domenica 28 luglio 2013
Caronte
Sono le 11 di sera. Caronte si aggira in senso antiorario. Dalla finestra aperta, insieme all'aria calda e umidiccia, entrano le urla uscite dalla finestra aperta della casa dei vicini. Si alternano la voce di Carlo, il piccolo demonio, della madre e del padre. Ralph intanto cerca di dormire per poter essere puntuale, domattina alle sei, con i suoi abbai. Calmiamoci, urla il padre. Giustissimo: comincio io. Mi preparo un bicchiere di vino rosso con tre cubetti di ghiaccio. So benissimo che col caldo l'alcol non è indicato, però ora sono più sereno, distaccato. "Carlo stai fermo!" "che palle!" risponde lui; le urla continuano, ma ora stanno diventando la mia storia. Il povero Caronte intanto continua a girare. Di là c'è l'inferno, sento il caldo e le urla dei dannati che si scambiano insulti e minacce; qui invece si sta benino, la palpebra è un po' calata, le dita si appiccicano ai tasti ma continuano a battere. Ralph si risveglia dal torpore e scambia due chiacchiere con due cani del vicinato. In compenso i vicini hanno smesso di abbaiare: probabilmente Carlo è crollato o è caduto lobotomizzato davanti alla tv. La si sente, infatti, che trasmette voci dal tono drammatico ma niente in confronto ai veri drammi familiari vissuti poc'anzi. Si sente il rumore di uno sciacquone e cala il sipario. Intanto il mio corpo ha digerito il vino e l'energia dell'alcol la riemette sotto forma di calore mentre la parte acquosa la sputa dai pori della pelle. Caronte vorrebbe portare anche me al di là dello Stige e farmi percepire quest'afa come un "caldo infernale": urlerei un po' anch'io per unirmi al coro, o potrei scambiare due abbai con Ralph. Forse dovrei soffrire un po', ma non posso. Se, quando questa sarà finita, potessi avere un'altra vita ... . Ma, poiché c'è solo questa, non ho scelta: me la devo godere. Tutta.
mercoledì 24 luglio 2013
La vera sfida
Altro che ironman, altro che passatore, il mio vero talento è un altro, la vera sfida è un'altra e si rinnova tutti i giorni. Tutti i giorni esploro i miei limiti e cerco di andare oltre scavando col cucchiaino per tirare fuori le ultime risorse nascoste, per coinvolgere gli ultimi neuroni, quelli furbi, che cercano disperatamente di fare altro o di dormire.
La sfida quotidiana di cui sto parlando è quella con il sudoku "livello avanzato" di repubblica, l'obiettivo è di finirlo entro 10 minuti. Come i 10 secondi dei cento metri piani e le 10 ore dell'ironman, i 10 minuti del sudoku "livello avanzato" sono un traguardo simbolico, una linea immaginaria che divide i forti dagli scarsi. Quello "livello medio" non lo considero neanche, è come un mezzo ironman, roba per principianti.
Appena compare lo schema, tocco subito un tasto per far partire il tempo e comincia il conto alla rovescia. Il mio dito indice sfiora il tasto del mouse come un pistolero con il grilletto della sua colt. Via! Le caselle cominciano a cadere come birilli sotto i colpi del mio topo micidiale: 4, 3, 6, 9. La concentrazione è fondamentale: chiedete ai miei figli cosa succede quando provano ad interrompermi o a distrarmi durante la sfida: sparo colpi di mouse anche a loro ma si ostinano a sopravvivere, allora lancio un urlo e finalmente spariscono. Non sono un mostro. Quante volte, anche voi, avete provato o, semplicemente, avreste voluto spegnere qualcuno premendo il tasto rosso di un telecomando?
Le caselle stupide sono ormai andate, dopo 2, 3 minuti restano quelle più subdole, si nascondono, non vogliono cadere. Comincio a mettere numeri doppi e ogni tanto ne becco un'altra AH che goduria. Prima di ucciderla la interrogo e sotto tortura mi rivela la vera identità di qualche casella incolonnata.
