sabato 8 settembre 2018

Single della catena o “is callonisi”

Foto di Tore Orrù
Single della catena o “is callonisi” o “AAA”: L=6km D+=220m D-=140m
Al sesto km, in corrispondenza del primo ristoro, gli atleti della 15 continueranno lungo la sterrata mentre i fortunati della 30 saranno indirizzati verso destra, a superare una catena che non c'è più ma che dà ancora il nome ai 6 km, di cui circa 4 di single track che portano a s'enna sa craba.

Il secondo dei single che vi presento, l'ho conosciuto in un sito d'incontri.
AAA Single piacente, sportivo, spiritoso, spalle larghe e pancia piatta, offresi per incontri con giovani ruspanti per costruire uno sterratone insieme. Astenersi perditempo”.
“Is callonisi” (che palle NdT) è come lo chiamano i miei amici ogni volta che li invito a girare a destra per imboccarlo. Per quanti annunci pubblichi, resta sempre single. Secondo qualcuno, il suo problema sarebbe che è troppo p.... so (prolisso). Non finisce mai. Per superare il chilometro che manca, in linea d'aria, a s'enna, ne percorre 6 seguendo un itinerario frattale. Niente linee d'aria ma di terra, sudore e sangue. Niente linee rette ma curve sexy. A dire il vero, a me piace. Mi piace il suo girovagare sinuoso, come se non dovesse arrivare da nessuna parte. Mi piace il suo continuo scendere anche quando si sa che il punto d'uscita è più alto di quello iniziale. Anche lui mi ha fatto lo sgambetto mentre scendevo in bici e ha assaggiato il mio sangue ma, soprattutto, durante un ribaltone, mi ha rotto lo schermo del garmin gioiello che avevo sul manubrio. 400 euro di GPS ridotti ad una macchietta verde. Is callonisi! Maledetto … ma a me piace.
In gara, quel tratto tecnico si fa in salita: penultimo km intorno il 15% a salire, bella sfida per chi volesse farlo tutto correndo. Nessun rischio, però, se non quello di girare all'infinito negli anfratti dei monti … ma è proprio questo che mi piace.

sabato 25 agosto 2018

I grovigli logici di Salvini

In Italia, oggi, discutere di politica è sostanzialmente inutile; la fede prevale sulla ragione un po' come nel medioevo o nel tifo calcistico.
La quasi totale assenza di ragionamento, fa sì che si la propaganda politica si nutra di slogan “stupidi” che, nonostante l'evidente inconsistenza logica, hanno successo. L'arte del groviglio logico per rovesciare il bene e il male ha raggiunto l'apice con l'introduzione dei concetti di “buonismo” e di “razzismo al contrario”. L'idea che si cerca di far passare è che i buoni non esistono; esisterebbero solo gli stronzi sinceri e gli stronzi ipocriti che fanno finta di essere buoni. Meglio, allora, essere sinceramente e orgogliosamente stronzi! 
In particolare, Salvini, insieme ai suoi strateghi, ha fatto del groviglio logico un metodo di comunicazione efficace nel negare le evidenze o, almeno, nel girarle in modo che paiano accettabili a chi abbia interesse a crederci. Vediamo 3 esempi.

Il mio obiettivo è il noway australiano; nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia”

Prima si fa la legge, poi la si segue; è questo il naturale ordine temporale delle cose. Si seguono le regole del paese in cui si vive; è questo il naturale ordine spaziale delle cose. Quando invece il ministro dell'interno italiano decide di applicare una legge australiana, si entra in un caos spazio-temporale. Visto che qui, ormai, siamo, facciamo, allora, che ogni italiano può scegliere di seguire le leggi del paese che preferisce?

Difenderemo in ogni sede immaginabile il diritto del bambino di avere una mamma ed un papà”

Qualcuno avrà pensato che, sostenendo la dichiarazione del collega Fontana “le famiglie gay non esistono”, Salvini intendesse togliere un diritto alle coppie omosessuali. Ma sono le coppie omosessuali che hanno diritto ad avere figli o sono i bambini che hanno diritto ad avere genitori di sesso diverso? Chi ha ragione? Da una parte gli omosessuali manifestano il desiderio di pa-maternità e ne rivendicano il diritto. Dall'altra parte ci sono i neonati che vorrebbero una mamma con le tette e un babbo con i baffi ma non sanno ancora come dirlo. Per fortuna c'è Salvini che interpretando i loro vagiti, si fa paladino di quei “gne gne” e li traduce per noi in social tweet e, se imparerà a farlo, in leggi dello stato.

