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mercoledì 18 ottobre 2017

Corro ergo S.U.M. (Sardinia Ultra Marathon)

Scusa René … Grazie Carlo per l'ispirazione.

Foto di Luca Nicelli
Corro ergo S.U.M. L'indubitabile certezza che l'uomo ha di sé stesso in quanto essere fisico si esprime al meglio qui alla Sardinia Ultra Marathon (S.U.M.). Corro dunque sono, vivo, esisto. Qui si trova un bignami della vita, condensata in 2 giorni. La fisicità dell'essere espressa nella corsa, fino a sfinimento. La socialità, nella sua espressione migliore, come piacere di condividere, di aiutarsi o, semplicemente, di stare insieme ... 24 ore su 24, anche alle 4 del mattino. Il rapporto con la natura, sia quella magnifica ricca di profumi e di alberi millenari che quella ostile come quando la natura si fa polvere nera che si aggrappa alle scarpe e si solleva cercando di coprire e compenetrare tutto in ricordo di quando era eruzione vulcanica mortifera.

Parto dal fondo, supero, incoraggio, mi prendo una storta. Riparto dal fondo, risupero, mi fermo a fare una visita turistica all'area archeologica. Riparto dal fondo, supero, incoraggio e ora sto andando al mio ritmo. Alla salita del km 12 mi rendo conto che sto forzando più di quanto dovrei. Il rapporto con il mio cuore è ora di rispetto reciproco, in attesa di accertamenti che mi dicano che posso ricominciare a maltrattarlo, decido di salire al passo. Ad ogni ristoro mi fermo a scambiare due parole con i ragazzi che ho visto lì tutti gli anni; forse è un congedo. Molti mi sorprendono e, in pochi secondi, colgo qualche particolare della loro essenza, della loro grandezza. Lo stesso succede con i compagni di viaggio. Ci sono colleghi di lavoro o vicini di casa che ho incrociato migliaia di volte nel corso degli anni, vedendone solo la buccia, qui, invece, in un momento reso magico dalla fatica e dalla festa, le persone si aprono, io ci entro dentro e mi godo lo spettacolo.
L'esistenza è anche sfida e sofferenza. La gastrite mi ha lasciato vuoto e la storta mi fa zoppicare. Ho perso l'abitudine a questo. Che ci faccio qui? Non sono in gara, sto soffrendo per niente. All'ultimo ristoro mi siedo su una sedia da spettatore, a bere una birra dopo l'altra e intanto mi godo i passaggi degli atleti, tutti rallegrati dalla festosa accoglienza … Sara, Sabrina “gorgonzola”, silenzio parla Agnese .... Sono quasi deciso a restare a guardare lo spettacolo fino alla fine in compagnia del mitico muggine ma quando vedo Alessandra ripartire senza esitazione, decido di partire con lei per farmi trasmettere un po' di quella grinta. Succhio la sua e poi quella di Agnese, faccio finta di accompagnarle e motivarle ma sono io quello che ha più bisogno di motivazioni o, forse, ne gioviamo entrambi. Si entra in risonanza e le poche energie si esprimono con una grande spinta comune. Alla fine dei 30 km del primo giro io sono arrivato e le guardo partire senza esitazione verso il secondo giro, quello che rivoltandoti dentro-fuori, ti fa uscire ogni dubbio esistenziale.



Fra un panino, una birra e una chiacchiera mi preparo a vedere gli arrivi. Faccio il tifo per il mio fantasma di 6 anni prima che, per una volta, non lotta contro di me ma per restare nella top 10. I primi due campioni lo fanno scivolare al decimo posto, poi arriva Filippo che completa il podio ma era già in classifica. Aspetto Davide, che sta facendo una gran gara ma, allo sprint la spunta il mio fantasma. I secondi decidono che sono ancora nella top10 all time, al decimo posto. Ma questi sono numeri. L'essenza della vita è altrove, è nella birra, nel maiale arrosto, nelle facce stravolte ma felici di chi arriva. Teo, Marco, Silvio, Leonarda, Massimo, Mimmo, Donatella, Salvatore, Gigi, Manuela, Lorenzo, Bruno, Checco, Alessandra, Agnese …
Il mio percorso esistenziale riprende in infradito da doccia. Percorro a ritroso il tracciato di gara per andare incontro a Benedetto e poi percorrere con lui l'ultimo chilometro con i sassolini a spingere sule piante dei piedi per togliere ogni dubbio.
E infine arriva Maria Cristina con il suo sovraccarico di sensazioni ed emozioni che esplode in un pianto liberatorio, lasciandola con l'indubitabile certezza di sé stessa.
Corro ergo S.U.M.

lunedì 16 ottobre 2017

Sardinia Ultramezzamarathon

Sono passate ore e sono stremato; la testa è ovattata, non sento più le gambe … ogni tanto sono costretto a fare una pausa. La resistenza è ormai al limite. Credevo di essere vicino alla fine ma ricomincia un altro giro. Sono ormai alla frutta. Non ha nessun senso continuare. Non ce la faccio proprio più! La decisione è sofferta ma inevitabile: mi ritiro. Mi devo proprio alzare da questa tavola..

Quando il medico sportivo mi disse che non mi avrebbe rinnovato il certificato, gli chiesi se, per favore, mi potesse permettere di partecipare ad un'ultima gara d'addio.
Avrei voluto godere di quel “gusto particolare dell'ultima volta” che si prova solo quando gli addii sono consapevoli. Avrei voluto organizzare una festa per godermi consapevolmente l'ultima gara con gli amici. Pensavo che il posto migliore per chiudere fosse proprio qui a Macomer,
Mi guardò pensando “questo è pazzo”. E così eccomi qui lo stesso ma in versione ridotta, in veste semi clandestina con un permesso di soggiorno di Tonino ma senza idoneità né per la corsa né per l'abbuffata agonistica.
Sono venuto con l'idea di fare un giro su due alla 20km e un giro su due alla 60 km. Ero convinto però che, per la legge di conservazione del momento angolare, avrei compensato i due giri in meno sul percorso con due giri in più a tavola. Invece, nonostante la partenza sprint, la gastrite latente mi ha bloccato completamente dopo il primo giro; ho capito allora che anche il momento angolare ha data di scadenza e non si conserva in eterno; col passare degli anni tutto gira più piano e quest'anno dimezzeranno anche i giri al buffet. Ed è un vero peccato vedere tutto quel ben di dio entrare in bocche altrui … ecco il motivo della mia espressione affranta durante la cena. Anche lo stomaco ha le gambe stanche e indolenzite e quello che doveva essere il mio pezzo forte si è risolto in un misero bluff. 

Ma nonostante tutto è stata davvero una bellissima festa piena di gente straordinaria.
Come dice l'ingegnere “grazie a tutti, nessuno escluso”
Nessuno, neanche “quello delle 4”
Mi sveglio sentendo rumori e vedo la luce accesa. Guardo l'orologio. “4h19? Sono pazzi questi!” Penso ad alta voce. Anche la mosca si sveglia e comincia svogliatamente a fare il suo lavoro di mosca, svolazzandomi intorno senza convinzione, anche lei infastidita dalla sveglia anzitempo. Intanto la macchinetta del caffè lavora, mascelle masticano, la macchinetta del caffè fa il bis … . Alle 4h40 la luce si spegne. La mosca torna a dormire beata. Io faccio i miei conti. La gara parte alle 8h30 a 20 metri da qui. Ha fatto colazione. Gli restano 4 ore per cagare.
17 minuti più tardi, ecco quello delle 5 che fa suonare la sveglia alle 4h57. 3 minuti d'anticipo perché non si sa mai, 3 ore per cagare potrebbero non bastare.

