martedì 14 ottobre 2014

Il buffettino di Is Arenas

Micro-buffet "Is Arenas" -  Narbolia (OR)

Menù classico dei buffet post gara ma presentato in una fantascientifica variante miniaturizzata, forse brevettata per il prossimo viaggio su Marte degli astronauti formica.

La vostra barbie apprezzerà

Voi, un po' meno

Rapporto qualità prezzo: mediocre

Bilancio calorie ingerite - calorie consumate: calorie ingerite??

Giudizio sintetico: un antimaiale

Ultimo assaggio 12/10/14

Dopo una gara rigogliosa, bella, abbondante, varia e gustosa, in una “location” 5 stelle immersa in una natura di gran lusso, ci si aspettava un buffet di buon livello. Invece ci hanno offerto un buffettino giocattolo, da bambole.
Quacuno si è preso la pena di contare le pennette e non ha dovuto faticare molto, erano 23. I bocconi di rostbeef li ho contati io e mi è bastata una mano. Poi c'era un microsandwich con i cateti lunghi 1.5cm e un rettangolino di torta salata di area equivalente.
Ho visto Barbie litigare con Sbrodolina per l'ultimo pezzetto di pane.
La qualità? Difficile valutarla: di solito si riesce a giudicare bene solo dopo che i primi bocconi hanno tamponato l'emergenza fame, ma qui dopo i primi bocconi il piatto era vuoto.
Per fortuna avevo ancora in bocca il gusto della vittoria. I dolci in premio, poi, non sono arrivati all'ora di cena.
Probabilmente avevano valutato male il numero delle persone e l'unica cosa che avevano in abbondanza e che non ci hanno fatto mancare erano i buoni pasto in vendita. Del resto, come si suol dire, un “buono pasto” non si nega a nessuno … ma non era un “buon pasto”? Ecco forse il problema: solo un piccolo refuso del traduttore automatico.


Consiglio finale: vinci, così il gusto della vittoria ti riempie la bocca e nei premi trovi qualcosa per sfamarti.

