Aspettando Benedetto ...
Il mio io velleitario si gode il trionfo e birra dopo birra, sempre più tronfio, ogni tanto dà una schiacciatina all'io saggio appiccicato sotto la scarpa.
I peli crescono, i fusti si svuotano, il sole si abbassa.
Le salsicce arrostiscono, le salsicce vengono mangiate, digerite e tutto quel che segue
L'acqua dello scaldabagno piano piano torna a scaldarsi, l'entropia aumenta, l'universo si espande
Ogni tanto, passando sotto l'arco gonfiabile, qualcuno arriva e si unisce a noi ad aspettare Benedetto.
Persino il signor Godot è già arrivato da un pezzo.
Il tasso alcolico aumenta.
Gli sconosciuti diventano conoscenti e i conoscenti diventano amici
Stanchezze si trasformano in soddisfazioni, delusioni in propositi di riscatto, "mai più" in "forse ma" e poi in "sicuramente"
Pian piano sale la sensazione di sazietà, di pienezza, non solo di cibo anche di vita, qualcosa che si avvicina alla felicità
Il nastro tagliato da Calcaterra viene ricucito e riposizionato al traguardo anche lui in attesa di Benedetto
E Benedetto arriva! Ma invece di rompere il nastro a petto in fuori, ci passa sotto con umiltà e autoironia.
Grazie Benedetto per averci dato il tempo di assaporare tutto questo
sabato 26 ottobre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
Macomer, Sardinia Ultramarathon (60km)
Lasciando da parte, per una volta, il mio consueto stile sintetico, oggi voglio raccontarvi di questa 60km quasi “passo passo”, voglio cercare di trasmettervi emozioni e pensieri di quest'avventura e farvi arrivare al traguardo quasi stremati come me. Se vi ritirerete, pazienza, ma se arriverete in fondo, anche voi potrete dire con soddisfazione “ce l'ho fatta!”
Ed eccomi qua, dove vi avevo lasciati, nella branda davanti al grande camino ormai quasi spento nell'enorme salone dell'ex colonia dove la società organizzatrice ci ha ospitati per la notte.
Verso le 6 qualcuno inizia ad uscire dalle camerate, si sentono passi di ciabatte. Sento qualcuno soffiare sulle braci per far riprendere il camino e poter mettere ad asciugare vestiti, asciugamani e ossa bagnate dall'umidità della notte. E' ora di smettere di far finta di dormire così anche gli altri possono smettere di far finta di fare piano per non disturbarmi.
Bottiglie di brandy e caraffe di vino rimaste sulle tavolate ricordano la festa della sera prima. Adesso però il clima è diverso, rilassato ma serio e ognuno segue i suoi riti mattutini. Io seguo il mio: caffè con miele, un goccio di latte e savoiardoni; lascio agire per 15 minuti circa e poi vado in bagno a fare il mio dovere di essere umano. Un piccolo strappo alla regola è stato reso necessario dalla presenza di ottime torte al cioccolato casarecce incautamente lasciate lì la sera prima da qualche volontario.
Poco prima delle 8, cominciano ad arrivare volontari e concorrenti, intanto, seduto accanto al camino, comincio il "riscaldamento". La partenza è prevista per le 9 proprio là fuori, non c'è nessuna fretta; ci vorrebbero giornale e sigaro ma non ci sono e allora si passa il tempo facendo quattro chiacchiere intorno al camino: si parla di scarpe, di gare mitiche, di dolori e d'imprese passate e future.
Dopo il rito della colazione c'è quello della vestizione, che finirà allo stesso modo: in bagno. Lubrifico il corpo con la vaselina e le scarpe con il talco, indosso il completino da triathlon con fazzoletti e due barrette in tasca. Calzo scarpe Mizuno A2, sicuramente non indicate per questo tipo di gara ma hanno vinto le finali nella selezione di giovedì alla comunità montana e superato bene la prova della corsa di ieri. Vedo che Calcaterra e Salaris hanno un cappellino e decido di tentare di imitarli con la mia visierina blu.
Seconda seduta in bagno.
Sono quasi le nove, si esce per completare il riscaldamento con qualche passetto simbolico di corsa. Lo sforzo del giorno prima si sente, i muscoli sono già un po' stanchi, tallone sinistro e ginocchio destro lievemente indolenziti. Il mio obiettivo dichiarato è fare un giro da 30km e poi, dopo un check up (che non è una salsa) decidere sul da farsi e optare per la doccia calda o per la gloria.
