lunedì 17 settembre 2018

Curri murera – il podio dell'orgoglio

Foto di Arnaldo Aru.
Quest'anno, come l'anno scorso, sono voluto tornare alla piacevolissima manifestazione organizzata dai “Sarrabus runners” fra il mare e gli stagni di Muravera. La non-competitiva parte insieme alla competitiva sullo stesso percorso e quindi, per me è un'opportunità per riprovare le sensazioni di gara. Quest'anno il mio spirito è più combattivo dell'anno scorso. Allora ero un ex agonista, appena fermato dal medico sportivo. Ora sono un vero non-competitivo che si non-allena con un certo impegno. Dopo uno stop estivo, ho ripreso a correre da un mesetto e, a differenza dell'anno scorso, quando correvo solo dietro alle farfalle, quest'anno ho alternato corse sfarfallanti con altre un po' più intense. Non è stata una decisione razionale. È nata un po' così, come desiderio di movimenti rapidi, sangue che scorre veloce, aria in faccia e vento nella barba. Andare veloce è più divertente. Posso farlo senza rischiare? Lo scoprirò. Intanto vediamo l'effetto che fa.
Per l'occasione, ho rispolverato le nike che usavo nelle ultime gare. Sono rimasti 4 centimetri fra la spaccatura della tela a destra della scarpa e quella a sinistra. Quando la crepa di destra raggiungerà quella di sinistra, mi troverò con un paio di scarpe in meno e un paio di ciabatte nuove. È una sorta di conto alla rovescia verso la sedentarietà. Quando saranno ciabatte le userò per andare dal divano al bagno e dalla tavola al letto ma, intanto, sono ancora scarpe e ci corro.
Altro spirito, dicevo. L'anno scorso, alla partenza, mi ero messo in ultima fila; quest'anno mi piazzo in mezzo; non ho voglia di stare troppo tempo in fila dietro a podisti più lenti; solo un po'.
Lo spirito non-competitivo si manifesta con un agonismo sfrenato ma solo con gli altri podisti non-competitivi. Il primo mi supera come un razzo verso la fine del primo chilometro. Non riesco a vedere il pettorale ma l'abbigliamento è inconfondibilmente non-competitivo: maglietta del pacco gara di una misura troppo larga e calzoncini svolazzanti al ginocchio. Non potrei mai inseguirlo, va troppo veloce. I non-competitivi con la maglietta della competizione, di solito scoppiano intorno a metà gara; vedremo. Quando mi supera il secondo con la magliettina del pacco gara e i pantaloncini svolazzanti al ginocchio, va un po' più piano e riesco a guardargli il pettorale e verificare che ha lo sfondo verde della non-competitiva. Anche lui va molto più veloce di me ma, come previsto, progressivamente rallenta; resta nel mio campo visivo e lo punto come un falco. Nel passaggio sugli argini dello stagno, mi avvicino a lui fino a raggiungerlo; mi accodo e appena la strada si allarga, lo supero e, forzando un po', riesco a staccarlo. Non-competizione furiosa! Il mio principale concorrente, comunque, è un altro. Ha anche lui il pettorale verde anche se canottiera tecnica e pantaloncini “compression” ne tradiscono il passato da agonista: sono io, il mio cuore e le mie gambe. La sfida è restare sotto i 4'30 al minuto senza scoppiare e la vincerò bene. Ci sono anche tanti amici agonisti con cui condivido con piacere qualche pezzetto del percorso. Vedo Francesco che esce misteriosamente da un cespuglio; mi piacerebbe finire con lui ma non mi segue e io ho una non-competizione da vincere. Vedo, con molto piacere, anche la schiena di Antonio che ha ripreso da poco a correre con la protesi all'anca. Anche qualche anno fa gli vedevo la schiena ma eravamo fra i primi. Ancora più bella della schiena di Antonio è l'accoglienza di Agnese negli ultimi metri e poi di tutto il pubblico all'arrivo. L'ho finita in 47', 5' in più del tempo che avevo impiegato 2 anni fa. Eppure ne sono orgoglioso. Non mi devo confrontare con quel Lorenzo lì, due anni fa era tutto più facile. Sono, invece, 4 minuti in meno dello sfarfallante 51' dell'anno scorso. Allora, quando mi avevano chiamato sul podio per il secondo posto, dietro ad un ragazzino, volevo sprofondare, non sentivo di meritare alcun riconoscimento (link). Ora, invece, quando sento il mio nome mi fa proprio piacere. Se fossi stato agonista, sarei comunque salito sul podio come terzo di categoria. Questo podio, quindi, lo merito; l'ho conquistato dopo una dura non-competizione e ci salgo su gonfio d'orgoglio.

