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domenica 17 dicembre 2017

Giancarlo corre – tapasciando al colle

Mi tasto le tasche per la quarta volta. Poi svuoto lo zaino e lo riempio per la seconda volta. Dovrei avere più fiducia in me. Le chiavi dell'auto infatti erano al loro posto, buone buone, in auto, ad aspettarmi.
Tapasciando. Foto di Fernando Usai
Bella gara al colle. Attardatomi in chiacchiere, alla partenza mi sono ritrovato nelle retrovie e ho dovuto slalomare superando con impeto grintose camminatrici per poter raggiungere il mio ritmo superiore di 4'40. Troppo veloce; si suda. Ok, devo rallentare per togliermi la giacca e legarla, elegantemente, alla vita. Controvento, cerco riparo dietro ai più corpulenti per poi superarli con passo leggero appena si cambia direzione.
Arriva la salita e sembra di scalare il monte bianco; ho dovuto camminare per non far scoppiare il cuore poi, dopo la vetta, ho lasciato andare le gambe e superato atleti di un certo livello. In discesa, i piedi, resi poco reattivi dallo scarso allenamento, sbatacchiano sull'asfalto facendo il tipico suono “tapash-tapash” dell'appoggio tacco-punta; spero che nessuno lo noti; faccio finta di non sentirli e mi diverto facendo le pieghe in curva. Con lo slancio della discesa cerco di tenere la velocità anche in pianura ma ho già corso più di 3 chilometri e sono un po' stanco. Avvicinandomi al traguardo faccio lo sprint al contrario per sembrare rilassato all'arrivo. È non competitiva e non c'è nessuno che arrivi con me per un bello sprint per la centordicesima posizione. Pazienza, vanno tutti dritti per gli altri 2 giri della competitiva. Nonostante ciò, ho anche i miei bei tifosi, quelli personali, i più belli di tutti. Arrivo soddisfatto. 4 km a 4'45 al km e ho camminato davvero poco. Ormai sto prendendo gusto al tapasciare; basta non allenarsi e si riesce a faticare anche andando piano, almeno quel tanto da saziare la voglia di correre, giustificare un ricco buffet e avere qualcosa da raccontare.
Sono uscito dalla crisalide. La metamorfosi da sacchettaro a tapascione è ormai completa.

