Le gambe le ho
lasciate nel fango del cross di Capoterra. L'intestino invece viaggia
verso est ormai da alcuni giorni. Non so esattamente dove sia ma
posso dedurre il fuso orario dall'ora in cui si sveglia la mattina.
Oggi è in quella striscia di mondo che si sveglia alle tre.
Probabilmente in India: il cibo speziato mi fa quest'effetto.
Intanto la testa
si aggira confusa fra un pezzo e l'altro preferendo l'altrove fuori
dal corpo ormai senza controllo. Decide la pelle.
Oggi, con ciò che
mi resta, esco dall'ufficio e in un minuto sono immerso nel bosco
gocciolante; la testa non
c'è e l'intenzione di tornare presto è dispersa continuo a salire
sul secondo sentiero la pioggia riprende più forte ma mi scivola
sopra ormai sono saturo butto i piedi in torrenti estemporanei non fa
differenza: li cerco a sguazzare felice. I liquidi interni escono a
cercar compagnia: il muco cola indisturbato finalmente affacciato sul
mondo, la pisciata chiama e sgorga fumante dalla fontanella rattrappita. Sentiero sconosciuto,
alla deriva seguendo
l'istinto cinghiale ma tutto finisce sul cemento.
Entro in doccia
vestito a riprendere calore e mi spoglio sott'acqua è ormai il mio
elemento e ne esco cauto come chi, incerto nel nuoto, entra nel mare.
Non c'è
sacrificio, nessuna tabella da rispettare, volontà assente, la testa
è altrove, solo emozioni di pelle, brividi, il piacere delle
sensazioni forti gorgonzola
emozionale mascarpone sintattico scusate non ho voglia di
punteggiare.
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