A proposito, ho vinto un buono di 30 euro da utilizzare per l'acquisto di calzature nuove. Non credo che da “The Runaway” vendano ciabatte. Mi toccherà continuare a correre …

sabato 15 settembre 2018

Trail di Capoterra - Sperimentazione clinica

Dopo aver portato decine di topi sui sentieri del trail di Capoterra, ora siamo alla “fase 2”, quella in cui prima di essere messo in commercio, il prodotto dev'essere provato su esseri umani consenzienti per valutarne l'efficacia ed eventuali effetti collaterali. Hanno risposto all'annuncio una decina di cavie: Maria Cristina, Marta, Alessandra, Caterina, Silvia, Tiziano, Pompeo, Efisio, Roberto e Stefano, che saranno accompagnate lungo tutto il protocollo di studio da noi dell'istituto nazionale d'atletica Capoterra: io, Marco, Lello, Nello, Bruno, Carlo, Luca e Tonino e da due cavie sopravvissute alla “fase 1”: Tore e Checco.
L'esperimento consiste nel portare i volontari lungo le varie fasi del protocollo di studio per registrarne le reazioni, studiare gli effetti del percorso sul corpo e sulla mente umana e trovare la posologia ottimale: 15 o 30?

Single su e giù dall'Osservatorio

Sui primi saliscendi si notano i primi effetti collaterali su due portatrici sane di suola liscia, Cristina e Marta. Prendo nota di ciò che mi sembrava ovvio ma non lo è: raccomandare calzature adeguate o esperienza equivalente. Solo con un cervello risuolato in vibram da lunga esperienza di montagna, si può, infatti, fare a meno della tacchettatura della suola, come ben dimostra Checco sempre a suo agio con i sandaletti.

La casa bianca dov'è previsto il ristoro, pur essendo l'unica costruzione nel giro di molti km, non è proprio bianca bianca e Bruno, a bordo dell'auto ristoro non si ferma. Prendo nota di ciò. Dovremo passare una mano di bianco per evitare che l'equivoco si ripeta in gara.
Tore riesce a convincere Pompeo, Efisio e Silvia a provare il dosaggio massimo e a seguirci lungo il percorso della “30 km”.

Single della catena o “is callonisi”

Ci dividiamo. Mentre gli altri tagliano per la “15 km”, io, Tore, Nello, Luca e Checco ci infiliamo con i 3 volontari, nel single della catena. Non registro nessuna protesta. Nessuna reazione neanche quando dopo 3 km di single ci troviamo a 200 metri da dov'eravamo passati 4 km prima. Perfino Nello si astiene dal pronunciare l'atteso “is callonisi”. Pare quindi che girare a vuoto negli anfratti dei monti piaccia.
Quando usciamo a s'enna, troviamo Carlo e Bruno con l'auto-ristoro. Lì la strada è chiusa da una sbarra, non potevano sbagliare oltre.

Single di Pala Niedda

Al di là di s'enna sa craba si entra nel mondo selvaggio. Si perde di vista il mare, Cagliari, ogni traccia di civiltà … non si vede altro che alberi e rocce. Si deve lasciare perfino la sicurezza della copertura telefonica, che è la copertina di Linus dell'uomo moderno ma questo distacco è proprio uno dei princìpi attivi della terapia. Si arriva al punto più alto di tutto il percorso. L'effetto euforizzante di vedere il mondo ai propri piedi ricompensa la fatica di salire. La foto ricordo ne prolungherà l'effetto. Le cavie sono contente. Funziona!