Con un po' di ritardo, dopo l'emozionante appello nominale, finalmente si parte. Siamo un'ottantina, molti più delle passate edizioni. Quanta strada davanti! 60 chilometri! I primi 500m su asfalto in salita due anni prima mi erano costati una contrattura per cui oggi parto con estrema prudenza. Durante il primo chilometro, in modo fluido comincia a delinearsi una "situazione" di gara: Calcaterra, Pajusco e uno sconosciuto fanno il ritmo davanti. Salaris dopo breve indugio, scegliendo traiettorie tutte sue sulla larga e sconnessa fascia tagliafuoco, va avanti anche lui. Poi, intorno al secondo chilometro, Sergio Piga e Stefano Ciccarese, reduci dalla 100km delle Alpi (Torino - Saint Vincent) di 7 giorni prima, insieme all'incredibile Leonarda Cantara, già vincitrice della gara di ieri, avanzano anche loro. Il ritmo è tranquillo ma le gambe mi trattengono, impedendomi di seguirli e piano piano li perdo di vista, seguito da vicino dalla grande Monica Casiraghi. Fra il terzo e il sesto chilometro si percorre un “bastone” verso l'area archeologica di Tamuli. Bello il bastone, che permette di salutare e incitare gli atleti che si incrociano e di controllarne la posizione. Bellissima l'area archeologica con le tombe dei giganti e il passaggio fra i provocanti betili, gradito il primo ristoro. Si riprende la tagliafuoco con il suo fondo irregolare, le traiettorie da inventare i saliscendi spesso dolci ma a volte aspri. Al secondo ristoro, poco dopo il decimo chilometro, comincia la vera salita verso il Monte e mi concedo una breve sosta per mangiare un pezzetto di torta e bere una coca. Purtroppo sono costretto ad assistere al ritiro di Monica Casiraghi, dolorante alla schiena forse per problemi ai reni. E' ben assistita, le dico un inutile “coraggio” e riparto. In salita continuo a corricchiare; i muscoli sono sempre indolenziti ma sembra che reggano bene quel ritmo. In cima al monte c'è un piccolo anello. Spero di vedere qualcuno avanti a me, ma sono già passati oltre. Salgo al passo la scaletta che porta al culmine e mi fermo al bel ristoro nel piazzale della chiesetta. Doppia fetta di torta, una da fermo, l'altra provo a mandarla giù mentre riprendo a correre. Non lontano dietro a me vedo avvicinarsi qualcuno. Adesso comincia la parte più facile del circuito, in discesa, prima su morbido fondo naturale, poi su una sterrata carrozzabile. Mi ricordo che, l'anno prima, inseguendo Davide Ribichesu, scendevo ad un ritmo vicino ai 4 minuti al km. Oggi sono molto più lento. Finita la discesa, si ritorna sulla tagliafuoco e si ricomincia a saliscendere: in questo tratto mi raggiungono e superano in 4 approfittando del mio passo poco sciolto e in parte anche delle mie lunghe soste ai ristori. Fra loro riconosco il nuorese Marotto, ieri secondo sul podio della mia categoria. Non riesco a reagire, l'arrivo è ancora un concetto astratto e continuo al mio ritmo. Dopo il tratto forse più tecnico ma molto panoramico di tagliafuoco, cominciano gli ultimi due km di salita per finire il primo giro. E' ora di fare il check up. Le gambe sono stanche ma non dolgono molto più che alla partenza. Anche tallone e ginocchio sono lievemente indolenziti e la scarpa destra mi preme fastidiosamente sul malleolo. Cosa vuoi di più dalla vita? Ecco, proprio in questo tratto, raggiungo e supero 3 dei quattro che mi avevano superato prima (mancava il nuorese) e lo sconosciuto che era partito troppo veloce. Non ho dubbi. Al ristoro guardo già verso l'alto, verso il secondo giro, verso la gloria e dopo essermi rifocillato ben bene e fatto il pieno di metano - gasato dagli incitamenti di Norma & C. - riparto per gli ultimi 30 chilometri in ottava posizione a 2h31 dalla partenza. Adesso è tutto psicologicamente più facile e dopo ogni ostacolo superato, c'è il sollievo di non doverlo più ripetere. Si può cominciare a fare il conto alla rovescia. Ogni tanto, un bel rutto mi informa che la digestione sta procedendo regolarmente. Ecco di nuovo il bastone. Vedo Stefano Ciccarese fermo con problemi di pancia. Dopo i 100km della domenica prima, i 21km di ieri e i 35 di oggi, il fisico gli ha chiesto di fermarsi. Incredibile che sia arrivato fin lì! Incrocio poi Sergio Piga con circa 3km di vantaggio su di me, con l'aria molto concentrata e impegnata. Poi Leonarda Cantara, anche lei ha almeno 2km di vantaggio, ha ancora un bel passo ma sembra sofferente. Infine incontro Ettore Marotto, anche lui con un bel margine e l'aria tranquilla … sarà difficile riprendere qualcuno di loro, per non parlare del trio di testa Calcaterra, Salaris e Pajusco, che non ho incrociato perché erano ancora più avanti. Al rientro incrocio quelli che avevo superato poco prima e altri, compresa Paola Addari, seconda fra le donne, sempre sorridente nonostante la fatica. Anche dietro non mi pare che ci sia nessuno in grado di raggiungermi. Preso nota della situazione, riprendo la mia corsa solitaria con me stesso, le mie gambe, la mia testa come solo punto di riferimento. Aspetto che arrivi il gran mal di gambe che avevo preventivato per gli ultimi 20 chilometri ma per il momento non si fa sentire. Supero la salita della chiesetta e ancora niente crisi. Il ritmo è solo un po' più lento rispetto al primo giro, i fastidi un po' più forti. Manca metà della metà. Mi ricordo, nei giorni di crisi, l'incubo del cavolfiore frattale, e di queste metà della metà della metà che continuano a dimezzarsi senza che si riesca mai a raggiungere l'arrivo. Oggi no, i chilometri sono sempre lunghi uguale, dopo un ristoro ce n'è un altro, insomma sono ancora in un normale mondo lineare. Al ritorno sulla tagliafuoco, vedo Leonarda davanti a me. E' molto stanca ma continua a correre, la raggiungo, le dico di stare tranquilla che ha un grande margine sulla seconda e mancano poco più di dieci chilometri e continuo col mio passo. Di nuovo solo. La solitudine è interrotta solo ai ristori, ogni 5 chilometri, dove volontari volenterosi fanno del loro meglio per aiutarci. Al secondo giro, in alcuni ristori, si percepisce un'allegria alcolica in rapida ascesa. Al penultimo ristoro, a 9 chilometri dall'arrivo, uno dei volontari mi appare come un'allucinazione, mascherato da mamuthones. Ricordo che l'anno prima lui stesso si era travestito da sub con tanto di pinne e boccaglio. Nella stanchezza, il nostro cervello regredisce e queste visioni hanno un grande effetto ... mamma, l'uomo nero!
