima birra, si trasformano in esperienze di vita; dopo la seconda si apre uno spazio nuovo nella zona di comfort; dopo la terza, si conquista un senso della realtà che trascende le deformità della coscienza dell'uomo moderno … . Dopo la terza conviene fermarsi. Non ho ancora raccolto tutti i dati ma, dai primi pareri direi che l'esperimento è stato un successo.
A breve la “fase 3”. Cercasi cavie!

sabato 8 settembre 2018

Single della catena o “is callonisi”

Foto di Tore Orrù
Single della catena o “is callonisi” o “AAA”: L=6km D+=220m D-=140m
Al sesto km, in corrispondenza del primo ristoro, gli atleti della 15 continueranno lungo la sterrata mentre i fortunati della 30 saranno indirizzati verso destra, a superare una catena che non c'è più ma che dà ancora il nome ai 6 km, di cui circa 4 di single track che portano a s'enna sa craba.

Il secondo dei single che vi presento, l'ho conosciuto in un sito d'incontri.
AAA Single piacente, sportivo, spiritoso, spalle larghe e pancia piatta, offresi per incontri con giovani ruspanti per costruire uno sterratone insieme. Astenersi perditempo”.
“Is callonisi” (che palle NdT) è come lo chiamano i miei amici ogni volta che li invito a girare a destra per imboccarlo. Per quanti annunci pubblichi, resta sempre single. Secondo qualcuno, il suo problema sarebbe che è troppo p.... so (prolisso). Non finisce mai. Per superare il chilometro che manca, in linea d'aria, a s'enna, ne percorre 6 seguendo un itinerario frattale. Niente linee d'aria ma di terra, sudore e sangue. Niente linee rette ma curve sexy. A dire il vero, a me piace. Mi piace il suo girovagare sinuoso, come se non dovesse arrivare da nessuna parte. Mi piace il suo continuo scendere anche quando si sa che il punto d'uscita è più alto di quello iniziale. Anche lui mi ha fatto lo sgambetto mentre scendevo in bici e ha assaggiato il mio sangue ma, soprattutto, durante un ribaltone, mi ha rotto lo schermo del garmin gioiello che avevo sul manubrio. 400 euro di GPS ridotti ad una macchietta verde. Is callonisi! Maledetto … ma a me piace.
In gara, quel tratto tecnico si fa in salita: penultimo km intorno il 15% a salire, bella sfida per chi volesse farlo tutto correndo. Nessun rischio, però, se non quello di girare all'infinito negli anfratti dei monti … ma è proprio questo che mi piace.

lunedì 23 luglio 2018

Correndo nel ricordo

Foto di Tore Orrù
Ricordare. Il 22 ottobre di dieci anni fa, ricordo di essermi svegliato al suono di un rombo continuo. Un'alba di fulmini rischiarava il cielo dalla parte dei monti; stranamente non pioveva ma l'atmosfera era tesa, elettrica, ed è rimasta così, sospesa, per un'ora e forse più, sempre più carica di attesa per un evento catastrofico che non si realizzava, sembrava quasi fosse tutto uno scherzo; poi, improvvisamente, è arrivato il diluvio; in pochi istanti la strada è diventata un fiume, il giardino un lago. I dubbi che avevo se portare o meno i bambini a scuola, sciacquati via. Dopo un paio d'ore, come se niente fosse, è uscito il sole. Sono montato in bici e, arrivato in prossimità del laghetto di Poggio, ho visto che la strada che avrei dovuto percorrere per portare Martino alla scuola media, non c'era più, cancellata, trascinata via dall'acqua insieme all'ipotesi di me e Martino lì sopra in auto. Questione di tempo, pochi minuti e non si è verificata la tragica coincidenza di tempo e luogo che caratterizza ogni evento. Molti altri, come me, ci sono andati vicino. Qualcuno, purtroppo, si è invece trovato proprio in quel punto fatale dello spazio-tempo.
Non bisogna dimenticare, per ricordare le vittime ma, soprattutto, per ricordare, con testimonianza diretta, che i cambiamenti climatici sono una realtà da prendere sul serio e a cui si deve porre rimedio. Dobbiamo fare un passo indietro per lasciare respirare questo pianeta e smettere di soffocarlo nell'anidride carbonica e nel cemento.
Correre. Non c'è modo migliore di fissare un ricordo che vivere un'emozione. Vorremmo che fosse un'emozione positiva, una vera festa. Vivendo la natura, correndoci dentro fino a sfiancarsi, divertendosi fino allo stremo, perdendosi, lasciandosi circondare completamente da essa, si impara ad apprezzarla, rispettarla, amarla, di un amore appassionato per la sua bellezza ma anche per la sua forza a volte terribile. Si impara ad assumere un atteggiamento umile e non sfrontato, ad adattarsi ad essa senza provare a dominarla. Vorremmo che fosse un percorso di riconciliazione e, perciò, speriamo che piova ma che sia una pioggia bella, classica, di quelle di un tempo, che facevano tic-tic sull'ombrello ...

Sabato 27 ottobre 2018, a Capoterra, in località Poggio dei pini: “Correndo nel ricordo”

domenica 6 maggio 2018

Correndo nel ricordo - Terzo trail di Capoterra

Dopo il grande successo dell'“ultimo trail di Capoterra” e dopo due anni di trepidante attesa, non poteva non arrivare il “prequel”.
Prossimamente, sotto i migliori piedi: “Correndo nel ricordo – terzo trail di Capoterra”.
Nel decimo anniversario dell'alluvione che ha colpito il territorio di Capoterra, si affronterà un percorso di ricordo e riconciliazione con le acque del rio San Girolamo, di rio Masone Ollastu e oltre.
Ecco il “trailer”:

cioè, non intendevo “quello che fa i trail”, intendevo il “trailer” nel senso di “prossimamente”

Ecco, questo è meglio. Ecco un altro trailer:

No! Ancora? Toglietevi! Ecco, questo è meglio:

Non svelerò però il finale. Intendevo dire che non vi dirò dove va a finire; come va a finire è ovvio. Finisce bene, è una commedia ...
Ad ottobre nei migliori cinema