Single di Scillaras o della “nostalgia”

“La distanza si fa sentire” mi dice Nello. Probabilmente ha nostalgia di casa. Dopo 20 km si comincia a pensare alla distanza, alla strada percorsa e quella che manca a casa. Le gambe sentono nostalgia del divano, lo stomaco di una bella pastasciutta di quelle che faceva la mamma con acqua e farina e della birra ichnusa senza schiuma. L'abbraccio del bosco però è affettuoso e consolatorio si sostituisce a quello della mamma e, una volta tornati a s'enna, nessuno approfitta dei comodi sedili imbottiti per scendere con la mia auto, a parte Luca, ma solo perché l'auto non voleva scendere da sola. Nessuna cavia vuole scendere dalla ruota! Forse non sanno bene quello che li aspetta … Ma che brave cavie che ci sono capitate!

Single Inferno o sinfonia

Le discese sono musica. Bisogna imparare a suonarle. Ogni discesa ha il suo ritmo, la sua armonia. I nostri passi pigiano sul terreno come le dita sui tasti di un pianoforte, anche se, qualcuno prova a suonarlo col sedere. Lo spartito è lì, con le pietre, le variazioni di direzione e di pendenza. La discesa lungo il single “inferno” è una sinfonia.
Liscio, sassoso, ripido e meno ripido, … , si alternano tempi “andante con moto” e “allegro con brio”. Ognuno però ne dà un'interpretazione personale: Nello, per esempio, lo interpreta come una “marcia funebre”, Tore, invece, come un ”allegro furioso”.
Ai buoni interpreti della corsa in discesa piacerà da morire. Gli altri potranno almeno intuirne la bellezza … Chissà perché i ciclisti chiamano questa sinfonia “inferno”. Guardo Silvia e capisco. Provo ad immaginare Maria Cristina e Marta con le loro suole lisce e la poca familiarità con lo strumento e mi viene un brivido. Per fortuna sono con Marco, Lello e Tonino; sicuramente saranno scortate a dovere. Poi con loro c'è Stefano che, ammesso che sopravviva, è medico.

Single delle maledizioni

L'asfalto non è un'opzione. Il protocollo è chiaro. Sarà un trail caratterizzato dai single track e i penultimi 500 metri in asfalto possono essere evitati benissimo con un divertente single che costeggia, su e giù, il perimetro delle case. L'asfalto col suo liscio piattume schifoso non è un'opzione. La mancanza di opzioni semplici è uno dei punti più controversi della terapia: di sicura efficacia presenta però alto rischio di effetti collaterali. Ecco infatti che quegli strappetti al 20% al trentesimo chilometro sembrano una punizione eccessiva per i peccati commessi, la medicina sembra troppo amara e partono le maledizioni. Ne sono consapevole. Sono pronto a raccoglierle con un sorriso. Sono io il responsabile! L'asfalto però non è un'opzione. Ormai siamo alla fine e non ha senso tornare indietro. Una maledizione e via fino al traguardo. Vi aspetterò lì con un sorriso e una birra per voi.
Tutte le foto sono di Tore Orrù. Grazie!


La birra finale

L'ebrezza del traguardo, poi, soprattutto se alimentata con un paio di birre fresche, cancella tutti i pensieri negativi. Stanchezza, difficoltà tecniche, maledizioni …, dopo la prima birra, si trasformano in esperienze di vita; dopo la seconda si apre uno spazio nuovo nella zona di comfort; dopo la terza, si conquista un senso della realtà che trascende le deformità della coscienza dell'uomo moderno … . Dopo la terza conviene fermarsi. Non ho ancora raccolto tutti i dati ma, dai primi pareri direi che l'esperimento è stato un successo.
A breve la “fase 3”. Cercasi cavie!

sabato 8 settembre 2018

Single della catena o “is callonisi”

Foto di Tore Orrù
Single della catena o “is callonisi” o “AAA”: L=6km D+=220m D-=140m
Al sesto km, in corrispondenza del primo ristoro, gli atleti della 15 continueranno lungo la sterrata mentre i fortunati della 30 saranno indirizzati verso destra, a superare una catena che non c'è più ma che dà ancora il nome ai 6 km, di cui circa 4 di single track che portano a s'enna sa craba.