Quasi alla fine dell'ultimo tratto di tagliafuoco, a circa 5 chilometri dall'arrivo, c'è l'ultimo ristoro. Chiedo se quelli davanti sono lontani, sperando che mi dicano di sì per stare più tranquillo ma mi dicono che è passato uno da poco. Mi preparo ad un duro inseguimento, ma quasi subito raggiungo Sergio Piga che sta camminando. Anche a lui il fisico ha presentato il conto: 100 km domenica scorsa, 55 km oggi, e adesso cammini. I conti tornano: avendo saltato i 21km di ieri, oggi è riuscito a correre per 20km in più di Stefano. Ci scambiamo informazioni su chi è avanti e chi dietro poi riprende a corricchiare ma va molto più piano di me e lo perdo subito di vista. Ma a me il fisico quand'è che presenta il conto? Ero pronto a pagare ma i temuti dolori muscolari che mi avevano attanagliato le gambe alla maratona di Firenze, alla Sardinia ultramarathon di 3 anni prima, al passatore e alla fine dell'ironman, nonostante l'allenamento estremamente precario, non sono arrivati. Gli ultimi chilometri li ho corsi quasi in trance, pregustando il sapore dell'arrivo. L'ultimo tratto è in discesa e ho ancora le energie per chiudere con un bel passo in spinta e godermi gli applausi. 60 chilometri (più i 21 di sabato) preparati in 30 giorni, e quinto posto assoluto: per me è stata un'impresa e, se non me lo dice nessuno, me lo dico da solo "Lorenzo, sei grande!"
A presto con "Aspettando Benedetto"
Ed eccomi qua, dove vi avevo lasciati, nella branda davanti al grande camino ormai quasi spento nell'enorme salone dell'ex colonia dove la società organizzatrice ci ha ospitati per la notte.
Verso le 6 qualcuno inizia ad uscire dalle camerate, si sentono passi di ciabatte. Sento qualcuno soffiare sulle braci per far riprendere il camino e poter mettere ad asciugare vestiti, asciugamani e ossa bagnate dall'umidità della notte. E' ora di smettere di far finta di dormire così anche gli altri possono smettere di far finta di fare piano per non disturbarmi.
Bottiglie di brandy e caraffe di vino rimaste sulle tavolate ricordano la festa della sera prima. Adesso però il clima è diverso, rilassato ma serio e ognuno segue i suoi riti mattutini. Io seguo il mio: caffè con miele, un goccio di latte e savoiardoni; lascio agire per 15 minuti circa e poi vado in bagno a fare il mio dovere di essere umano. Un piccolo strappo alla regola è stato reso necessario dalla presenza di ottime torte al cioccolato casarecce incautamente lasciate lì la sera prima da qualche volontario.
Poco prima delle 8, cominciano ad arrivare volontari e concorrenti, intanto, seduto accanto al camino, comincio il "riscaldamento". La partenza è prevista per le 9 proprio là fuori, non c'è nessuna fretta; ci vorrebbero giornale e sigaro ma non ci sono e allora si passa il tempo facendo quattro chiacchiere intorno al camino: si parla di scarpe, di gare mitiche, di dolori e d'imprese passate e future.
Dopo il rito della colazione c'è quello della vestizione, che finirà allo stesso modo: in bagno. Lubrifico il corpo con la vaselina e le scarpe con il talco, indosso il completino da triathlon con fazzoletti e due barrette in tasca. Calzo scarpe Mizuno A2, sicuramente non indicate per questo tipo di gara ma hanno vinto le finali nella selezione di giovedì alla comunità montana e superato bene la prova della corsa di ieri. Vedo che Calcaterra e Salaris hanno un cappellino e decido di tentare di imitarli con la mia visierina blu.
Seconda seduta in bagno.
Sono quasi le nove, si esce per completare il riscaldamento con qualche passetto simbolico di corsa. Lo sforzo del giorno prima si sente, i muscoli sono già un po' stanchi, tallone sinistro e ginocchio destro lievemente indolenziti. Il mio obiettivo dichiarato è fare un giro da 30km e poi, dopo un check up (che non è una salsa) decidere sul da farsi e optare per la doccia calda o per la gloria.
Con un po' di ritardo, dopo l'emozionante appello nominale, finalmente si parte. Siamo un'ottantina, molti più delle passate edizioni. Quanta strada davanti! 60 chilometri! I primi 500m su asfalto in salita due anni prima mi erano costati una contrattura per cui oggi parto con estrema prudenza. Durante il primo chilometro, in modo fluido comincia a delinearsi una "situazione" di gara: Calcaterra, Pajusco e uno sconosciuto fanno il ritmo davanti. Salaris dopo breve indugio, scegliendo traiettorie tutte sue sulla larga e sconnessa fascia tagliafuoco, va avanti anche lui. Poi, intorno al secondo chilometro, Sergio Piga e Stefano Ciccarese, reduci dalla 100km delle Alpi (Torino - Saint Vincent) di 7 giorni prima, insieme all'incredibile Leonarda Cantara, già vincitrice della gara di ieri, avanzano anche loro. Il ritmo è tranquillo ma le gambe mi trattengono, impedendomi di seguirli e piano piano li perdo di vista, seguito da vicino dalla grande Monica Casiraghi. Fra il terzo e il sesto chilometro si percorre un “bastone” verso l'area archeologica di Tamuli. Bello il bastone, che permette di salutare e incitare gli atleti che si incrociano e di controllarne la posizione. Bellissima l'area archeologica con le tombe dei giganti e il passaggio fra i provocanti betili, gradito il primo ristoro. Si riprende la tagliafuoco con il suo fondo irregolare, le traiettorie da inventare i saliscendi spesso dolci ma a volte aspri. Al secondo ristoro, poco dopo il decimo chilometro, comincia la vera salita verso il