Meno gente parte, meno gente muore”

Il numero di morti in mare è dato, ovviamente e tragicamente, dalla differenza fra il numero di chi parte e quello di chi sbarca. Solo a parità di sbarchi, sarebbe quindi vera l'affermazione di Salvini: “meno gente parte, meno gente muore”. Purtroppo, invece di agire sulle partenze, lasciando costanti gli sbarchi, sta agendo in maniera opposta, ostacolando in tutti i modi gli sbarchi, senza badare alle partenze. Banalmente, quindi, la sua politica si può riassumere in “meno gente sbarca, più gente muore” e gli sbandierati successi in termini di riduzione degli sbarchi, se qualcuno ha il fegato di cercarli, li può trovare in fondo al mare.

sabato 18 agosto 2018

Correre a ... Berlino

Ogni volta che preparo la borsa per un viaggio, che sia per turismo o per lavoro, mi porto l'indispensabile per correre. Fra scarpe, maglietta e pantaloncini, fanno circa mezzo chilo e 6 decimetri cubi che, sfrattando la giacca pesante e qualche mutanda, entrano anche nei 44 decimetri cubi dei bagagli a mano dei voli low cost.
Al ritorno, quei 6 decimetri cubi hanno sempre un odore particolare di vissuto, diventano come un souvenir “profumo di corsa intorno alla tour eiffel” perché non rinuncio mai ad una corsa per marciapiedi, strade, parchi … ; durante ogni soggiorno, una mattina, sul presto, esco dall'hotel come un packman, con una direzione in mente: destra o sinistra; poi il resto verrà da sé. Potrebbe sembrare una visita frettolosa; io, invece, la trovo intima: scambio fluidi corporei con la città, sudore in cambio di fango, pioggia e aria odorosa. Correre non è attività da turisti ma da residenti e ogni città ha la sua popolazione podistica tipica come i londinesi che corrono al lavoro con gli zainetti, i newyorkesi che combattono il sovrappeso o le splendide podiste di Copenhagen che corrono per diventare ancora più splendide. Si cercano gli spazi verdi o i perimetri delle acque, lungo itinerari chilometrati o segnati in terra dai fanatici delle ripetute, anche se vale sempre la pena di fare una piccola deviazione per passare, correndo a tutta, attraverso piazze imperiali o viottoli storici, schivando turisti e congress men. Dopo Bruxelles, Londra, Roma, Strasburgo, Copenhagen, New York, Vienna, Madrid, Montreal, Parigi, … ora anche Berlino ha assaggiato le suole delle mie scarpe e il mio abbraccio sudato.

Berlino è piatta. Talmente piatta che il fiume locale, lo Sprea, non sa bene da che parte andare. Io, come lui, vago un po' a caso cercando il parco. L'assenza di verticalità mi fa perdere l'orientamento ma il Tiergarten è così grande che ci vado a sbattere comunque. Si corre abbastanza bene nel Tiergarten, grande spazio verde, anche se è un po' troppo piatto (l'ho già scritto?) ed è attraversato da strade di scorrimento che interrompono il mio incedere veloce. Il parco arriva molto vicino alla porta di Brandeburgo che è opportuno attraversare di corsa sotto l'arcata centrale per aggiungere una ciliegina imperiale sulla torta. Nel parco, la mattina, l'irrigazione a pioggia offre un ulteriore divertimento e occasione per rinfrescarsi. Non c'è bisogno di cercarla. Nel mio breve giro, ho fatto almeno 5 belle docce. Non ci sono molti podisti da sfidare. A Berlino vanno tutti in bici, maschi e femmine di qualsiasi età, vestiti sportivi, da spesa o da ufficio e tutti – sportivi, casalinghe, impiegati, … – si divertono a sopraggiungere silenziosamente da dietro per sfiorare i pedoni sui marciapiedi. Per un punto di vista più propriamente berlinese, la prossima volta, anch'io sarò ciclista e anch'io sfiorerò i passanti. Sono bravo in questo, mi allenavo a Pisa quand'ero studente. Anche senza mani. Ma intanto corro.
Berlino è la città della libertà. L'unica che io abbia visto in cui si accede alla metro e a tutti i mezzi pubblici senza rondelle o barriere. Non ho visto neanche un controllore. La polizia c'è ma è una presenza discreta; credo che la memoria del nazismo e della Gestapo, rinfrescata grazie alla Stasi, abbia lasciato una voglia di libertà che supera gli egoismi e ogni cosa che somigli ad un muro divisorio, reale o figurato, è ridotto in briciole. Si vedono coppie omosessuali felici, spacciatori gentili, attraversamenti stradali autogestiti, bici dappertutto. Io intanto corro.