Ogni tanto il mouse s'inceppa o, se sto usando il touchpad, perdo il controllo dell'arma e tutto lo schema tenta la fuga fuori dal recinto del monitor ... ma, con due colpi alle barre, li riporto tutti sotto tiro. Ogni tanto si inceppa anche il cervello, il tempo passa, entro in loop. Questa casella l'ho già percorsa due volte... non mi restano altre risorse, devo ricorrere al numero triplo! No! Il numero triplo no! Il numero triplo è l'ultima risorsa, ma è quasi sempre preludio alla sconfitta. Ci vuole tempo a ridurre i numeri tripli e di tempo ne ho poco.
Forse mi dovrei comprare un super mouse super aerodinamico e con rotelle lenticolari ... chissà poi se esistono dei joystick da sudoku, con tasto spara numeri, puntatore laser ... sarebbe anche stimolante se, cadendo sotto i miei colpi, le caselle emettessero un rantolo di agonia ... Sogni. Per il momento devo accontentarmi della mia vecchia ferraglia.
Le ultime caselle si risolvono da sole, ma bisogna essere veloci a mettere i numeri, il tempo passa, ecco il rettilineo finale, riempio l'ultima casella, metto in pausa per bloccare il timer e compare la scritta "YOUUU AAARE AAA SUDOKUMAAAN". Quando il grande orologio segna un tempo sotto i dieci minuti, lascio la finestra di finisher del browser aperta in gloria per tutto il giorno. Ogni tanto me la vado a riguardare e, per tutto il giorno, ho una buona ragione per essere soddisfatto.
Oggi, per esempio, è una grande giornata!
La sfida quotidiana di cui sto parlando è quella con il sudoku "livello avanzato" di repubblica, l'obiettivo è di finirlo entro 10 minuti. Come i 10 secondi dei cento metri piani e le 10 ore dell'ironman, i 10 minuti del sudoku "livello avanzato" sono un traguardo simbolico, una linea immaginaria che divide i forti dagli scarsi. Quello "livello medio" non lo considero neanche, è come un mezzo ironman, roba per principianti.
Appena compare lo schema, tocco subito un tasto per far partire il tempo e comincia il conto alla rovescia. Il mio dito indice sfiora il tasto del mouse come un pistolero con il grilletto della sua colt. Via! Le caselle cominciano a cadere come birilli sotto i colpi del mio topo micidiale: 4, 3, 6, 9. La concentrazione è fondamentale: chiedete ai miei figli cosa succede quando provano ad interrompermi o a distrarmi durante la sfida: sparo colpi di mouse anche a loro ma si ostinano a sopravvivere, allora lancio un urlo e finalmente spariscono. Non sono un mostro. Quante volte, anche voi, avete provato o, semplicemente, avreste voluto spegnere qualcuno premendo il tasto rosso di un telecomando?
Le caselle stupide sono ormai andate, dopo 2, 3 minuti restano quelle più subdole, si nascondono, non vogliono cadere. Comincio a mettere numeri doppi e ogni tanto ne becco un'altra AH che goduria. Prima di ucciderla la interrogo e sotto tortura mi rivela la vera identità di qualche casella incolonnata.
Ogni tanto il mouse s'inceppa o, se sto usando il touchpad, perdo il controllo dell'arma e tutto lo schema tenta la fuga fuori dal recinto del monitor ... ma, con due colpi alle barre, li riporto tutti sotto tiro. Ogni tanto si inceppa anche il cervello, il tempo passa, entro in loop. Questa casella l'ho già percorsa due volte... non mi restano altre risorse, devo ricorrere al numero triplo! No! Il numero triplo no! Il numero triplo è l'ultima risorsa, ma è quasi sempre preludio alla sconfitta. Ci vuole tempo a ridurre i numeri tripli e di tempo ne ho poco.