Monte e mi concedo una breve sosta per mangiare un pezzetto di torta e bere una coca. Purtroppo sono costretto ad assistere al ritiro di Monica Casiraghi, dolorante alla schiena forse per problemi ai reni. E' ben assistita, le dico un inutile “coraggio” e riparto. In salita continuo a corricchiare; i muscoli sono sempre indolenziti ma sembra che reggano bene quel ritmo. In cima al monte c'è un piccolo anello. Spero di vedere qualcuno avanti a me, ma sono già passati oltre. Salgo al passo la scaletta che porta al culmine e mi fermo al bel ristoro nel piazzale della chiesetta. Doppia fetta di torta, una da fermo, l'altra provo a mandarla giù mentre riprendo a correre. Non lontano dietro a me vedo avvicinarsi qualcuno. Adesso comincia la parte più facile del circuito, in discesa, prima su morbido fondo naturale, poi su una sterrata carrozzabile. Mi ricordo che, l'anno prima, inseguendo Davide Ribichesu, scendevo ad un ritmo vicino ai 4 minuti al km. Oggi sono molto più lento. Finita la discesa, si ritorna sulla tagliafuoco e si ricomincia a saliscendere: in questo tratto mi raggiungono e superano in 4 approfittando del mio passo poco sciolto e in parte anche delle mie lunghe soste ai ristori. Fra loro riconosco il nuorese Marotto, ieri secondo sul podio della mia categoria. Non riesco a reagire, l'arrivo è ancora un concetto astratto e continuo al mio ritmo. Dopo il tratto forse più tecnico ma molto panoramico di tagliafuoco, cominciano gli ultimi due km di salita per finire il primo giro. E' ora di fare il check up. Le gambe sono stanche ma non dolgono molto più che alla partenza. Anche tallone e ginocchio sono lievemente indolenziti e la scarpa destra mi preme fastidiosamente sul malleolo. Cosa vuoi di più dalla vita? Ecco, proprio in questo tratto, raggiungo e supero 3 dei quattro che mi avevano superato prima (mancava il nuorese) e lo sconosciuto che era partito troppo veloce. Non ho dubbi. Al ristoro guardo già verso l'alto, verso il secondo giro, verso la gloria e dopo essermi rifocillato ben bene e fatto il pieno di metano - gasato dagli incitamenti di Norma & C. - riparto per gli ultimi 30 chilometri in ottava posizione a 2h31 dalla partenza. Adesso è tutto psicologicamente più facile e dopo ogni ostacolo superato, c'è il sollievo di non doverlo più ripetere. Si può cominciare a fare il conto alla rovescia. Ogni tanto, un bel rutto mi informa che la digestione sta procedendo regolarmente. Ecco di nuovo il bastone. Vedo Stefano Ciccarese fermo con problemi di pancia. Dopo i 100km della domenica prima, i 21km di ieri e i 35 di oggi, il fisico gli ha chiesto di fermarsi. Incredibile che sia arrivato fin lì! Incrocio poi Sergio Piga con circa 3km di vantaggio su di me, con l'aria molto concentrata e impegnata. Poi Leonarda Cantara, anche lei ha almeno 2km di vantaggio, ha ancora un bel passo ma sembra sofferente. Infine incontro Ettore Marotto, anche lui con un bel margine e l'aria tranquilla … sarà difficile riprendere qualcuno di loro, per non parlare del trio di testa Calcaterra, Salaris e Pajusco, che non ho incrociato perché erano ancora più avanti. Al rientro incrocio quelli che avevo superato poco prima e altri, compresa Paola Addari, seconda fra le donne, sempre sorridente nonostante la fatica. Anche dietro non mi pare che ci sia nessuno in grado di raggiungermi. Preso nota della situazione, riprendo la mia corsa solitaria con me stesso, le mie gambe, la mia testa come solo punto di riferimento. Aspetto che arrivi il gran mal di gambe che avevo preventivato per gli ultimi 20 chilometri ma per il momento non si fa sentire. Supero la salita della chiesetta e ancora niente crisi. Il ritmo è solo un po' più lento rispetto al primo giro, i fastidi un po' più forti. Manca metà della metà. Mi ricordo, nei giorni di crisi, l'incubo del cavolfiore frattale, e di queste metà della metà della metà che continuano a dimezzarsi senza che si riesca mai a raggiungere l'arrivo. Oggi no, i chilometri sono sempre lunghi uguale, dopo un ristoro ce n'è un altro, insomma sono ancora in un normale mondo lineare. Al ritorno sulla tagliafuoco, vedo Leonarda davanti a me. E' molto stanca ma continua a correre, la raggiungo, le dico di stare tranquilla che ha un grande margine sulla seconda e mancano poco più di dieci chilometri e continuo col mio passo. Di nuovo solo. La solitudine è interrotta solo ai ristori, ogni 5 chilometri, dove volontari volenterosi fanno del loro meglio per aiutarci. Al secondo giro, in alcuni ristori, si percepisce un'allegria alcolica in rapida ascesa. Al penultimo ristoro, a 9 chilometri dall'arrivo, uno dei volontari mi appare come un'allucinazione, mascherato da mamuthones. Ricordo che l'anno prima lui stesso si era travestito da sub con tanto di pinne e boccaglio. Nella stanchezza, il nostro cervello regredisce e queste visioni hanno un grande effetto ... mamma, l'uomo nero!
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Le mie gambe in azione. Se lo meritano un primo piano. |
A presto con "Aspettando Benedetto"
martedì 22 ottobre 2013
Macomer, corsa verde (21km) – prologo della Sardinia Ultramarathon
Ho già scritto delle mie condizioni fisiche e
delle mie aspettative della vigilia; aggiungo solo che, venerdì,
l'unica cosa che mi è venuto in mente di comprare per la trasferta
di Macomer è stato il ghiaccio spray … e non quello per i
cocktails.