Quello delle 4 alla fine farà un'ottima gara, arrivando quinto assoluto e resterà convinto che fare un pasto 4 ore prima della partenza sia essenziale per ottenere il rendimento ottimale in gara. Io resto convinto che dormire sia almeno altrettanto importante.
Ma grazie anche a te.
Mi ripeto ma, come dice l'ingegnere “grazie a tutti, nessuno escluso”.
Perfino quello del microfono con il suo crescendo di fuochi artificiali di cazzate ha contribuito ad animare la serata.
Alla fine non ho sentito quel retrogusto amarognolo dell'ultima volta per cui non riesco a dire addio. Arrivederci all'anno prossimo.

giovedì 12 ottobre 2017

Memorie di un atleta cazzaro – La Sardinia Ultramarathon

Dopo 8 edizioni, sono ancora nella top 10 all time della Sardinia Ultramarathon (60km).

Calcaterra, … , Pisani, … , Olmo.
Essere in questo elenco, insieme a tanti campioni e a due veri miti, per me è un sogno, tipo quello che avevo da bambino, di abitare in un'enorme torta alla panna. Quest'anno, alla partenza, ci saranno Pablo Barnes, Georg Piazza, Giuliano Cavallo e Davide Cheraz, atleti di livello nazionale che, con una schicchera, mi butteranno fuori da quella lista. Prima di venire sfrattato, lasciatemi però leccare le pareti e scavare col dito in questo elenco di panna montata.

Non è stato facile entrare in quella lista. 2 anni prima, alla mia prima partecipazione, avevo seguito “quasi” alla lettera la tabella di Pizzolato per la Pistoia-Abetone; non avevo fatto la 20 km del sabato e nessuna “gara a caso della settimana prima” ma, nonostante ciò, a metà gara ero già a pezzi e non mi ero ritirato solo perché ero secondo. L'avevo finita in 5h13 e con i quadricipiti maciullati. Da allora ho mollato il Pizzolato per seguire il Brizzolato che mi ha portato a questo risultato con un programma sperimentale personalizzato. Per ottenere quel risultato, mi sono infatti inventato esercizi specifici come il “minimo sindacale”, il “gli straordinari”, il “3 in 1” e la “gara a caso della settimana prima”, tutti allenamenti per i genitali, eseguiti rigorosamente nell'ordine dei numeri del lotto estratti sulla ruota di Napoli.

Sono arrivato alla gara con “due palle così” e mettendo in fila cinque “minimo sindacale”, con gli “straordinari” ero riuscito a staccare Davide Ribichesu e ad arrivare terzo, ad un soffio da Trentadue e 20 minuti da Re Giorgio.
Morale?
Liberatevi delle tabelle e imparate ad ascoltare il cazzaro brizzolato che è dentro di voi o, se non lo avete, ascoltate me!

E ora, vediamo chi osa buttarmi fuori da questa lista; mi difenderò con il cucchiaino fra i denti!



Legenda:
Il “minimo sindacale” sono 12km da fare entro un'ora. Sostituisce il “riposo” delle tabelle tradizionali. Tipicamente, interviene il giorno dopo o il giorno prima di allenamenti duri o gare impegnative. Si parte con le gambe doloranti ma si deve andare avanti, senza nessun dubbio o esitazione, per non essere licenziato. È un allenamento per la testa e per i genitali.
Il “gli straordinari” è basato sullo stesso principio ma si attacca subito dopo una gara o un allenamento veloce. Tipicamente erano 7 km corsi a ritmo “ultra” fra 4'30-5'00 dopo una 21 corsa a 3'50. Una volta ho fatto il “3 in uno” con: riscaldamento; 12km a ritmo mezza (3'45); 10km a ritmo maratona (4'00) e 8 km a ritmo ultra (4'45). Programmato ed eseguito.
Ciliegina sulla torta del programma, è la “gara a caso della settimana prima” che, in questa occasione, era un triathlon medio corso a tutta 7 giorni prima e concluso al tredicesimo posto. Ha lo scopo di divertirsi e di offrire una scusa in caso di fallimento.

giovedì 14 settembre 2017

UTSS – Una magnifica scopa.

Un “basta” di rifiuto o forse era solo un “rifiato” ma mi sono, comunque, ritirato (dalle competizioni), conferito nel cassonetto del rifiuto (o del rifiato) umano e riciclato.
E ora, per chiudere il ciclo del riciclo, sarò io a raccogliere con la scopa i rifiuti e i rifiati e a ritirare i ritirati. Servizio scopa all'Ultratrack Supramonte Sea Side.
Non devo lasciare il sentiero sporco di resti umani. Non devo lasciare il sentiero sporco di resti umani.

Esperienza maratona in 4 ore. Ballerino delle pulizie. Pulizia sentieri. Offresi accompagnamento, andamento lento, E se mi dirai di no (“non vengo” o “basta”), spazzerò via il tuo rifiuto con un passo di scopa “a la seconde”.

Se hai paura di restare indietro, non ti preoccupare, penserò io a te e ti trascinerò, con i miei morbidi peli, in un posto caldo e sicuro.
Se ti sentirai uno straccio, mi farò spazzolone che ti passerà. E vedrai come ti passerà!
Se mangerai la polvere, sarai il mio panno ad azione elettrostatica e mi starai dando una mano per le pulizie, grazie!
Se morirai di fame, sarò il tuo settebello e mangeremo il tre e il quattro; tavolo pulito e due punti di scopa.

Non vedo l'ora di rivivere e condividere quest'esperienza. Ci terremo compagnia dal buio della notte all'alba, sotto il sole a picco e fino a sera; sorrisi si mescoleranno a smorfie di fatica, spiagge incantevoli a rocce selvagge, la birra al sudore e ad un'altra birra e ad un'altra ancora finché il sudore farà la schiuma in un tripudio di sensazioni indimenticabili!
Scopriremo insieme l'immensa forza e bellezza della natura e una parte di questa magnificenza ci entrerà dentro e, dal cassonetto, trasparirà, per sempre, il bagliore delle nostre pupille.