lunedì 19 dicembre 2016

Giancarlo corre con noi

Appuntamento obbligato di fine stagione. Per il quarto anno consecutivo, rispondo molto volentieri all'invito degli amici Gigi e Efisio a questa bella gara sui saliscendi del colle San Michele di Cagliari.
Il Natale si avvicina e il suo spirito aleggia, amichevole e festoso. Atleti sfoggiano corna di renna e non mi viene neanche un rigurgito. Siamo tutti più buoni. Perfino la FIDAL non fa pagare la sovrattassa per le iscrizioni sul posto e, addirittura, tutti tacciono durante il minuto di silenzio in ricordo del povero Giancarlo.
Trovo la mia posizione in seconda fila senza dover spingere e si parte. Siamo tutti buoni e si corre con gentilezza. Francesco passa e non reagisco. Prego, prima lei, si figuri.
A metà del secondo giro, mi supera anche Flavio dicendomi una parola di incoraggiamento. Improvvisamente mi sento un rospo in bocca e lo sputo; stava crescendo lì da tempo ma non me ne ero reso conto; era lo spirito natalizio. Le campanelle che mi rintronavano in testa finalmente tacciono. Ora tutto è più chiaro. Mi astraggo dal contesto generale e tutti gli atleti di categoria diversa dalla nostra diventano comparse insignificanti. Siamo soli io e lui a lottare per il primo posto fra i 50enni. Guardandolo passare, confronto la sua apparente facilità con il mio affanno e temo l'ennesima disfatta. Due settimane prima, alla mezza di Cagliari mi aveva staccato di 4 minuti. Non mi arrendo, provo a reagire e, compensando il disagio fisiologico con la cattiveria, lo tengo a portata.
Foto di Giovanni Anedda
Sulla salita ripida, sputo i polmoni per non perdere altro terreno e nella successiva discesa, pestando i piedi come un ossesso, riesco anche a riavvicinarmi. Ormai è la mia preda. Sono un lupo affamato con la bava che sbrodola dagli angoli della bocca. Resto in agguato pochi metri dietro di lui. Non mi vede ma sente sicuramente il mio ansimare affannoso e il ringhio soffocato dalla saliva. Ultimo giro. Per l'ultima volta affrontiamo il terribile strappo che porta al castello. Sfioro il rantolo ma mi metto alle sue costole. In discesa lo affianco ma reagisce e corriamo i ripidi tornanti, spalla a spalla, piegando e rischiando il contatto, come moto in curva. Fallito l'attacco mi rimetto dietro. Per un momento perdo lucidità e penso che potremmo arrivare insieme mano nella mano ma è solo un altro bolo; basta uno sputo e risfodero il coltello. Il sangue inietta i muscoli e ne resta ben poco per il cervello; contare fino a quattro diventa un'impresa e, per un attimo, pensando che ci sia un altro giro riprendo un po' di fiato. Pollice – uno, indice – due, medio – tre, anulare … Cosa sto facendo! Siamo all'ultimo giro, manca meno di un chilometro e lo sto lasciando andare! È invece il momento di tirare fuori gli artigli e tutto quello che non c'è. In un attimo lo raggiungo poi, al penultimo strappo, sferro l'attacco. Esco dalla trincea con una sortita suicida. Sono sicuro che sta provando a reagire ma non mi volto. Le caldaie stanno per esplodere, 500 metri corsi con il cuore in gola sono lunghissimi ma non mollo. Sento un atleta che mi affianca ma è solo una comparsa che ha reagito al mio sorpasso e non sono costretto ad abbatterlo con una gomitata. Flavio invece ha ceduto. Ecco il tappeto rosso, tutto per me. Taglio il traguardo impennando d'orgoglio.
Sfida epica per il primo posto di categoria fra i cinquantenni. Grazie Flavio, sei riuscito a tirarmi fuori i polmoni e una forza che non pensavo di avere. Mi sono davvero divertito.
Altro che il dolciastro panettone. Ha vinto lo spirito delle interiora, la trippa alla romana. Prosit.

lunedì 21 dicembre 2015

Giancarlo corre con noi


Bellissima manifestazione organizzata da amici in ricordo di Giancarlo: 9 km su un bel circuito che si aggira su e giù per il colle San Michele a Cagliari. Il freddo della mattina presto si scioglie al tepore del sole, del calore umano e delle gare dei bimbi. Io sono qui per accompagnare i bimbi della squadra, per fare le ultime iscrizioni per i miei master e per incontrare tanti amici; poi, almeno questo sarebbe il piano, dovrei correre anch'io, insieme a tutti, con Giancarlo. Il muscolo che mi aveva rallentato nel finale della mezza di Cagliari – presumibilmente un adduttore – mi farà partire: ci siamo messi d'accordo con una serie di impulsi nervosi. Mi sono però dimenticato di chiedergli che mi facesse anche arrivare.
Oggi si corre l'ultima gara dell'anno e in palio c'è anche il primo posto del campionato sociale della mia squadra, il G.S. Atletica Capoterra. Grazie all'intensa attività agonistica primaverile, compresi i 14 punti guadagnati con il massacro del passatore, avevo accumulato un vantaggio in classifica all'apparenza incolmabile. Poi, però, durante l'estate e l'autunno, con il passaggio temporaneo al triathlon ho perso, via via, terreno e ora sono ancora in testa, ma con un solo punto di vantaggio su Fabio. Oggi, in 9 chilometri, ci giochiamo tutta una stagione di sacrifici fatti per conquistare questo trofeo internazionale o, direi di più, intracomunale. Per il prestigio presidenziale, sarebbe importante che lo vincessi io. Se riuscissi, potrei anche approfittare del mio triplo ruolo di ideatore, presidente e atleta per premiarmi con mille euro per poi rinunciarci con un gesto di clamorosa generosità. Mi basterebbe terminare la gara per confermare quel punticino. Basterebbe finire questi 9 chilometri che mancano: meno di un decimo dei 100 del passatore, forse un centesimo dei chilometri corsi in gara quest'anno. Basterebbe partire piano per essere sicuro di non ledere ulteriormente l'adduttore e arrivare al traguardo.
Durante il minuto di silenzio, colgo lacrime di vera commozione scendere attorno a me, poi ecco lo sparo che uccide i miei propositi di prudenza. Il primo chilometro lo chiudo in 3'30: è il ritmo del cuore ma non quello dell'adduttore che comincia a segnalare avarie al motore. La leggera salita che chiude il primo giro, mi fa capire che devo rallentare per non rompere del tutto.
Fa male! Foto di Arnaldo Aru
Lascio sfilare a malincuore i miei soliti “rivali” che ero riuscito a staccare con una buona partenza, ma ormai è tardi, fa male. Nel punto più ripido cammino. Quando arriva la discesa riprovo a corricchiare. Ma proprio non va. La spia rossa dice “INFORTUNIO”.
Fermo a bordo strada, guardo passare le centinaia di atleti che avevo dietro e, quasi in fondo al gruppo, ecco Fabio col suo passo tranquillo; ora mi ha visto anche lui e sul viso gli si allarga un sorriso raggiante …