Sabato mattina, puntuale alle 6h30,
Benedetto passa a prendermi sotto casa. Che lusso! Cazzaro per
vocazione, è la migliore compagnia che potessi sperare per questo
tipo di viaggio.
Sosta a Norbello da Michele Licheri,
amico-allenatore di Benedetto, amante del bello stile, della bella
corsa, scrittura e cucina; sicuramente Ben vuole gli ultimi consigli
sulla strategia di gara e sull'estetica del fotofinish ma si parla
solo di the, birra e di pane. Evidentemente non era questo il vero
motivo della sosta ma, dopo il caffè, Michele ci offre delle
stranissime bacche dolciastre … Benedetto ne prende una, il
fratello Mario che non deve correre la rifiuta: mi viene un sospetto
e per non essere battuto da Ben sono costretto anche io a ricorrere
al frutto proibito, alla bacchetta magica.
Arrivati a Macomer, al ritrovo ci si
immerge nel variopinto mondo dei podisti, fra amici, conoscenti e
sconosciuti ci si saluta e si scambiano chiacchiere.
L'argomento del giorno è l'atleta
sardo che ha tagliato il percorso alla maratona di Monaco. E' un caso
di triste deriva della mente di un podista, di collezionismo deviato,
in cui la medaglia assume importanza assoluta come oggetto e non come
simbolo di un adempimento: molti gli hanno dato addosso ma, secondo
me, ha solo bisogno di aiuto. Stigmatizzare il suo comportamento va
bene ma cercando di recuperare l'uomo. E invece il vocio sale e il
colpevole, lì presente, viene additato e sbugiardato e a fine gara
sparirà con il pettorale ancora appuntato sulla maglia.
Alla partenza mi piazzo in terza fila.
E' il mio valore: sono uno da terza fila e lo so.
Il primo chilometro è in discesa su
asfalto. I primi indugiano, tutti aspettano che re Giorgio faccia il
suo ritmo e si mettono dietro a lui che però non ha nessuna voglia
di forzare. Vista la situazione, decido di approfittare della facile
occasione e con una leggera accelerazione mi porto in testa e, mentre
supero Giorgio, alzo una mano dicendogli: “tranquillo, sto solo
scherzando”; subito dopo, il percorso gira in salita e mi rimetto
buono buono al mio ritmo odierno: il quartetto del giorno, Calcaterra
al pianoforte (più forte che piano), Salaris e Pajusco al violino e
De Andrea alla viola, mi supera subito, poi, via via, passano altri
podisti fino a che mi ritrovo intorno alla quindicesima posizione.
Mi dispiace lasciare andare la gara
vera ma non sono proprio in condizione; come ogni buon sacchettaro,
cerco allora di puntare all'ultimo premio di categoria, oggi il
terzo. So che quelli del quartetto di testa sono tutti più giovani
di me, gli altri purtroppo non li conosco ma valuto che una posizione
intorno alla quindicesima mi garantirebbe un buon 70% di probabilità
di sacchetto; mi piazzo lì e mi rilasso. Il continuo saliscendi
impedisce di impostare un ritmo preciso ma lascio fare alle gambe che
ne capiscono più di me e del mio garmin. Come forrest gump, mi godo
la corsa: i tratti di sentiero nel bosco, arricchiti dall'odore dei
funghi e poi il profumo di menta lungo la discesa. Le mie gambe sono
così regolari che fra primo e secondo giro ci saranno meno di 10
secondi di differenza. Altri invece cedono al secondo giro e arrivo
in dodicesima posizione.
Niente sacchetto! Dodicesimo, ma solo
quarto di categoria. Mi consolo con le due bellissime bottiglie di
vino del monferrato offerte da Fausto: almeno qualcosa porterò a
casa, per i miei poveri figli assetati ...
Ma la gara è solo una piccola parte di
una giornata ricca di particolari, piena di vita.
Il ricco pranzo in compagnia di Fausto
e della sua bella famigliola.
Dopopranzo, la festa: musica, canti e
balli. Le atlete che ballano a ritmi aerobici, incuranti dei 60km del
giorno dopo.
La fuga nel bosco e il suo meraviglioso
silenzio
I tre cuccioli di cane abbandonati che
mi hanno tenuto compagnia, leccato e si sono accoccolati sulla mia pancia quando mi sono rifugiato nel bosco per
rilassarmi
I sugheri e i lecci sotto cui mi sono
sdraiato per assorbirne la forza, la luce che penetra attraverso
l'intreccio di rami scuri e le foglie di un verde illuminato
I nuraghe, le tombe dei giganti, le
rocce sprizzanti acqua
La cena
L'enorme camino
La notte, la branda vicino al camino.
Benedetto e il suo cartello: “Atleta a riposo. Donne, siete pregate
di ripassare in altro momento”
E poi c'è l'incredibile umanità,
gentilezza e disponibilità
senza limiti dei nostri
ospiti. Siamo
tutti trattati come podisti di prim'ordine (top
runners). Due
esempi fra mille:
L'acqua calda della doccia è finita. "Aspetta, che ti scaldiamo un po' d'acqua in cucina"
"E' rimasta una maglietta del pacco gara, che prima mi sono scordato di ritirarla?" "No, sono finite, ma se la vuoi te la ristampiamo"
Come si fa a non amarli e a non ritornare anno dopo anno? In un recente post avevo definito l'organizzazione "calda e accogliente come un piumone"; se avessimo volutoci avrebbero coccolato e cantato la ninna nanna ma non c'è stato bisogno, il sonno è arrivato veloce e silenzioso: un'altra giornata piena di vita e ricca di particolari ci aspetta.
lunedì 21 ottobre 2013
Grazie
Ritorno
da Macomer con un sacco di debiti. Non parlo di soldi ma di ricchezze
di altro tipo. Non potrò sdebitarmi a breve, quindi per il momento,
in segno di riconoscenza, solo parole.
