lunedì 9 maggio 2016

La preparazione per la maratona continua a sa Crabarissa.

Il piede è un appoggio. Si distingue dal sedere perché è più piccolo ed inutilmente complicato. E' infatti pieno di atavismi, retaggi fossili di un passato ormai lontano. Ci sono le dita, con cui non solo non si riesce a prendere niente, ma è anche difficile suonare il piano o comporre un numero di cellulare. Per non parlare delle unghie, il cui unico scopo è diventare blu quando si corre troppo. A noi corridori, basterebbe una base morbida, un sederino con due cuscinetti su cui appoggiare il peso ammortizzando l'impatto col suolo ... .
I tecnici della “Hoka” devono avere letto queste mie parole e hanno concepito le loro scarpe come morbide natiche che trasformano i piedi dei clienti in semplici e morbidi sederi: quando le calzi, correre è come stare seduto e ti puoi quasi dimenticare di avere i piedi. Dopo il lungo di venerdì, i polpacci ridotti come polpette avevano bisogno di essere dimenticati per almeno un altro giorno e ho deciso di correre con le Hoka. Il ritmo tranquillo, mi ha consentito di dimenticare anche cosce e articolazioni e, come in poltrona, concentrarmi sulla bellezza dei paesaggi. Vado, con lo sguardo, a frugare fra il susseguirsi di rocce che emergono maestose dal bosco finché come una visione compare lei, magnifica e dolente, scolpita dal soffio di un vento cubista, artista visionario, paziente e perfezionista che in millenni ha modellato il suo capolavoro: la maestosa “crabarissa”, la ragazza di Cabras pietrificata dalla leggenda.

Incantato, rischiavo di trasformarmi in zucca e di scordarmi la preparazione per la maratona. Per fortuna però, negli ultimi 4 chilometri, la forza di gravità della discesa o forse il magnetismo dell'aspettativa mi attirano, al ritmo esatto della maratona, verso il banchetto. È qui che si svela il senso della vita: scambio calorico portentoso, metabolismo accelerato, vita intensa. Sono entrato nel bellissimo gruppo di famiglia di Caterina per la porta principale, quella della sala da pranzo.


Malloreddus e riso, agnello e cinghiale, concorso di vini rossi artigianali, varietà infinite di dolci; dopo caffè, ammazzacaffè e secondo ammazzacaffè, non senza una certa esitazione, ho avuto il coraggio di dire no ad una ciambellina. E questa è la forza mentale che mi servirà ad arrivare in fondo alla maratona (o forse era puro istinto di sopravvivenza)
Grazie a Gavino Sole per le foto

venerdì 6 maggio 2016

Fra nove giorni ho la maratona. Forse dovrei cominciare la preparazione.

Il 15 maggio, a Cagliari, si correrà la maratona. Come ormai da 5 anni, mi sono preso il compito di organizzare la squadra di pacemaker. Per le 3 ore c'è Massimo, per le 3h30 Francesco e Luca, tutti e tre in preparazione del passatore. Per le 4 ore Luigi, appassionato maratoneta e appassionante scrittore. Dopo essere incappato in una crisi correndo la maratona di Roma, Luigi non si sentiva sicuro di farlo da solo e non avendo trovato nessuno disponibile, ho deciso di accompagnarlo io. Per fare la maratona in 4 ore non mi serviva una preparazione specifica ma piuttosto, come provato 2 anni fa e raccontato sul blog qui: “strategiedella lumaca” e qui: “il re del lento” , un buon karma e dei buoni freni. Domenica scorsa, giusto per provare le scarpe e la testa, ho corso il primo lungo lentissimamente, 33 km in 2h50: ancora un po' troppo veloce ma ero sulla strada giusta … senonché … ieri, Salvatore mi ha chiamato per chiedermi se ci fosse ancora posto per fare il pacemaker delle 4 ore, anche lui in preparazione del passatore. Non ci ho pensato un attimo: “certo”, gli ho detto, “così sarò libero di correrla al mio ritmo”. Forse potrei sembrare velleitario ma ho subito pensato di provare a correrla in 3 ore. In nove giorni potrei riuscire a prepararla. Asfalto e pianura non mi ricordavo più bene cosa fossero allora oggi pomeriggio sono andato a correre un lungo sul lungomare di Santa Margherita: 26 km a 4'30 più 4 km a 4'10. Prova scarpe, calze, pianura, asfalto e ritmo: tutto insieme che non c'è molto tempo. Al decimo km avevo già i polpacci doloranti e al quindicesimo erano diventati due ciocchi di legno; per sopravvivere, ho dovuto cambiare stile di corsa, passando dall'appoggio di avampiede ad una bella rollata completa da tapascione. Per il resto sono riuscito a rispettare in pieno il programma senza dover ricorrere alla spinta di natica o alla corsa all'indietro. Se i polpacci si aggiusteranno in tempo utile, forse, tornando alle vecchie scarpe, potrei farcela. Certo mi mancano ancora velocità e resistenza ma il tempo è dalla mia parte: mi restano ben otto giorni.   