venerdì 21 ottobre 2016

Sardinia Ultramarathon - spazi dilatati

2012 4h43
2013 5h09
2014 5h17
2016 5h44
Il percorso sembra sempre uguale ma si sta allungando, sempre di più, è evidente. Una dilatazione del tempo di circa 15 minuti l'anno che, di pari passo con il riscaldamento globale, sta cambiando per sempre questo pianeta.
La poco gloriosa gara del giorno prima mi ha lasciato le gambe indolenzite. Per non svegliarle, decido di calzare le scarpe-cuscino “hoka” ma non le trovo. Chi mi ha rubato le scarpe? Quelli che ieri bevevano acqua sono molto sospetti ma il colpevole sono io che le ho scordate ieri sull'auto di Nello, ormai tornato a Capoterra. Ho le adidas, abbastanza confortevoli ma che non ho mai usato per corse lunghe. Mentre mi preparo, le hoka tornano a Macomer grazie a Benedetto e Gavino ma ormai ho calzato le altre e non ho voglia di cambiarle. Le lascio al ristoro del 30esimo per emergenza. Parto con Vincenzo, dietro alla prima donna, mentre il trio di testa si allontana e il podio è fatto. Ci raggiunge Walter, l'unico insieme a me ad aver corso tutti i 90 km di Baunei. Che ci facciamo qua?
Ad ogni passo sento dolere le cosce; sono tantissimi passi e altrettanti colpi. Mi costringono a rallentare per soffrire di meno Intorno al ventesimo mi raggiungono e superano Flavio e Bruno con Luca e Emanuele. Non riesco a seguirli, fa troppo male Non si sono accorti che il pianeta si è dilatato? Lo so solo io? Non riesco a seguirli, fa troppo male. Devo continuare con la mia stupida corsetta solitaria. Che senso ha proseguire? Salita, discesa pianura, non cambia niente. Ho una sola prospettiva: finire il primo giro, cambiare le scarpe e vedere se la situazione migliora. Altrimenti ritirarmi, se ne sono ancora capace. Da quando ho terminato la TdH temo di avere perso la capacità di ritirarmi. Il dolore “insopportabile” è diventato un possibile compagno di viaggio, sgradito certo, ma quando il treno è in corsa e non puoi cambiare scompartimento te lo devi tenere. Intanto mi raggiungono anche Mario e un altro che non conosco e anche loro mi staccano. Finalmente finisce il primo giro. Cambio scarpe. Indosso le hoka ed è come mettere uno strato di gommapiuma sul martello che mi colpisce le cosce ad ogni passo. È quasi piacevole soffrire di meno. Credo che riuscirò ad arrivare ma sarà molto lunga!
Einstein scoprì che, a grandi velocità, lo spazio si dilata. Io ho scoperto che lo stesso fenomeno si ripete identico a grandi lentezze. Le strisce tagliafuoco si infilano nei ghirigori dello spazio-tempo e ne escono allungate a dismisura. L'ultima curva prima del prossimo ristoro non è mai l'ultima e i ristori compaiono all'improvviso quando ormai si è persa ogni speranza.
La percezione della realtà è deformata, e in questi spazi dilatati, mi sento formica che fa tanti passetti quasi senza avanzare.
Al ristoro del 40esimo chiedo se abbiano una birra fresca . Non ce l'hanno ma ormai è chiaro che, anche questa volta, la mia gara si è trasformata in un giro dei bar.
Il riscaldamento globale si manifesta sotto forma di “caldo” proprio qui sulle tagliafuoco intorno al monte sant'Antonio provocando fenomeni fisiologici catastrofici come “sudore”. Ogni tanto alzo lo sguardo e mi appare un panorama infinito o un bel bosco o ancora un nuraghe che non avevo mai notato. Sono sprazzi di sollievo. All'improvviso ecco uno dei carinissimi figli di Leonarda. “Cosa vuoi da bere?” “Chiedi se hanno una birra fresca” e il ragazzino corre molto più veloce di me a portare l'ordine. È il ristoro del 55esimo, l'ultimo prima dell'arrivo; una gentile signora mi porge la birra e un uomo con indosso maschera e boccaglio mi offre da mangiare. “Ma dov'è Antioco?” gli chiedo. La signora aggiunge “se finisci tutta la birra ti regalo una banana” La guardo bene … “cazzo, non ti avevo riconosciuto!” Spazi dilatati, deformazioni, riscaldamenti globali, donne uomo, questo pianeta è sempre meno ospitale ma mi viene da ridere. Non ho mai fumato una canna così stupefacente.
Non mi resta che arrivare, non vedo l'ora. All'arrivo mi aspettano festeggiamenti da eroe, birre senza fine e quella sensazione di ebrezza da fatica che fa alzare gli angoli della bocca in un sorriso permanente. L'anno prossimo il percorso sarà ancora più lungo, lo so, e soffrirò ancora di più ma non potrò perdermi tutto questo.

mercoledì 19 ottobre 2016

Sardinia Ultramarathon - il prologo

Di solito, quando un koala scende dall'albero, è perché è arrivato il periodo della riproduzione. Da questo punto di vista, anche questa volta, mi andrà buca ma io sono un koala un po' anomalo, poco poco meno peloso, e sono qui anche per la festa, per riempire di vita la mia esistenza ed è quello che, con l'aiuto degli splendidi amici di Macomer, riuscirò a fare anche questa volta.

Scarpe rotte e pur bisogna andar. Sabato due giri di 10 km per il prologo. Le gambe non stanno male ma sono ancora appesantite dall'UTSS; le scarpe si stanno squarciando ma dovrebbero resistere fino all'arrivo. Dopo i primi sei o sette chilometri, brillanti come un'argenteria dimenticata in una vetrina impolverata, sono costretto a rallentare. La vaselina non basta, ci vorrebbe il sidol. Non sono più abituato ad andare veloce e, soprattutto in discesa, schiena e cosce subiscono duri colpi da 9.8 metri al secondo quadrato. Rinuncio alla gloria e punto al podio di categoria fra i vecchietti ma devo guardarmi alle spalle. Bruno mi raggiunge al termine della discesa del primo giro, in salita si lascia staccare ma sento il suo fiato sul collo. Poi, a metà del secondo giro, sempre in discesa, Flavio mi supera a grande velocità. Sono irrigidito dal mal di schiena, le mie zampette pelose non riescono ad allungarsi e non riesco a seguirlo. All'inizio dell'ultima discesa, anche Bruno mi passa a velocità doppia. Sono entrambi forti ma finora li avevo sempre superati in gara. Un incubo! Sto ancora sonnecchiando? Chi sono diventato? Forse sono ancora sull'albero e mi devo accontentare di guardare passare la vita e del terzo posto di categoria.
In compenso, a tavola, gli esercizi di masticazione e deglutizione mi vengono in aiuto e non ce n'è per nessuno. Flavio e Bruno bevono una strana bevanda trasparente. Mi avvicino, la guardo attentamente, l'annuso e i miei sospetti diventano certezza: è acqua! Pur di battermi anche domani, sono ridotti a questo! Acqua – roba da piscina – con la pecora in cappotto! Io non sono qui per dimostrare qualcosa a qualcuno, tantomeno a me stesso. Sono qui per la festa e l'acqua la bevo facendo tecnica dorso, non ora, grazie.
Dopo pranzo, con Carletto, parliamo male dei giovani d'oggi; poi mi rifugio nel bosco in cerca di silenzio ed emozioni. Ormai il sole è tramontato ma c'è una luna strapiena, gonfia di astronauti luminosi. Intrecci di rami disegnano il cielo. Quando i canti e le urla si placano capisco che hanno imbavagliato il bardo e stanno tutti lavorando con le mandibole e dirigo i miei passi incerti fra pietre e gradini invisibili verso la colonia. Un cinghiale scappa, il bardo è legato, obelix mangia; è il secondo banchetto in poche ore; sembra che sia il compleanno di Tonino, almeno questo è quello che sussurra Antioco.
Di solito, quando un koala scende dall'albero, è perché è arrivato il periodo della riproduzione. Quando scende la notte, nelle camerate dell'ex colonia ECA serpeggia il panico. Per tranquillità di tutti, trascino la mia branda nel salone davanti al camino. Dimentico di mettere il cartello di Benedetto: “atleta a riposo. Donne, ripassate in altro momento” ma, nonostante questo, nessuna passerà.

mercoledì 22 ottobre 2014

Macomer – Mangiando la polvere della Sardinia Ultramarathon

Non vedo l'ora che arrivi il momento di partire.

La notte in camerata è passata fra qualche piccolo ronfo sparso (mancava l'ingegnere del suono Checco a dirigere l'orchestra dei tromboni) e i segnali di disagio trasmessi dal mio stomaco. Mi giro nel letto in cerca di una posizione che mi faccia sentire a mio agio e addormentare. Dopo i primi 360 gradi, ho esplorato tutto l'universo delle posizioni possibili e sono ritornato alla posizione di partenza ma, non ancora soddisfatto, riparto per un altro giro sperando vanamente di trovare qualcosa di diverso. E giro ancora. Dopo qualcosa che somiglia ad un 10mila in pista finalmente mi fermo. Mi alzo, esco silenziosamente dalla camerata calpestando roba molle nel buio pesto e mi metto davanti al grande camino acceso del salone. Comincio a massaggiare lo stomaco alternando movimenti sussultori a movimenti ondulatori lenti. Ogni tanto una bolla di gas esce trascinandosi dietro, fino quasi in gola, una scia acida. Mi aggiro per il salone e per la cucina adiacente alla ricerca di bicarbonato. Lo trovo solo di mattina nella mia borsa. Sciolgo la polvere in una bottiglietta d'acqua e l'ingerisco. Non lo sapevo ancora, ma quel giorno ne avrei mangiata tanta altra di polvere.