Forse mi dovrei comprare un super mouse super aerodinamico e con rotelle lenticolari ... chissà poi se esistono dei joystick da sudoku, con tasto spara numeri, puntatore laser ... sarebbe anche stimolante se, cadendo sotto i miei colpi, le caselle emettessero un rantolo di agonia ... Sogni. Per il momento devo accontentarmi della mia vecchia ferraglia.
Oggi, per esempio, è una grande giornata!
domenica 21 luglio 2013
Viva il Tour de France!
Bello il tour, appassionante. Per tre settimane, tutti i giorni c'è battaglia sulle strade di Francia, e la televisione ce la trasmette in diretta in casa nostra.
Parte la fuga. Riusciranno a raggiungerli? Ore di passione in attesa ... In realtà tutti sanno che saranno ripresi ma loro continuano a faticare spingendo sui pedali, apparentemente ignari del loro destino. Perché lo fanno? Eroico spirito di sacrificio? Ma no, è per far vedere in TV il nome dello sponsor e se qualcuno si addormenta guardandoli, il suo subconscio si approprierà di quei nomi per sputarli fuori il giorno dopo dal fruttivendolo: buongiorno, mi dia per favore due chili di cofidis ... volevo dire patate ...
Finalmente la cronometro, corsa contro il tempo, corsa della verità, nessuna tattica, nessun gioco di squadra. Uno alla volta, ogni due minuti, partono per affrontare lo stesso percorso. Froome è fortissimo, va l'1% più veloce dei suoi avversari diretti. Lo dicono i numeri ma, a dire il vero, sembrano tutti uguali, uno dopo l'altro, come pecorelle ... già finita? Devo essermi assopito un attimo. Chi ha vinto?
Che bella la lotta per la vittoria! Ma perché quella squadra sta tirando, invece di attaccare Froome che è al primo posto? Perché stanno lottando per il terzo, quinto o decimo posto; hanno ormai rinunciato a vincere. Che fantastico pragmatismo: è il trionfo del realismo, appassionante come una ninna nanna, contagioso come uno sbadiglio.
Ecco invece, finalmente, le grandi salite. Lo scatto di Froome! Le sue gambe iniziano a girare come un frullatore e, oltre a partire velocissimamente in avanti, comincia ad oscillare lateralmente in modo vistoso, come una lavatrice poco stabile durante la centrifuga. Sembra tutta energia sprecata, ma è uno spettacolo, è come se fosse partito in impennata senza mani. Bocca aperta. Quant'è forte ma sarà drogato? Ma no, dai crediamoci che siamo creduloni e ci abbiamo creduto già tante volte ... Pantani, Armstrong, Contador e ora Froome. La passione continua a scemare e ora l'entusiasmo per l'impresa è sempre più offuscata da un velo di sospetto. Più è grande l'impresa, più è forte il sospetto e il tutto si bilancia in una splendida mediocrità. Che bravo invece quell'altro, guarda com'è mediocre, sicuramente non è dopato. Con questo nebbione, per stare svegli ci vorrebbe un bel caffè
Che bello il tour. Per tre settimane, tutti i giorni, dopo pranzo. Quando sono a casa, appesantito dalla digestione, dalla birretta e dal sonno arretrato mi metto sul divano a guardare lo spettacolo: prima seduto, poi un po' più comodo, tanto c'è spazio, sono l'unico appassionato in casa mia, mi metto un po' giù, ah ma sono già sdraiato, aspetta, chiudo gli occhi un attimo, tanto questa scena l'ho già vista ...
Che bello il tour! Che dormite!
Parte la fuga. Riusciranno a raggiungerli? Ore di passione in attesa ... In realtà tutti sanno che saranno ripresi ma loro continuano a faticare spingendo sui pedali, apparentemente ignari del loro destino. Perché lo fanno? Eroico spirito di sacrificio? Ma no, è per far vedere in TV il nome dello sponsor e se qualcuno si addormenta guardandoli, il suo subconscio si approprierà di quei nomi per sputarli fuori il giorno dopo dal fruttivendolo: buongiorno, mi dia per favore due chili di cofidis ... volevo dire patate ...