Il secondo dei single che vi presento, l'ho conosciuto in un sito d'incontri.
AAA Single piacente, sportivo, spiritoso, spalle larghe e pancia piatta, offresi per incontri con giovani ruspanti per costruire uno sterratone insieme. Astenersi perditempo”.
“Is callonisi” (che palle NdT) è come lo chiamano i miei amici ogni volta che li invito a girare a destra per imboccarlo. Per quanti annunci pubblichi, resta sempre single. Secondo qualcuno, il suo problema sarebbe che è troppo p.... so (prolisso). Non finisce mai. Per superare il chilometro che manca, in linea d'aria, a s'enna, ne percorre 6 seguendo un itinerario frattale. Niente linee d'aria ma di terra, sudore e sangue. Niente linee rette ma curve sexy. A dire il vero, a me piace. Mi piace il suo girovagare sinuoso, come se non dovesse arrivare da nessuna parte. Mi piace il suo continuo scendere anche quando si sa che il punto d'uscita è più alto di quello iniziale. Anche lui mi ha fatto lo sgambetto mentre scendevo in bici e ha assaggiato il mio sangue ma, soprattutto, durante un ribaltone, mi ha rotto lo schermo del garmin gioiello che avevo sul manubrio. 400 euro di GPS ridotti ad una macchietta verde. Is callonisi! Maledetto … ma a me piace.
In gara, quel tratto tecnico si fa in salita: penultimo km intorno il 15% a salire, bella sfida per chi volesse farlo tutto correndo. Nessun rischio, però, se non quello di girare all'infinito negli anfratti dei monti … ma è proprio questo che mi piace.

sabato 25 agosto 2018

I grovigli logici di Salvini

In Italia, oggi, discutere di politica è sostanzialmente inutile; la fede prevale sulla ragione un po' come nel medioevo o nel tifo calcistico.
La quasi totale assenza di ragionamento, fa sì che si la propaganda politica si nutra di slogan “stupidi” che, nonostante l'evidente inconsistenza logica, hanno successo. L'arte del groviglio logico per rovesciare il bene e il male ha raggiunto l'apice con l'introduzione dei concetti di “buonismo” e di “razzismo al contrario”. L'idea che si cerca di far passare è che i buoni non esistono; esisterebbero solo gli stronzi sinceri e gli stronzi ipocriti che fanno finta di essere buoni. Meglio, allora, essere sinceramente e orgogliosamente stronzi! 
In particolare, Salvini, insieme ai suoi strateghi, ha fatto del groviglio logico un metodo di comunicazione efficace nel negare le evidenze o, almeno, nel girarle in modo che paiano accettabili a chi abbia interesse a crederci. Vediamo 3 esempi.

Il mio obiettivo è il noway australiano; nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia”

Prima si fa la legge, poi la si segue; è questo il naturale ordine temporale delle cose. Si seguono le regole del paese in cui si vive; è questo il naturale ordine spaziale delle cose. Quando invece il ministro dell'interno italiano decide di applicare una legge australiana, si entra in un caos spazio-temporale. Visto che qui, ormai, siamo, facciamo, allora, che ogni italiano può scegliere di seguire le leggi del paese che preferisce?

Difenderemo in ogni sede immaginabile il diritto del bambino di avere una mamma ed un papà”

Qualcuno avrà pensato che, sostenendo la dichiarazione del collega Fontana “le famiglie gay non esistono”, Salvini intendesse togliere un diritto alle coppie omosessuali. Ma sono le coppie omosessuali che hanno diritto ad avere figli o sono i bambini che hanno diritto ad avere genitori di sesso diverso? Chi ha ragione? Da una parte gli omosessuali manifestano il desiderio di pa-maternità e ne rivendicano il diritto. Dall'altra parte ci sono i neonati che vorrebbero una mamma con le tette e un babbo con i baffi ma non sanno ancora come dirlo. Per fortuna c'è Salvini che interpretando i loro vagiti, si fa paladino di quei “gne gne” e li traduce per noi in social tweet e, se imparerà a farlo, in leggi dello stato.