domenica 12 agosto 2018

Tor de Nana

Vagando per sentieri della val d'Aosta, mi è capitato di vedere il segnavia “Tor de Geants” e mi sono partiti pensieri strani. Ho provato ad immaginare i 330 km del Tor e a confrontarli con i 20 della passeggiata di oggi. Bisogna cambiare prospettiva e fare amicizia con il mal di gambe e il sonno, compagni di viaggio inevitabili. Durante una gara così, non si può evitare di trasformarsi in zombie; bisogna imparare a correre e a divertirsi come zombie e io, in questo, sono già avanti. Cammino pensando a come lo affronterei. Non esiste allenamento adeguato. Probabilmente la scelta più sensata sarebbe partire piano piano, con poco allenamento, e allenarsi strada facendo durante le 150 ore di gara. Due giganti sono lì vicino a me, mezzi vestiti di nuvole, mezzi nudi. Il monte Rosa e il Cervino. Giganti che trasmettono la forza a chi partecipa, tanto che quelli che finiscono il Tor pensano che quel “Geants” sia per loro. La testa continua a vagare e non si ferma neanche quando sono tornato a casa. Guardo il sito web della gara, partendo, appositamente, dal fondo. Guardo i premi di categoria e penso che potrei puntare a quello riservato agli ultra sessantenni. Studio il percorso che da Courmayeur riporta a Courmayeur dopo 330 km e 24 km di dislivello lungo le 2 alte-vie che fanno il giro della val d'Aosta. Sono molto legato a Courmayeur. Lì vicino è morto mio padre, e giace lì, tutto intorno, sparso per quella montagna gigante che amava tanto e che lo ha ucciso. Partire ed arrivare proprio lì sarebbe un'emozione fortissima. Studio gli orari. I 6 punti vita intermedi potrebbero essere usati come basi per le 6 notti, per farsi almeno una piccola dormita ogni 24 ore. Le iscrizioni non richiedono punteggi particolari; c'è una preiscrizione ed un sorteggio e anche se il primo anno le probabilità di essere ammessi sono basse, c'è un meccanismo che le fa raddoppiare di anno in anno, garantendo ai volenterosi e tenaci come me, la partecipazione quasi certa nel giro di 3-4 anni. Per i 60 anni ce la farei di sicuro.
Manca un ultimo piccolo particolare, un dettaglio insignificante per molti ma non per me. Immagino già la frase, ma prima di leggerla sono voluto arrivare in fondo a questo viaggio mentale. “Un certificato medico valido di idoneità sportiva agonistica indicato per le discipline di resistenza e riconosciuto nel proprio paese di residenza è obbligatorio per convalidare l'iscrizione
Fra i giganti Cervino e Rosa c'è il col di Nana; io ero lì, nano con la testa fra i giganti a fare una bellissima piccola passeggiata: il mio piccolo “Tor de Nana”.

giovedì 9 agosto 2018

Vacanze

Vacanza” significa mancanza, vuoto che si può riempire con attività numerate da uno a sette o spazio libero nel quale si può fluttuare in assenza di centri di gravità e di riferimenti temporali certi; io preferisco la seconda opzione perché finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce.
Si può vivere bene anche senza agire; trascurando le azioni e concentrandosi sulle sensazioni si entra in un frattempo, il tempo si espande e la mancanza di azione che caratterizza questo intermezzo spazio-temporale consente di utilizzare le funzioni “avanti veloce”, “pause”, “ralenty” e “rewind”.

3 ore a cape canaveral torres aspettando l'imbarco, ralenty. Finalmente un gran fumo nero esce dallo sfintere d'acciaio della nave galattica Sharden. Conto alla rovescia, fuori i visitatori e si parte. Avanti veloce. È per mantenere vuoto questo vuoto che sto salendo a 10 km al secondo fendendo l'atmosfera e poi ancora su nello spazio siderale. Obiettivo allontanarsi dagli obiettivi. Finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce. La cabina è comoda, dall'oblò si vede tutto nero. Ecco il vuoto siderale. Zero assoluto, vacanza completa; è tempo di ibernarsi. pause, assenza di coscienza.
Ci risvegliamo sul pianeta molle