domenica 1 maggio 2016

Brusio

Se avessi una grande pancia, me ne starei seduto in poltrona tutto il giorno a carezzarmi il ventre e a migliorare il mondo svelando grandi verità­. Oggi, per esempio, avrei detto:
Quando, esaminando una frase ti accorgi che partendo dagli stessi dati e con la stessa fondatezza logica potresti affermare l'opposto, il valore di quella frase è zero, che è l'unico numero che vale quanto il suo opposto.” E, all'improvviso, sarebbe calato il silenzio. Tutti gli zeri si sarebbero semplificati liberando il mondo dal chiacchiericcio di sottofondo.

Ma non ho una grande pancia da accarezzare e un fastidioso brusio continua a ronzarmi nelle orecchie.

domenica 24 aprile 2016

Chia Laguna half triathlon

… eppure ero sicuro di averla sciacquata … Dalla mia muta piovono alghette sui tappetini pulitissimi della zona cambio. Faccio finta di niente, del resto, anche volendo, non potrei passare lo straccio. Noto anche uno squarcio nel neoprene all'altezza della caviglia. Guardo la mia bici sporca di grasso e mi rendo conto di essere lo straccione della zona cambio. Per fortuna il triathlon non è una gara di bellezza; a dire il vero oggi non mi sento un granché neanche come forza e salute. Nei giorni scorsi non stavo bene: febbriciattola, stanchezza di testa e di cuore. Come entusiasmo poi sono a terra: l'idea di buttarmi nell'acqua gelida e poi di soffrire per l'affanno e per il caldo in bici e di corsa non mi attira proprio, ma ormai sono qui e si parte. Con calma, però. Non spingete, che fretta c'è?
Sono ormai più di due mesi che vado in piscina ma non ero pronto a questo. Palette, pull buoy, nuotare con un braccio solo, respirare ogni sette, ma questo no. La lotta col maroso non faceva parte del programma d'allenamento. Dopo minuti di lotta riesco ad arrivare con l'acqua all'ombelico; mi volto e la spiaggia è sempre lì, vicinissima. Evito di tuffarmi nell'onda per non prendere calci e perdere gli occhialini e l'affronto di petto facendomi ributtare indietro in un'interminabile guerra di trincea finché, superata l'ultima barriera di schiuma, posso finalmente iniziare a nuotare. L'acqua è fredda ma non gelida e capisco che riuscirò a sopravvivere. Superata la prima boa, si nuota bene a favore di vento ma le boe sono lontanissime e sembrano non arrivare mai. Si gira di nuovo, puntando due puntolini bianchi sulla spiaggia, che dovrebbero essere le bandiere che indicano l'uscita. Il vento ora è laterale e mi spinge il mare in bocca. Finalmente i piedi toccano la sabbia. Giusto il tempo per un respiro di sollievo e c'è da fare il secondo giro. Riprendo la lotta con le onde. Comincio a perdere la sensibilità ai piedi e, fingendo di fare una gambata stile, sbatto i piedi contro l'acqua per riattivare la circolazione. Le boe sono ancora più lontane del giro precedente; ogni tanto bevo un po' ma non affogo e, dopo 50 minuti, sono fuori dall'acqua. Un'eternità, ma in zona cambio ci sono ancora molte bici, circa una su quattro, una cinquantina in tutto. Tanti hanno fatto peggio di me.
Ed ecco la mia. È sporca, non la lavo da ottobre, non ho neanche messo il grasso alla catena e l'aria nelle gomme è la stessa che ci aveva pompato dentro Francesco una settimana prima. Tanto non sono competitivo, inutile perdere tempo nei dettagli. A parte i piedi, il resto del corpo non ha freddo. Faccio ambarabaciccicoccò – ci vuole meno di un minuto e aiuta a trovare la soluzione migliore a tutti i dilemmi – e decido di non infilare l'antivento. Cos'altro devo fare? Sfilata la muta, infilo il casco, il pettorale, mi siedo, fazzoletti in tasca, calze e scarpe, mi rialzo, rinuncio ai guantini impugno il sellino e corricchio verso l'uscita della zona cambio. Mi fermo. Non ho gli occhiali. Appoggio la bici per tornare a prenderli ma mi rendo conto che molto probabilmente in zona cambio non li ho mai lasciati. Peccato. Non potrò sfoggiare i miei bellissimi occhiali “lastminute.com” gadget trovato in qualche pacco gara con la montatura stampata piatta, tipo occhiali 3D. Sono orribili, ma adattissimi al mio stile di oggi e avrebbero spaventato gli insetti e i pollini che si aggirano sempre in cerca di un buco umido dove infilarsi. Non importa, tanto non devo andare veloce, ho la bici sporca, il cuore stanco e le gomme mollicce. Intanto però, andiamo; sono curioso di vedere chi c'è davanti a me … .