Grazie
a Fausto, sempre sorridente e simpatico, che mi ha tenuto compagnia
durante il pranzo e sorpreso con un graditissimo omaggio dalle
cantine della sua munfrà valley.
Grazie
a tutti i volontari, gli organizzatori, tutti con una disponibilità
che mi ha lasciato a bocca aperta. Tutti pronti ad ascoltarti prima
che tu apra la bocca, ad esaudire i tuoi desideri prima ancora che
tu riesca ad esprimerli e forse anche a concepirli. Come sdebitarmi?
Il modo migliore sarà venire qui anche l'anno prossimo ma ogni volta
che torno qui mi fanno stare meglio e il mio debito aumenta; è un
circolo vizioso senza apparente via d'uscita, un vero e proprio
strozzinaggio delle ricchezze interiori.
Grazie
alle mie gambe, che, dimostrando maggior giudizio del cervello (il
mio io saggio spesso trova rifugio proprio lì fra i peli) mi hanno
guidato con cautela, rallentandomi nelle discese e vietandomi di
seguire i più forti e, con una forza inaspettata, mi hanno portato
fino al traguardo. In segno di riconoscenza concederò loro una
bellissima gara di triathlon sulla distanza del mezzo ironman
domenica prossima … ehm, ci riposiamo dopo, daccordo?
Grazie
al mio allenatore, che sarei io, che non sono un allenatore ma che ha
trovato il modo di portare un atleta disastrato, che sarei io, che
non sono un atleta, in condizione di finire dignitosamente, senza
strisciare e perfino in rimonta una gara dura come la Sardinia
Ultramarathon. Dodicesimo alla 21km di sabato e quinto alla 60km e
nella combinata sono risultati che sarebbero stati impensabili senza
le metodologie di allenamento rivoluzionarie di questo teorico
dell'allenamento a spirale discendente, genio delle scienze
patamotorie che sarei io, che non sono un genio.
Comunque
i miei libri sull'allenamento sono già in vendita anche se devo
ancora scriverli e per sdebitarmi me ne sono già comprato uno.
A
seguire: commento gara e guida buffet.
venerdì 18 ottobre 2013
Ciclo della vita
2 giorni alla Sardinia Ultrabuffet, buffet a tappe di due giorni in quel di Macomer in Sardinia.
Sto facendo carico di carboidrati per poter scaricare e ricaricare di nuovo e ... sciacquone. Qualcosa tipo ciclo della vita per intenderci. Sono pronto? Come buffettaro sì. Dopo aver scoperto che solo il 25% dei runners è davvero interessato al cibo sono molto rilassato e la ressa per il cibo che credevo di ricordare, sicuramente era solo un brutto sogno. Come sacchettaro invece sono un po' preoccupato soprattutto per la mezza di sabato. Molti vengono solo per quella, e daranno tutto per conquistare quel sacchetto. Io invece, oltre a non essere in gran forma, dovrò anche lottare contro quel grillo parlante che mi ricorderà in continuazione i 60km di domenica, e quando ne mancheranno 10 al traguardo, lui mi sussurrerà "meno 70". Inoltre, nella lista dei partenti, ho visto che molti della mia categoria non li conosco! Qualche 45enne potrebbe travestirsi da 50enne o 40enne per superarmi di soppiatto e fregarmi il sacchetto. Per domenica invece sono tranquillo, dovrò "solo" arrivare al traguardo e il sacchetto arriverà. Come forrest gump, non vedo l'ora di attraversare quel bosco di lecci secolari, di entrare nell'area archeologica di Tamuli con il suo vecchio e stanco nuraghe adagiato su una collinetta e i provocanti betili, di vedere i panorami dalle tagliafuoco sulle pendici del monte, e poi via per il secondo giro.
Sarà poi occasione di incontri eccezionali. Ci saranno, dal grande continente, il gigante Calcaterra e il fortissimo bio Fausto De Andrea che si giocherà il secondo posto con Salaris e Trentadue. Ci sarà Davide Ribichesu, grande protagonista l'anno scorso, ma anche lui come me in forma precaria; ci saranno la tostissima Alessandra Ardau e l'incredibile Paola Addari ormai lanciate verso distanze siderali inconcepibili per me. A fine maggio, mentre io ero appena entrato nell'infermeria di Marradi a farmi massaggiare ormai sfinito dalla fatica, Paola passava leggera leggera arrivando a Faenza in poco più di 10 ore! E, infine, last but not least, dulcis in fundo, les jeux sont fait, wang chou wong, il mio grande rivale e come me, capoterrestre acquisito, Benedetto Deriu, che, con Teo Mura e me, si gioca il titolo di finisher per la quarta volta consecutiva ... Ebbene sì, forse anch'io sono collezionista o forse solo romantico, e di questa sardinia ultramarathon non ne voglio perdere neanche un'edizione.
Sto facendo carico di carboidrati per poter scaricare e ricaricare di nuovo e ... sciacquone. Qualcosa tipo ciclo della vita per intenderci. Sono pronto? Come buffettaro sì. Dopo aver scoperto che solo il 25% dei runners è davvero interessato al cibo sono molto rilassato e la ressa per il cibo che credevo di ricordare, sicuramente era solo un brutto sogno. Come sacchettaro invece sono un po' preoccupato soprattutto per la mezza di sabato. Molti vengono solo per quella, e daranno tutto per conquistare quel sacchetto. Io invece, oltre a non essere in gran forma, dovrò anche lottare contro quel grillo parlante che mi ricorderà in continuazione i 60km di domenica, e quando ne mancheranno 10 al traguardo, lui mi sussurrerà "meno 70". Inoltre, nella lista dei partenti, ho visto che molti della mia categoria non li conosco! Qualche 45enne potrebbe travestirsi da 50enne o 40enne per superarmi di soppiatto e fregarmi il sacchetto. Per domenica invece sono tranquillo, dovrò "solo" arrivare al traguardo e il sacchetto arriverà. Come forrest gump, non vedo l'ora di attraversare quel bosco di lecci secolari, di entrare nell'area archeologica di Tamuli con il suo vecchio e stanco nuraghe adagiato su una collinetta e i provocanti betili, di vedere i panorami dalle tagliafuoco sulle pendici del monte, e poi via per il secondo giro.