Ci risvegliamo sul pianeta molle. La via lattea è asfaltata e a tre corsie. Spostamenti spaziali ci portano negli spazi vuoti fra le righe delle pagine del libro “le 8 montagne” di Paolo Cognetti. Ci muoviamo leggeri per non lasciare tracce che possano riempire quelle vacanze. Negli spazi fra le pietre della baita di Cognetti incontro una vipera. C'è vita su Cognetti. Ci guardiamo negli occhi. Anche lei ha quel tranquillo sguardo osservatore di chi è in vacanza.
Non sono in gran forma. Soffro di mal di pancia e ho delle strane sensazioni. Forse i viaggi galattici fanno quest'effetto. Prima di scendere a valle, voglio farmi una bella cagata per liberare l'intestino e creare una vacanza interiore. Trovo il posto ideale, coperto dalla vegetazione e panoramico al tempo stesso. Sento un forte ronzio di mosche ma mi lasciano in pace e mi accovaccio, spostando le foglioline per fare un bel nido ai miei escrementi. Mentre mi svuoto, mi cade un occhio sulle mosche. Strano, sono gialle, devono essere delle finte vespe. Le guardo meglio e vedo che sono delle vespe vere che entrano ed escono a centinaia da un nido a 90 cm dal mio sedere. Avanti veloce. Mi pulisco in due secondi e ne vedo partire una dritta contro di me che mi punge alla spalla. Mi alzo e comincio a correre tirandomi su le mutande. Per fortuna l'attacco globale non è partito e me la cavo con una punturina e un po' di imbarazzo mentre esco dal cespuglio con i pantaloni mezzi calati. Li chiudo con non chalance. Non è successo niente, solo sensazioni. Il vuoto resta vuoto. Nessun obiettivo, nessun fatto, nessuna storia, nessuna azione volta a costruire se non qualche piatto da lavare.
È un gran bel vuoto. Si vive anche senza fare, limitandosi a provare sensazioni, e quando queste sono forti, si vive intensamente. Si assaggiano gusti nuovi, non solo col palato ma anche con la pelle. Per qualcuno la sensazione dell'acqua gelida sulla pelle è una sensazione brutta, dolorosa. Io ho imparato ad apprezzarla, come i sapori forti, gorgonzola o peperoncino, come il ghiaino sotto i piedi nudi; è una sensazione molto intensa ma bella, fresca, vitale. La trovo quasi irresistibile. Qui su Cognetti è pieno di laghetti bellissimi e ghiacciati e mi ci butto dentro. Pause, rewind. Eccomi a mollo nel pianeta molle a 2500 metri di quota. Immergendosi completamente nel bello della natura si diventa belli, almeno fin quando si riesce a restare trasparenti.
Il vuoto è salvo e finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce.

lunedì 23 luglio 2018

Correndo nel ricordo

Foto di Tore Orrù
Ricordare. Il 22 ottobre di dieci anni fa, ricordo di essermi svegliato al suono di un rombo continuo. Un'alba di fulmini rischiarava il cielo dalla parte dei monti; stranamente non pioveva ma l'atmosfera era tesa, elettrica, ed è rimasta così, sospesa, per un'ora e forse più, sempre più carica di attesa per un evento catastrofico che non si realizzava, sembrava quasi fosse tutto uno scherzo; poi, improvvisamente, è arrivato il diluvio; in pochi istanti la strada è diventata un fiume, il giardino un lago. I dubbi che avevo se portare o meno i bambini a scuola, sciacquati via. Dopo un paio d'ore, come se niente fosse, è uscito il sole. Sono montato in bici e, arrivato in prossimità del laghetto di Poggio, ho visto che la strada che avrei dovuto percorrere per portare Martino alla scuola media, non c'era più, cancellata, trascinata via dall'acqua insieme all'ipotesi di me e Martino lì sopra in auto. Questione di tempo, pochi minuti e non si è verificata la tragica coincidenza di tempo e luogo che caratterizza ogni evento. Molti altri, come me, ci sono andati vicino. Qualcuno, purtroppo, si è invece trovato proprio in quel punto fatale dello spazio-tempo.
Non bisogna dimenticare, per ricordare le vittime ma, soprattutto, per ricordare, con testimonianza diretta, che i cambiamenti climatici sono una realtà da prendere sul serio e a cui si deve porre rimedio. Dobbiamo fare un passo indietro per lasciare respirare questo pianeta e smettere di soffocarlo nell'anidride carbonica e nel cemento.
Correre. Non c'è modo migliore di fissare un ricordo che vivere un'emozione. Vorremmo che fosse un'emozione positiva, una vera festa. Vivendo la natura, correndoci dentro fino a sfiancarsi, divertendosi fino allo stremo, perdendosi, lasciandosi circondare completamente da essa, si impara ad apprezzarla, rispettarla, amarla, di un amore appassionato per la sua bellezza ma anche per la sua forza a volte terribile. Si impara ad assumere un atteggiamento umile e non sfrontato, ad adattarsi ad essa senza provare a dominarla. Vorremmo che fosse un percorso di riconciliazione e, perciò, speriamo che piova ma che sia una pioggia bella, classica, di quelle di un tempo, che facevano tic-tic sull'ombrello ...