Finalmente la cronometro, corsa contro il tempo, corsa della verità, nessuna tattica, nessun gioco di squadra. Uno alla volta, ogni due minuti, partono per affrontare lo stesso percorso. Froome è fortissimo, va l'1% più veloce dei suoi avversari diretti. Lo dicono i numeri ma, a dire il vero, sembrano tutti uguali, uno dopo l'altro, come pecorelle ... già finita? Devo essermi assopito un attimo. Chi ha vinto?
Che bella la lotta per la vittoria! Ma perché quella squadra sta tirando, invece di attaccare Froome che è al primo posto? Perché stanno lottando per il terzo, quinto o decimo posto; hanno ormai rinunciato a vincere. Che fantastico pragmatismo: è il trionfo del realismo, appassionante come una ninna nanna, contagioso come uno sbadiglio.
Ecco invece, finalmente, le grandi salite. Lo scatto di Froome! Le sue gambe iniziano a girare come un frullatore e, oltre a partire velocissimamente in avanti, comincia ad oscillare lateralmente in modo vistoso, come una lavatrice poco stabile durante la centrifuga. Sembra tutta energia sprecata, ma è uno spettacolo, è come se fosse partito in impennata senza mani. Bocca aperta. Quant'è forte ma sarà drogato? Ma no, dai crediamoci che siamo creduloni e ci abbiamo creduto già tante volte ... Pantani, Armstrong, Contador e ora Froome. La passione continua a scemare e ora l'entusiasmo per l'impresa è sempre più offuscata da un velo di sospetto. Più è grande l'impresa, più è forte il sospetto e il tutto si bilancia in una splendida mediocrità. Che bravo invece quell'altro, guarda com'è mediocre, sicuramente non è dopato. Con questo nebbione, per stare svegli ci vorrebbe un bel caffè
Che bello il tour. Per tre settimane, tutti i giorni, dopo pranzo. Quando sono a casa, appesantito dalla digestione, dalla birretta e dal sonno arretrato mi metto sul divano a guardare lo spettacolo: prima seduto, poi un po' più comodo, tanto c'è spazio, sono l'unico appassionato in casa mia, mi metto un po' giù, ah ma sono già sdraiato, aspetta, chiudo gli occhi un attimo, tanto questa scena l'ho già vista ...
Che bello il tour! Che dormite!
Sveglia difettosa
Stamattina alle 6, Ralph si è dimenticato di abbaiare e non mi sono svegliato in tempo per il giro in bici. Devo ricordarmi di protestare con i vicini.
mercoledì 17 luglio 2013
Consigli per gli allenamenti - allena il tuo zombie
Alla luce dei buoni risultati ottenuti, vorrei condividere con voi qualche consiglio del mio allenatore, che sarei io, che non sono un allenatore.
Per lanciare questa nuova rubrica, parto con una grande offerta: oggi due consigli al prezzo di uno. Il primo è: ascoltate o leggete tutti i consigli e le tabelle che vi danno, sui libri, in rete, sui blog, ma non seguiteli mai alla lettera. Se non siete atleti professionisti probabilmente avete già un lavoro e quello che vi serve è uno svago, non un secondo lavoro. Lo so, questo era un consiglio un po' banale ma era quello gratis.
Il secondo è per quelli che, come me, si vogliono cimentare in gare troppo lunghe (ultramaratone, ironman):
E' inutile allenarsi per evitare di trasformarsi in zombie, piuttosto allenate lo zombie che è in voi. Sarà lui che correrà per voi la seconda metà della gara fino agli ultimi duecento metri; a quel punto tornerete voi con un bello sprint a prendervi tutta la gloria.
Il modo classico per allenarlo è il lunghissimo. Però ci sono valide alternative che ho ideato e sperimentato su me stesso:
Dati alla mano (ultima ora dell'ironman), ho scoperto che il mio zombie corre a 5' al km. Niente male per un non-morto, vero? L'ho allenato proprio bene.