Sui saliscendi della strada costiera, mio malgrado, continuo a superare. Forse mi sto facendo prendere troppo dalla gara; è divertente, spero però di non pagarla dopo. Ecco il mitico Teo: solo un mesetto fa si è fratturato una clavicola ed ora è qui a lottare contro onde e salite. Lo riconosco dal caschetto super aerodinamico. Solo quello. Infatti la testa tende ad andare in avanti bucando l'aria ma poi si deve trattenere frenata da una bici e una posizione non all'altezza: se solo potesse staccarsi dal collo volerebbe.
“Dai pedala che Samuel è davanti” Giuseppe ha seguito le schermaglie scherzose fra me e Samuel su fb e mi sprona alla lotta. Potrei spingere di più ma comincio a sentire l'affanno e anzi, raggiunta la parte più facile del percorso, mi adagio su un'andatura agevole. Non supero più, o meglio, raggiungo un equilibrio dinamico e il numero di sorpassi è quasi uguale alle posizioni che perdo. Mi pongo l'obiettivo di restare sopra i 30 di media, così, giusto per avere lo stimolo per continuare a spingere almeno un po'. Rientrando sulla costiera riprendo a superare. Mi diverte molto superare in discesa, piegando più degli altri nelle curve e poi sugli strappetti in salita, sfruttando la conoscenza perfetta del percorso. Vedo Massimo fermo con la catena bloccata poi, sull'ultima salita, riconosco Corrado poco avanti. Sono entrambi della mia categoria e fra i più forti in Sardegna; forse il podio non è poi irraggiungibile. Seguo Corrado a distanza e approfitto degli ultimi 3 chilometri facili per nutrirmi e recuperare in vista dell'ultima frazione.
Il secondo cambio mi pare di farlo bene ma Corrado è sparito davanti e mi ci vorranno un paio di chilometri per raggiungerlo.
Ecco ancora Giuseppe. “Samuel dov'è?” gli chiedo. “è ancora avanti, devi spingere” “sono fiacco, non è giornata” “com'è che proprio oggi che io non corro, sei fiacco?” Eh sì: Giuseppe è un altro dei miei avversari preferiti ma oggi non corre. Francesco è troppo avanti, irraggiungibile, Teo è troppo dietro. Mi rimane Samuel, ma sarà dura. Dopo i primi chilometri riesco a ritrovare un'andatura efficace e sciolta. Il quarto e il quinto in classifica che mi hanno doppiato prima, non si allontanano più tanto e per il resto sono io che supero gli altri. Un po' di affanno è sempre lì, in sottofondo, però mi diverto. Nel pubblico ci sono tanti amici e qualcuno mi fa un tifo davvero esaltante. Nei quattro giri del percorso a bastone studio la situazione. Francesco ha più di tre chilometri di vantaggio, Samuel circa 500 metri. Di giro in giro si avvicinano ma troppo lentamente. Teo è quasi un giro dietro e dopo essermi divertito a superarlo in bici, ora mi posso divertire a doppiarlo. Grazie Teo. Migidio Bourifa, fortissimo maratoneta all'esordio nel triathlon, è dietro di me e non si avvicina. E c'è anche Claudio Chiappucci, anche lui al primo triathlon, che corricchia pesante. È della mia categoria ma è quasi due giri dietro … anzi ora più di due giri. Approfitto del doppiaggio per incitarlo. Tutto ciò è divertente. E poi ci sono gli amici che fanno la staffetta, Manu, Gigi, Luka, sto correndo più veloce anche di loro e anche questo mi esalta. All'ultimo giro sono ormai stanchissimo ma continuo a divertirmi fra sorpassi e incitamenti. Ora vedo la schiena di Samuel ma è troppo tardi e sono troppo stanco per fare lo sprint e poi oggi è stato più forte di me e si merita di arrivare prima.