La mattina non vedo l'ora di partire per completare la digestione e per rivivere l'esperienza di questa gara che ricordo fantastica.
Arrivano Benedetto con la sua tendinite bilaterale a tutti e due gli “Achilli" e Checco in bici con la sua frattura in più risme della falange distale del primo raggio, Gianni reduce dalla 40 km di Baunei e Teo che aveva corso la 80 km ma che oggi non parte.
Compare anche Gianni Goseli, l'antilope di Nuoro. Ieri non era sicuro di partecipare ma poi si è deciso. Ora so che dovrò guardarmi soprattutto da lui (ieri un solo minuto dietro di me) e dal suo compagno di squadra dell'“amatori Nuoro” Ettore Marotto (ieri a 2 minuti). C'è anche Sergio Piga, molto forte in questo tipo di gare ma che, avendo saltato la gara di ieri, non è in classifica per la combinata.
La mia tattica è semplice: lasciare andare Calcaterra e Pajusco (eventualmente anche Piga) e puntare al terzo posto controllando i due nuoresi. Un podio con Calcaterra e Pajusco sarebbe un'enorme soddisfazione, come quello di due anni prima con Calcaterra e Trentadue.
E alla partenza, come previsto, Giorgio e Marco aumentano gradualmente l'andatura e se ne vanno. Come previsto mi trovo con Gianni, Ettore e Sergio. Con noi, per un po', anche Stefano Ciccarese e Pietro Casula. Sento un'imprecazione e Stefano sparisce. Dopo metà del primo giro anche Pietro sparisce all'indietro. Il prossimo sono io, lo so bene. Non reagisco agli attacchi di Gianni in salita e poi di Ettore e approfitto dei ristori e delle discese per riportarmi su di loro. Ma sono sempre un po' dietro e la polvere sollevata dai tre davanti mi comincia a coprire come un vecchio soprammobile.
La polvere dicevo. Terra seccata dalla siccità, frantumata e arricchita di sostanze organiche dal passaggio del bestiame, trasformata in una finissima polvere color marrone scuro che copre una buona metà del percorso arrivando in molti punti anche a 10-20 cm di profondità. Qui la scarpa sprofonda sotto la polvere e quando alzo il piede sento i granelli finissimi che attraversano le scarpe e le spesse calze fino ad penetrare in profondità nei pori della pelle. Il resto si solleva in una nuvola nera che, come scuro borotalco, asciuga occhi e bocca.
Alla fine del primo giro
Faccio fatica. I piedi sono troppo stretti nelle scarpe e cominciano a dolere martoriati anche dallo sfregare della polvere. Ho l'impressione che la polvere sia penetrata fin dentro ai muscoli delle cosce tanto li sento asciutti e rigidi. Alla fine del primo giro di 30 km sono ancora a contatto con i tre in lotta per l'ultimo gradino del podio e pur avendo l'occasione di cambiare le scarpe, preferisco tirare avanti per non perdere del tutto il treno. Serve a poco e di lì a poco mi staccano definitivamente. 
Anche quando, rimasto solo, non vedo più il gruppo davanti, per un po' ne vedo la polvere che resta sollevata nell'aria finché il vento non si decide a spazzarla via.
E poi non vedo neanche più quella e un po' mi manca.
La polvere da reale si fa metaforica.
Quanta ne ho mangiata.

Mi ci sono volute ben 7 birre per sciacquare la bocca

lunedì 20 ottobre 2014

Macomer, Corsa verde 21km - prologo della Sardinia Ultramarathon

Ormai, dopo 5 anni, viene quasi da dare per scontata l'ospitalità magnifica e generosa, i pasti sontuosi, la birra gratuita e senza fine, le brande preparate per la notte, l'enorme camino, la cortesia e disponibilità costante di tutti. Ho detto a Norma, “sto facendo come se fossi a casa mia” e mi ha risposto “sei a casa tua”. Mi dispiace per Baunei ma non avevo scelta, sono tornato e tornerò ancora alla mia casa di Macomer.
Dal ritrovo pre-gara fino a notte, l'argomento del giorno è la gara che si svolge poco distante, sul supramonte di Baunei, un ultratrail di 80km a cui molti amici stanno partecipando e a cui, la sciagurata scelta di data ha impedito a molti dei presenti di partecipare. Io sono fra quelli che, vista la coincidenza, ha scelto con il cuore e con lo stomaco di tornare a Macomer, anche se fra i neuroni più audaci aleggiava il sogno di essere lì a volare fra il mare e le magnifiche rocce del Supramonte. Francesco, Teo, Gianni, Flavio, Paola, Stefano sono di là e mentre siamo seduti a tavola a banchettare, li ammiriamo con un velo di invidia mista a compassione e aspettiamo curiosi notizie.
Alla partenza, Calcaterra e Pajusco sono gia' in testa
Dopo la vittoria della settimana scorsa, il mio buon momento di forma pare confermato qui a Macomer. Dopo i primi 2-3 chilometri, la prima discesa e la prima salita, mi trovo insieme ad altri 2 atleti e davanti sono solo in 3: il campione Giorgio Calcaterra, anche lui di casa qui a Macomer, Marco Pajusco e Vincenzo Tanca, tutti e tre di un'altra categoria rispetto a noi e ormai irraggiungibili. Non conosco i miei compagni occasionali, so che domani non devono gareggiare ma uno dei due sembra della mia categoria e lo voglio controllare. Nelle salite sembra un po' più forte e ci stacca ma nelle discese lo raggiungiamo. A 4 chilometri dalla fine Su una discesa in buono sterrato veloce accelero un po' e, con mia sorpresa, stacco entrambi ma subito dopo mi si slaccia una scarpa. Non posso certo continuare così fino al traguardo, manca troppo. Per non perdere lo slancio, decido allora di fermarmi ad allacciarla dopo la curva che immette nell'ultima salita ripida. Nei 15 secondi che impiego a farmi un doppio nodo e ripartire mi superano e staccano entrambi. Mi metto un po' d'impegno e li supero di nuovo facilmente.
Sulla scaletta che porta in cima al monte
Evidentemente cominciavano ad essere in crisi. Ogni tanto pensavo che mi sarei dovuto risparmiare per la gara dell'indomani ma le dinamiche di gara mi divertivano facendomi pensare ad altro. Solo nell'ultima discesa, essendo ormai solo, non ho forzato troppo. Neanche troppo poco, però, perché il tempo di oggi si sommerà a quello di domani e so che dietro c'è gente pericolosa. Arrivo in quarta posizione e primo di categoria in 1h27; 5 minuti in meno dell'anno scorso e solo 2 in più dell'1h25 che è il mio record su questa corsa.
Ero molto contento. La forma pareva buona e mi faceva pensare con ottimismo al giorno dopo. Arrivare quarto poi è una posizione di tutto rispetto che mi metteva quasi al sicuro nella sfida a distanza con gli amici a Baunei. Inoltre, sapendo che Tanca non avrebbe partecipato alla gara dell'indomani mi dava una buona prospettiva di raggiungere il podio nella combinata. Un piccolo problema però l'ho avuto: pur sapendo cosa mi aspettava, non avevo allenato abbastanza lo stomaco. Il bis di malloreddus e le 3 portate di carne avrebbero richiesto delle ripetute di preparazione specifiche e infatti lo stomaco ha cominciato ad accusare segni di stanchezza. Ho pensato di chiedere alla massaggiatrice che era lì a curare le gambe dei podisti di farmi un massaggio allo stomaco, specificando che era, fra i miei muscoli, il più affaticato. Non ho avuto il coraggio anche se, a posteriori, considerando l'automassaggio che mi son dovuto praticare la notte, sarebbe stata una buona idea.
Ora si fa dura!
Come tutte le altre volte, ho scelto di farmi una passeggiatina digestiva nel bellissimo bosco fra lecci secolari, tombe dei giganti sovrastate da fichi rigogliosi, sorgenti, salendo scalinate di pietra fino ad arrivare al tavolone in pietra sul quale, come altre volte, mi sono sdraiato ad ascoltare il ruscellare dell'acqua, i canti degli uccelli e il suono delle ghiande che cadono sul fogliame e, aprendo gli occhi, a guardare l'intreccio di rami che orna il cielo, sempre più scuro. Ormai è ora di rientrare per cena e i propositi di digiuno svaniscono alla sola vista del cibo.

