Servizio scopa
S. Maria Navarrese, sono
le 5h55' del 7 ottobre. Maria Vittoria è appena arrivata; vedo nella
sua auto volare oggetti vari, confusione animata dal panico; alla
fine ne esce con scarpe mai usate, la frontale con le batterie
completamente scariche e senza il pettorale, portato via da una
folata di vento. Alle 6 in punto gli altri partono. Io l'aspetto e
partiamo con quasi 5 minuti di ritardo nella semioscurità dei miei
avanzi di batteria. Per fortuna c'è ancora la luna. In breve
schiarisce e le meraviglie si disvelano: la guglia di perda longa si
staglia sempre di più sullo sfondo del mare. Il bianco e nero si
colora di verde e di azzurro. Raggiungiamo Francesca, riservata e
decisa e poi l'arzilla Adele che con la sua allegria copre i
meravigliosi silenzi del supramonte. La terribile salita è addolcita
dal ritmo tranquillo, dalle chiacchiere e dallo spettacolo della
natura. Si passa a metà di una parete verticale di centinaia di
metri che apre la porta del mondo di pietra. Nella prima discesa
raggiungiamo anche Marina.
Donne straordinarie. Una
con una bambina piccola, l'altra ultrasessantenne, la terza in
sandali infradito ad affrontare la più dura delle sfide tutte con
leggerezza e animate da vera passione per la natura; Maria Vittoria
vorrebbe abbracciare gli alberi, Adele appesantisce lo zainetto di
pietre e insegue gli asinelli per carezzarli, Marina carezza le
pietre con i piedi e mi parla di ragni lupo.
Sono l'uomo delle pulizie
e rappresento la fine ma loro non hanno paura di me. L'importante è
essere qui, ora, non come va a finire. Maurizio, invece, ogni volta
che si accorge che mi sto avvicinando cambia ritmo per non farsi
raggiungere. La quarta volta, glielo faccio notare. Ride e si
arrende. In discesa tenta di nuovo la fuga ma alla salita fra Sisine
e Luna deve cedere al destino e alla stanchezza. Lo vedo spegnersi
pian piano. Si aggrappa agli alberi, poi si ferma guardando con aria
sconsolata il sentiero che non smette mai di salire. A me era già
chiaro da un pezzo, ora lo capisce anche lui. Inesorabile, lo sto
accompagnando con risoluta gentilezza verso la fine.
Terra!
Dalla tolda,
l'avvistamento. Quasi come la ciurma sfinita di Cristoforo Colombo
che, dopo giorni di attesa, vede l'America o come astronauti che,
dopo avere trascorso mesi sulle pietre rossicce di Marte, tornano a
vedere il pianeta verdeazzurro, così anche noi dopo diversi
chilometri di rocce aguzze e abbaglianti ci emozioniamo alla vista
del tenue color marrone della terra morbida e fertile. È solo
un'isoletta lunga 5 metri in mezzo ad un oceano di pietre ma l'urlo
mi scappa: terra! .
Aminoacidi
Gli aminoacidi essenziali
sono molto più digeribili della salsiccia e un mix di fruttosio e
glucosio con la giusta dose di sali minerali è molto più sano della
birra. Il dottor Giordano mi aveva convinto. È bastata però la
vista di un salamino a fette e di una bottiglia di birra per azzerare
i miei propositi salutistici. Li tengo per la prossima volta; del
resto, l'ha detto anche lui, è sconsigliato cambiare all'improvviso.
Il gusto della birra, per me, è uno dei 50 motivi per correre e
neanche l'ultimo. Mi preparo un mezzo panino pieno di aminoacidi
ingarbugliati sotto forma di salamino e pecorino. Quelli ramificati,
altri essenziali e altri utilissimi per il gusto. Sicuramente
sbaglio, ma mi piace così.
Il calvario dei
ritirati.
Con la mano sinistra in
avanti, passo il transponder alla mano destra di Francesco protesa
all'indietro. La mia frazione da scopa finisce qui, a cala Luna al km
46. Ultima birra, almeno credevo e posso accasciarmi. Soffia un forte
grecale. Il mare oggi mi respinge e tuona impetuoso. L'accesso al
mare di cala luna è impraticabile e il servizio raccolta
eco-differenziata avverrà via terra. I ritirati vanno conferiti più
su, 500 metri più in alto. Cedo a Maurizio il posto in jeep e
accompagno Marina e Adele lungo l'ultima interminabile via crucis. Il
sole pian piano si spegne, e noi con lui. Le parole scarseggiano ma
restano i sorrisi, ora addolciti dalla fatica.
54km: da prima dell'alba
a dopo il tramonto. La giornata è completa e anche noi.
Il ritorno
Sono sul pullman. Dopo
essere tornato a Capoterra a prendere copia delle chiavi che avevo
smarrito alla partenza della gara, devo ritornare a S. Maria
Navarrese a recuperare l'auto. Il richiamo del supramonte è forte ma
non pensavo mi facesse tornare così presto, con tale urgenza. Ho
dovuto prendere un giorno di ferie, così mi resta il pomeriggio da
riempire, nel modo migliore.
A Tortolì mi viene il
dubbio che le chiavi che ho pescato dal cassetto e messo in tasca
stamattina, sovrappensiero e obnubilato dal sonno, non siano quelle
dell'auto che sto andando a recuperare. Non controllo subito, non ho
fretta; mi prendo il tempo per riflettere sugli imprevisti, sugli
eventi che fanno girare la vita in modo non deterministico. Spesso li
definiamo “contrarietà” e li respingiamo ma è grazie a loro che
la routine diventa “vita”. Senza problemi di salute non avrei
fatto la scopa, se non avessi perso le chiavi dell'auto non sarei
tornato qui. Finisco di prendere il caffè, pago, poi, prima di
risalire in pullman, tasto la tasca, infilo la mano dentro e … ecco
la W di evviva. Questa volta sono stato proprio bravo.
Eccomi
di nuovo a S. Maria Navarrese. Fra venerdì e domenica non ero
riuscito ad entrare in mare. Ecco perché le chiavi mi hanno fatto
fare questo viaggio ulteriore. La mia auto è parcheggiata a lato
della spiaggia. Il mare che voglio è però a quasi due ore di
cammino su un sentiero in cui rimane qualche segnavia arancione. Oggi
sono ancora più lento; calzo sandali come Marina e ho la lentezza
degli ultimi; vedo particolari, accarezzo gli alberi e posso deviare
per mettere i piedi, la bocca e tutto il viso in acque sorgive. Poi,
lascio i segnavia che salgono e continuo ancora per un po', il
sentiero non scende, continua “seaside”, fra i 50 e i 100m più
in alto, sempre parallelo al mare. Per il quinto postulato ci
congiungeremo nell'infinito euclideo, fra un'eternità. Ma mi manca
l'eternità, non ho tutto questo tempo e mi butto giù per una
scarpata per raggiungere l'infinito e immergermi in quel sottofondo
blu.
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foto di Fabio Moro |
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