Sarà poi occasione di incontri eccezionali. Ci saranno, dal grande continente, il gigante Calcaterra e il fortissimo bio Fausto De Andrea che si giocherà il secondo posto con Salaris e Trentadue. Ci sarà Davide Ribichesu, grande protagonista l'anno scorso, ma anche lui come me in forma precaria; ci saranno la tostissima Alessandra Ardau e l'incredibile Paola Addari ormai lanciate verso distanze siderali inconcepibili per me. A fine maggio, mentre io ero appena entrato nell'infermeria di Marradi a farmi massaggiare ormai sfinito dalla fatica, Paola passava leggera leggera arrivando a Faenza in poco più di 10 ore! E, infine, last but not least, dulcis in fundo, les jeux sont fait, wang chou wong, il mio grande rivale e come me, capoterrestre acquisito, Benedetto Deriu, che, con Teo Mura e me, si gioca il titolo di finisher per la quarta volta consecutiva ... Ebbene sì, forse anch'io sono collezionista o forse solo romantico, e di questa sardinia ultramarathon non ne voglio perdere neanche un'edizione.
martedì 15 ottobre 2013
Il sondaggione - L'uscita dei polli (exit polls)
Lo so, la tensione si può quasi palpeggiare, è ormai vicina al limite di rottura e vi sta per dare uno schiaffone, l'attesa per i risultati del sondaggione è spasmodica e trepidante allora, per ragioni di ordine pubblico, in attesa della chiusura definitiva delle urne prevista per fine anno, sono costretto a darvi qualche anticipazione. E allora usciamoli questi polli!
Il numero di voti spogliati finora (8), a dire il vero non ha una rilevanza statistica significativa e qualche deviazione sarà possibile nei risultati definitivi.
Statistica misera, dicevo, ma ho visto di peggio. Anni fa, mi occupavo di campi elettromagnetici e mi incuriosiva il processo a carico delle antenne di radio vaticana. Quando avevo letto che l'accusa aveva portato una perizia per dimostrare che l'inferenza statistica di una certa malattia era maggiore nella zona intorno alle antenne, ero andato a vedere il documento per scoprire che era basato su UN singolo caso. Avevano tracciato un cerchio intorno all'antenna che comprendeva giusto giusto quel caso … se avessero fatto il cerchio appena più piccolo avrebbero avuto 0 casi ed avrebbero potuto usare lo stesso documento come prova in un processo di beatificazione: intorno alle antenne la probabilità di quella malattia si riduce a zero! Miracolo! Insomma, in confronto 8 è già un bel numero. Se presentassi questi risultati ad una rivista di fisica, mi sputerebbero metaforicamente in un occhio e uno sputo metaforico puo' essere peggio di uno reale: non si asciuga, una rivista di medicina potrebbe quasi accettarli, anche se i medici un po' di statistica stanno iniziando a padroneggiarla; se li presentassi ad una rivista di giurisprudenza, rischierei il premio Nobel!
Inutile dire che uno degli 8 sono io! E il mio voto vale quindi ben il 12.5%. E' una bella soddisfazione, mi fa sentire importante ... come mi piacerebbe avere lo stesso peso quando voto per le elezioni politiche!
Bando alle ciance, veniamo ai risultati:
sacchettaro 1 (12%) (e sono io!)
buffettaro 2 (25%) (possibile che solo il 25% dei runners sia buffettaro? Avete mai visto la ressa ai buffet post gara? Tutti buffettari inconsapevoli? Su dai, confessate e mettetevi l'anima in pace)
collezionista 1 (12%)
masochista 2 (25%)
forrest gump 5 (62%) (qui abbiamo un probabile vincitore! Maggioranza assoluta, niente inciuci)
tapascione 2 (25%)
altro 0 (0%) (nessun wellrunnessaro là fuori? Dai, non mi arrabbio!)
Insomma, risultati di grande interesse anche se molto parziali. Se non avete ancora votato, non esitate: i polli ormai sono "fuori" e ridono come polli e con i polli ed il loro riso ci facciamo un bel piatto indiano!
Il numero di voti spogliati finora (8), a dire il vero non ha una rilevanza statistica significativa e qualche deviazione sarà possibile nei risultati definitivi.
Statistica misera, dicevo, ma ho visto di peggio. Anni fa, mi occupavo di campi elettromagnetici e mi incuriosiva il processo a carico delle antenne di radio vaticana. Quando avevo letto che l'accusa aveva portato una perizia per dimostrare che l'inferenza statistica di una certa malattia era maggiore nella zona intorno alle antenne, ero andato a vedere il documento per scoprire che era basato su UN singolo caso. Avevano tracciato un cerchio intorno all'antenna che comprendeva giusto giusto quel caso … se avessero fatto il cerchio appena più piccolo avrebbero avuto 0 casi ed avrebbero potuto usare lo stesso documento come prova in un processo di beatificazione: intorno alle antenne la probabilità di quella malattia si riduce a zero! Miracolo! Insomma, in confronto 8 è già un bel numero. Se presentassi questi risultati ad una rivista di fisica, mi sputerebbero metaforicamente in un occhio e uno sputo metaforico puo' essere peggio di uno reale: non si asciuga, una rivista di medicina potrebbe quasi accettarli, anche se i medici un po' di statistica stanno iniziando a padroneggiarla; se li presentassi ad una rivista di giurisprudenza, rischierei il premio Nobel!