In queste 5 ore di gara sono passato dalla svogliatezza della partenza all'entusiasmo dell'arrivo. Quarantatreesimo su quasi 200, quinto di categoria a meno di un minuto dal podio, tredicesimo nella frazione di corsa. A parte le alghe appiccicate, le gomme mollicce e il nero sugo di catena, non faccio poi così schifo.

giovedì 21 aprile 2016

Referendum

Non sono andato a votare per un motivo semplice, che prescinde dai contenuti del quesito. Secondo me, non ha alcun senso indire referendum su questioni tecniche, sulle quali la maggioranza dei votanti non possa farsi un'opinione propria. Il referendum è uno strumento importantissimo per decidere questioni su cui tutti possano farsi un'idea: l'aborto, il divorzio, questioni sociali, etiche, in cui sia facile capire le conseguenze del voto e le sue implicazioni personali. Se questo non accade e i votanti devono farsi spiegare quali siano le conseguenze del voto, dovrebbero almeno essere in grado di comprendere se le spiegazioni che vengono fornite loro siano o meno attendibili. In caso contrario, come nel caso di questo e di quasi tutti gli ultimi referendum, il risultato del voto è necessariamente condizionato dalla propaganda e perde completamente di significato.
Poi, spesso capita che il voto venga caricato di significati che non sono suoi, tipo: sei per le energie rinnovabili o per il petrolio? O, ancora peggio: sei pro o contro Renzi? Se si vogliono manifestare queste opinioni si organizzi una manifestazione, non un referendum su un dettaglio tecnico.
Quindi, secondo me, questi referendum sono un uso improprio della democrazia diretta. Se possiamo far decidere alla gente se sia opportuno che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale” … perché allora non usare i referendum per dirimere democraticamente questioni aperte tipo:
Volete voi che il neutrino abbia una massa?
Oppure per abrogare leggi che ci appesantiscono:
Volete voi che sia abrogato il decreto del 2 giugno 1686, noto come “legge di gravitazione universale” limitatamente alle seguenti parole “direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse” …

Viva la leggerezza, viva la democrazia.

sabato 2 aprile 2016

Salute

Troppe maltodestrine sbilanciano la chiralità interna, con rischi per l'equilibrio psico-fisico.
Quindi, la soluzione migliore sarebbe bilanciare le maltodestrine con maltosinistrine in eguale quantità. Altrimenti, se non riuscite a reperire le maltosinistrine, per mantenere un buon bilanciamento è meglio assumere del semplice malto in un bel boccale. Salute!

venerdì 1 aprile 2016

Ma come sono bravo!

Rientrando da Fermo verso Roma, da dove poi avrei preso l'aereo per Cagliari, guidavo la toyota di mia madre e, passata L'Aquila, eravamo entrati nel traffico di rientro dei romani che avevano passato pasquetta in abruzzo. Guidavo tranquillo, parlando amabilmente; tutto il traffico era sulla corsia di sorpasso, strapiena di automobilisti frettolosi che non sorpassavano praticamente nessuno perché la corsia di marcia era sostanzialmente vuota. Finalmente ecco quello lento. Mi sono spostato anch'io sulla corsia di sinistra per passarlo ma mentre schiacciavo l'acceleratore il motore non rispondeva. “Abbiamo un problema”, ho detto a mia madre, “il motore non risponde”. Mi sono rimesso a destra, ho provato a spegnere e riaccendere il quadro per capire se fosse un problema di elettronica, ma senza risultato. La macchina continuava a muoversi per inerzia e per la leggera discesa, ma la velocità stava calando progressivamente. Ho acceso le doppie frecce e mentre cercavo una piazzola di sosta, ho notato che la corsia d'emergenza stava lasciando posto ad una corsia di decelerazione per un'uscita. Mia madre ha detto “forse è finito il gasolio, la spia lampeggia”. L'ultima tacca dell'indicatore di livello del carburante si accendeva e spegneva in continuazione come a voler comunicare qualcosa. L'uscita che avevo notato, in realtà, era una stazione di servizio. Ho tolto le doppie frecce e messo la freccia a destra. Come sono bravo!