Meno gente parte, meno gente muore”

Il numero di morti in mare è dato, ovviamente e tragicamente, dalla differenza fra il numero di chi parte e quello di chi sbarca. Solo a parità di sbarchi, sarebbe quindi vera l'affermazione di Salvini: “meno gente parte, meno gente muore”. Purtroppo, invece di agire sulle partenze, lasciando costanti gli sbarchi, sta agendo in maniera opposta, ostacolando in tutti i modi gli sbarchi, senza badare alle partenze. Banalmente, quindi, la sua politica si può riassumere in “meno gente sbarca, più gente muore” e gli sbandierati successi in termini di riduzione degli sbarchi, se qualcuno ha il fegato di cercarli, li può trovare in fondo al mare.

sabato 18 agosto 2018

Correre a ... Berlino

Ogni volta che preparo la borsa per un viaggio, che sia per turismo o per lavoro, mi porto l'indispensabile per correre. Fra scarpe, maglietta e pantaloncini, fanno circa mezzo chilo e 6 decimetri cubi che, sfrattando la giacca pesante e qualche mutanda, entrano anche nei 44 decimetri cubi dei bagagli a mano dei voli low cost.
Al ritorno, quei 6 decimetri cubi hanno sempre un odore particolare di vissuto, diventano come un souvenir “profumo di corsa intorno alla tour eiffel” perché non rinuncio mai ad una corsa per marciapiedi, strade, parchi … ; durante ogni soggiorno, una mattina, sul presto, esco dall'hotel come un packman, con una direzione in mente: destra o sinistra; poi il resto verrà da sé. Potrebbe sembrare una visita frettolosa; io, invece, la trovo intima: scambio fluidi corporei con la città, sudore in cambio di fango, pioggia e aria odorosa. Correre non è attività da turisti ma da residenti e ogni città ha la sua popolazione podistica tipica come i londinesi che corrono al lavoro con gli zainetti, i newyorkesi che combattono il sovrappeso o le splendide podiste di Copenhagen che corrono per diventare ancora più splendide. Si cercano gli spazi verdi o i perimetri delle acque, lungo itinerari chilometrati o segnati in terra dai fanatici delle ripetute, anche se vale sempre la pena di fare una piccola deviazione per passare, correndo a tutta, attraverso piazze imperiali o viottoli storici, schivando turisti e congress men. Dopo Bruxelles, Londra, Roma, Strasburgo, Copenhagen, New York, Vienna, Madrid, Montreal, Parigi, … ora anche Berlino ha assaggiato le suole delle mie scarpe e il mio abbraccio sudato.