Per lanciare questa nuova rubrica, parto con una grande offerta: oggi due consigli al prezzo di uno. Il primo è: ascoltate o leggete tutti i consigli e le tabelle che vi danno, sui libri, in rete, sui blog, ma non seguiteli mai alla lettera. Se non siete atleti professionisti probabilmente avete già un lavoro e quello che vi serve è uno svago, non un secondo lavoro. Lo so, questo era un consiglio un po' banale ma era quello gratis.
Il secondo è per quelli che, come me, si vogliono cimentare in gare troppo lunghe (ultramaratone, ironman):
E' inutile allenarsi per evitare di trasformarsi in zombie, piuttosto allenate lo zombie che è in voi. Sarà lui che correrà per voi la seconda metà della gara fino agli ultimi duecento metri; a quel punto tornerete voi con un bello sprint a prendervi tutta la gloria.
Il modo classico per allenarlo è il lunghissimo. Però ci sono valide alternative che ho ideato e sperimentato su me stesso:
- Il regressivo affaticante. Fate una gara lunga (tipicamente una mezza) tirando a tutta, senza mangiare (bevendo soltanto). A fine gara il vostro zombie è pronto a uscire: è il momento per allenarlo facendolo correre una decina di km al suo ritmo (in questa fase portatevi da mangiare se volete evitare di azzannare qualche passante). Questo esercizio è utile ma può essere un po' traumatico per cui occhio ai dolorini: vesciche e dolori muscolari vanno benissimo, fanno parte della metamorfosi, se invece avete dolori a tendini o articolazioni è meglio rinunciare o rischiate che vi si stacchi qualche arto.
- Il combinato. Fate due-tre ore in bici senza mangiare (ma bevendo) a un buon ritmo, intorno al medio - se sapete cos'è - non sto parlando del dito. Poi mollate la bici e cominciate a correre. Quando sentite che sta uscendo lo zombie, fate presto ad avviare il cronometro, lui non ne sarebbe capace, e fatelo allenare per un'oretta. Evitate gli allenamenti collettivi, creereste l'effetto "orda".
Dati alla mano (ultima ora dell'ironman), ho scoperto che il mio zombie corre a 5' al km. Niente male per un non-morto, vero? L'ho allenato proprio bene.
domenica 14 luglio 2013
Ironman di Klagenfurt - Outro
Dopo gara – 2 eroi a spasso
Aspetto Andrea nell'area ristoro, fra birre fasulle e barelle che vanno avanti cariche e tornano indietro vuote. Ne approfitto per carezzarmi i muscoli delle gambe; me li voglio tenere buoni con qualche coccola, sono incazzati neri e ho paura che mi vogliano crampare duro.
Eccolo Andrea, bravissimo! 11h14, anche per lui un'ora meno del previsto. Un vero uomo di ferro, lui sì che ne ha di cose da raccontare.
Indossiamo la maglietta di finisher e, gonfi di gloria come palloni, andiamo a fare gli eroi.
Io fatico a camminare a TRE KM/H. Andrea va spavaldamente a 4 e mi stacca nella frazione finale, quella decisiva per raggiungere il ristorante e la BIRRA!
Sono passate le 10 e l'unico posto di Klagenfurt in cui si possa mangiare qualcosa è il ristorante in piazza e l'unica cosa che resta da mangiare è una fettina impanata o wienerschnitzel. Perfetto, pietanza ideale e posto ideale. Siamo infatti sul percorso della maratona e possiamo vedere ed applaudire gli atleti ancora in gara. Sono uomini e donne anche anziani o corpulenti, uno zoppicante, un altro che corre letteralmente piegato, davvero, come se sotto avesse ancora la bici! Loro sì che sono veri eroi! Applausi.