Cominciano ad arrivare notizie da Baunei. Stefano si è ritirato, Teo forse si è perso no, per fortuna non si è perso, la grande Paoletta ha vinto, e Francesco? “E' stata durissima! Sono arrivato terzo”. “Io quarto. Maledetto, mi hai battuto anche questa volta!”

mercoledì 30 ottobre 2013

Sardinia Ultrabuffet - Macomer

Mi trovo un po' in imbarazzo. Quando avevo iniziato a scrivere la "guida buffet", ero convinto che la maggioranza dei corridori fossero anche buffettari e, allora, avevo ideato un servizio per consentire loro di selezionare le gare e di avvicinarcisi nel modo più propizio. Poi, con il sondaggio, ho scoperto che solo il 16% dei podisti, di cui, modestamente, la metà sono io, si riconosce come buffettaro. Così mi crolla il mercato. La mia "guida buffet" rischia di essere uno dei più grandi flop-plop dell'editoria internettazionale. Facendo bene i conti, mi rimane solo un  potenziale lettore, che potrebbe anche solo aver sbagliato a pigiare il tasto.
Almeno io, però, la mia guida me la terrò cara. Voi, che siete disinteressati al cibo, voltate pagina e NON LEGGETE QUELLO CHE E' SCRITTO QUI SOTTO, POTREBBE CAUSARE OBESITA' , IMPOTENZA O ALTRE MALATTIE CHE VI INGRANDISCONO COSE E VE NE RIMPICCIOLISCONO ALTRE.

 Sardinia Ultrabuffet - buffet a tappe di endurance gastronomica. Una serie di veri e propri banchetti vi porteranno a conoscere i limiti più reconditi del vostro stomaco e a superarli.
Non gustavo niente di così soddisfacente, avvolgente, saziante dai tempi in cui divoravo la placenta di mia madre.
Forte rischio di dipendenza

Rapporto qualità prezzo: ottimo
Giudizio sintetico: ebbene sì, devo calare i tre maiali!
Ultimo assaggio: 19/20 ottobre 2013. Il vero buffet a tappe, in realtà partiva dal venerdì 18. per una tre giorni di full immersion nel cibo. Durante la prima giornata, l'appetito veniva stimolato parlando di "Attività fisica e nutrizione". Dopo essersi stancati sentendo nominare la "attività fisica", al pronunciarsi della parola "nutrizione", tutti i presenti hanno cominciato a salivare abbondantemente. E' dovuto intervenire un maialetto arrosto per sedare le ghiandole salivarie ed evitare danni alla moquette. In realtà io non ero presente ma è stato facile immaginare tutto ciò ... presto! Datemi uno scottex, che devo asciugare la tastiera!
Sabato invece io c'ero. L'appetito è stato stimolato percorrendo due giri di un circuito in cui si alternavano profumi di funghi e di menta, che, insieme alle tracce di cinghiale, facevano pensare ad un menù stile nouvelle cuisine stocastique: brochette de sanglier au champignon de bois en sauce de nimportequoi au parfume de menthe. A sorpresa, invece, veniva servito un classico pasto nostrano, con antipasto di formaggi e salumi, malloreddos al sugo, pecora in umido e vitello bollito con patate. Nonostante la semplicità, le pietanze riuscivano a manifestare tutta la saggezza della tradizione, il calore dell'ospitalità, la ricchezza della convivialità. La quantità di cibo, birra, vino, senza limiti apparenti, ha trasformato questo pasto in un vero e proprio banchetto.
Ehm ... ho già scritto due pagine e sono ancora al primo pasto! Sintetizziamo:
birra, birra, birra, pasta, vitello, torta, caffè, torta, coca, torta, frutta, coca, torta, frutta,  birra, birra, pasta ai porcini, birra, pasta al sugo, birra, panino all'arrosto con aggiunta di cipolle, cioccolatino, cioccolatino, birra, birra, panino all'arrosto con cipolle, uva, birra, torta, torta, torrone, torta, birra, torrone, caffè.
Più o meno, è questo che ricordo. Ho anche il vago ricordo di essermi dovuto spostare un po', domenica mattina, per inseguire le torte che erano dislocate in vari luoghi di interesse  archeo-naturalistico ma, con l'occhio nel piatto, non ho visto un granché!
Consiglio finale: convincete Benedetto a non affrettarsi, che poco dopo il suo arrivo la festa finisce.

sabato 26 ottobre 2013

Aspettando Benedetto

Aspettando Benedetto ...
Il mio io velleitario si gode il trionfo e birra dopo birra, sempre più tronfio, ogni tanto dà una schiacciatina all'io saggio appiccicato sotto la scarpa.
I peli crescono, i fusti si svuotano, il sole si abbassa.
Le salsicce arrostiscono, le salsicce vengono mangiate, digerite e tutto quel che segue
L'acqua dello scaldabagno piano piano torna a scaldarsi, l'entropia aumenta, l'universo si espande
Ogni tanto, passando sotto l'arco gonfiabile, qualcuno arriva e si unisce a noi ad aspettare Benedetto.
Persino il signor Godot è già arrivato da un pezzo.
Il tasso alcolico aumenta.
Gli sconosciuti diventano conoscenti e i conoscenti diventano amici
Stanchezze si trasformano in soddisfazioni, delusioni in propositi di riscatto, "mai più" in "forse ma" e poi in "sicuramente"
Pian piano sale la sensazione di sazietà, di pienezza, non solo di cibo anche di vita, qualcosa che si avvicina alla felicità
Il nastro tagliato da Calcaterra viene ricucito e riposizionato al traguardo anche lui in attesa di Benedetto
E Benedetto arriva! Ma invece di rompere il nastro a petto in fuori, ci passa sotto con umiltà e autoironia.
Grazie Benedetto per averci dato il tempo di assaporare tutto questo

venerdì 25 ottobre 2013

Macomer, Sardinia Ultramarathon (60km)