Berlino è piatta. Talmente piatta che il fiume locale, lo Sprea, non sa bene da che parte andare. Io, come lui, vago un po' a caso cercando il parco. L'assenza di verticalità mi fa perdere l'orientamento ma il Tiergarten è così grande che ci vado a sbattere comunque. Si corre abbastanza bene nel Tiergarten, grande spazio verde, anche se è un po' troppo piatto (l'ho già scritto?) ed è attraversato da strade di scorrimento che interrompono il mio incedere veloce. Il parco arriva molto vicino alla porta di Brandeburgo che è opportuno attraversare di corsa sotto l'arcata centrale per aggiungere una ciliegina imperiale sulla torta. Nel parco, la mattina, l'irrigazione a pioggia offre un ulteriore divertimento e occasione per rinfrescarsi. Non c'è bisogno di cercarla. Nel mio breve giro, ho fatto almeno 5 belle docce. Non ci sono molti podisti da sfidare. A Berlino vanno tutti in bici, maschi e femmine di qualsiasi età, vestiti sportivi, da spesa o da ufficio e tutti – sportivi, casalinghe, impiegati, … – si divertono a sopraggiungere silenziosamente da dietro per sfiorare i pedoni sui marciapiedi. Per un punto di vista più propriamente berlinese, la prossima volta, anch'io sarò ciclista e anch'io sfiorerò i passanti. Sono bravo in questo, mi allenavo a Pisa quand'ero studente. Anche senza mani. Ma intanto corro.
Berlino è la città della libertà. L'unica che io abbia visto in cui si accede alla metro e a tutti i mezzi pubblici senza rondelle o barriere. Non ho visto neanche un controllore. La polizia c'è ma è una presenza discreta; credo che la memoria del nazismo e della Gestapo, rinfrescata grazie alla Stasi, abbia lasciato una voglia di libertà che supera gli egoismi e ogni cosa che somigli ad un muro divisorio, reale o figurato, è ridotto in briciole. Si vedono coppie omosessuali felici, spacciatori gentili, attraversamenti stradali autogestiti, bici dappertutto. Io intanto corro.

domenica 12 agosto 2018

Tor de Nana

Vagando per sentieri della val d'Aosta, mi è capitato di vedere il segnavia “Tor de Geants” e mi sono partiti pensieri strani. Ho provato ad immaginare i 330 km del Tor e a confrontarli con i 20 della passeggiata di oggi. Bisogna cambiare prospettiva e fare amicizia con il mal di gambe e il sonno, compagni di viaggio inevitabili. Durante una gara così, non si può evitare di trasformarsi in zombie; bisogna imparare a correre e a divertirsi come zombie e io, in questo, sono già avanti. Cammino pensando a come lo affronterei. Non esiste allenamento adeguato. Probabilmente la scelta più sensata sarebbe partire piano piano, con poco allenamento, e allenarsi strada facendo durante le 150 ore di gara. Due giganti sono lì vicino a me, mezzi vestiti di nuvole, mezzi nudi. Il monte Rosa e il Cervino. Giganti che trasmettono la forza a chi partecipa, tanto che quelli che finiscono il Tor pensano che quel “Geants” sia per loro. La testa continua a vagare e non si ferma neanche quando sono tornato a casa. Guardo il sito web della gara, partendo, appositamente, dal fondo. Guardo i premi di categoria e penso che potrei puntare a quello riservato agli ultra sessantenni. Studio il percorso che da Courmayeur riporta a Courmayeur dopo 330 km e 24 km di dislivello lungo le 2 alte-vie che fanno il giro della val d'Aosta. Sono molto legato a Courmayeur. Lì vicino è morto mio padre, e giace lì, tutto intorno, sparso per quella montagna gigante che amava tanto e che lo ha ucciso. Partire ed arrivare proprio lì sarebbe un'emozione fortissima. Studio gli orari. I 6 punti vita intermedi potrebbero essere usati come basi per le 6 notti, per farsi almeno una piccola dormita ogni 24 ore. Le iscrizioni non richiedono punteggi particolari; c'è una preiscrizione ed un sorteggio e anche se il primo anno le probabilità di essere ammessi sono basse, c'è un meccanismo che le fa raddoppiare di anno in anno, garantendo ai volenterosi e tenaci come me, la partecipazione quasi certa nel giro di 3-4 anni. Per i 60 anni ce la farei di sicuro.
Manca un ultimo piccolo particolare, un dettaglio insignificante per molti ma non per me. Immagino già la frase, ma prima di leggerla sono voluto arrivare in fondo a questo viaggio mentale. “Un certificato medico valido di idoneità sportiva agonistica indicato per le discipline di resistenza e riconosciuto nel proprio paese di residenza è obbligatorio per convalidare l'iscrizione
Fra i giganti Cervino e Rosa c'è il col di Nana; io ero lì, nano con la testa fra i giganti a fare una bellissima piccola passeggiata: il mio piccolo “Tor de Nana”.

giovedì 9 agosto 2018

Vacanze

Vacanza” significa mancanza, vuoto che si può riempire con attività numerate da uno a sette o spazio libero nel quale si può fluttuare in assenza di centri di gravità e di riferimenti temporali certi; io preferisco la seconda opzione perché finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce.
Si può vivere bene anche senza agire; trascurando le azioni e concentrandosi sulle sensazioni si entra in un frattempo, il tempo si espande e la mancanza di azione che caratterizza questo intermezzo spazio-temporale consente di utilizzare le funzioni “avanti veloce”, “pause”, “ralenty” e “rewind”.