Bilancio e rilancio
Piano piano, i dolori sono passati, i ricordi dei dolori stanno scemando e i ricordi dei ricordi dei dolori sono ormai al culmine, ma destinati anche loro a scendere e ... basta così ... i ricordi di terza generazione e successivi non hanno voce in capitolo ... e posso cominciare a pensare al futuro. Farne un altro? Sì! Scendere sotto le 10 ore? Fattibile ma non particolarmente stimolante. Provare a vincere la slot per i mondiali? Finalmente una bella velleità: fra due anni mi introfulerò in quella categoria con tutti i vecchietti cinquantenni, mi comprerò due super ruote a profilattico alto?? si dice così? Imparerò a cambiarmi come una modella (o per lo meno un po' meno lento di ora) e mi porterò orologi, antenne e limitatori di velocità per evitare di cominciare la maratona a velocità insostenibile. Il nuoto? beh, per quello non ho molte speranze ... ma sì, tanto le sto sparando ... e scoprirò il trucco che usano i nuotatori per andare veloci (mano a paletta? scodinzolare come pesci? fagioli a colazione per fare bolle nella muta?). Sceglierò, poi, un percorso ancora più duro (Nizza?) perché io sono duro mentre quei vecchietti sono un po' mollicci (a parte gli scherzi, sto scoprendo di avere delle doti di resistenza quasi eccezionali).
Il futuro è radioso per noi velleitari perseveranti.
Aspetto Andrea nell'area ristoro, fra birre fasulle e barelle che vanno avanti cariche e tornano indietro vuote. Ne approfitto per carezzarmi i muscoli delle gambe; me li voglio tenere buoni con qualche coccola, sono incazzati neri e ho paura che mi vogliano crampare duro.
Eccolo Andrea, bravissimo! 11h14, anche per lui un'ora meno del previsto. Un vero uomo di ferro, lui sì che ne ha di cose da raccontare.
Indossiamo la maglietta di finisher e, gonfi di gloria come palloni, andiamo a fare gli eroi.
Io fatico a camminare a TRE KM/H. Andrea va spavaldamente a 4 e mi stacca nella frazione finale, quella decisiva per raggiungere il ristorante e la BIRRA!
Sono passate le 10 e l'unico posto di Klagenfurt in cui si possa mangiare qualcosa è il ristorante in piazza e l'unica cosa che resta da mangiare è una fettina impanata o wienerschnitzel. Perfetto, pietanza ideale e posto ideale. Siamo infatti sul percorso della maratona e possiamo vedere ed applaudire gli atleti ancora in gara. Sono uomini e donne anche anziani o corpulenti, uno zoppicante, un altro che corre letteralmente piegato, davvero, come se sotto avesse ancora la bici! Loro sì che sono veri eroi! Applausi.
Bilancio e rilancio
Piano piano, i dolori sono passati, i ricordi dei dolori stanno scemando e i ricordi dei ricordi dei dolori sono ormai al culmine, ma destinati anche loro a scendere e ... basta così ... i ricordi di terza generazione e successivi non hanno voce in capitolo ... e posso cominciare a pensare al futuro. Farne un altro? Sì! Scendere sotto le 10 ore? Fattibile ma non particolarmente stimolante. Provare a vincere la slot per i mondiali? Finalmente una bella velleità: fra due anni mi introfulerò in quella categoria con tutti i vecchietti cinquantenni, mi comprerò due super ruote a profilattico alto?? si dice così? Imparerò a cambiarmi come una modella (o per lo meno un po' meno lento di ora) e mi porterò orologi, antenne e limitatori di velocità per evitare di cominciare la maratona a velocità insostenibile. Il nuoto? beh, per quello non ho molte speranze ... ma sì, tanto le sto sparando ... e scoprirò il trucco che usano i nuotatori per andare veloci (mano a paletta? scodinzolare come pesci? fagioli a colazione per fare bolle nella muta?). Sceglierò, poi, un percorso ancora più duro (Nizza?) perché io sono duro mentre quei vecchietti sono un po' mollicci (a parte gli scherzi, sto scoprendo di avere delle doti di resistenza quasi eccezionali).