lunedì 13 ottobre 2014

Is Arenas trail running – Il gusto della vittoria



Corposo, rotondo, si accompagna con prosciutto stagionato, coppa e formaggio pecorino.
Se sai che molti atleti più forti di te non sono presenti e che anche il “te stesso” del passato ti avrebbe battuto facilmente, che gusto si prova a vincere?
Miele. È dolce, intenso e dal retrogusto durevole. Le consapevolezze menzionate qui sopra ti inibiscono l'orgasmo agonistico ma sapere che “ora e qui” sei il più forte ha comunque un buon sapore.
Al secondo chilometro, in testa ci sono tre atleti che, iscritti alla gara corta, devono fare un solo giro; li seguono, ormai a distanza, Alessandro con Magliabianca mentre io, superato Francesco, oggi un po' in affanno, li sto per raggiungere. Mi accorgo che i due davanti hanno sbagliato strada, li chiamo con un urlo e mi raggiungono quasi subito. Se non li avessi chiamati, avrei vinto più facilmente ma il gusto della vittoria sarebbe stato diverso: sempre dolciastro ma stucchevole e dal retrogusto amarognolo. I primi tre non mi hanno sentito e hanno perso 3 minuti per ritrovare il percorso senza più riuscire a recuperarli.
Bisogna avere occhio, non ci si deve distrarre. Occhio ai segni e alle trappole del terreno. Osservo i due che sono con me e vedo che faticano un po' a seguire i segni del percorso e non si trovano molto a loro agio su sabbia e aghi di pino. Alessandro lo conosco, so che è forte, Magliabianca no, ma vedo che ha un buon passo. Sulla salita ripida e sabbiosa sembra davvero brillante, io lo seguo col mio passo da salita, controllato, con lungo appoggio sul terreno e baricentro (detto anche culo) che sale senza balzi. Improvvisamente lui si mette a camminare e io, col mio passo strascicato, lo supero guadagnando un po' di terreno. Non mi lasciano andare però e, finita la salita, mi raggiungono nuovamente. Intorno all'ottavo km, in un tratto di discesa insidiosa, ripida e sabbiosa, supero Alessandro e mi butto giù sciolto e veloce. Sono di nuovo da solo e questa volta lo sarò fino all'arrivo. Poco dopo il percorso passa sulla spiaggia per 400 metri. Cerco il bagnasciuga ma è inclinato, molle e battuto dalle onde. Bisogna correre su sabbia asciutta. Un occhio al percorso, sono io che lo apro e devo scegliere le traiettorie migliori, un occhio al bellissimo mare e il terzo occhio rivolto all'indietro a guardare i concorrenti. I primi due non sono lontani e, più distante, vedo anche Francesco. Continuo a spingere e al dodicesimo chilometro, approfittando di un tratto “a bastone” all'inizio del secondo giro, controllo di nuovo la situazione. Ho almeno un minuto di vantaggio sui miei inseguitori. Vedo anche arrivare i primi della 12 km: Ho vinto anche quella! Il primo ha un paio di minuti di distacco e quindi, dopo i 3 minuti persi nello smarrimento iniziale, non mi ha recuperato quasi niente. Sto bene, so cosa mi aspetta e mi rilasso. È una bella sensazione. Nei 12 km che mancano posso godermi la bellezza dei posti e il divertimento offerto dalle innumerevoli sfumature del percorso. Devo solo stare attento a tenere un occhio sui nastri bianchi e rossi per non sbagliare strada. Al secondo passaggio sulla spiaggia, dietro di me non si vede nessuno. Comincio ad assaporare il gusto della vittoria: è energetico e analgesico e non fa sentire la fatica.
All'arrivo ho 5 minuti di vantaggio sul secondo, Francesco, anche lui a suo agio su questo tipo di terreno, che ha avuto la meglio su Alessandro e su Magliabianca che si è perso.
Premiazioni. Il gusto della vittoria, corposo e rotondo si accompagna con prosciutto stagionato, coppa e formaggio pecorino. Niente prosciutto, neanche stavolta, ma la coppa c'è. Non il salume purtroppo. O forse è meglio così. Non me l'aspettavo ma mi ha fatto piacere ricevere quell'inutile trofeo, l'ho sentito meritato e l'ho mostrato ai figli con orgoglio senile: forse sto diventando collezionista o forse solo vecchio.


Oggi, per premio, doppio riposo: un'oretta di bici su strada in pianura e una mezz'ora di nuotata tranquilla.

domenica 12 ottobre 2014

Riunione plenaria 2. Il ritorno

Grande successo per la seconda riunione del venerdì: abbiamo raddoppiato il numero di partecipanti e quadruplicato il numero di birre.
Il tavolino del bar kalendes era stipato al limite della capienza dei suoi 4 posti. Abbiamo salutato con un brindisi il nuovo certificato medico di Gavino, più sofferto di una maratona. Un sorso è andato giù anche per salutare la seconda vita del sito web, rianimato da Marco col defibrillatore. Altri sorsi hanno accompagnato gli interventi di Diego sulle attività giovanili e il resto è andato giù per non dimenticare la situazione della pista. Bere per non dimenticare. Il comune ci darà soldi e sostegno? La federazione ci farà fare le gare? Riusciremo a buttar giù dal divano i Capoterresi? Riusciremo a buttarli fuori dai bar? Quest'obiettivo si è meritato l'ultimo sorso.  

venerdì 10 ottobre 2014

Al sangue, medio o ben cotto?

Com'è il vostro controfiletto dopo l'allenamento?