3 ore a cape canaveral torres aspettando l'imbarco, ralenty. Finalmente un gran fumo nero esce dallo sfintere d'acciaio della nave galattica Sharden. Conto alla rovescia, fuori i visitatori e si parte. Avanti veloce. È per mantenere vuoto questo vuoto che sto salendo a 10 km al secondo fendendo l'atmosfera e poi ancora su nello spazio siderale. Obiettivo allontanarsi dagli obiettivi. Finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce. La cabina è comoda, dall'oblò si vede tutto nero. Ecco il vuoto siderale. Zero assoluto, vacanza completa; è tempo di ibernarsi. pause, assenza di coscienza.
Ci risvegliamo sul pianeta molle

Ci risvegliamo sul pianeta molle. La via lattea è asfaltata e a tre corsie. Spostamenti spaziali ci portano negli spazi vuoti fra le righe delle pagine del libro “le 8 montagne” di Paolo Cognetti. Ci muoviamo leggeri per non lasciare tracce che possano riempire quelle vacanze. Negli spazi fra le pietre della baita di Cognetti incontro una vipera. C'è vita su Cognetti. Ci guardiamo negli occhi. Anche lei ha quel tranquillo sguardo osservatore di chi è in vacanza.
Non sono in gran forma. Soffro di mal di pancia e ho delle strane sensazioni. Forse i viaggi galattici fanno quest'effetto. Prima di scendere a valle, voglio farmi una bella cagata per liberare l'intestino e creare una vacanza interiore. Trovo il posto ideale, coperto dalla vegetazione e panoramico al tempo stesso. Sento un forte ronzio di mosche ma mi lasciano in pace e mi accovaccio, spostando le foglioline per fare un bel nido ai miei escrementi. Mentre mi svuoto, mi cade un occhio sulle mosche. Strano, sono gialle, devono essere delle finte vespe. Le guardo meglio e vedo che sono delle vespe vere che entrano ed escono a centinaia da un nido a 90 cm dal mio sedere. Avanti veloce. Mi pulisco in due secondi e ne vedo partire una dritta contro di me che mi punge alla spalla. Mi alzo e comincio a correre tirandomi su le mutande. Per fortuna l'attacco globale non è partito e me la cavo con una punturina e un po' di imbarazzo mentre esco dal cespuglio con i pantaloni mezzi calati. Li chiudo con non chalance. Non è successo niente, solo sensazioni. Il vuoto resta vuoto. Nessun obiettivo, nessun fatto, nessuna storia, nessuna azione volta a costruire se non qualche piatto da lavare.
È un gran bel vuoto. Si vive anche senza fare, limitandosi a provare sensazioni, e quando queste sono forti, si vive intensamente. Si assaggiano gusti nuovi, non solo col palato ma anche con la pelle. Per qualcuno la sensazione dell'acqua gelida sulla pelle è una sensazione brutta, dolorosa. Io ho imparato ad apprezzarla, come i sapori forti, gorgonzola o peperoncino, come il ghiaino sotto i piedi nudi; è una sensazione molto intensa ma bella, fresca, vitale. La trovo quasi irresistibile. Qui su Cognetti è pieno di laghetti bellissimi e ghiacciati e mi ci butto dentro. Pause, rewind. Eccomi a mollo nel pianeta molle a 2500 metri di quota. Immergendosi completamente nel bello della natura si diventa belli, almeno fin quando si riesce a restare trasparenti.
Il vuoto è salvo e finché il vuoto resta vuoto la vacanza non finisce.