Il futuro è radioso per noi velleitari perseveranti.
sabato 13 luglio 2013
Scuola scuola scuola scuola
Ieri mattina, poco dopo le sei, mi sono svegliato sentendo una voce angosciata che diceva: “scuola scuola scuola scuola”.
Ho pensato che uno dei ragazzi avesse un incubo e parlasse nel sonno. Ma chi poteva essere?
Anni fa avevo chiesto a Francesco perché non andasse a scuola volentieri e, con il suo solito sarcasmo, mi aveva risposto “perché mi obbligano a stare 5 ore seduto con, pergiunta, le maestre che cercano di insegnarmi qualcosa”. Poteva essere questo l'incubo? No, era puro realismo; una sintesi perfetta di come viene considerata oggi la scuola: prima deposito per bambini e poi sala d'attesa per giovani disoccupati.
Forse allora era Martino, che quest'anno è stato ancora rimandato di latino, a lamentarsi. Ma per lui la scuola non è mai stata un incubo, l'ha sempre affrontata con allegra spensieratezza, riuscendo ad appassionarsi alle materie che lo interessano e ad essere perfettamente impermeabile alle altre.
Sicuramente non erano i due cuginetti torinesi, in vacanza qui da noi in Sardegna, che hanno la testa da tutt'altra parte. In questi giorni abbiamo ospite a casa anche mia madre, Flavia, che è insegnante in pensione. Lei forse potrebbe avere qualche bell'incubo legato alla scuola ma non era la sua voce.
Chi era allora che si lamentava? A chi può interessare così tanto la scuola? A chi può far paura questa istituzione ormai così povera e marginale?
La voce intanto continuava, con un tono fra lo spaventato e il lamentoso ma le parole diventavano via via meno intellegibili fino a tramutarsi in un classico guaito canino. Finalmente avevo capito. Era Ralph, il cane dei vicini. Ma era solo uno strano guaito o stava cercando di dirci qualcosa? Io so solo che aveva frequentato da poco una scuola di obbedienza – scuola di obbedienza, riuscite ad immaginare? – un vero incubo!
Ho pensato che uno dei ragazzi avesse un incubo e parlasse nel sonno. Ma chi poteva essere?
Anni fa avevo chiesto a Francesco perché non andasse a scuola volentieri e, con il suo solito sarcasmo, mi aveva risposto “perché mi obbligano a stare 5 ore seduto con, pergiunta, le maestre che cercano di insegnarmi qualcosa”. Poteva essere questo l'incubo? No, era puro realismo; una sintesi perfetta di come viene considerata oggi la scuola: prima deposito per bambini e poi sala d'attesa per giovani disoccupati.
Forse allora era Martino, che quest'anno è stato ancora rimandato di latino, a lamentarsi. Ma per lui la scuola non è mai stata un incubo, l'ha sempre affrontata con allegra spensieratezza, riuscendo ad appassionarsi alle materie che lo interessano e ad essere perfettamente impermeabile alle altre.
Sicuramente non erano i due cuginetti torinesi, in vacanza qui da noi in Sardegna, che hanno la testa da tutt'altra parte. In questi giorni abbiamo ospite a casa anche mia madre, Flavia, che è insegnante in pensione. Lei forse potrebbe avere qualche bell'incubo legato alla scuola ma non era la sua voce.
Chi era allora che si lamentava? A chi può interessare così tanto la scuola? A chi può far paura questa istituzione ormai così povera e marginale?
La voce intanto continuava, con un tono fra lo spaventato e il lamentoso ma le parole diventavano via via meno intellegibili fino a tramutarsi in un classico guaito canino. Finalmente avevo capito. Era Ralph, il cane dei vicini. Ma era solo uno strano guaito o stava cercando di dirci qualcosa? Io so solo che aveva frequentato da poco una scuola di obbedienza – scuola di obbedienza, riuscite ad immaginare? – un vero incubo!
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