Sabato 27 ottobre 2018, a Capoterra, in località Poggio dei pini: “Correndo nel ricordo”

mercoledì 18 luglio 2018

Gennargentu

Il monte è un colabrodo, pieno di acqua freschissima che esce da tutti i buchi. Ogni sorgente è incorniciata da un boschetto di ontani che l'ombreggia, tiene l'acqua al fresco e ne approfitta per bere. Devono esserci molti cubetti di ghiaccio lì dentro al monte e un barista generoso. Fuori è caldo e il contrasto offre sensazioni potenti. Forse ci vorrebbe una sdraio per starsene a sorseggiare il drink di acqua sorgiva, spanciati come tutte quelle mucche floride che fioriscono lì sul sentiero come margherite. Non sono abituate a quella pancia da vacche svizzere e si abbandonano mollemente al suolo..
Al cospetto di ciò, si torna bambini, come dice Luana. O forse si torna ancora più indietro, all'infanzia dell'umanità, quando l'uomo era umano, al tempo in cui si godeva dei 5 sensi e anche del sesto che ora si è perso. Non c'è orario, o meglio, c'era ma ha perso subito di significato e ci si prende il tempo per divertirsi e godere di ciò che offre il monte: panorami immensi, fontane, bagni nel sole e in pozze d'acqua freschissima.

Spariscono tutti i vincoli, tranne le semplici dinamiche di gruppo, basate su condivisione e solidarietà; dinamiche in cui il ritmo non lo fa il primo ma l'ultimo.
Ci deve essere un ultimo, quello più lento. quello a cui i corvi girano intorno. È un ruolo che non piace. Può far sentire di peso, non adeguati, inferiori. Ma sono sensazioni legate alla società moderna e qui sono fuori luogo. In un insieme finito un ultimo c'è per necessità matematica, ne siamo consapevoli; anzi, è tranquillizzante sapere che quel ruolo è coperto da altri e quei corvi non sono lì per te; qui tutti vogliono bene all'ultimo.
Inizialmente l'ultimo sembra Funtanaliras Cirronis: è il suo intestino che dà il ritmo al gruppo. Cerca un bagno nei ruderi del rifugio Lamarmora e poco dopo si deve fermare di nuovo. Non lo fa pesare e fa finta di niente per ingannare i corvi Ma poi si riprende
Poi sono io che, scendendo veloce verso Girgini, metto male il piede sinistro e sento una fitta, e poi la risento ogni volta che appoggio il piede in quel certo qual modo; devo correre con molta prudenza. Resto in coda a dettare il passo dal didietro e guardo su aspettando l'arrivo dei corvi. Anch'io faccio finta di niente. Poi metto il piede nel ghiaccio del monte e dietro il piede, mi immergo completamente in quell'acqua che tutto aggiusta. Ecco, ora non sono più l'ultimo. Forse anche Gianni e Luana hanno i loro corvi ma non sembra.
I sospetti sull'ingegnere invece cominciano a venire quando non sbaglia più strada. Anzi, è l'unico che dopo l'ennesima sorgente, stava andando nella direzione giusta. Ha perso quello spirito alla “vispa Teresa” che in condizioni normali lo fa sfarfallare qui e lì. Le forze lo abbandonano appena prima della salita in cima al mondo. “Lasciatemi qui”, dice, “non mi aspettate”. E mentre Morricone suona un'armonica, l'ingegnere resta spanciato sul sentiero, come una di quelle vacche grasse, sotto una leggera pioggerella di saliva di corvo; “andate pure”. Andiamo un po' avanti per lasciarlo tranquillo ma poi ci fermiamo a guardare.
“Si muove, è ancora vivo°. Vediamo che sputa l'anima e l'osserva per un'introspezione. Poi riparte. È lui, ora, che detta il ritmo. Ed è un ritmo che lascia il tempo di respirare, di vivere quegli spazi immensi. Siamo in cima al mondo; da qui ci sono infiniti piccoli particolari da osservare e il tempo non basta mai. Intanto Checco fra un'introspezione e un'altra, mangia una caramella ed ecco che si riprende, ricomincia perfino a corricchiare. Fra la delusione dei corvi, riusciamo a tornare alle auto tutti vivi.


Un'altra bellissima giornata ricca di particolari e piena di vita condivisa è passata e me ne restano, fino a prova contraria, altre 17007. Corvi, dovrete aspettare ancora parecchio.