Lasciando da parte, per una volta, il mio consueto stile sintetico, oggi voglio raccontarvi di questa 60km quasi “passo passo”, voglio cercare di trasmettervi emozioni e pensieri di quest'avventura e farvi arrivare al traguardo quasi stremati come me. Se vi ritirerete, pazienza, ma se arriverete in fondo, anche voi potrete dire con soddisfazione “ce l'ho fatta!”
Ed eccomi qua, dove vi avevo lasciati, nella branda davanti al grande camino ormai quasi spento nell'enorme salone dell'ex colonia dove la società organizzatrice ci ha ospitati per la notte.
Verso le 6 qualcuno inizia ad uscire dalle camerate, si sentono passi di ciabatte. Sento qualcuno soffiare sulle braci per far riprendere il camino e poter mettere ad asciugare vestiti, asciugamani e ossa bagnate dall'umidità della notte. E' ora di smettere di far finta di dormire così anche gli altri possono smettere di far finta di fare piano per non disturbarmi.
Bottiglie di brandy e caraffe di vino rimaste sulle tavolate ricordano la festa della sera prima. Adesso però il clima è diverso, rilassato ma serio e ognuno segue i suoi riti mattutini. Io seguo il mio: caffè con miele, un goccio di latte e savoiardoni; lascio agire per 15 minuti circa e poi vado in bagno a fare il mio dovere di essere umano. Un piccolo strappo alla regola è stato reso necessario dalla presenza di ottime torte al cioccolato casarecce incautamente lasciate lì la sera prima da qualche volontario.
Poco prima delle 8, cominciano ad arrivare volontari e concorrenti, intanto, seduto accanto al camino, comincio il "riscaldamento". La partenza è prevista per le 9 proprio là fuori, non c'è nessuna fretta; ci vorrebbero giornale e sigaro ma non ci sono e allora si passa il tempo facendo quattro chiacchiere intorno al camino: si parla di scarpe, di gare mitiche, di dolori e d'imprese passate e future.
Dopo il rito della colazione c'è quello della vestizione, che finirà allo stesso modo: in bagno. Lubrifico il corpo con la vaselina e le scarpe con il talco, indosso il completino da triathlon con fazzoletti e due barrette in tasca. Calzo scarpe Mizuno A2, sicuramente non indicate per questo tipo di gara ma hanno vinto le finali nella selezione di giovedì alla comunità montana e superato bene la prova della corsa di ieri. Vedo che Calcaterra e Salaris hanno un cappellino e decido di tentare di imitarli con la mia visierina blu.
Seconda seduta in bagno.
Sono quasi le nove, si esce per completare il riscaldamento con qualche passetto simbolico di corsa. Lo sforzo del giorno prima si sente, i muscoli sono già un po' stanchi, tallone sinistro e ginocchio destro lievemente indolenziti. Il mio obiettivo dichiarato è fare un giro da 30km e poi, dopo un check up (che non è una salsa) decidere sul da farsi e optare per la doccia calda o per la gloria.
Con un po' di ritardo, dopo l'emozionante appello nominale, finalmente si parte. Siamo un'ottantina, molti più delle passate edizioni. Quanta strada davanti! 60 chilometri! I primi 500m su asfalto in salita due anni prima mi erano costati una contrattura per cui oggi parto con estrema prudenza. Durante il primo chilometro, in modo fluido comincia a delinearsi una "situazione" di gara: Calcaterra, Pajusco e uno sconosciuto fanno il ritmo davanti. Salaris dopo breve indugio, scegliendo traiettorie tutte sue sulla larga e sconnessa fascia tagliafuoco, va avanti anche lui. Poi, intorno al secondo chilometro, Sergio Piga e Stefano Ciccarese, reduci dalla 100km delle Alpi (Torino - Saint Vincent) di 7 giorni prima, insieme all'incredibile Leonarda Cantara, già vincitrice della gara di ieri, avanzano anche loro. Il ritmo è tranquillo ma le gambe mi trattengono, impedendomi di seguirli e piano piano li perdo di vista, seguito da vicino dalla grande Monica Casiraghi. Fra il terzo e il sesto chilometro si percorre un “bastone” verso l'area archeologica di Tamuli. Bello il bastone, che permette di salutare e incitare gli atleti che si incrociano e di controllarne la posizione. Bellissima l'area archeologica con le tombe dei giganti e il passaggio fra i provocanti betili, gradito il primo ristoro. Si riprende la tagliafuoco con il suo fondo irregolare, le traiettorie da inventare i saliscendi spesso dolci ma a volte aspri. Al secondo ristoro, poco dopo il decimo chilometro, comincia la vera salita verso il Monte e mi concedo una breve sosta per mangiare un pezzetto di torta e bere una coca. Purtroppo sono costretto ad assistere al ritiro di Monica Casiraghi, dolorante alla schiena forse per problemi ai reni. E' ben assistita, le dico un inutile “coraggio” e riparto. In salita continuo a corricchiare; i muscoli sono sempre indolenziti ma sembra che reggano bene quel ritmo. In cima al monte c'è un piccolo anello. Spero di vedere qualcuno avanti a me, ma sono già passati oltre. Salgo al passo la scaletta che porta al culmine e mi fermo al bel ristoro nel piazzale della chiesetta. Doppia fetta di torta, una da fermo, l'altra provo a mandarla giù mentre riprendo a correre. Non lontano dietro a me vedo avvicinarsi qualcuno. Adesso comincia la parte più facile del circuito, in discesa, prima su morbido fondo naturale, poi su una sterrata carrozzabile. Mi ricordo che, l'anno prima, inseguendo Davide Ribichesu, scendevo ad un ritmo vicino ai 4 minuti al km. Oggi sono molto più lento. Finita la discesa, si ritorna sulla tagliafuoco e si ricomincia a saliscendere: in questo tratto mi raggiungono e superano in 4 approfittando del mio passo poco sciolto e in parte anche delle mie lunghe soste ai ristori. Fra loro riconosco il nuorese Marotto, ieri secondo sul podio della mia categoria. Non riesco a reagire, l'arrivo è ancora un concetto astratto e continuo al mio ritmo. Dopo il tratto forse più tecnico ma molto panoramico di tagliafuoco, cominciano gli ultimi due km di salita per finire il primo giro. E' ora di fare il check up. Le gambe sono stanche ma non dolgono molto più che alla partenza. Anche tallone e ginocchio sono lievemente indolenziti e la scarpa destra mi  preme fastidiosamente sul malleolo. Cosa vuoi di più dalla vita? Ecco, proprio in questo tratto, raggiungo e supero 3 dei quattro che mi avevano superato prima (mancava il nuorese) e lo sconosciuto che era partito troppo veloce. Non ho dubbi. Al ristoro guardo già verso l'alto, verso il secondo giro, verso la gloria e dopo essermi rifocillato ben bene e fatto il pieno di metano - gasato dagli incitamenti di Norma & C. - riparto per gli ultimi 30 chilometri in ottava posizione a 2h31 dalla partenza. Adesso è tutto psicologicamente più facile e dopo ogni ostacolo superato, c'è il sollievo di non doverlo più ripetere. Si può cominciare a fare il conto alla rovescia. Ogni tanto, un bel rutto mi informa che la digestione sta procedendo regolarmente. Ecco di nuovo il bastone. Vedo Stefano Ciccarese fermo con problemi di pancia. Dopo i 100km della domenica prima, i 21km di ieri e i 35 di oggi, il fisico gli ha chiesto di fermarsi. Incredibile che sia arrivato fin lì! Incrocio poi Sergio Piga con circa 3km di vantaggio su di me, con l'aria molto concentrata e impegnata. Poi Leonarda Cantara, anche lei ha almeno 2km di vantaggio, ha ancora un bel passo ma sembra sofferente. Infine incontro Ettore Marotto, anche lui con un bel margine e l'aria tranquilla … sarà difficile riprendere qualcuno di loro, per non parlare del trio di testa Calcaterra, Salaris e Pajusco, che non ho incrociato perché erano ancora più avanti. Al rientro incrocio quelli che avevo superato poco prima e altri, compresa Paola Addari, seconda fra le donne, sempre sorridente nonostante la fatica. Anche dietro non mi pare che ci sia nessuno in grado di raggiungermi. Preso nota della situazione, riprendo la mia corsa solitaria con me stesso, le mie gambe, la mia testa come solo punto di riferimento. Aspetto che arrivi il gran mal di gambe che avevo preventivato per gli ultimi 20 chilometri ma per il momento non si fa sentire. Supero la salita della chiesetta e ancora niente crisi. Il ritmo è solo un po' più lento rispetto al primo giro, i fastidi un po' più forti.  Manca metà della metà. Mi ricordo, nei giorni di crisi, l'incubo del cavolfiore frattale, e di queste metà della metà della metà che continuano a dimezzarsi senza che si riesca mai a raggiungere l'arrivo. Oggi no, i chilometri sono sempre lunghi uguale, dopo un ristoro ce n'è un altro, insomma sono ancora in un normale mondo lineare. Al ritorno sulla tagliafuoco, vedo Leonarda davanti a me. E' molto stanca ma continua a correre, la raggiungo, le dico di stare tranquilla che ha un grande margine sulla seconda e mancano poco più di dieci chilometri e continuo col mio passo. Di nuovo solo. La solitudine è interrotta solo ai ristori, ogni 5 chilometri, dove volontari volenterosi fanno del loro meglio per aiutarci. Al secondo giro, in alcuni ristori, si percepisce un'allegria alcolica in rapida ascesa. Al penultimo ristoro, a 9 chilometri dall'arrivo, uno dei volontari mi appare come un'allucinazione, mascherato da mamuthones. Ricordo che l'anno prima lui stesso si era travestito da sub con tanto di pinne e boccaglio. Nella stanchezza, il nostro cervello regredisce e queste visioni hanno un grande effetto ... mamma, l'uomo nero!
Le mie gambe in azione. Se lo meritano un primo piano.
Quasi alla fine dell'ultimo tratto di tagliafuoco, a circa 5 chilometri dall'arrivo, c'è l'ultimo ristoro. Chiedo se quelli davanti sono lontani, sperando che mi dicano di sì per stare più tranquillo ma mi dicono che è passato uno da poco. Mi preparo ad un duro inseguimento, ma quasi subito raggiungo Sergio Piga che sta camminando. Anche a lui il fisico ha presentato il conto: 100 km domenica scorsa, 55 km oggi, e adesso cammini. I conti tornano: avendo saltato i 21km di ieri, oggi è riuscito a correre per 20km in più di Stefano. Ci scambiamo informazioni su chi è avanti e chi dietro poi riprende a corricchiare ma va molto più piano di me e lo perdo subito di vista. Ma a me il fisico quand'è che presenta il conto? Ero pronto a pagare ma i temuti dolori muscolari che mi avevano attanagliato le gambe alla maratona di Firenze, alla Sardinia ultramarathon di 3 anni prima, al passatore e alla fine dell'ironman, nonostante l'allenamento estremamente precario, non sono arrivati. Gli ultimi chilometri li ho corsi quasi in trance, pregustando il sapore dell'arrivo. L'ultimo tratto è in discesa e ho ancora le energie per chiudere con un bel passo in spinta e godermi gli applausi. 60 chilometri (più i 21 di sabato) preparati in 30 giorni, e quinto posto assoluto: per me è stata un'impresa e, se non me lo dice nessuno, me lo dico da solo "Lorenzo, sei grande!"
A presto con "Aspettando Benedetto"