Inutile dire che uno degli 8 sono io! E il mio voto vale quindi ben il 12.5%. E' una bella soddisfazione, mi fa sentire importante ... come mi piacerebbe avere lo stesso peso quando voto per le elezioni politiche!
Bando alle ciance, veniamo ai risultati:
sacchettaro 1 (12%) (e sono io!)
buffettaro 2 (25%) (possibile che solo il 25% dei runners sia buffettaro? Avete mai visto la ressa ai buffet post gara? Tutti buffettari inconsapevoli? Su dai, confessate e mettetevi l'anima in pace)
collezionista 1 (12%)
masochista 2 (25%)
forrest gump 5 (62%) (qui abbiamo un probabile vincitore! Maggioranza assoluta, niente inciuci)
tapascione 2 (25%)
altro 0 (0%) (nessun wellrunnessaro là fuori? Dai, non mi arrabbio!)
Insomma, risultati di grande interesse anche se molto parziali. Se non avete ancora votato, non esitate: i polli ormai sono "fuori" e ridono come polli e con i polli ed il loro riso ci facciamo un bel piatto indiano!
domenica 13 ottobre 2013
E datemi una gara fisioterapica, che forse la vinco!
Trail di Monte Arcosu.
Oggi non era gara vera ma una corsa non competitiva organizzata da UISP e CSI e su 17km meno di 5 erano fisioterapici, però nel "disordine" d'arrivo (che se c'è l'ordine d'arrivo la FIDAL vuole la tassa) sono arrivato secondo, dopo essere stato nettamente in testa nella parte terapeutica.
I chilometri su sentiero sembravano fatti secondo le prescrizioni del department of health degli USA, con il giusto mix fra pendenze micidiali e ostacoli naturali, e qui, dopo aver recuperato quelli che mi stavano avanti, ho continuato a volare splendidamente solo al comando; ero infatti l'unico convinto che quel tipo di terreno mi facesse bene, tutti gli altri avevano paura di farsi male. Arrivato lo sterratone, le convinzioni si sono invertite e mi sono lasciato facilmente raggiungere e superare dal forte Alessandro Mameli.
La corsa in montagna, mia vera passione, si sta lentamente affermando anche in Sardegna. A parte la classicissima e meravigliosa Cala Gonone - Dorgali e le campestri invernali su circuito, si stanno affacciando sempre più gare "fuoristrada" sfidando le delicate caviglie dei runners isolani, prima timidamente su sterratoni carrozzabili poi su sentieri tratturi e tagliafuoco e infine cazzutamente anche su sentiero. In alcune prevale lo spirito "vediamo se sopravvivi" in altre lo spirito "se è bello correre nella natura, noi ti facciamo godere molto a lungo" in quella di oggi il semplice spirito "corri e divertiti". Anche i prezzi variano molto e vanno dai 400 euro (non sto scherzando) del "vediamo se sopravvivi" in cui non ti danno neanche da mangiare se no è troppo facile, ai 5 euro di oggi. Una menzione speciale va all'ultratrail di Macomer, in cui per 30 euro hai: due gare, ospitalità completa e generosissima per due giorni, ristori luculliani, due pacchi gara, ricchi premi ecc.. A proposito, per me la corsa di oggi era anche l'ennesimo test per decidere l'eventuale partecipazione all'ultratrail. Domani consulterò il mio tallone, il mio io velleitario e quello saggio e, dopo un probabile duello all'ultimo sangue, scioglierò le riserve ...
Oggi non era gara vera ma una corsa non competitiva organizzata da UISP e CSI e su 17km meno di 5 erano fisioterapici, però nel "disordine" d'arrivo (che se c'è l'ordine d'arrivo la FIDAL vuole la tassa) sono arrivato secondo, dopo essere stato nettamente in testa nella parte terapeutica.
I chilometri su sentiero sembravano fatti secondo le prescrizioni del department of health degli USA, con il giusto mix fra pendenze micidiali e ostacoli naturali, e qui, dopo aver recuperato quelli che mi stavano avanti, ho continuato a volare splendidamente solo al comando; ero infatti l'unico convinto che quel tipo di terreno mi facesse bene, tutti gli altri avevano paura di farsi male. Arrivato lo sterratone, le convinzioni si sono invertite e mi sono lasciato facilmente raggiungere e superare dal forte Alessandro Mameli.
La corsa in montagna, mia vera passione, si sta lentamente affermando anche in Sardegna. A parte la classicissima e meravigliosa Cala Gonone - Dorgali e le campestri invernali su circuito, si stanno affacciando sempre più gare "fuoristrada" sfidando le delicate caviglie dei runners isolani, prima timidamente su sterratoni carrozzabili poi su sentieri tratturi e tagliafuoco e infine cazzutamente anche su sentiero. In alcune prevale lo spirito "vediamo se sopravvivi" in altre lo spirito "se è bello correre nella natura, noi ti facciamo godere molto a lungo" in quella di oggi il semplice spirito "corri e divertiti". Anche i prezzi variano molto e vanno dai 400 euro (non sto scherzando) del "vediamo se sopravvivi" in cui non ti danno neanche da mangiare se no è troppo facile, ai 5 euro di oggi. Una menzione speciale va all'ultratrail di Macomer, in cui per 30 euro hai: due gare, ospitalità completa e generosissima per due giorni, ristori luculliani, due pacchi gara, ricchi premi ecc.. A proposito, per me la corsa di oggi era anche l'ennesimo test per decidere l'eventuale partecipazione all'ultratrail. Domani consulterò il mio tallone, il mio io velleitario e quello saggio e, dopo un probabile duello all'ultimo sangue, scioglierò le riserve ...
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