La cottura disidrata la carne, scioglie i grassi e denatura le proteine. L'allenamento fa esattamente lo stesso. Ecco le istruzioni per cucinare i muscoli a vostro piacimento.
Dopo mezz'ora di allenamento, da ambo i lati, il muscolo è ancora succoso e mantiene la dimensione originale. Sentite un po' di stanchezza ma siete ancora abbastanza freschi e, al taglio, potete notare che siete “al sangue”.
Continuando l'allenamento per un'altra mezz'ora per lato, il muscolo comincia ad asciugarsi ed a contrarsi. Le fibre muscolari cominciano a deteriorarsi ma mantengono ancora una parvenza di struttura, e al dente, risultano ancora polpose. Siete allora a “cottura media”.
Se siete talmente stupidi da continuare l'allenamento, i microtraumi che si producono ogni volta che sbattete il piede a terra, finiscono di macinare le vostre fibre muscolari e il corpo affamato le mastica. Il muscolo diventa talmente contratto e disidratato che perde volume. Il profumo di arrosto che sentite nell'aria, proviene da voi. Vi sentite disidratati, sgrassati e denaturati nel profondo. Allora, aggiungete un pizzico di sale, una spolverata di pepe e siete “ben cotti”.
E si vede!


Io mi preferisco al sangue ma spesso mi distraggo e finisco ben cotto.

lunedì 6 ottobre 2014

La discesa di Perda Pertunta

Perda Pertunta è una strada che scende dagli 800 metri di punta Cresia fino alla piana di Pula a livello del mare.
Ecco come viene descritta:
A questo punto dovrete però affrontare con molta cautela (o a piedi) un primo tratto di discesa sassosa e molto ripida, con alcune profonde ondulazioni ortogonali, che la rendono davvero insidiosa. La discesa prosegue, sempre ripidissima, con un fondo sterrato che in alcuni tratti si fa sassoso, in un susseguirsi di tornanti molto stretti da affrontare con cautela (c'è il baratro). La guida è molto impegnativa e nulla vi impedisce, di tanto in tanto, di fermarvi un attimo a riposare e guardare il panorama, che è uno dei più belli e suggestivi che si possano ammirare in questa parte di Sardegna.
Da questa descrizione si evince che si tratta inequivocabilmente di una discesa ed infatti è sempre in questa direzione che l'ho affrontata: dall'alto verso il basso.
Non si può fare una discesa partendo dal punto più basso, sarebbe contro natura. Eppure in questo mondo perverso, c'è chi gode ad imboccare discese dal punto d'uscita compiendo un doloroso rituale sadomaso.
Venerdì scorso, Andrea mi ha invitato ad accompagnare l'imprenditore Matteo Marzotto, l'ex professionista Max Lelli e il nutrizionista della nazionale di ciclismo Iader Fabbri, in un giro in mountain bike. Il mio entusiasmo è scemato quando ho saputo che avrei dovuto accompagnarli su per quella discesa; è solo per la buona causa – raccogliere fondi per la ricerca per la lotta alla fibrosi cistica – che ho accettato.
Sono partito dietro a tutti per paura di infrangere il tabù; volevo prima vedere cosa sarebbe successo agli altri. E infatti ogni tanto la strada si ribellava facendo mancare aderenza alle ruote, riportando così il moto verso il basso, nella direzione naturale. Iader è rimasto vittima di una di queste trappole e per non finire in terra ha dovuto assecondare la strada scendendo in giù per un pezzetto. Poco dopo la strada si è rivoltata anche contro Matteo che la voleva rivoltare, rivoltandolo a sua volta con le gambe all'aria; è lotta dura, corpo a corpo. Si soffre, si suda, il cuore sembra scoppiare. Anche io sono dovuto scendere un paio di volte: la strada spingeva così forte contro la mia ruota che mi si è sganciato il pedale e mi son dovuto fermare.