martedì 22 ottobre 2013

Macomer, corsa verde (21km) – prologo della Sardinia Ultramarathon

Ho già scritto delle mie condizioni fisiche e delle mie aspettative della vigilia; aggiungo solo che, venerdì, l'unica cosa che mi è venuto in mente di comprare per la trasferta di Macomer è stato il ghiaccio spray … e non quello per i cocktails.
Sabato mattina, puntuale alle 6h30, Benedetto passa a prendermi sotto casa. Che lusso! Cazzaro per vocazione, è la migliore compagnia che potessi sperare per questo tipo di viaggio.
Sosta a Norbello da Michele Licheri, amico-allenatore di Benedetto, amante del bello stile, della bella corsa, scrittura e cucina; sicuramente Ben vuole gli ultimi consigli sulla strategia di gara e sull'estetica del fotofinish ma si parla solo di the, birra e di pane. Evidentemente non era questo il vero motivo della sosta ma, dopo il caffè, Michele ci offre delle stranissime bacche dolciastre … Benedetto ne prende una, il fratello Mario che non deve correre la rifiuta: mi viene un sospetto e per non essere battuto da Ben sono costretto anche io a ricorrere al frutto proibito, alla bacchetta magica.
Arrivati a Macomer, al ritrovo ci si immerge nel variopinto mondo dei podisti, fra amici, conoscenti e sconosciuti ci si saluta e si scambiano chiacchiere.
L'argomento del giorno è l'atleta sardo che ha tagliato il percorso alla maratona di Monaco. E' un caso di triste deriva della mente di un podista, di collezionismo deviato, in cui la medaglia assume importanza assoluta come oggetto e non come simbolo di un adempimento: molti gli hanno dato addosso ma, secondo me, ha solo bisogno di aiuto. Stigmatizzare il suo comportamento va bene ma cercando di recuperare l'uomo. E invece il vocio sale e il colpevole, lì presente, viene additato e sbugiardato e a fine gara sparirà con il pettorale ancora appuntato sulla maglia.
Alla partenza mi piazzo in terza fila. E' il mio valore: sono uno da terza fila e lo so.
Il primo chilometro è in discesa su asfalto. I primi indugiano, tutti aspettano che re Giorgio faccia il suo ritmo e si mettono dietro a lui che però non ha nessuna voglia di forzare. Vista la situazione, decido di approfittare della facile occasione e con una leggera accelerazione mi porto in testa e, mentre supero Giorgio, alzo una mano dicendogli: “tranquillo, sto solo scherzando”; subito dopo, il percorso gira in salita e mi rimetto buono buono al mio ritmo odierno: il quartetto del giorno, Calcaterra al pianoforte (più forte che piano), Salaris e Pajusco al violino e De Andrea alla viola, mi supera subito, poi, via via, passano altri podisti fino a che mi ritrovo intorno alla quindicesima posizione.
Mi dispiace lasciare andare la gara vera ma non sono proprio in condizione; come ogni buon sacchettaro, cerco allora di puntare all'ultimo premio di categoria, oggi il terzo. So che quelli del quartetto di testa sono tutti più giovani di me, gli altri purtroppo non li conosco ma valuto che una posizione intorno alla quindicesima mi garantirebbe un buon 70% di probabilità di sacchetto; mi piazzo lì e mi rilasso. Il continuo saliscendi impedisce di impostare un ritmo preciso ma lascio fare alle gambe che ne capiscono più di me e del mio garmin. Come forrest gump, mi godo la corsa: i tratti di sentiero nel bosco, arricchiti dall'odore dei funghi e poi il profumo di menta lungo la discesa. Le mie gambe sono così regolari che fra primo e secondo giro ci saranno meno di 10 secondi di differenza. Altri invece cedono al secondo giro e arrivo in dodicesima posizione.
Niente sacchetto! Dodicesimo, ma solo quarto di categoria. Mi consolo con le due bellissime bottiglie di vino del monferrato offerte da Fausto: almeno qualcosa porterò a casa, per i miei poveri figli assetati ...
Ma la gara è solo una piccola parte di una giornata ricca di particolari, piena di vita.
Il ricco pranzo in compagnia di Fausto e della sua bella famigliola.
Dopopranzo, la festa: musica, canti e balli. Le atlete che ballano a ritmi aerobici, incuranti dei 60km del giorno dopo.
La fuga nel bosco e il suo meraviglioso silenzio
I tre cuccioli di cane abbandonati che mi hanno tenuto compagnia, leccato e si sono accoccolati sulla mia pancia quando mi sono rifugiato nel bosco per rilassarmi
I sugheri e i lecci sotto cui mi sono sdraiato per assorbirne la forza, la luce che penetra attraverso l'intreccio di rami scuri e le foglie di un verde illuminato
I nuraghe, le tombe dei giganti, le rocce sprizzanti acqua
La cena
L'enorme camino
La notte, la branda vicino al camino. Benedetto e il suo cartello: “Atleta a riposo. Donne, siete pregate di ripassare in altro momento”
E poi c'è l'incredibile umanità, gentilezza e disponibilità senza limiti dei nostri ospiti. Siamo tutti trattati come podisti di prim'ordine (top runners). Due esempi fra mille:
  • L'acqua calda della doccia è finita. "Aspetta, che ti scaldiamo un po' d'acqua in cucina"
  • "E' rimasta una maglietta del pacco gara, che prima mi sono scordato di ritirarla?" "No, sono finite, ma se la vuoi te la ristampiamo"

Come si fa a non amarli e a non ritornare anno dopo anno?
In un recente post avevo definito l'organizzazione "calda e accogliente come un piumone"; se avessimo volutoci avrebbero coccolato e cantato la ninna nanna ma non c'è stato bisogno, il sonno è arrivato veloce e silenzioso: un'altra giornata piena di vita e ricca di particolari ci aspetta.