domenica 21 dicembre 2014

Giancarlo corre con noi.

Col cuore in gola e il fazzoletto in mano
Mattinata piena, strapiena direi.
Genitore, atleta, allenatore, presidente, amico di tanti atleti … oggi ero tutte queste persone insieme: troppe.
Il genitore ha trascinato il figlio Francesco con subdole minacce fino alla gara ma non ha assistito alla partenza e il figlio non è partito.
L'atleta non si è riscaldato e ha boccheggiato col cuore in gola e le coronarie nelle orecchie dalla partenza all'arrivo, impiegando 4 secondi più dell'anno scorso.
L'allenatore che avrebbe voluto far correre i bambini, forse ne ha dimenticato qualcuno a Capoterra, uno non è partito e una l'ha vista cadere.
Il presidente era convinto di riuscire a fare i rinnovi delle tessere e di distribuire i panettoncini ai bambini ma non ha fatto niente di tutto ciò.
L'amico era talmente perso e disorientato che quando gli hanno fatto un regalo di natale quasi non ha ringraziato.

Non tutto è stato un disastro, però.
Francesco, il figlio del genitore, era contento di non essere partito.
L'atleta si è consolato con un terzo posto su sessanta della sua categoria
L'allenatore ha visto i bambini impegnarsi a fondo, una anche rialzarsi e ripartire dopo la caduta.
Il presidente ha visto una squadra che sta diventando squadra con bambini, genitori, atleti e allenatori che si aiutano e incoraggiano, nonostante il presidente.
L'amico, ogni volta che si girava, vedeva amici a cui aveva un sacco di cose da dire e un sacco da ascoltare.

Giancarlo ci ha regalato anche il sole. Insomma sarebbe stata una bellissima giornata di festa: peccato solo questa gran confusione mentale. E nonostante tutto quello che avrei voluto ancora dire, fare, baciare … mi sono lasciato trascinare via senza opporre resistenza.

domenica 22 dicembre 2013

Giancarlo corre con noi.

Lo conoscevo solo di vista. So che aveva la mia età, era un MM45 – fra atleti gli anni si contano 5 alla volta – e, un anno fa, è morto.
Gli amici di Giancarlo hanno organizzato una gara in suo ricordo, su un bellissimo percorso panoramico su e giù dal colle San Michele; la foschia attenua la visuale accentuando le lontananze e lasciando spazio all'immaginazione, ai “sovrumani silenzi e profondissima quiete”. Il percorso è divertente, mosso con moto ondoso in aumento, mi fa inghiottire il cuore nelle salite e poi pestare le gambe nelle discese, inclinare in curva per non rallentare aspettando la scivolata che non arriva. Divertimento, fatica, suggestione, soddisfazione per un risultato che illumina un miglioramento, un altro piccolo passo verso l'eterna giovinezza. Giancarlo corre.
Mi sono fermato a guardare la sua foto in grandezza naturale, anche lui con quell'espressione di fatica ed entusiasmo, quella passione che ci fa amare la vita, attaccarci ad essa e volerla vivere ancora a lungo, o almeno ancora un po' e a volerne un'altra quando questa finisce. Ancora una, una soltanto. Chiedo poco: voglio solo un'altra vita.

Il cielo ha cominciato a lacrimare dolcemente.