Dopo tre chilometri di sfida continua, la strada è domata. Siamo finalmente arrivati su in cima, soddisfatti per il successo ma stanchi e sudati come chirurghi di Casablanca dopo un'operazione particolarmente complicata. Ce l'abbiamo fatta: l'abbiamo rovesciata. Ora è diventata la “salita di Perda Pertunta”.

venerdì 3 ottobre 2014

Riunione plenaria

Venerdì alle 19.15 al bar Kalendes di Capoterra, erano tutti – dirigenti, atleti, genitori anche i ragazzini, se volevano – invitati a parlare di atletica in generale e della società in particolare davanti ad un ichnusa.
Per fortuna Gavino è venuto. Ci siamo bevuti una birra chiacchierando amabilmente di pesca, atletica e di come migliorare la comunicazione e incentivare la partecipazione. 
Riunirmi da solo sarebbe stato un po' triste.   

giovedì 2 ottobre 2014

Almanacco del mese dopo – ottobre 2014

Finalmente si entra nel vivo, sperando di non uscirne nel morto. Questo dicevo a inizio maggio e poi sapete che fine ho fatto: a fine mese il passo era rigido e lento ed emanavo odore di carne putrefatta. La trasformazione in zombie, tipica del finale delle gare lunghe, invece di rientrare nei 2 o 3 giorni successivi alla fine del “sardinia trail”, sembrava irreversibile. Solo da poco son riuscito a far rientrare il mio zombie nella sua cuccia richiudendolo fra le sbarre della cassa toracica.
“Senti, quant'è carino, come scalcia!” Appoggiando la mano al petto, sento il piccolo che da colpi decisi a intervalli regolari. Forse vuole uscire, demonietto, ecco, ora batte più forte. Altro che prolasso mitralico. Era il mio zombie col fiatone che soffiava nello stettoscopio.
Ho dovuto promettergli di portarlo fuori regolarmente. Ogni volta che parlo di Macomer viene da me con il guinzaglio in bocca: non vede l'ora di uscire ancora e ad ottobre sarà accontentato abbondantemente …

Eventi

18-19 Macomer – Sardinia ultramarathon e ultrabuffet. Ormai è un appuntamento fisso. L'anno scorso l'avevo preparata in un mese per un problema al tendine di achille ed ero arrivato quinto. Quest'anno, in linea teorica, dovrei essermi allenato meglio. Puntiamo al podio allora?

26 Forte Village – Triathlon challenge
Potrei puntare al titolo di campione sardo nel triathlon medio. L'anno scorso arrivai secondo ma il primo aveva quasi un quarto d'ora di vantaggio.
Forse potrei cercare di andare più veloce e recuperare quei 15 minuti o forse, sarebbe più comodo per tutti e due, potrebbe rallentare lui.

Best of the past

Ottobre 2013. Qui nel blog si parla molto della gara di Macomer. Si parla molto anche di altro. Si parla proprio molto. Fanno la loro comparsa perfino i famigerati “elenchi”. Ecco un paio di esempi.

Fuori dalla zona di comfort l'aria è incondizionata, l'umidità può sfiorare il 90% ma devi continuare a respirare
Fuori dalla zona di comfort le poltrone sono tutte in legno e se ci stai seduto più di 10 minuti ti lasciano le strisce sulle natiche e sulla schiena
Fuori dalla zona di comfort il cellulare non prende
Fuori dalla zona di comfort non ci sono amici o familiari, c'è l'umanità nella sua meravigliosa e terribile varietà
Fuori dalla zona di comfort c'è la terra di mezzo

Il mio io velleitario si gode il trionfo e birra dopo birra, sempre più tronfio, ogni tanto dà una schiacciatina all'io saggio appiccicato sotto la scarpa.
I peli crescono, i fusti si svuotano, il sole si abbassa.
Le salsicce arrostiscono, le salsicce vengono mangiate, digerite e tutto quel che segue
L'acqua dello scaldabagno piano piano torna a scaldarsi, l'entropia aumenta, l'universo si espande
Ogni tanto, passando sotto l'arco gonfiabile, qualcuno arriva e si unisce a noi ad aspettare Benedetto.