lunedì 21 ottobre 2013

Grazie

Ritorno da Macomer con un sacco di debiti. Non parlo di soldi ma di ricchezze di altro tipo. Non potrò sdebitarmi a breve, quindi per il momento, in segno di riconoscenza, solo parole.
Grazie a Fausto, sempre sorridente e simpatico, che mi ha tenuto compagnia durante il pranzo e sorpreso con un graditissimo omaggio dalle cantine della sua munfrà valley.
Grazie a tutti i volontari, gli organizzatori, tutti con una disponibilità che mi ha lasciato a bocca aperta. Tutti pronti ad ascoltarti prima che tu apra la bocca, ad esaudire i tuoi desideri prima ancora che tu riesca ad esprimerli e forse anche a concepirli. Come sdebitarmi? Il modo migliore sarà venire qui anche l'anno prossimo ma ogni volta che torno qui mi fanno stare meglio e il mio debito aumenta; è un circolo vizioso senza apparente via d'uscita, un vero e proprio strozzinaggio delle ricchezze interiori.
Grazie alle mie gambe, che, dimostrando maggior giudizio del cervello (il mio io saggio spesso trova rifugio proprio lì fra i peli) mi hanno guidato con cautela, rallentandomi nelle discese e vietandomi di seguire i più forti e, con una forza inaspettata, mi hanno portato fino al traguardo. In segno di riconoscenza concederò loro una bellissima gara di triathlon sulla distanza del mezzo ironman domenica prossima … ehm, ci riposiamo dopo, daccordo?
Grazie al mio allenatore, che sarei io, che non sono un allenatore ma che ha trovato il modo di portare un atleta disastrato, che sarei io, che non sono un atleta, in condizione di finire dignitosamente, senza strisciare e perfino in rimonta una gara dura come la Sardinia Ultramarathon. Dodicesimo alla 21km di sabato e quinto alla 60km e nella combinata sono risultati che sarebbero stati impensabili senza le metodologie di allenamento rivoluzionarie di questo teorico dell'allenamento a spirale discendente, genio delle scienze patamotorie che sarei io, che non sono un genio.
Comunque i miei libri sull'allenamento sono già in vendita anche se devo ancora scriverli e per sdebitarmi me ne sono già comprato uno.

A seguire: commento gara e guida buffet.

sabato 5 ottobre 2013

A testa bassa

Sembra una follia, e lo è. L'idea di poter preparare un trail a tappe con 21km il sabato e 60km la domenica, in poco più di un mese e neanche di quelli lunghi da 31 giorni, a 48 anni, con un tendine imbizzito eccetera eccetera è chiaramente una spacconata assurda del mio io velleitario. Il mio io saggio dà suggerimenti in codice spesso malintesi; l'ultima volta però è stato chiarissimo: ha detto che se vado a testa alta rischio di pestare la merda e allora avanti tutta a testa bassa!
Nel grafico si vede che qualche progresso l'ho fatto. Correndo piano piano, ieri sono arrivato a correre 25 chilometrini piatti piatti, finendoli però stanco e indolenzito. Ho più che raddoppiato rispetto ai 10 di 2 settimane fa ma sono ancora a meno di metà.
In mezzo ai lunghi ho messo qualche allenamento più corto ma DOC, come lo scombinato o la corsetta fisioterapica (l'idea è che correndo su fondo sconnesso, prima o poi ti capiterà di fare proprio quel movimento che ti farebbe fare il fisioterapista in una costosa seduta).
Insomma, la sfida continua e se andrà bene potrò vendere libri con le mie miracolose tecniche di allenamento; se invece andrà male mi dovranno ricoverare in un reparto di ortopedia mentale.

martedì 24 settembre 2013

A testa alta


Sono passati quasi 3 mesi, esattamente 12 settimane, dall'ironman di Klagenfurt. In questo periodo ho corso davvero poco: una media di 18km a settimana senza mai raggiungere i 20 km in una singola uscita.
Dopo il triathlon di Mulargia, complice una leggera infiammazione al tendine di Achille sinistro, ho praticamente smesso di correre. Intanto però l'ultramaratona di Macomer del 20 ottobre si avvicina velocemente. Per fare il punto della situazione, ho riportato nel grafico i km percorsi negli sporadici allenamenti del dopo Mulargia con i giorni mancanti alla gara. Sono dati scoraggianti: meno di 40 km totali nell'ultimo mese, non più di 12 km per volta, mancano solo 4 settimane e il tendine è ancora lievemente indolenzito. La gara con i suoi 60 km è rappresentata dal puntino fra le nuvole in alto a destra. Come si suol dire: “la vedo in salita!”
Però sono velleitario e mi dispiacerebbe molto non partecipare: i buffet sono da 3 maiali, l'organizzazione è calda e accogliente come un piumone e ci sono premi sono per tutti. L'ambiente è splendido, con querce millenarie che contendono gli spazi a nuraghe ancora più antichi in una lotta ancestrale fra giganti. Poi ci saranno gli altri giganti Giorgio Calcaterra e Monica Casiraghi, che, in gare come questa, si mescolano con noi piccoli e sfiorandoli, parlandoci o sniffandoli ti puoi sentire in un attimo di esaltazione euforica, grande come loro. C'è tutta la bellissima comunità di pazzi ultramaratoneti buffettari, sacchettari, forrest gump e masochisti. I wellrunnessari invece gireranno alla larga, preferendo 100 anni di corsa da pecora ad un solo giorno da leone.
Ci provo? Allungo piano piano gli allenamenti tenendo sempre il tendine sottocchio e vediamo. Il velleitario che ormai staziona comodamente impoltronato nel mio cervello mi rassicura: “comunque vada, ne uscirai a testa alta”. Il saggio che solitamente resta rintanato fra le dita dei piedi leggendo i libri di Albanesi, oggi si è affacciato nel cranio per replicare: “è andando a testa alta che si pesta la merda”. Augh.

giovedì 31 gennaio 2013

La prima ultra non si scorda mai ...


Sardinia ultramarathon - settembre 2010 - Macomer (NU).
La mia passione per la corsa nella natura mi aveva fatto segnare con un asterisco questa gara da quando è apparsa nel calendario. Non avendo mai corso più di 42k nella mia vita e mai più di 30 senza soffrire almeno un po', sono partito un po' intimorito. E infatti, puntuale, prima della fine del primo giro di 30, arriva il mal di gambe e la vescichetta sotto il piede destro. Sarebbe il momento giusto per ritirarsi, ma sono secondo, mancano "solo" 30 chilometri e decido di andare avanti. Ogni tanto vedo lontano davanti a me la sagoma di Italo Orrù ma poi resto da solo con le mie gambe dolenti. Per qualche breve tratto riesco ad inserire il pilota automatico e godermi il panorama ma inevitabilmente arriva un cambio di pendenza o di fondo che mi riporta alla dura realtà. Finalmente l'arrivo, la fine della sofferenza, la soddisfazione di avercela fatta, l'accoglienza del pubblico e dell'organizzazione e l'orgoglio di essere arrivato secondo assoluto e primo (credevo) fra i sani di mente, mi fanno alzare le braccia felice.
Albanesi ha ragione; razionalmente devo riconoscere che, almeno a me, correre 60 chilometri di fila non fa bene. Come non fa bene bere 5 birre, mangiare panini con carne arrosto succhiandone il grasso voracemente per poi buttarsi sui dolci. E' troppo. Meglio fare una corsetta, mangiare una barretta e alle 10 a letto; ma qualche esagerazione, qualche scelta dalle conseguenze non esattamente prevedibili rendono la vita più divertente. "Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora" dice il proverbio. Non esageriamo, ma 99 anni da pecora possono bastare.
Primo fra i sani di mente credevo ... ma piano piano, birra dopo birra, mi son reso conto che ormai la follia si era sottilmente insinuata fra i meandri del mio cervello e quei simpatici pazzi che avevo conosciuto alla partenza e la sera prima al B&B, ormai mi riconoscevano come uno di loro.
Eccomi qui, con la prima birra in compagnia del vincitore, il grande Italo Orrù, e del super campione Giorgio Calcaterra, che non essendo partito per problemi fisici, posso dire di aver battuto!